*… Abbraccio Senza Tempo …*

Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.

Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie…ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

 

*…PerStaseraAndrebbeBeneAncheCosì…*

Il sabato sera si divertiva un mondo a chiamare per farci sintonizzare sulla De Filippi. A 88 anni ne aveva viste così tante da potersi permettere una bella risata su certe storie così assurde, e magari pure inventate. I primi cinque minuti a telefono passavano sempre a scherzare e a prenderci in giro. Non lo avrebbe mai ammesso, ma le piaceva ridere.
Questa sera avevo pensato di chiudere fuori tutto, come faccio di solito e finire l’ultima parte di appunti, leggere, concludere la giornata. Per pensarci un altro giorno. Ho realizzato poi che domattina già sarò su un treno, in viaggio verso le mille cose da fare. E che se questa sera, invece, un po’ di tempo lo passo a ricordare non succede proprio nulla. A pensare che mi manca e a rimanere un po’ in questo pensiero. Perchè finchè è così, non si può dimenticare. E non voglio. Un anno fa invece non fu esattamente così. Misi tutto ciò da parte quando iniziai a rendermi conto che stavo più male a veder soffrire le persone che amo che per il resto. Non potevo farci nulla, era così. E non potevo far nulla nemmeno per loro, ed era ancora peggio. Allora vennero a ripescarmi nel vortice dei miei pensieri sconclusionati le persone che ancora ringrazio. Ci furono senza che le avessi detto nulla.
Una volta però restai sola con ciò che provavo io. Il dannatissimo giorno in cui ero in macchina, con la radio accesa, e passava l’ultima di Tiziano Ferro. Per Dirti Ciao, un corno, Tiziano. Nonostante mi piaccia. Ma furono minuti terribili, mentre all’improvviso mi trovai ad impedire alle lacrime di farmi schiantare da qualche parte.
A parte le canzoni che le cantava il nonno, la musica non l’amava tanto. Era più per il pratico. Raccontava sempre dei lavori da uomo che aveva dovuto fare già quand’era più piccola di me e dei tentativi disperati dei suoi corteggiatori di conquistarla. Lei aspettava il suo uomo che tornasse dalla guerra. Ne aveva sempre una da raccontare, e ricordava perfettamente date, luoghi e situazioni. Figurarsi se le fosse sfuggito mai un anniversario o compleanno. Si ricordava sempre di tutti. Siamo in tanti adesso, e quasi si fatica a far lo stesso. Ma ci si impegna, perchè ce l’ha insegnato lei. La crianza, lei ci teneva tantissimo. E anche alla cioccolata calda. Fredda, in estate. Ne preparava sempre per ogni evento, per tutti. Familiarizzò con cose per lei inimmaginabili, come Skype. Poter vedere le sue figlie dallo schermo di un pc era quasi una magia. Quelle che già lo so, domattina avranno delle espressioni indecifrabili.

E a fine settimana un aereo le porterà qui per stare ancora insieme. Insieme, come ci si sente sempre nel pensarla. Come quando al matrimonio di mio cugino, un paio di mesi fa, c’è stato l’epico incontro tra il primo e l’ultima nipote, che ancora non si erano conosciuti. E c’era anche lei, ci giurerei. Come ci sarà sempre.

 

 

E guardami affrontare questa vita, come fossi ancora qui.

E guarda con orgoglio chi sostiene anche le guerre che non può.

