*… …*

“Come aveva illuminato tutta quanta la sua vita, il lume dell’intelletto lo soccorse in quel momento, e lui capì.

Avevano ragione quegli uccelli.

Lui poteva volare, sì, più in alto.

Ed era l’ora, sì di andare a casa.

Abbracciò con un ultimo sguardo il suo cielo, i magnifici campi del cielo, dove aveva imparato molte cose.

«Sono pronto» disse alfine.

E il gabbiano Jonathan Livingston fece prua verso l’alto, scortato da quei due splendidi uccelli, e scomparvero insieme nella notte.”

[Il Gabbiano Jonathan Livingston – R. Bach]

*… Confusione …*

Già lo so, va a finire che questa notte non chiudo occhio.

Altro che topi, cani, gatti, lucertole e zanzare.

O lupi. Dieci anni fa Lara aveva le pistole ed io nessuna esperienza, adesso ce l’ho e il convento passa arco e frecce. Con il risultato che la situazione non è poi tanto migliorata. Anzi, volano pure più bestemmie di prima.

Il fatto è che la mia cara A. non può fare certe affermazioni e poi cambiare argomento come se niente fosse. Come se non sapesse che la mia espressione sbalordita potrebbe riaffiorare ogni volta che ripenserò alle sue parole.

Perchè se mi dici che confondi Sant’Agostino con Tommaso D’Aquino nello stesso modo in cui confondi Kevin Costner con Bruce Willis, io posso restarci secca dalle risate, prima, da migliaia di interrogativi mistici, dopo.

E poi non si potrà divagare più su filosofia, musica, torte Sacher e vita e opere di ClioMakeUp mentre si lavora alla tesi.

Un vero guaio.

Quindi, in mancanza di colpi di genio, attendo delucidazioni in merito.

E magari un’altra giornata come questa 😆

*… Sulla Riva Del Mare Silente …*

 

Sulla riva del mare silente
si è levata la notte, e la luna
si fa largo attraverso le nubi,
e si sente sussurrare i flutti:

Quell’uomo, laggiù, certo è un pazzo,
o deve essere innamorato,
perché ha l’aria avvilita e contenta,
è contento ed è insieme avvilito?

E la luna guardandolo ride,
e con limpida voce dichiara:
Quello è innamorato ed è pazzo,
e per giunta è anche un poeta.

[Heinrich Heine]

[picture by yuegene-Deviantart]

*… Save Tonight …*

E’ una delle canzoni che amo di più. Save Tonight di Eagle Eye Cherry ha una bella musica e un testo semplice, ma perfetto, perchè nessuna parola in più potrebbe rendere meglio il messaggio della canzone. Inoltre il suo video ufficiale è uno dei più riusciti che conosca. Non dico il perchè, bisogna guardarlo per capire, ma posso assicurare che è sorprendente. Anzi, se qualcuno fosse abbastanza incuriosito da dargli un’occhiata mi piacerebbe sapere cosa ne pensa (:

Per me è un esempio, anche abbastanza ironico, di come alla fine il caso non esiste, e che in maniera sorprendente delle scelte ne condizionano altre, conseguenze apparentemente insignificanti determinano situazioni che non avremmo mai immaginato in una sequenza di cause-effetti che ti precede ogni qualvolta ti vien voglia di fermarti e guardarti per un attimo alle spalle e sorprenderti della maniera assolutamente originale, magari non priva di senso dell’umorismo oppure terribile, in cui ti sei ritrovato proprio lì, in quell’istante, con un sorriso stampato sul viso e un ricordo che porterai per sempre con te.

