* . . . Come Sei Veramente . . . *

A me non è stato perdonato di essere un sognatore perchè ho fatto un sogno irreverente troppo grande: ho sognato che la musica classica dovesse essere aggiornata, e pur mantenendo le stesse forme, dovesse tornare a parlare per raccontare il presente.
Per inseguire questo sogno ho studiato tutta la vita e mi sono imbarcato nella composizione con una passione da non dormirci la notte. Quando quella musica era pronta e l’ho eseguita, ero emozionato e curioso di sapere cosa ne pensassero.

E sapete cosa mi hanno detto?

“Come ti sei permesso di metterti al livello degli dei? Non puoi neanche dire di essere un compositore…”.

Ma io ho dovuto farlo, ho dovuto inseguire il mio sogno. Allora ho dovuto volare alto e sfidare quegli dei e poco importa che mi sia bruciato le ali come Icaro.

Insomma è stata dura, attaccato, ridicolizzato dai miei stessi colleghi; ho avuto due anni di depressione. Certo, avrei potuto sparare a zero su tutti alimentando così il circolo di negatività, ma non è la mia indole e sono caduto nel buio della mia fragilità. Ma dentro quel buio, dopo due anni ho elaborato la mia reazione inconscia. Ho composto un concerto per violino e orchestra che penso sia molto più eloquente di mille parole messe insieme.

Se le cose stanno così, allora noi dobbiamo amarlo quel buio, dobbiamo amarla la nostra fragilità, perchè è nel buio della crisi che scocca la scintilla del cambiamento e la nostra fragilità potrebbe trasformarsi nella nostra forza.
In altre parole dobbiamo accettare noi stessi con tutti i nostri difetti, le nostre imperfezioni, ma anche i nostri slanci verso i sogni impossibili. E solo se riusciremo ad essere totalmente noi stessi e non ciò che gli altri hanno deciso e si aspettano da noi, la nostra vita sarà un’opera d’arte!

[Giovanni Allevi]

Questo è il discorso che Giovanni Allevi ha fatto all’apertura della scorsa puntata di Amici. Visto che non lo seguo, appena ho saputo della sua partecipazione ho cercato un po’ e ho trovato il video della puntata. Ho fatto caso alle facce di alcuni che lo stavano ascoltando. Stupite dalla sua gestualità confusa e spontanea, quasi imbarazzate da quelle parole che sembrano banali e ingenue e da quella personalità così fuori dall’ordinario, che chi è magari abituato ad apprezzare invece self-control, falsità e look impeccabili spesso pensa questo non ci sta con la testa. Sempre che non pensino invece che è tutto un personaggio montato, falso e che lava il cervello delle persone e in particolare dei giovani (intesi come povere vittime attirate loro malgrado verso forme impure di musica classica) con melodie che pretendono chissà quale importanza, mentre invece non si tratta altro che di musica da quattro soldi. La superficialità e l’ignoranza uccidono questo mondo, altrochè. Per non parlare della petizione che stavano facendo girare nei conservatori italiani contro di lui. Quasi fosse la peste in persona o stesse rubando la sedia da sotto al sedere di quell’Ughi che ha avuto parole per lui che un altro po’ nemmeno un terrorista se le è mai sentite dire. Lui poi gliel’ha messo a quel servizio, perchè ha composto uno straordinario concerto per violino e orchestra.

Una musica può piacere o no, come anche una persona e i suoi modi di fare, è ovvio. E’ anche vero però che nessuno costringe nessuno ad averci a che fare. Le critiche gratuite in stile gente annoiata nelle sale d’aspetto mi danno un fastidio tremendo. Se a me una cosa non piace non spreco le mie energie a parlarne male, soprattutto se non so di cosa parlo. In certe cose c’entrano le emozioni, i sentimenti, energie che senti sulla pelle.

Nel 2009 riuscii ad andare ad un suo concerto di piano-solo, organizzato dal teatro San Carlo, con prezzi dei biglietti ridotti di almeno un terzo rispetto al solito. Piazza del Plebiscito non poteva essere più bella, e la fresca aria estiva contribuì a rendere indimenticabile quella serata. Arrivai quasi due ore prima dell’inizio del concerto, con i miei genitori, approfittandone per una passeggiata. La piazza era quasi vuota ed eravamo fermi a notare il palco e gli ultimi ritocchi agli allestimenti, quando mi girai e vidi da lontano una testa riccia, nera, che si avvicinava. Un’allucinazione, pensai. I miei genitori erano ancora di spalle e non se ne erano accorti. Io guardavo lui e guardavo loro, con occhi sgranati, girando la testa di continuo gesticolando in maniera scoordinata, incapace di proferire parola. Dovevano essersi bloccate tutte da qualche parte nella gola. Non poteva essere vero. I metri di distanza tra me e lui seguito da un paio di cameramen e fotografi diminuivano più in fretta di quanto sperassi. Fossi stata lì un minuto prima o dopo non sarebbe mai accaduto. Finalmente dopo qualche istante che mi è sembrato eterno i miei l’hanno visto. Lui ci vide. Ormai era sulla nostra traiettoria e nn ci volle molto fiato in gola per chiamarlo ed avvicinarci a lui. Emozionato ed incredulo, esattamente come me e non si capiva bene chi ringraziava chi. Nella foto quasi mi abbraccia e sorride sincero, felice. Gli piacqua tantissimo il mio ciondolo raffigurante un drago. Da vicino le persone le senti davvero. La senti la vibrazione di un corpo emozionato, la semplicità negli occhi che ti guardano e in quelle Converse di parecchi numeri più grandi delle tue.
Sentirlo suonare dal vivo fu un qualcosa di indescrivibile. La sua musica creava un’armonia nella quale erano racchiusi tutti i nostri cuori. Compreso il suo. Da un lato l’energia sprigionata dalle sue mani, dall’altro, quella delle anime che lo ascoltavano che culminava negli applausi finali, ad ogni brano (e a tutti i biis…!) che lui abbracciava, simbolicamente, quasi ad accoglierli dentro di sè, per non dimenticarli più.

Un anno dopo venne alla Fnac a presentare un nuovo album. Decine e decine di persone incastrate tra gli scaffali del negozio ad aspettare di incontrarlo. Lui disse che voleva salutare tutti. Tutti. 3 ore di fila….Abbastanza tranquilla però, perchè di lì non sarebbe scappato. Scherzò con mio fratello, sul loro comune bellissimo nome (si sta ancora chiedendo com’è che lo trascinai a quel tour de force visto che lui non lo ascolta), poi baci, autografi, foto… Si dedicò ai suoi fans.
Ecco perchè non mi sono meravigliata alla sua reazione di fronte agli applausi del pubblico in tv. Lui è davvero fatto così. Non finge, non gioca. E’ tutto vero.

Quando sono immersa nei voli pindarici nella mia testa immagino che se davvero viaggiando alla velocità della luce non saremmo altro che energia sottoforma di onde, ognuno di noi potrebbe riconoscersi in un brano musicale, che sta lì, sulla stessa lunghezza d’onda, viaggiando di fianco a noi. Visto però che esistiamo sottoforma di carne, ossa e milioni di bit la musica viaggia, si, come onde sonore e noi stiamo fermi lì ad ascoltare, lasciando che racconti anche qualcosa di noi.
Siamo fermi, già,  ma potrebbe andar bene anche chiudere gli occhi di tanto in tanto, per volare via con lei….

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