*…La Più Grande Speranza Tra Tutte…*

Al quinto anno di liceo la prof di religione ebbe la brillante idea di farci vedere il film di Mel Gibson “La passione di Cristo”. Probabilmente credeva che con un film di forte impatto come quello sarebbe riuscita a tenere buoni quei scapestrati dei miei compagni di classe e in un certo senso ci riuscì. Il risultato fu che per quelle poche ore conquistò la loro attenzione e la loro simpatia, mentre io iniziai ad odiarla sul serio. Odiavo la sua espressione di godimento di fronte alle nostre facce terrorizzate. Lei si sentiva forte  perchè a quanto pare ai film horror doveva esserci abituata, chissà, e stava decisamente spiazzando la sua piccola platea. Delle mie amiche ed io non riuscivamo a sopportare l’imposizione di dover vedere un film così violento e infatti qualcuna chiedeva di tanto in tanto di andare in bagno (che doveva trovarsi da qualche parte tra la Terra di Mezzo e L’Isola Che Non C’è, giacchè non tornavano mai). Io resistevo, perchè se c’è una cosa che odio più di un’imposizione, è il sottrarmi ad una sfida con me stessa in quanto decisi che, caspita, dovevo vederlo fino alla fine e non mostrarmi debole, anche se a qualche frustrata di troppo mi veniva per forza di guardare altrove. Capisco che bisogna conoscere le sofferenze vissute da Gesù per comprendere davvero cosa accadde, ma se il capo dei soldati ordina di infliggere 30 frustrate e tu che giri il film le mostri tutte e 30 è evidente che un certo gusto per il macabro ce l’hai e la violenza “gratuita” nei film io non riesco ad accettarla, soprattutto per una storia come questa. Vedere quelle scene quasi mi distoglieva dal reale significato della vicenda che speravo di cogliere, significato che ogni anno cerco di arricchire facendo attenzione a spunti di riflessione che prendo un po’ ovunque.

Mi faceva solo rabbia. Tanta rabbia. In aggiunta a quella che provo ripensando a come quell’uomo innocente fu trattato. Quanto sono stati malvagi e come in pochi giorni è stato commesso tutto il male che degli uomini possono a stento concepire. Gesù subì di tutto, ingiustamente, una morte orribile alla quale spesso non si pensa quando distrattamente si volge lo sguardo alla croce.
Mentre riflettevo su questa cosa, mi sono venute in mente tutte le volte in cui ho sentito dire cose tipo” Dio non esiste, Dio non è giusto, altrimenti non permetterebbe che ci sia il male nel mondo, che accadano cose terribili, guerre, malattie, ingiustizie”.  Ogni volta che sento cose del genere mi innervosisco, anche se poi non trovo mai le parole adatte per dire che non è giusto che parlino così.

E poi mi è venuta in mente una cosa. Ho ricordato ciò che i soldati romani dicevano a Gesù agonizzante, come “Sei il Figlio di Dio, perchè non ti salvi e scendi dalla croce?”. Gli atteggiamenti sono equivalenti. Il concetto è Dio è onnipotente, bene, quindi se la sbriga lui. E sarebbe facile così… Tutti i problemi risolti con uno schiocco di dita e poi potremo riscrivere i libri di geografia cambiando il nome del nostro pianeta da “Terra” a “Disneyland”. Credo proprio che prima o poi inizieremmo a chiederci cosa cavolo siamo venuti a farci e a pro di che.

Poi ho sentito il Papa alla Via Crucis dire che la croce (e quindi la sofferenza, le incomprensioni, il dolore) è la risposta che i cristiani devono dare al male del mondo. La risposta. Di fronte a alle peggior cose che possono capitare nelle nostre vite c’è da ricordarsi di quell’uomo che è morto senza nessuno sconto di pena e che poi è resuscitato dimostrando una cosa tanto semplice da dire quanto difficile da tenere sempre a mente:  il dolore e le sofferenze non sono mai fini a se stessi. Non stiamo qui a star male tanto per passare il tempo. Dopo c’è la Pasqua. La rinascita, la felicità. E’ la più grande speranza tra tutte. E’ il motivo per cui oggi festeggiamo. E’ il motivo per cui nonostante tutto c’è da stare allegri. Io non sono per niente una perfetta cristiana, non sempre mi piace tutto quello che la chiesa (e nemmeno il prete del mio paese) dice e fa, ma certe cose provo a capirle e qualche idea pian piano diventa più chiara.

