*… Una Cosa Bella E’ Una Gioia Per Sempre …*

E’ sera. Lei si prepara per andare a dormire. Lui dorme nella stanza affianco, un muro li divide. Si rende conto sempre più di amarla, è il 1800 e certe dinamiche non sono assolutamente quelle di oggi. Se il giovane John avesse avuto un cellulare, ad esempio, avrebbe potuto scorrere i nomi nella rubrica, trovare ‘Fanny’ e mandarle uno squillo. Lei avrebbe sorriso e risposto allo stesso modo. Invece John, separato dal suo amore, per farle sapere che lui è lì e sta pensando a lei si avvicina al muro, e con il pugno chiuso, ma non troppo stretto, bussa. Una sola volta, delicatamente. La reazione è la stessa. Lei sorride e indugia un momento. Ha capito, è lui. Le sta dicendo ehi sono qui, ci sono, sono qua, addormentati pensando a me. Stringe il pugno anche lei. Un leggero tocco al muro. John era certo che lei avrebbe capito, senza parole, senza troppo clamore. Allora avvicina la testa al muro, quasi sapesse che lo sta facendo anche Fanny. E restano così, appoggiati entrambi, nello stesso punto su due lati diversi, lontani per toccarsi ma vicini abbastanza per permettere alle loro anime di abbracciarsi.

Questa è una scena di Bright Star, film sulla vita del poeta John Keats. Visto poco fa. E mi ha colpito così tanto che non volevo dimenticarla. Il film ha un ritmo lento, perfetto per raccontare gli avvenimenti dell’epoca, ma quasi esasperante dati quelli a cui si è abituati adesso. E’ in un ritmo così però che si apprezza il valore di una poesia. Poesie e lettere attorno le quali ruota tutto il film. Particolarmente importanti quando, costretti a star lontani, John prega Fanny di rispondere alla sua lettera usando parole dolci, per consolarlo e di baciarle affinchè lui potesse posare le sue labbra dove erano state le sue. Decisamente un romanticismo d’altri tempi, ma bello da scoprire e ricordare.

Una cosa bella è una gioia per sempre:
cresce di grazia; mai passerà
nel nulla; ma sempre terrà
una silente pergola per noi, e un sonno
pieno di dolci sogni, e salute, e quieto fiato.
Perciò, ogni mattino, intrecciamo
una catena di fiori per legarci alla terra,
malgrado lo sconforto, il disumano vuoto
d’animi nobili, i giorni tristi,
le perniciose e ottenebrate vie
della nostra ricerca: si, malgrado tutto,
una forma bella il drappo toglie
allo spirito triste. Così sole, luna,
alberi antichi, e nuovi, germoglianti felicità d’ombre
per l’umile gregge; e narcisi
col verde mondo in cui abitano; e chiari ruscelli
che cercano un fresco tetto
contro la torrida stagione; il cespuglio nel bosco,
colla spruzzata di boccioli della bella rosa muscata:
e così anche la magnificenza del destino
che immaginiamo per i morti illustri;
tutti i racconti belli uditi o letti –
una fonte infinita di bevanda immortale,
cola per noi dall’orlo del cielo.

Né queste essenze sentiamo solo
per brev’ora; no, come anche gli alberi
che sussurrano attorno al tempio presto diventano
cari quanto il tempio stesso, così fa la luna,
la poesia passione, le glorie immense,
ossessioni per noi finché non siano lietificante luce
all’anima nostra, e a noi si legano sì forte,
che, sia splendore, o tenebra tetra,
sempre con noi dimorano, o moriamo.

[tratto dal poema Endimione – John Keats]