*… Automatic, I Imagine, I Believe …*

Quella povera macchina fotografica ha ancora la lingua di fuori cercando di riprendere aria per quanto l’ho fatta faticare, ma alla fine ci sono riuscita! In particolare la seconda l’ho fatta con lo zoom al massimo e sono venute abbastanza bene anche le zone d’ombra del nostro caro satellite…
La terza, invece, l’ho presa da un video che feci l’anno scorso, a maggio, in occasione di un evento simile, video perchè la videocamera ha uno zoom decisamente più grande e volevo approfittarne. La pubblico per provare che la luna rosa/viola l’ho vista davvero! Questa volta è stata effettivamente del suo solito colore, ma bella lo stesso…

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Luna, stelle… pensavo all’astrologia. Agli oroscopi di tre-righe-tre che impieghi più tempo a capire cosa vogliono intendere che a leggerli. Credo che gli oroscopi più sono brevi, più sono inventati, perchè viene ricercata la frase ad effetto e sono ben lontani dall’astrologia che, sebbene non sia una scienza, penso qualcosa di fondato ce l’ha. E’ qualcosa legato all’energia, quella di cui siamo fatti noi e il resto dell’universo. E mi piace pensare che ci sia qualcosa di più oltre a tutto ciò che abbiamo deciso, da secoli, di inquadrare in quello che è il metodo scientifico. D’altronde i nostri occhi non riescono a distinguere nulla che non sia compreso in un determinato spettro luminoso. Non ricordo bene qual è l’intervallo di tempo in particolare, ma non possiamo nemmeno riconoscere un oggetto che ci viene mostrato per un tempo inferiore ad esso. Non sappiamo tutto del mondo. Ciò che non vediamo possiamo immaginarlo e se nemmeno nella nostra testa appare un’immagine, una qualsiasi, ci limitiamo a pensarlo e basta. E in qualche maniera esiste anche solo per quello. Ricordo che al terzo anno di liceo tormentai il mio prof di filosofia su questi concetti. Dovevo fargli ammettere che Harry Potter esiste. Ci riuscii e ricordo che tornai a casa con un sorriso che non finiva più.

La bellezza è negli occhi di chi guarda. [J.W.Goethe]

Senza nulla togliere alla luna, però, è incredibilmente vero. E’ sempre il momento dell’osservazione che definisce le cose. Essendo io della Bilancia, un po’ esteta, beh, le cose belle, l’armonia, me le vado proprio a cercare. Sono anche ascendente Leone, per cui per fortuna riesco a tornare nel pratico quando mi perdo troppo. In qualche maniera i segni zodiacali colgono le attitudini preponderanti di una persona. Nessuna stella ti dirà se domattina passeggiando sotto a dei balconi ti cadrà un vaso in testa e nessun astrologo serio pretenderà mai che ciò che afferma sia oro colato. E infatti mi sta simpatico Paolo Fox.


Nella tua mente, attraverso i tuoi occhi, la vedi? E’ la fantasia… E magari questa notte possiamo dimenticare tutto e potrebbe essere come il paradiso…
Per la fantasia vivi, muori, sanguini…? Dillo, dì in cosa credi… dillo a me… E’ automatico, immagino, credo.

*… The Moon …*

Io preparo macchina fotografica e cavalletto. I mezzi non sono chissà che, ma già una volta i risultati sono stati buoni.
Basta anche solo tenere gli occhi ben aperti e prepararsi alla meraviglia di una luna, stasera e domani sera, più grande del solito. Non è un evento tanto raro o eccezionale, ma quando si può godere della bellezza di certe cose, meglio esserci!
Sul web si litiga tanto sul colore che dovrebbe assumere… Si dice sarà rosa, però immagini troppo ritoccate stanno facendo rabbrividire gli scienziati che ci tengono a specificare che non sarà di nessun colore diverso dal solito. Solo più grande.

L’anno scorso però riuscii ad immortalare un evento del genere e la luna era effettivamente di riflessi violacei. Un po’ come quella sullo sfondo di questo blog! Poi non dite che la realtà non possa superare la fantasia qualche volta, eh…
Per cui potrebbe davvero essere colorata, anche se non di quel rosa confetto/Barbie che stanno facendo girare sui siti.
In ogni caso la luna esercita sempre il suo gran fascino e mi ricorda sempre quella frase del genere ‘se guardiamo tutti la stessa luna non siamo poi così lontani’ (che poi ho scoperto essere di Baglioni, e vabbè…), che a ben pensarci è una cosa stupenda, e un po’ da capogiro, perchè se velocemente si pensa a quanto sia immenso l’universo, quanti altri pianeti ci sono, ognuno con le proprie lune e poi si volge lo sguardo alla nostra, ci si sente all’improvviso piccoli e confinati in un angolo di spazio infinito.
Ancora di più se la luna si trova alla minima distanza dalla Terra, quest’effetto si amplifica… Il mondo sembra davvero più piccolo.