Questa sera fuori al supermercato c’era un nero che spesso si mette lì a dare una mano con borse e carrelli in cambio di qualche moneta. Nemmeno ci conoscessimo da sempre ha dato gli auguri di buona Pasqua alla mia famiglia e a me con una sincerità e una semplicità che contrastavano così tanto con quelli scambiati frettolosamente con chi lì dentro ci lavora da lasciarmi spiazzata. Altro che fretta e superficialità, cavolo. Ci stiamo augurando di essere felici. Facciamolo per bene. Anche se non è il “per bene” che il mio prete predica di continuo (il confessionale mi inquieta, non so cosa farci…). Auguri a tutti, allora, di una bella, serena Pasqua.  🙂

ღ. . .Una Scommessa D’Amore. . .ღ

Cesare Cremonini poco lo sopporto perchè ancora lo collego al gruppo con cui uscì, i Lunapop, con quelle canzoni terribili che quando ero alle scuole medie facevano impazzire tutte le ragazzine tranne me. Sono anni che canta da solista e c’è da riconoscere che ogni tanto scrive belle canzoni. Questa volta, invece, ne ha scritta una meravigliosa.

“La nuova stella di Broadway”. E’ una di quelle canzoni che le prime volte che le ascolti ti fanno venire qualche brivido dietro la schiena. Poi, la mente, come è abituata a fare, inizia a collegare delle immagini alle parole e all’atmosfera che esse creano, riuscendo ad immergerti in una specie di sogno ad occhi aperti.
Per poco infatti, non mi è sembrato di vedere intorno a me tutto tinto di bianco e nero, le persone muoversi con grazia e auto d’epoca avanzare elegantemente sulle strade illuminate dai primi cartelloni a neon dei negozi. Quasi stavo per scorgere quel gran figo d’uomo dalle belle parole, dolce ma rude, da vero businessman e lei, la donna graziosa che lo rapisce con le sue movenze delicate e sensuali, una ballerina che sta per vivere il sogno di diventare una stella, in una New York romantica e piena di promesse di felicità.
Allora ho deciso che questo sogno andava immortalato, e a modo mio, l’ho reso attraverso quest’immagine qui:

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E’ un wallpaper, se vi piace potete utilizzarlo, lo posterò anche nella pagina *…. My CrEaTiOnS …. * dove ce ne sono altri.

Vi lascio anche la canzone (il video propone una favola moderna, in evidente analogia simbolica) e il testo, nel caso avete voglia di tuffarvi in una New York magica, in una musica coinvolgente e in un sogno d’amore… d’altri tempi.


Lui era un businessman con una idea

in testa, lei ballerina di jazz,
leggeva William Blake vicino a una
finestra, lui beveva caffè.

Guardando quelle gambe muoversi pensò:
“E’ una stella!”.
Pensava a Fred Astaire…
E chi non ha mai visto nascere una dea,
e chi non ha mai visto nascere una dea,
non lo sa, che cos’è la felicità…

Lui: garofano rosso e parole, una
vecchia cabriolet…
Lei: vestita come la Rogers,
fulmini e saette,
lassù, nel cielo blu, il loro nome:
argento fra le stelle…

New York! New York! E’ una scommessa d’amore,
tu chiamami e ti vestirò,
come una stella di Broadway.
New York! New York! E’ una scommessa d’amore,
tu chiamami e ti vestirò,
come una stella di…

Lui si svegliò senza lei, nudo nella tempesta,
là fuori Union Square.
Entrava luce al neon,
dal vetro di una finestra.
L’odore del caffè.

Guardando quelle gambe muoversi pensò:
“E’ una stella!”
Pensava a Fred Astaire!
E chi non ha mai visto nascere una dea,
non lo sa, che cos’è la felicità…

Lui: garofano rosso e parole, una
vecchia cabriolet…
Lei: vestita come la Rogers,
fulmini e saette,
lassù, nel cielo blu, il loro nome:
argento fra le stelle..

