* . . . And I Can’t Stop Myself From Smiling! . . . *

L’ONU ha istituito il 20 marzo come Giornata Mondiale della Felicità. Pensavo fosse uno scherzo, ma questa è la notizia tratta dall’Ansa:

Vietato essere tristi, oggi e’ la prima giornata mondiale della felicita’. A istituirla lo scorso aprile e’ stata, con l’accordo dei 193 Stati membri, l’Assemblea generale dell’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. ”Un cambiamento profondo di mentalita’ e’ in atto in tutto il mondo – spiega in un comunicato l’Onu – le persone riconoscono che il progresso non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicita”’. E il segretario generale Ban Ki-moon, in un messaggio diffuso in occasione dell’evento ha ribadito: ”Felicita’ e’ aiutare gli altri, quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune noi stessi ci arricchiamo. E’ la solidarieta’ che promuove la felicita”’. Un Paese di persone felici e’ anche piu’ produttivo, sottolinea l’Onu e a conferma di questo ci sono i dati del World Happiness Report, il primo rapporto globale sulla felicita’, che ha valutato 150 Paesi. Dal rapporto emerge che negli ultimi 30 anni il mondo e’ diventato un po’ piu’ felice (il grado di felicita’ globale e’ aumentato dello 0,14 per cento)e che i Paesi in cui il senso di benessere generale e’ piu’ diffuso sono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi.
Per l’Italia un ventottesimo posto, due gradini sopra la Germania.
Promotore iniziale della felicita’ della popolazione come parametro di sviluppo e’ il piccolo stato del Bhutan, in Asia, che dagli anni Settanta misura il ”Gross National Happiness”, la felicita’ nazionale lorda.
Diversi gli eventi per celebrare la giornata in tutto il mondo, elencati sul sito http://www.dayofhappiness.net. ”Free hugs”, abbracci liberi a Washington, a Londra ”messaggi positivi” alla Liverpool Street Station e lezioni di yoga della risata in Parliament Square, di fronte alla statua di Nelson Mandela, mentre a Bruxelles si promuove la felicita’ sul posto di lavoro.

Inutile dire che la felicità piuttosto che essere festeggiata (!) una volta all’anno andrebbe incorporata, metabolizzata come parte di ognuno di noi in quanto essa costituisce il mood, lo sfondo, il viaggio e non il posto dove arrivare, nella vita. E’ per la serie “non si deve essere buoni solo a Natale, o innamorati solo a San Valentino, o rispettare e riconoscere il valore delle donne solo l’8 marzo”. Questi giorni di festa è bene che ci siano, almeno per entrare nell’atmosfera che ognuno di essi sa creare per portarsene un po’ con sè per il resto dell’anno. Come se si ricaricassero le proprie batterie.

Si possono dire miliardi di considerazioni sulla felicità. Però la cosa curiosa e che mi è piaciuta un sacco è stato che questo fatto l’ho saputo soltanto dopo che avevo istituito io, per me stessa, questa giornata, come una giornata particolarmente felice.

Infatti mentre ero in macchina, stamattina, ho acceso la radio come solito e una canzone dall’impertinente capacità di insinuarsi tra pensieri che vanno dal ‘normale’ in giù, in una scala di positività è iniziata proprio in quel momento. Da supporto ad un momento del tipo sorriso-stampato-sulla-faccia è comparso un raggio di sole, che faceva tanto primavera. I pensieri hanno fatto un salto di qualità, nemmeno se qualcuno lì nella testa tra un collegamento nervoso e l’altro fosse passato a menare fiorellini e petali di rose.
Vorrei invitarvi a provare. La canzone è It’s A Beautiful Day di Micheal Bublè. La pubblico qui sotto. Non fa nulla se non vi piace Bublè (anche se ha una voce meravigliosa), o non vi piace il genere (non sempre piace anche a me), o siete troppo imbronciati, o avete un motivo qualsiasi. Avviatela. Alzate anche un po’ il volume. Potete anche non guardare il video, che a dir la verità è un perfetto lavoro di marketing per l’uscita del nuovo album ma davvero bello, e fare qualcos’altro nel frattempo, alzarvi, passare su un’altra finestra del vostro browser, quello che volete. La canzone non si perderà d’animo. Vi inseguirà. Male che vada potreste sorridere per un attimo. Se va bene, invece, vi entrerà in testa (come è successo a me) e continuerete a canticchiare fino a domattina “…and I can’t stop myself from smiling…nanananananaaa“.

