*… Strangers Like Me …*

Una cosa che davvero non sopporto sono i giudizi superficiali. Quando così, alla leggera, si spara a zero su qualcuno o qualcosa senza nemmeno approfondirne la conoscenza. Anche di un minimo. Il più delle volte si tratta di una sorta di trappola, nella quale non è difficile cadere, anche per la sottoscritta. Ma almeno provo a tenere a freno la lingua e ad odiarmi profondamente quando una certa apparenza fa si che scattino nella mente considerazioni affrettate e fuori luogo.

Anni fa ero al bar di fronte alla mia scuola con mia madre. Eravamo in fila davanti al bancone per ordinare e dietro di me c’era un’altra ragazzina che a stento conoscevo. Ad un certo punto, con aria allucinata mi disse -Ma tua madre è straniera??-.
Perplessa, la guardai. Cercavo in qualche maniera di capire com’è che fosse arrivata a quella brillante deduzione. Non che ci fosse qualcosa di male o di strano in un’affermazione del genere, ma ero curiosa di sapere in che modo potesse apparire tale, visto che l’idea non mi aveva mai sfiorata minimamente. Le dissi allora -Perchè, scusa?- e lei, che sembrava ignara del fatto che mia madre intanto seppur di spalle stava ascoltando l’improbabile conversazione, si affrettò a dire che poichè biondissima, carnagione e occhi chiari e inoltre non spiccicava parola, non poteva che essere straniera. Elementare, Watson. La rassicurai sul fatto che fosse nata e cresciuta in Italia, ma non contenta aggiunse -Davvero?- al che risposi -Si cara, penso che se non fosse stato così l’avrei certamente saputo-. Immagino che se ne fece una ragione, visto che ordinammo e andammo via senza dire altro.
Quella però non fu l’unica volta che capitò una cosa del genere. Qualche tempo dopo, infatti, ci trovavamo da Tezenis a fare shopping. Si avvicinò una signora che, senza accorgersi che mia madre stesse di spalle e immersa ad esaminare delle taglie, chiese -Scusi, ma secondo lei questo è un pigiama?-. Non pervenì risposta e io che vidi la scena da poco lontano notai che proprio non aveva sentito la signora. La quale imbarazzata concluse -Ah si vede che è straniera, non mi ha capita.-. Mi guardò per cercare conferma della sua considerazione. Io non riuscii a dir nulla prima di scoppiare a ridere e mentre mia madre si stava voltando attirata dal movimento, la signora andò via contrariata. Le raccontai velocemente cos’era accaduto e finimmo a ridere di nuovo.
In seguito a questi due episodi iniziammo a rassegnarci. Già parlai della volta in cui una mia amica ed io fummo scambiate per polacche da un signore anziano in un pullman. Addirittura mia madre mi racconta che quando incontra donne dell’est nei mezzi pubblici nota espressioni di sollievo sui loro volti. Come se si rilassassero nel vedere una presunta conterranea.

C’è una donna dell’est che vive ormai da anni nel nostro paesino che sente un particolare feeling con mia madre. E’ una bella donna, alta, bionda, che ce la mette tutta per integrarsi e sentirsi del posto. Vorrei dirle che è una vita che ci provo io che son nata soltanto a 40 km di distanza, ma tralasciamo. In particolare quando vede mia madre, che sia al supermercato o nella sala d’aspetto del medico, diventa pure più spigliata, come se avesse vicina un’alleata. Anche se più che alleata è semplicemente aperta e di modi gentili, come con chiunque altro. Un giorno mi feci raccontare la storia di questa signora. Una storia che tutti hanno sentito almeno una volta. Quella classica. Venne in Italia da ragazza, trovò lavoro come colf in una famiglia della quale dopo anni fece proprio parte, perchè la coppia si separò e iniziò una relazione tra lei e il capofamiglia. Qui nasce uno dei giudizi più superficiali che si sentono dire in giro. Le donne dell’est sono delle rovina-famiglie. Arrivano belle, sempre in tiro e sensuali a conquistare (per rubarne i soldi, ovvio) l’uomo di turno scontento della propria relazione coniugale. Per cui vengono additate e allontanate dalle donne italiane che si sentono offese dalla loro presenza. Io non nego che ci siano anche casi del genere. Dall’altro lato però io vedo tante, tante donne italiane che non aiutano la situazione per niente.