New York! New York! E’ una scommessa d’amore,
tu chiamami e ti vestirò,
come una stella di Broadway!
New York! New York! E’ una scommessa d’amore,
tu chiamami e ti vestirò,
come una stella di…

* . . . Safe To Shore . . . *

Ieri pomeriggio ho risentito alla radio questa canzone che mi piacque tantissimo l’estate scorsa, un gruppo emergente…
E c’è questa strofa che ho amato molto:


“Some days I don’t know if I am wrong or right

Your mind is playing tricks on you, my dear
‘Cause though the truth may vary
This ship will carry our bodies safe to shore

 

 

Perchè mi piace tanto?
E’ una sorta di promessa.
Nonostante la mente possa giocare brutti scherzi. Nonostante a volte ci si possa chiudere nella trappola mentale che si stia sbagliando tutto. Nonostante si possa aver paura di ciò che sarà, o non sarà.
La barca, sulla quale ciascuno di noi sta viaggiando, spesso facendo più o meno lunghi tratti insieme o a volte incrociandoci soltanto, ci porterà al sicuro, sulla spiaggia, anche se le carte in tavola cambiano e se le certezze vanno a farsi fottere, con buona pace dei propri equilibri.
Al sicuro.

Certo che una promessa non è che appare dal nulla, non si regge da sola. Qualcuno deve pur farla. E non una persona qualsiasi, nemmeno la più importante della propria vita. Ognuno dovrebbe farla a se stesso. Anche nel silenzio, o nel troppo rumore, dei propri pensieri. Anche senza ammetterlo con gli altri. Non importa quanto sia burrascoso il viaggio e ingarbugliato il percorso, l’importante è sapere che stiamo andando esattamente verso … noi stessi.

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* . . .Meet The Eyes. . .*

“Le anime hanno un loro particolare modo d’intendersi, d’entrare in intimità fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.”
[L.Pirandello – Il Fu Mattia Pascal]

[Immagine tratta dallo straordinario cortometraggio Disney-Pixar “Paperman”.]

* . . . And I Can’t Stop Myself From Smiling! . . . *

L’ONU ha istituito il 20 marzo come Giornata Mondiale della Felicità. Pensavo fosse uno scherzo, ma questa è la notizia tratta dall’Ansa:

Vietato essere tristi, oggi e’ la prima giornata mondiale della felicita’. A istituirla lo scorso aprile e’ stata, con l’accordo dei 193 Stati membri, l’Assemblea generale dell’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. ”Un cambiamento profondo di mentalita’ e’ in atto in tutto il mondo – spiega in un comunicato l’Onu – le persone riconoscono che il progresso non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicita”’. E il segretario generale Ban Ki-moon, in un messaggio diffuso in occasione dell’evento ha ribadito: ”Felicita’ e’ aiutare gli altri, quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune noi stessi ci arricchiamo. E’ la solidarieta’ che promuove la felicita”’. Un Paese di persone felici e’ anche piu’ produttivo, sottolinea l’Onu e a conferma di questo ci sono i dati del World Happiness Report, il primo rapporto globale sulla felicita’, che ha valutato 150 Paesi. Dal rapporto emerge che negli ultimi 30 anni il mondo e’ diventato un po’ piu’ felice (il grado di felicita’ globale e’ aumentato dello 0,14 per cento)e che i Paesi in cui il senso di benessere generale e’ piu’ diffuso sono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi.
Per l’Italia un ventottesimo posto, due gradini sopra la Germania.
Promotore iniziale della felicita’ della popolazione come parametro di sviluppo e’ il piccolo stato del Bhutan, in Asia, che dagli anni Settanta misura il ”Gross National Happiness”, la felicita’ nazionale lorda.
Diversi gli eventi per celebrare la giornata in tutto il mondo, elencati sul sito http://www.dayofhappiness.net. ”Free hugs”, abbracci liberi a Washington, a Londra ”messaggi positivi” alla Liverpool Street Station e lezioni di yoga della risata in Parliament Square, di fronte alla statua di Nelson Mandela, mentre a Bruxelles si promuove la felicita’ sul posto di lavoro.

