*…La Più Grande Speranza Tra Tutte…*

Al quinto anno di liceo la prof di religione ebbe la brillante idea di farci vedere il film di Mel Gibson “La passione di Cristo”. Probabilmente credeva che con un film di forte impatto come quello sarebbe riuscita a tenere buoni quei scapestrati dei miei compagni di classe e in un certo senso ci riuscì. Il risultato fu che per quelle poche ore conquistò la loro attenzione e la loro simpatia, mentre io iniziai ad odiarla sul serio. Odiavo la sua espressione di godimento di fronte alle nostre facce terrorizzate. Lei si sentiva forte  perchè a quanto pare ai film horror doveva esserci abituata, chissà, e stava decisamente spiazzando la sua piccola platea. Delle mie amiche ed io non riuscivamo a sopportare l’imposizione di dover vedere un film così violento e infatti qualcuna chiedeva di tanto in tanto di andare in bagno (che doveva trovarsi da qualche parte tra la Terra di Mezzo e L’Isola Che Non C’è, giacchè non tornavano mai). Io resistevo, perchè se c’è una cosa che odio più di un’imposizione, è il sottrarmi ad una sfida con me stessa in quanto decisi che, caspita, dovevo vederlo fino alla fine e non mostrarmi debole, anche se a qualche frustrata di troppo mi veniva per forza di guardare altrove. Capisco che bisogna conoscere le sofferenze vissute da Gesù per comprendere davvero cosa accadde, ma se il capo dei soldati ordina di infliggere 30 frustrate e tu che giri il film le mostri tutte e 30 è evidente che un certo gusto per il macabro ce l’hai e la violenza “gratuita” nei film io non riesco ad accettarla, soprattutto per una storia come questa. Vedere quelle scene quasi mi distoglieva dal reale significato della vicenda che speravo di cogliere, significato che ogni anno cerco di arricchire facendo attenzione a spunti di riflessione che prendo un po’ ovunque.

Mi faceva solo rabbia. Tanta rabbia. In aggiunta a quella che provo ripensando a come quell’uomo innocente fu trattato. Quanto sono stati malvagi e come in pochi giorni è stato commesso tutto il male che degli uomini possono a stento concepire. Gesù subì di tutto, ingiustamente, una morte orribile alla quale spesso non si pensa quando distrattamente si volge lo sguardo alla croce.
Mentre riflettevo su questa cosa, mi sono venute in mente tutte le volte in cui ho sentito dire cose tipo” Dio non esiste, Dio non è giusto, altrimenti non permetterebbe che ci sia il male nel mondo, che accadano cose terribili, guerre, malattie, ingiustizie”.  Ogni volta che sento cose del genere mi innervosisco, anche se poi non trovo mai le parole adatte per dire che non è giusto che parlino così.

E poi mi è venuta in mente una cosa. Ho ricordato ciò che i soldati romani dicevano a Gesù agonizzante, come “Sei il Figlio di Dio, perchè non ti salvi e scendi dalla croce?”. Gli atteggiamenti sono equivalenti. Il concetto è Dio è onnipotente, bene, quindi se la sbriga lui. E sarebbe facile così… Tutti i problemi risolti con uno schiocco di dita e poi potremo riscrivere i libri di geografia cambiando il nome del nostro pianeta da “Terra” a “Disneyland”. Credo proprio che prima o poi inizieremmo a chiederci cosa cavolo siamo venuti a farci e a pro di che.

Poi ho sentito il Papa alla Via Crucis dire che la croce (e quindi la sofferenza, le incomprensioni, il dolore) è la risposta che i cristiani devono dare al male del mondo. La risposta. Di fronte a alle peggior cose che possono capitare nelle nostre vite c’è da ricordarsi di quell’uomo che è morto senza nessuno sconto di pena e che poi è resuscitato dimostrando una cosa tanto semplice da dire quanto difficile da tenere sempre a mente:  il dolore e le sofferenze non sono mai fini a se stessi. Non stiamo qui a star male tanto per passare il tempo. Dopo c’è la Pasqua. La rinascita, la felicità. E’ la più grande speranza tra tutte. E’ il motivo per cui oggi festeggiamo. E’ il motivo per cui nonostante tutto c’è da stare allegri. Io non sono per niente una perfetta cristiana, non sempre mi piace tutto quello che la chiesa (e nemmeno il prete del mio paese) dice e fa, ma certe cose provo a capirle e qualche idea pian piano diventa più chiara.

Questa sera fuori al supermercato c’era un nero che spesso si mette lì a dare una mano con borse e carrelli in cambio di qualche moneta. Nemmeno ci conoscessimo da sempre ha dato gli auguri di buona Pasqua alla mia famiglia e a me con una sincerità e una semplicità che contrastavano così tanto con quelli scambiati frettolosamente con chi lì dentro ci lavora da lasciarmi spiazzata. Altro che fretta e superficialità, cavolo. Ci stiamo augurando di essere felici. Facciamolo per bene. Anche se non è il “per bene” che il mio prete predica di continuo (il confessionale mi inquieta, non so cosa farci…). Auguri a tutti, allora, di una bella, serena Pasqua.  🙂

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