E già questa bella combinazione canzone-sole-esplosione di felicità mi aveva messa di buon umore, pronta ad affrontare molto meglio la giornata. Poi è accaduto un altro fatto curioso.
Mentre passeggiavo con mia madre ci ferma un signore anziano, alto, bella presenza, occhiali grandi, con un giubbino beige e un berretto in testa. Sorridendo ci fa  –Scusate, scusate ora penserete questo che vuole da noi…– con il tono di uno che sta per esplodere tante delle cose che vorrebbe dire. Mia madre con tono allegro (anche lei vittima della canzone, poco prima mmm) risponde –Ma no, dica, dica pure!– e lui –No è che io stavo facendo segno con la mano per farmi vedere da mio fratello, sapete, è appena passato con la macchina e non si è fermato, e adesso non so, come si fa– indicandoci la direzione verso cui era andato, –come ha fatto a non vedermi, non è possibile– con tono affaccendato ma sempre sul divertito –come ha fatto a non vedermi, vedete, io ho messo anche questo berretto qui– indicandolo con la mano –dovete sapere che io ho due figlie in Inghilterra e mi hanno portato questo berretto così colorato– rosso con scritto su 0.0′.0” come ad indicare ore minuti e secondi, e intanto osservavamo quell’uomo sorridendo, un po’ incredule –come si fa a non vederlo, che poi che ci sta scritto su, me lo spiega ogni volta il significato mia figlia ma mi scordo– e mentre parlava iniziava a dirigersi nella direzione che aveva indicato. Noi a rispondere cose del tipo –Ma si sarà fermato più avanti– e –Può essere si sia distratto– senza intanto capire perchè ci avesse fermate. Poi si è congedato ringraziandoci (di che?) e salutando amabilmente, e noi lo stesso.
Io e mia madre ci siamo guardate come per dire “ma tu guarda che cosa strana” e io ho esordito –Ma… hai notato, somigliava…– e lei sorridendo e con gli occhi leggermente lucidi –Si, si, ho pensato anche io la stessa cosa– , –Già… sembrava tanto il nonno…– e ci siamo incamminate, pensando a lui, che non sarà mai andato via davvero, finchè ci saremo a ricordarlo. Nonostante l’attimo di commozione, però, mi sono sentita felice, all’idea assurda che magari, chissà, in questa vita, percorrendo le strade più disparate e incrociandone altre, ancora più strane delle nostre, si possano incontrare anime (o ritrovare?), che non si sa da dove vengano e dove stanno andando, persone che a volte non si capisce in quale realtà stiano vivendo (come se poi tante volte si riuscisse a capire la propria) ma che hanno qualcosa in comune con noi, qualcosa da dirci, o da farci ricordare

Dopo un po’ l’abbiamo visto di nuovo, da lontano, stava parlando con un altro signore anziano ….. Chissà se era suo fratello…

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4 pensieri su “* . . . And I Can’t Stop Myself From Smiling! . . . *

    • Si decisamente, ha conosciuto un po’ di persone…!
      Che tipo…Penso anche che abbia cercato di giustificarsi perchè il cenno all’inizio poteva sembrare l’avesse fatto a noi che arrivavamo da lontano… chissà!

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    • Caro Masty (posso chiamarti così?) non farmi emozionare così!
      Non so come ringraziarti per le tue parole… e anche del fatto che leggendo il tuo blog sto scoprendo non solo una persona interessantissima come te, ma anche qualcosa di me… in qualche maniera mi rendi migliore anche tu ^_^

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