Inutile dire che la felicità piuttosto che essere festeggiata (!) una volta all’anno andrebbe incorporata, metabolizzata come parte di ognuno di noi in quanto essa costituisce il mood, lo sfondo, il viaggio e non il posto dove arrivare, nella vita. E’ per la serie “non si deve essere buoni solo a Natale, o innamorati solo a San Valentino, o rispettare e riconoscere il valore delle donne solo l’8 marzo”. Questi giorni di festa è bene che ci siano, almeno per entrare nell’atmosfera che ognuno di essi sa creare per portarsene un po’ con sè per il resto dell’anno. Come se si ricaricassero le proprie batterie.

Si possono dire miliardi di considerazioni sulla felicità. Però la cosa curiosa e che mi è piaciuta un sacco è stato che questo fatto l’ho saputo soltanto dopo che avevo istituito io, per me stessa, questa giornata, come una giornata particolarmente felice.

Infatti mentre ero in macchina, stamattina, ho acceso la radio come solito e una canzone dall’impertinente capacità di insinuarsi tra pensieri che vanno dal ‘normale’ in giù, in una scala di positività è iniziata proprio in quel momento. Da supporto ad un momento del tipo sorriso-stampato-sulla-faccia è comparso un raggio di sole, che faceva tanto primavera. I pensieri hanno fatto un salto di qualità, nemmeno se qualcuno lì nella testa tra un collegamento nervoso e l’altro fosse passato a menare fiorellini e petali di rose.
Vorrei invitarvi a provare. La canzone è It’s A Beautiful Day di Micheal Bublè. La pubblico qui sotto. Non fa nulla se non vi piace Bublè (anche se ha una voce meravigliosa), o non vi piace il genere (non sempre piace anche a me), o siete troppo imbronciati, o avete un motivo qualsiasi. Avviatela. Alzate anche un po’ il volume. Potete anche non guardare il video, che a dir la verità è un perfetto lavoro di marketing per l’uscita del nuovo album ma davvero bello, e fare qualcos’altro nel frattempo, alzarvi, passare su un’altra finestra del vostro browser, quello che volete. La canzone non si perderà d’animo. Vi inseguirà. Male che vada potreste sorridere per un attimo. Se va bene, invece, vi entrerà in testa (come è successo a me) e continuerete a canticchiare fino a domattina “…and I can’t stop myself from smiling…nanananananaaa“.

E già questa bella combinazione canzone-sole-esplosione di felicità mi aveva messa di buon umore, pronta ad affrontare molto meglio la giornata. Poi è accaduto un altro fatto curioso.
Mentre passeggiavo con mia madre ci ferma un signore anziano, alto, bella presenza, occhiali grandi, con un giubbino beige e un berretto in testa. Sorridendo ci fa  –Scusate, scusate ora penserete questo che vuole da noi…– con il tono di uno che sta per esplodere tante delle cose che vorrebbe dire. Mia madre con tono allegro (anche lei vittima della canzone, poco prima mmm) risponde –Ma no, dica, dica pure!– e lui –No è che io stavo facendo segno con la mano per farmi vedere da mio fratello, sapete, è appena passato con la macchina e non si è fermato, e adesso non so, come si fa– indicandoci la direzione verso cui era andato, –come ha fatto a non vedermi, non è possibile– con tono affaccendato ma sempre sul divertito –come ha fatto a non vedermi, vedete, io ho messo anche questo berretto qui– indicandolo con la mano –dovete sapere che io ho due figlie in Inghilterra e mi hanno portato questo berretto così colorato– rosso con scritto su 0.0′.0” come ad indicare ore minuti e secondi, e intanto osservavamo quell’uomo sorridendo, un po’ incredule –come si fa a non vederlo, che poi che ci sta scritto su, me lo spiega ogni volta il significato mia figlia ma mi scordo– e mentre parlava iniziava a dirigersi nella direzione che aveva indicato. Noi a rispondere cose del tipo –Ma si sarà fermato più avanti– e –Può essere si sia distratto– senza intanto capire perchè ci avesse fermate. Poi si è congedato ringraziandoci (di che?) e salutando amabilmente, e noi lo stesso.
Io e mia madre ci siamo guardate come per dire “ma tu guarda che cosa strana” e io ho esordito –Ma… hai notato, somigliava…– e lei sorridendo e con gli occhi leggermente lucidi –Si, si, ho pensato anche io la stessa cosa– , –Già… sembrava tanto il nonno…– e ci siamo incamminate, pensando a lui, che non sarà mai andato via davvero, finchè ci saremo a ricordarlo. Nonostante l’attimo di commozione, però, mi sono sentita felice, all’idea assurda che magari, chissà, in questa vita, percorrendo le strade più disparate e incrociandone altre, ancora più strane delle nostre, si possano incontrare anime (o ritrovare?), che non si sa da dove vengano e dove stanno andando, persone che a volte non si capisce in quale realtà stiano vivendo (come se poi tante volte si riuscisse a capire la propria) ma che hanno qualcosa in comune con noi, qualcosa da dirci, o da farci ricordare