Riporto anche l’articolo del Corriere:

Il weekend in arrivo, quello del 22 e 23 giugno, non sarà solo il primo finesettimana di estate, ma anche quello della «superluna». Fra sabato e domenica il mondo potrà osservare la luna piena più luminosa dell’anno, perchè il nostro satellite si troverà al perigeo, la sua distanza minima dalla Terra. La Luna apparirà del 14% più grande del normale e la maggior parte degli osservatori potrà notare la differenza. A ogni perigeo lunare si registra un lieve aumento delle maree.

Inoltre mi sono ricordata del cortometraggio Disney-Pixar “La Luna” del 2011, diretto scritto e sceneggiato da un italiano, Enrico Casarosa. Tenero, magico e significativo, come sempre quando si tratta di questi geni dell’animazione, che sanno sempre come far sognare ad occhi aperti… Un po’ di magia non guasta mai, per cui, buona visione (:

 

*…La Canzone Dell’Acqua…*

Metto via gli appunti, il segnalibro tra le pagine, via il cellulare, spengo la luce e abbandono la testa sul cuscino. Come al solito è pure tardi.

Chiudo gli occhi. C’è silenzio.

Pochi minuti, e l’incantesimo finisce. Un senso di ansia e di freddo, dentro. Come se mi mancasse qualcosa. Il che forse è simile al sentirsi soli, anche se a quest’ultima sensazione non ho mai dato modo di farsi spazio. Star sola è anche un bisogno, qualche volta.

Il fatto è che star soli mentre qualcuno passa attaccando volantini ovunque con la scritta missing non è poi così piacevole.
Che ci fosse una foto, almeno. Un’immagine, un disegno, una cosa qualunque. No. La scritta e basta.
Brillante idea quella di mettersi ad inscenare  Le Avventure Di Sherlock Holmes all’una e mezza di notte. Vorrei sapere chi ha chiamato il signor Holmes senza nemmeno avvertire. Che ne so, ci si poteva accordare su un orario più consono. Non era poi così urgente.
Il tizio finisce con l’ultimo pezzo di scotch. E resto a guardare quei pezzi di carta. E non c’è nessuno, appunto. Come potrebbe.
Si può sentire la mancanza di qualcuno che si è lasciato andare, anche non volendo davvero. E non credo mi sia capitato.

Per cui restano due alternative.

Manca chi non c’è più, per davvero. E come un anno fa, avrò a stento il tempo di rendermene conto. Di nuovo. Perchè se da qualche altra parte magari tempo e spazio non esistono, qui ci sono eccome e non lasciano scampo. Due righe riuscii a scrivere, anche allora.

E poi, manca chi non c’è mai stato.

Grandioso Holmes, mistero risolto, adesso però mi dici pure come faccio a dormire.

Inutile, mi alzo. Prendo il lettore mp3 dalla borsa.

 

Io ancora non lo so come ci riesce.

Richiudo gli occhi.

 

Stasera ho chiesto al caso
che cosa devo fare
sono stanco del mio ruolo
e ho voglia di cambiare
non so se andare avanti
o se e’ il caso di scappare
o se e’ solo il bisogno
di un nuovo sogno da sognare.

Adesso che ho quello
che ho sempre voluto
mi sento un tantino legato,
vorrei sparire
per ricominciare da capo
con un nuovo mazzo di carte
un nuovo gioco.

