Il fuoco da campo

Scelte. Incomprensibili. Decisioni assurde che escono fuori dai cappelli come dei conigli. Delle volte escono fuori anche dalla cornetta del telefono. Persone che sbucano fuori dal nulla ed altre che nel nulla ci finiscono, giusto il tempo di guardarle un’ultima volta negli occhi.

Non è detto che le persone intorno a te, quelle che sono con te da una vita, quelle che avresti giurato ne avrebbero fatto parte o quelle che in altre circostanze non avresti mai conosciuto, per (s)fortuna direi, facciano scelte che tu possa…. comprendere. Hanno un proprio senso del giusto che non riesci proprio a concepire. E nemmeno riesci a stare semplicemente a guardare e, soprattutto, non accetti parole come rabbia delusione fastidio. Di solito nel tuo vocabolario non esistono, o almeno non in maniera stabile e perpetua,  e ti chiedi ogni volta cose del tipo “perchè mai dovrei iniziare proprio adesso”…

Che si fa allora? Qual è la soluzione?   Te ne freghi, tanto è la loro vita, –che facessero ciò che gli pare tanto non è affar mio– o tenti di comprendere fino a consumare l’ultimo briciolo della tua razionalità? Si, questa è la prima cosa che di solito si fa. Riesce pure magari, perchè le loro scelte dopotutto ti sembrano ragionevoli, che abbiano un senso, anche se tu di sicuro ti comporteresti in maniera diversa. Ma i modi di percepire cose e situazioni son pur sempre diversi. Dunque l’alternativa è fregarsene, ma cosa significherebbe poi? Allontanare quella persona? Mettere un muro, dire -io sto di qua, tu di là, non posso capirti, vai al diavolo tu e le tue fandonie-, far finta che le sue decisioni non ti tocchino, anche se nel frattempo ci stai male, perchè vorresti almeno dirla la tua opinione, farci qualcosa… A furia di allontanare persone, però poi, finisci per perdere completamente di vista il senso della loro presenza nella tua vita. –Il mio senso del giusto, per quanto sia giusto, appunto, non è universale. Non può andar bene per tutti. Quindi non posso pretendere che tutti facciano le cose come le farei io, e io non posso vivere le vite di tutti!– queste parole giravano continuamente nella mia testa…

“CAMPFIRE…”

C’è un gruppo su facebook per rimediare alla momentanea chiusura del forum di Richard Bach. E’ da giorni che nel gruppo si portava l’analogia tra “star insieme, parlando di argomenti in comune” e il sedersi intorno a un fuoco da accampamento, come se durante la giornata, dopo lunghi cammini nel bosco ci si fermi di tanto in tanto a riposare, sedendosi sull’erba e accendendo un piccolo fuoco, attorno al quale parlare e rifocillarsi un po’. Sinceramente non avevo dato molto peso a quest’analogia. Finchè qualcuno, una mattina, scrisse questo:

“Keeping a fire lit in the center and inviting others to share it, but not needing others to enjoy it. That’s a formula for a life well-lived, too.”

E’ stato come trovare l’ultimo pezzo del puzzle. Come se la mia mente, tenendo sempre in primo piano tutte quelle domande, avesse letto la risposta, fatto combaciare tutti i pezzi e archiviato già tutto come “questione risolta”, anche prima che me ne rendessi conto… Come quando vedi un lampo, all’improvviso, e dopo un po’ senti in ritardo il tuono che arriva, a fatica, dopo di lui.

Quelle parole divennero subito immagini, del tipo… 

-Siediti, accendi un fuoco, rilassati e ammira la bellezza di quella luce, tua. Poi inizia a guardarti intorno, vedrai che ci sono delle persone sedute già accanto a te. Altre si alzeranno dopo un po’ per girovagare altrove, altre passeranno senza degnare quel piccolo accampamento nemmeno di uno sguardo, altre si gireranno a guardare, sorridendo, e andando avanti. Altre verranno a sedersi, a volte per guardare un po’ più da vicino, incuriositi, altre perchè avranno trovato ciò che cercavano… Niente menefreghismo, niente presunzione… Lasciar che tutti intorno a te possano guardare quello che sei e ascoltare quello che hai da dire. Magari avranno trovato le loro risposte o degli spunti o nuove domande, o saranno solo parole che di lì a poco o tra qualche anno faranno proprie o forse non ci baderanno affatto. A guidarli sarà il loro senso del giusto, sempre e comunque, che starà lì ogni volta a prendere o a restituire una o più piccole fiammelle, da quel gran bel fuoco.-

Il fuoco da campo.

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Un pensiero su “Il fuoco da campo

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