Per non farla tragica, vorrei solo ricordare un punto del monologo di un comico, che al momento non ricordo chi è, che diceva più o meno così: “Le mogli se la prendono sempre con i mariti. Non c’è niente da fare. Quando lui torna la sera a casa dopo una giornata di duro lavoro, stanco, distrutto, che a stento trascina i piedi a terra per camminare e prova a dire -Non ce la faccio più, sono esausto, oggi il lavoro è stato pesante- lei risponde sempre -Eeeeh tu sei stanco? E che hai fatto? Sei solo andato a lavoro. La MIA giornata è stata pesante. Da stamattina ho fatto i letti, ho spazzato, fatto i panni, stirato, lavato a terra, fatto la spesa, presi i bambini a scuola, cucinato, lavato i piatti, spolverato e mo ti sto preparando pure la cena. Io nun c’à facc’ cchiù. Io ho lavorato. E mi vieni a dire pure che sei stanco. Guarda qua come sto combinata io! E la giornata ancora non è finita! E poi tu non fai mai niente in casa!-“.

Ed è così che sembriamo anche da fuori, trasandate e isteriche. Questo mi fa arrabbiare, perchè appunto ho avuto modo di capire di cosa sono capaci superficialità e ottusità. Generano incomprensione, scontentezza e pregiudizio. E una facilità spaventosa nel dare la colpa allo straniero, piuttosto che a se stessi. Come se ci fosse bisogno della bionda-fatale per far finire un matrimonio, in queste condizioni, senza considerare che basterebbe anche un’altra italiana messa un po’ meglio.

E invece no. E’ colpa della colf. E, da qualche anno, è colpa dei cinesi se l’economia italiana va a rotoli. Relazioni causa-effetto da brividi. Non è che, per dire, i cinesi trovino terreno fertile per i loro affari in un Paese dove l’economia fa schifo di suo? E nel frattempo, io continuo a vedere gente ipocrita pronta ad additare il diverso come una minaccia. Ipocrita perchè quella minaccia un istante prima le fa comodo, quello dopo ne sparla tremendamente. L’altro giorno entrai in un negozio d’abbigliamento cinese. Non mi faccio alcun problema, soprattutto da quando ho scoperto che la mia adorata felpa Ferrari ha un bel Made In China stampato sull’etichetta. Presi una graziosa maglia a stampe floreali e mi avvicinai alla cassa. C’erano due signore avanti con l’età davanti a me che tentavano in ogni modo di tirare sul prezzo di ciò che stavano acquistando. Dietro al bancone una giovane cinese con aria smarrita. Ripeteva come un disco rotto che la merce era già in saldo e non poteva fare ulteriori sconti. Quel po’ di italiano che sapeva l’aveva già esaurito da qualche minuto. Le signore continuavano ad insistere e lei non sapeva più come farglielo capire. Era imbarazzata e spaesata. Mi sentii male per lei. Chi diavolo ha il diritto di pensare anche solo per un istante che persone come lei si divertino a vivere in un Paese di cui non capiscono lingua, usi e costumi e non amerebbero mille volte di più guadagnarsi quei pochi soldi tra la propria gente? Se fosse stata un’italiana al primo NO avrebbero desistito subito. E’ italiana, magari ha figli da sfamare a casa e sta lavorando sodo. Quella lì è straniera, invece, è venuta qui solo per prendersi i nostri soldi, è giusto metterla in croce più del solito. E’ così che si ragiona. Almeno avessero un minimo di coerenza. Se disprezzi tanto, non venirci proprio. Mentre pensavo a queste cose e ad una maniera per farglielo capire senza essere troppo scortese la cinese mi notò. Capì che a causa loro stavo aspettando da un po’ e il fatto che le stessi guardando la mise in ulteriore imbarazzo. Decise allora di mettere le signore in stand-by da un lato del bancone e far pagare prima me. Fece in modo che ne guadagnassimo entrambe. Io mi sbrigavo, lei prendeva tempo e si toglieva un paio di occhi di dosso. Infatti dovetti andar via e mentre uscivo sentivo le signore finalmente capitolare.