Ma il libro mi ha detto:
“Tieni la testa a posto,
datti una regolata e
guarda bene dentro te stesso,
non giudicare gli altri
e cerca invece di capire,
butta via lo specchio
che c’e’ il mondo da guardare”

Vorrei essere come l’acqua
che si lascia andare,
che scivola su tutto,
che si fa assorbire,
che supera ogni ostacolo
finche’ non raggiunge il mare
e li si ferma a meditare
per scegliere
se esser ghiaccio o vapore,
se fermarsi o
se ricominciare…

 

*…Take Me Home, Country Roads…*

 

Ditemi voi come si fa a non immaginare un posto così sulle note di Take Me Home, Country Roads.

Questa mattina mi sono svegliata con questa canzone nella testa, e che male c’è a sognare un po’, chiudere gli occhi e vedere stupendi paesaggi americani lasciandosi trasportare dal ritmo che, a modo suo, sa darti anche una bella carica.

Un viaggio tra montagne, fiumi e boschi che si estendono fino all’orizzonte, cieli blu e strade che puoi chiamare casa.

E poi gli americani sanno far diventare qualsiasi cosa un mito e questa cosa un po’ gliela invidio… Soprattutto attraverso il folk che ha una sua connotazione così forte che non puoi adeguarlo al tuo mondo, no. Devi seguirlo fino in Virginia, in questo caso, e goderti il viaggio… Buon ascolto!

 

*… Una Cosa Bella E’ Una Gioia Per Sempre …*

E’ sera. Lei si prepara per andare a dormire. Lui dorme nella stanza affianco, un muro li divide. Si rende conto sempre più di amarla, è il 1800 e certe dinamiche non sono assolutamente quelle di oggi. Se il giovane John avesse avuto un cellulare, ad esempio, avrebbe potuto scorrere i nomi nella rubrica, trovare ‘Fanny’ e mandarle uno squillo. Lei avrebbe sorriso e risposto allo stesso modo. Invece John, separato dal suo amore, per farle sapere che lui è lì e sta pensando a lei si avvicina al muro, e con il pugno chiuso, ma non troppo stretto, bussa. Una sola volta, delicatamente. La reazione è la stessa. Lei sorride e indugia un momento. Ha capito, è lui. Le sta dicendo ehi sono qui, ci sono, sono qua, addormentati pensando a me. Stringe il pugno anche lei. Un leggero tocco al muro. John era certo che lei avrebbe capito, senza parole, senza troppo clamore. Allora avvicina la testa al muro, quasi sapesse che lo sta facendo anche Fanny. E restano così, appoggiati entrambi, nello stesso punto su due lati diversi, lontani per toccarsi ma vicini abbastanza per permettere alle loro anime di abbracciarsi.

Questa è una scena di Bright Star, film sulla vita del poeta John Keats. Visto poco fa. E mi ha colpito così tanto che non volevo dimenticarla. Il film ha un ritmo lento, perfetto per raccontare gli avvenimenti dell’epoca, ma quasi esasperante dati quelli a cui si è abituati adesso. E’ in un ritmo così però che si apprezza il valore di una poesia. Poesie e lettere attorno le quali ruota tutto il film. Particolarmente importanti quando, costretti a star lontani, John prega Fanny di rispondere alla sua lettera usando parole dolci, per consolarlo e di baciarle affinchè lui potesse posare le sue labbra dove erano state le sue. Decisamente un romanticismo d’altri tempi, ma bello da scoprire e ricordare.

Una cosa bella è una gioia per sempre:
cresce di grazia; mai passerà
nel nulla; ma sempre terrà
una silente pergola per noi, e un sonno
pieno di dolci sogni, e salute, e quieto fiato.
Perciò, ogni mattino, intrecciamo
una catena di fiori per legarci alla terra,
malgrado lo sconforto, il disumano vuoto
d’animi nobili, i giorni tristi,
le perniciose e ottenebrate vie
della nostra ricerca: si, malgrado tutto,
una forma bella il drappo toglie
allo spirito triste. Così sole, luna,
alberi antichi, e nuovi, germoglianti felicità d’ombre
per l’umile gregge; e narcisi
col verde mondo in cui abitano; e chiari ruscelli
che cercano un fresco tetto
contro la torrida stagione; il cespuglio nel bosco,
colla spruzzata di boccioli della bella rosa muscata:
e così anche la magnificenza del destino
che immaginiamo per i morti illustri;
tutti i racconti belli uditi o letti –
una fonte infinita di bevanda immortale,
cola per noi dall’orlo del cielo.