Dopo un po’ l’abbiamo visto di nuovo, da lontano, stava parlando con un altro signore anziano ….. Chissà se era suo fratello…

§ …Lettura Critica dell’Autore Giuseppe Mastroianni… §

Qualche giorno fa ho scritto questa recensione per uno scrittore emergente, nonchè un amico a cui voglio tanto bene, Giuseppe Mastroianni. Ho pensato di proporvela, insieme ai link del suo sito web e del suo profilo WordShelter dove troverete i suoi racconti, perchè ne vale davvero la pena conoscerlo e chissà, potrebbe incuriosirvi! Buona lettura 😉

Un’opera d’arte diventa davvero tale quando anche una sola persona nel guardarla, ascoltarla o leggerla resta affascinato, incantato, sentendo il suo cuore preso in una strana e ed entusiasmante sintonia con ciò che l’opera esprime, ai suoi occhi. E questa straordinaria magia può accadere, quanto più l’autore, nell’opera, riesce ad incastonare le proprie emozioni, l’energia che anima la sua mano nel dipingere, o in questo caso, nello scrivere. Giuseppe Mastroianni è uno scrittore emergente che si definisce “neoromantico” e attraverso la sua “Dichiarazione sulla scrittura” lascia intendere che sa di cosa si parla quando ci si riferisce a questo tipo di magia. O meglio, lo sanno i suoi lettori. Sanno che al di là dell’essere d’accordo con il suo punto di vista, e del condividere le sue idee, la lettura va a coinvolgerli in un vortice di emozioni che trascina le loro anime in quei pochi minuti in cui abbandonano la propria realtà per tuffarsi in quella dell’autore, riconoscendo tra quelle parole sensazioni che appartengono anche a loro. Questo è il personalissimo carattere, il marchio di fabbrica che contraddistingue i suoi scritti. Sia che si tratti di poesie, di racconti o recensioni, tra le parole si scorgono tracce di vita, piccoli ed intensi ritratti di esperienze vissute sulla sua pelle e non, calate tanto in nitidissimi scorci di realtà, quella percepita dai sensi, quanto in eterei ed ermetici viaggi all’interno della propria anima.

 “Sospiri” è la sua prima raccolta di poesie che hanno come filo conduttore le faticose vicissitudini di un animo inquieto che cerca un senso ad un mondo che appare senza speranza, così fragile nelle sue gioie effimere ma spinto dalla speranza di riuscire a trovare quel senso di assoluto, di perfezione che possa metter fine a quell’angoscia. Giuseppe Mastroianni quindi percorre la sua strada alla ricerca della felicità tra poesie d’amore e altri sentimenti che turbano l’animo umano, insieme a poesie e riflessioni ispirate da apparentemente comuni momenti di vita quotidiana.

 Nello stesso anno, il 2008, rilascia un poemetto dal titolo “Tenebre” nel quale l’atmosfera è più cupa ed intima, quella

propria della notte, quando sogni, incubi e allucinazioni si fondono a sentimenti di tristezza, ma anche a passione e romanticismo. L’autore prova a dare una propria interpretazione a tali peripezie dell’anima, consapevole comunque che all’arrivo delle prime luci dell’alba tutto sarà reso più lieve e le tenebre si allontaneranno.