Chissà quante volte le sarà successo. Chissà quanti sguardi accusatori la bionda deve sopportare ogni giorno. E ci sarebbe un elenco infinito da fare. Chi può giurare che un giorno non potrà trovarsi nei loro panni in un Paese sconosciuto a fare un lavoro che non gli piace con il pensiero rivolto costantemente ai propri sogni, sempre che ce ne siano ancora? Chiunque può apparire straniero agli occhi di una qualunque altra persona. Non è così difficile. E non lo sarebbe nemmeno mordersi la lingua una volta in più e dire una stronzata in meno. Perchè per una volta si potrebbe guardare negli occhi chi si ha di fronte e vederci del dolore. Un’ombra sul viso, che scappa via veloce mentre una finta espressione spavalda prende il suo posto.
Nell’esser pronti a riconoscere che anche noi siamo degli stranieri per loro che non sono nati qui, ci scommetto che ne potremmo guadagnarci tutti.

Un sorriso.

“Voglio sapere, puoi farmi capire?
Io voglio sapere di questi stranieri come me

Dimmi di più, per favore fammi capire
C’è qualcosa di familiare in questi stranieri come me…”

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16 pensieri su “*… Strangers Like Me …*

  1. Cavolo!! Ma che brava sei a scrivere!! Hai espresso un concetto così complicato e difficile come l’interazione, la considerazione e il rispetto, in un modo così simpatico e “leggero” da avere la voglia di leggere per vedere come finiva!!

    Mi è piaciuto proprio!! ☺😉
    Buongiorno!!!

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    • Per la storia del bar io capii dopo che lei aveva sentito tutto, lì per lì pensavo stesse distratta. Dopo mi disse che stava ascoltando divertita per capire dove si andava a finire! La seconda volta invece davvero non sentì…
      Può essere si che siano dovuti alla fretta, però a me fa rabbia perchè penso che se su stupidaggini come questa si diventa così superficiali, figuriamoci su questioni più importanti! Si finisce a sentir propri dei diritti che non appartengono a nessuno…

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  2. Per non parlare della volta in cui mio fratello mi chiese come facevo a conosce una famiglia di olandesi e alla fine uscì fuori che si trattava di te xD

    I giudizi affrettati nascono sempre dalla prima impressione, che in effetti è quasi sempre sbagliata, ma aiutano a giustificare un bel mucchio di cose. Sono economici. Che uno sconosciuto pensi per te è più veloce e conveniente. Ricordo che in tv lo dimostrarono come si crea un effetto gruppo, tipo le ola allo stadio, ciò che il gruppo ritiene vero finisce per pensarlo anche un singolo appena arrivato in un modo o nell’altro.

    Le persone poi si alternano, camminano, si cambiano l’una con l’altra. L’importante è essere sé stessi, più che uniformi. Studiando ho letto che per i cinesi il contrario di Armonia, non è caos, bensì uniformità. L’uomo deve sapere essere sé stesso nel gruppo, capace di pensare e arricchire il mondo.

    Sono grandi le parole di Confucio: l’uomo comune si confonde nel gruppo ma non si distingue da esso, l’uomo grande riesce ad entrare nel gruppo e ad essere diverso, armonizzandosi.

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    • Haha l’olandese, si, me l’ero dimenticato!

      Ma sai che è davvero interessante? Armonia contrapposta all’uniformità, wow non ci avevo mai pensato. Diversi e in armonia, è una cosa bellissima. Intanto è vero che in maniera automatica si tende ad identificarsi in un gruppo assumendone le caratteristiche, ma senso critico e curiosità potrebbero salvare…

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  3. Sulla mamma: ne so qualcosa! Da quando son bambino prendono mia mamma per tedesca. Al ristorante le si sono rivolti più di una volta in tedesco. Ci siamo sempre messi a ridere…
    Io stesso, con la mamma “Deutsche”, non ho proprio la tipicissima faccia mediterranea. Non sai le risate, all’estero, le volte in cui sono con stranieri, quando sento commenti di italiani che mai e poi mai mi avrebbe pensato connazionale.
    Infine. Gli stranieri. Neanche immaginiamo i sacrifici, le rinunce, le difficoltà di quella gente. La nostalgia della propria aria, della propria lingua. Della propria terra. Altro che rubare soldi. Altro che distruggere famiglie. E se fosse che tante di quelle persone hanno ancora quella certa genuinità che noi magari abbiamo perso? E se fossero ogni tanto anche sentimenti veri?
    Giudicare è la cosa più facile del mondo, non serve neanche saper mettere in riga tre parole, può bastare uno sguardo, lo sguardo sprezzante dell’ignoranza.

    (Ehi, non volevo essere troppo duro, eh – che belli quei passati remoti nel testo, variante che mi ricorda tanto i miei amici del sud! 😉 )

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