Né queste essenze sentiamo solo
per brev’ora; no, come anche gli alberi
che sussurrano attorno al tempio presto diventano
cari quanto il tempio stesso, così fa la luna,
la poesia passione, le glorie immense,
ossessioni per noi finché non siano lietificante luce
all’anima nostra, e a noi si legano sì forte,
che, sia splendore, o tenebra tetra,
sempre con noi dimorano, o moriamo.

[tratto dal poema Endimione – John Keats]

 

*…And When The Daylight Comes…*

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Credo che sia una delle canzoni migliori dei Maroon 5 dai tempi di She Will Be Loved, e perfetta per una giornata così… Buon ascolto 😉

 

* …”Do You Understand?” cit. …*

“Aaaaaaaamamiiii come la terra, la pioggia, l’estateeeee
  aaaaamamiii come se fossi la luce di un faro nel mareeeee…”

ARGH! Per un momento ho seriamente pensato mi si fosse materializzata Emma dietro le spalle.

E invece no, era il figlio tamarro del vicino di casa che arrivava a tutta velocità con il volume della radio altissimo. Il che nella perfetta quiete che regna dove abito stona in una maniera pazzesca. Poche case da un lato della strada, sconfinate terre di noccioli dall’altro. Tutto ciò che si sente, a parte qualche macchina, ma solo quelle di chi abita qui, sono solo i cinguettii degli uccelli. E’ una vita che mi chiedo cosa hanno mai da dirsi tutto il giorno. Qualche volta che un merlo si posa abbastanza vicino al balcone di casa, provo a fischiare alla sua maniera. Il bello è che dopo tre secondi di silenzio, risponde pure, ma pur non capendo nulla, non confido su significati diversi dal questa-le-manca-qualche-rotella oppure, nel caso sia del posto, la versione in cinguettii del nel dubbio, a tua sorella. Come dargli torto, d’altronde. Se capita con i gatti, beh, quelli non te la fanno buona. Meaoooow, provi. E loro mettono su la faccia più schifata che hanno degnandoti giusto qualche istante d’attenzione.
Bisogna pur soddisfare qualche inclinazione idiota ogni tanto.

Prima che Emma mi urlasse in un orecchio, riflettevo, oltre che su tutte le maniere in cui una trave reagisce ad un cedimento, sulle parole del mio prof. Una volta a lezione mise su un’aria solenne e disse -Ragazzi, voi dovete avere pazienza. La Scienza delle Costruzioni è come… una bella donna. Ha bisogno di attenzioni. All’inizio pare scontrosa, altezzosa, inarrivabile, ma se vi ci mettete con pazienza e provate e riprovate giorno dopo giorno, vedrete che vi darà soddisfazioni. Inizierete a capirla bene e lei vi svelerà i suoi più profondi segreti. Ha bisogno di essere capita. E potrebbe nascere anche un bel rapporto, dopo.-