 Lo stile di Giuseppe Mastroianni si riconosce già alle prime parole. Il linguaggio è ricercato, le parole non sono mai banali e riconducono con immediatezza a ciò che vogliono descrivere. Il ritmo è coinvolgente e a volte incalzante, proprio di un veloce turbinio di emozioni, riflessioni che nascono dal profondo per andare a raggiungere il lettore. E questo stile si consolida in queste prime opere. Si consolida, si, ma non resta statico, fermo, per troppo tempo. Impossibile per qualcuno il cui mondo è in continua evoluzione e gli interessi e le possibilità di espansione della propria realtà si moltiplicano, mentre i temi più cari restano sempre sullo sfondo, accompagnandolo nelle sue nuove avventure letterarie. E’ infatti impegnato nella scrittura del suo primo romanzo, “Dove non cantano gli angeli”. In particolare la sua ecletticità in termini di argomenti si è riaffermata con più forza negli ultimi mesi, durante i quali ha scritti numerosi racconti brevi e recensioni. Ed è in questo frangente che Giuseppe Mastroianni mostra la sua abilità anche nei cambi di registro, nell’accelerare e diminuire il ritmo della narrazione anche all’interno dello stesso racconto, oltre alla vastità del lessico e delle sue conoscenze in ambito artistico e letterario, guardando anche oltre i confini del proprio Paese con poesie in lingua straniera (inglese, francese e tedesco), dilettandosi anche in intensi e coinvolgenti affreschi delle sue esperienze all’estero.

 Lui stesso direbbe che la strada davanti a sé è ancora lunga e per niente scontata, ma la sua attività in questi ultimi anni lo afferma nelle vesti di giovane scrittore che ha tutte le carte in regola per percorrerla sempre aspirando al meglio e continuando a dilettare i suoi affezionati lettori e quelli futuri.

Potete conoscere la sua attività riferendovi a questi link:

Sito Web

Profilo WordShelter-Racconti

*ಇ … Qualsiasi Cosa Tranne l’Ordinario, Per Favore … ಇ*

“Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.”
[A. Baricco]

Hai un gran bell’obiettivo davanti. Diverse cose da fare per andare lì e raggiungerlo. Diverse cose che hai pianificato più o meno bene, di cui ti sei fatta un’idea, nonostante la consapevolezza di essere abbastanza una frana a seguire tabelle di marcia troppo serrate (che questa cosa ancora non riesco a capirla, come si fa ad essere tanto precisi e pignoli e allo stesso tempo così incapaci di seguire i consigli dettati dal proprio buonsenso, bel mistero) pensando comunque che la tua strada è lì, davanti a te, e non devi far altro che adoperarti per seguirla nel migliore dei modi. E poi accade di tutto.

Proprio come in uno di quei film catastrofici che ispirano tante persone a costruirsi dei bunker antiatomici sotto casa (e dove sembra che molti si rinchiudano pur senza catastrofi in arrivo) ti ritrovi proprio al punto in cui il protagonista fa appena in tempo ad avvisare i propri cari che un forte uragano è in arrivo e che ti farai risentire appena verranno ripristinate le linee di comunicazione. Già all’alzarsi dei primi venti più forti del solito, vedi quelle tue belle idee che vengono sollevate in aria, vorticando allegramente come foglie cadute da un albero e che volano via da te mentre tu inizi ad aggrapparti alla prima cosa che hai sottomano, sebbene curiosa di sapere dove se ne stiano andando così di fretta, ma allo stesso tempo più preoccupata della fine che faresti tu, piuttosto che loro. Poi mentre sei lì che faticosamente arranchi nel vento (che tralaltro ti sta scompigliando i capelli in maniera fastidiosissima) provando a raggiungere la porta di casa tua, ti fermi un attimo per voltarti e vedi con gran stupore che dietro di te il resto dello spettacolo sta andando avanti, nonostante tu non sia riuscita ancora a metterti comoda. Alla danza vorticosa si stanno aggiungendo anche il tuo ottimismo, la tua determinazione, le tue rosee-visioni e la mappa che indicava la strada. Arrabbiata e infreddolita entri finalmente in casa e inizi a rendere noto alle pareti e ai quadri di ciò che è accaduto poco prima, con tutto il fiato che hai in gola. Ti metti comoda e provi a mettere ordine nella testa. In stile Protezione Civile compili una lista provvisoria dei danni e dei dispersi, tanto per rendersi conto da dove iniziare a metter mano per i soccorsi. Sconfortata ti accorgi che mancano anche la tua voglia-di-fare, la positività e la tua tanto amata razionalità. Poi per fortuna nemmeno il tempo di scriverlo che una piccola delegazione in rappresentanza di quest’ultima bussa al citofono… E’ riuscita a sottrarsi alla bufera e prontamente è tornata a casa, a darti una mano.

Ti prepari una camomilla e prendi consapevolezza del fatto che con tutto ciò che manca, beh, ti senti alquanto persa. E si stagliano di fronte a te scenari terribili, rappresentazioni visive di alcuni dei tuoi peggiori limiti. Pensi alla frase di Bach che ami tanto:

Cavilla sui tuoi limiti, e senza dubbio essi t’apparterranno-.

Già. Ti appartengono e non sono altro che il metro con cui ti misuri ogni volta che compi una scelta nella vita. E poichè sei tu che decidi, sai benissimo anche che puoi liberartene quando ti pare. *Puff* uno schiocco di dita e puoi farli scomparire. Sempre che, ovviamente, tu non ne abbia bisogno per definire il tuo campo di azione. Ed è per questo che in fondo li lasci lì, in quell’angolo della testa, perchè sai che più di tanto non danno fastidio, di solito, e riesci a tenerli a bada. A quanto pare però, in occasione di particolari eventi della tua vita, in vista del raggiungimento di obiettivi importanti tirano fuori striscioni, bandierine e megafoni e partecipano più attivamente di quanto vorresti alle tue vicende. Fanno talmente casino che non riesci a vedere nient’altro. L’uragano che lì fuori sta dando il meglio di sé deve averli proprio entusiasmati. Per cui resti chiusa in casa, insieme alla tua festosa compagnia, mentre tutti si chiedono che fine hai fatto. Sanno che ogni tanto capita, ma sanno anche che non appena metti di nuovo il naso fuori potranno contare su di te, come sempre. Mentre tu, orgogliosa e testarda, vuoi contare solo su te stessa.

Vuoi a tutti i costi ritrovare tutti quei dispersi e ripartire. Non ti va di essere trascinata fuori con una scusa, o con una promessa da parte di qualcuno, nonostante tu gli voglia bene più di quanto fai sembrare. Intanto i giorni passano e l’uragano pure. Solo che i tuoi ospiti a furia di urlarti nelle orecchie con i megafoni ti hanno intontita e camuffi in “relax” ciò che in realtà è una ritirata strategica, durante la quale speri che mettendo nero su bianco tutte quelle zuffe di pensieri, riflessioni e considerazioni varie possano placarsi e darsi una calmata, invitando tutti a collaborare affinchè si possa tornare al più presto alle attività consuete, e soprattutto, a pieno regime. Ha funzionato tante volte, pensi, funzionerà anche con questi signori qua.

Molto bene, abbassate i megafoni per favore e ascoltatemi. E’ vero, io odio assolutamente quando i miei piani vengono messi sottosopra, e soprattutto quando non ho il piano B già pronto da qualche parte. Stavolta non me l’aspettavo. Son rimasta spiazzata e voi avete approfittato di qualche minuto di indecisione per invadermi casa. Grazie davvero, eh. Il problema è che senza piano B, o C, senza insomma un piano qualsiasi, c’è il rischio di farsi trascinare e seguire il piano di qualcun altro, che essendo appunto non tuo potrebbe adattarsi a te, con qualche aggiustatina qui e lì, ma non ti calzerà mai a pennello come a chi l’ha ideato per sé.
E’ vero, si, poi al mio obiettivo ci arrivo, ma mi piacerebbe che nessuno poi pensasse di candidarmi agli Oscar per il premio di Miglior Attore Non Protagonista. (Eccolo lì, c’è uno dei tizi con il megafono che ha già capito dove voglio andare a parare, sta già di nuovo a saltellare con la sua bandierina in mano…). Per carità, non stiamo qui nemmeno a girare il film del secolo tanto per conquistarsi il premio più ambito. La questione è che mi piacerebbe sbrigarmela da sola. Vorrei riprendere in mano le redini della situazione. Vorrei decidere da me. E vorrei sentirmi sempre e comunque protagonista della mia vita, vorrei che tornasse il mio spirito di ottimismo e di positività che mi ispira tanto e mi sprona a dare il meglio e a non dubitare mai di me. Chi può mai credere in me non io stessa per prima? Chi deve vivere la mia vita, se non io? Senza tali prospettive, mi sento persa, banale … I’D RATHER BE ANYTHING BUT ORDINARY, PLEASE (per l’occasione ti sembra pure di sentire in sottofondo la citata canzone di Avril). 
Ci saranno persone che si allontaneranno e piani sconvolti, ancora e ancora. Trattenere però disperatamente tra le mani situazioni che più o meno palesemente stanno scomparendo è peggio che lottare contro i mulini a vento.
Io farò, nonostante tutto, a modo mio. E i propri limiti, quando diventano stretti, bisognerebbe spostarlì un po’ più in là, per darsi più spazio e andare avanti… Ed è proprio per questo che apprezzerei molto se poteste liberarmi il soggiorno e levarvi dai piedi.