Ridemmo. Vabè, grazie prof, questa fa colpo sui maschi, che poi costituiscono la maggior parte della platea. Sulle donne un po’ meno, anzi. Messa su questo piano, l’approccio potrebbe addirittura diventare violento. Diedi poco peso a quelle parole e mi concentrai sull’affrontare in maniera più concreta lo studio. Essì, ora mi metto a fare pure la psicologa. Non basta già il rimediare ogni giorno alle tremile lacune lasciate dal corso.
Nonostante il moto di ribellione, però, alla fine ho dovuto riconoscere che non aveva torto. Certe parole ti restano nella testa e ronzano di continuo finchè non trovano uno spazietto dove posarsi. Mi son dovuta arrendere all’evidenza che lui, nonostante avrei preferito un’indicazione in più su come risolvere un esercizio e una in meno in merito a vizi e virtù della sua bella, aveva ragione. E’ una di quelle materie che non sai da che lato prendere all’inizio. Soprattutto se hai già deciso che non farai mai lo strutturista, ma son cose che devono far parte del bagaglio culturale di un ingegnere comunque. Poi è assurdo, te capisci una cosa e lei te ne rende un’altra, finchè insieme non arrivate a capo della questione. Finisce per piacerti, anche se non lo ammetteresti con anima viva.

Si da’ il caso che io sono più istintiva di ciò che sembro. Se una cosa non mi piace, non mi piace e basta. Non lo so nemmeno spiegare. Remo contro e finisco spesso per fare a capocciate con chi viene nell’altro senso, ma è più forte di me, se ho intravisto una strada che sento affine devo raggiungerla, pure se è disastrata o inadeguata. E’ mia, e ne ricaverò qualcosa di buono, di sicuro, nel percorrerla. Il “di sicuro” fa parte dell’istinto. Magari ci fosse qualcuno che dispensi certezze, di tanto in tanto. Macchè. Figurarsi che me l’ha letto in fronte anche la commessa delle gioielleria, ieri pomeriggio. In cerca di un regalo, insieme a mia madre, all’improvviso le fa dei complimenti per i suoi orecchini. -Me li ha regalati lei- dice, riferendosi a me. -Eeh, si vede che a te non piacciono le cose che piacciono a tutti!-. Grandioso, penso, pure questa adesso. Le avrei risposto si, e per punizione le cose che piacciono a me non piacciono mai a nessuno. Ma le ho sorriso e basta.

Capita, poi, come dicevo prima, che qualcosa mi fa cambiare idea. Tante storie per poi convincermi che, dopotutto, l’altro punto di vista non è poi così sbagliato. Basta lasciarsi andare, un po’, giusto il tempo di dare una sbirciatina dall’altro lato. Come quando cerchi la prospettiva migliore per scattare una foto. E se ne può trovare una che sia anche leggermente migliore.
Forse questo significa imparare. Allargare gli orizzonti e non fossilizzarsi su quel minimo raggio che possono coprire gli occhi ruotando lo sguardo, tenendo la testa ferma. Se giri la testa vedi più cose. Devi farlo però, e ciò che vedrai potrebbe sorprenderti.

In fondo ciò su cui insistono tanto i prof è, oltre alle nozioni, il dare una prospettiva. A loro interessa, e ne ho avuto la prova più di una volta, che si esca dall’università come persone che hanno spessore, che sanno cavarsela. Che sanno guardarsi intorno e costruire qualcosa di buono. Tra un anno magari dimenticherò come si fa un diagramma del momento, ma che l’apparenza è poca cosa rispetto a ciò che può celarsi dietro di essa penso proprio di no. E saper affrontare così tante altre questioni, non solo la Scienza.

Tutto ciò mi sembra così importante adesso, quasi alla fine. Avessi qualche rotella a posto, come auspicherebbe il merlo, tutte queste storie non le farei. Invece se mi trovo davanti ad un muro, bello alto, che sia un prof sibillino o una difficoltà qualsiasi devo riuscire a guardare oltre, mettercela tutta per mettere almeno il naso oltre quell’ammasso di cemento. Che non m’aiuta nemmeno l’altezza. Non mi do’ pace, però, finchè non riesco a capire, per sentirmi a mio agio e un po’ più sicura. Poche cose odio come il sentirmi inadeguata, soprattutto se poi non è nemmeno vero.
Chissà se ciò significa che son riuscita pure a ritrovarmi. Se ho trovato la mia sintesi. Però questo riguarda Hegel e le mie pippe mentali.

Non è poi così tanto tanto male la canzone di Emma.