Finalmente sei sola. Vai a prendere il telefono. Sembra che le linee stiano a posto, adesso.

* …Otherಌwise…*

 

subito

“Cambia le tue opinioni ma conserva i tuoi principi.
Ricambia le tue foglie ma mantieni intatte le tue radici.”

[Victor Hugo]


* … Giro, Vivo … *

Affascinante canzone, il mondo del circo che ha tante poetiche e profonde analogie con la vita… Il profumo di un amore vissuto così brevemente, che non durerà, ma che rappresenta il destino di un cuore che non ha ancora idea di se e dove fermarsi, alla perenne ricerca di un equilibrio, rifuggendo quelle momentanee passioni che però continua a cercare, inconsapevolmente, perchè sa che è l’amore a dare un senso a tutto, nonostante sia impossibile, sconclusionato e senza un futuro…
L’amore come un fiore e quel cuore come una farfalla che si posa su di esso… Buon ascolto!

Dove mi porterà la vita…
Guarda il mangiafuoco
Tutto spettinato
Chiude la bottiglia e manda un bacio

Bacio della sorte
Bacio che promette
Che ritorna e non è mai tornato

Oggi è un nuovo giorno
Oggi si riparte
Scendono le tende cadono bulloni
Pronti a rimontare
Case naviganti
Il mare è il fango tra l’asfalto e il sole.

Rughe d’elefante
Guarda e sputa il lama
Piedi neri, scimmie, noccioline

Carovane lente
Viaggiatori persi
Sotto il trucco non c’è mai un confine

Vendo fantasia
Vendo l’allegria
In equilibrio sopra i vostri occhi

Gioco e vado via
E tutti -mamma mia!-
Vivo sopra un battito di mani.

Dove mi porterà la vita
Prometti e poi dimentica
Che questa strada è infinita
Ma è questa la mia vita.

Giru, bivu
dantzendi asusu e’ unu filu
deu seu comenti coriandulu
ca antia simbillu a un anghelu
istimamì immoi
ca crasi no app’essi innoi…

Litri di gasolio
lampade a petrolio
occhi e bocche aperte di bambini.
Tutta questa vita
Fatta a camminare
Sopra lunghe e vecchie cicatrici.

Troppi brevi amori
Per eterni cuori
Dove batte sempre poco il sole
Dove la poesia
Non la puoi toccare
Ma portarla via per ricordare.

Giru, bivu
dantzendi asusu e’ unu filu
deu seu comenti coriandulu
ca antia simbillu a un anghelu
istimamì immoica crasi no app’essi innoi…

Mille bocche aperte
Tutte a tempo fumano sorrisi
Tutti in un secondo
Sognano e si sentono più vivi
Guarda come sputa il fuoco
E che coraggio il mangiafuoco
Guarda l’elefante
Com’è grande
Dai che costa poco!

Giro, vivo,
in equilibrio su un filo
leggera come un coriandolo
sopra i tuoi occhi che danzano
e amami adesso perché all’alba ripartirò.
E andrò…

Dove mi porterà la vita
Prometti e poi dimentica.