Go on and close the curtains
Cause all we need is candle light
You and me and a bottle of wine
Going to hold you tonight

Well we know I’m going away

And how I wish, I wish it weren’t so
So take this wine and drink with me
Let’s delay our misery

Save tonight
And fight the break of dawn
Come tomorrow
Tomorrow I’ll be gone

There’s a log on the fire
And it burns like me for you
Tomorrow comes with one desire
To take me away it’s true

It ain’t easy to say goodbye

Darling please don’t start to cry
Cause girl you know I’ve got to go
Oh Lord I wish it wasn’t so…

Save tonight
And fight the break of dawn
Come tomorrow
Tomorrow I’ll be gone

Tomorrow comes to take me away
I wish that I, that I could stay
Girl you know I’ve got to go
Oh Lord I wish it wasn’t so…

*… Bonfire Heart …*

“And I’ve been looking at the stars for a long, long time
I’ve been putting out fires all my life
Everybody wants a flame, but they don’t want to get burnt …”

Guardavo quelle piccole fiamme prendere vita a pochi centimetri dai miei piedi. Erano vivaci e imprevedibili, sorprendentemente belle. Belle perchè ero riuscita a prendermene cura, finalmente. E loro ringraziavano sfoggiando tutte le loro sfumature migliori. E i miei occhi sorridevano e loro ci si riflettevano vanitose. Ho avvicinato le mie mani a quel piccolo falò. Fa caldo lo so. Ma quello è il tipo di calore che riscalda il cuore, non la pelle.
Con le gambe incrociate e una brezza leggera tra i capelli pensavo alla fatica che mi era costato quel momento. Pensavo alle tempeste. Al vento forte, quello che ce la mette tutta per trascinarti via. Alle giornate in cui con un piglio più forte del suo son riuscita a non farmi spostare nemmeno di un centimetro. E sono rimasta lì con la mia luce, il mio calore e con le orecchie ben aperte ad ascoltare cosa stesse accadendo intorno. Perchè al suono del vento ti abitui, diventa un sottofondo uniforme e riesci a distinguere altri suoni. Parole nuove, belle canzoni, toni di voce rilassati e perfino divertiti qualche volta.
Guardavo quelle fiamme ed ero felice. Non avevo assecondato il vento. Non mi ero alzata di scatto voltando le spalle a quella piccola grande fonte di energia, tanto forte quanto fragile al primo segno d’abbandono. Non ero corsa alla cieca sotto alla pioggia cercando assurdamente di ricomporre frasi da frammenti di carta ritrovati qua e là tra un cespuglio e l’altro. Sono rimasta alla mia postazione e mi sono accorta, stupita, di come quelle frasi mi arrivavano alle orecchie, declamate da altre voci.
Ho sorriso.
E’ stato mentre badavo al mio piccolo falò che chi aveva smarrito quelle parole era riuscito a ritrovarle, dopo aver vagato a lungo invano.
E se l’udito non mi ha ingannata, pare fossero felici di aver scorto tra i fitti e bassi rami degli alberi alcuni bagliori provenienti da una piccola radura in lontananza.

 

*… Cuore Rosso …*

 Preferiva farsi chiamare “Ferrari” e basta, come faceva il suo barbiere ogni mattina. E teneva al riparo la sua anima dietro gli occhiali scuri. Che si poteva dire di sicuro ne possedesse una un motore, più che un essere umano. E si poteva parlar male di lui ma non delle sue auto. Quelle che sono state tutta la sua vita. Quelle a cui ha dato una vita e che continuano a brillare di luce propria e che pronunciano il suo nome ogni volta che si mettono in moto.
E’ il suo nome quello nascosto in ogni lacrima di gioia o di tristezza mentre ti mordi le mani davanti alla tv, o chissà magari un giorno in piedi sugli spalti di un circuito. E in quel nome c’è umanità e dolore, quello grande e insopportabile di chi sa amare senza ritegno un figlio come un grande pilota o come sua madre, l’Alfa Romeo, che sentiva di aver pesantemente tradito con la sua prima vittoria con una Ferrari.
E quando una sua auto ti sfreccia vicino in autostrada o chissà dove e quel nome ti salta inevitabilmente nella testa tutta quell’energia e quella potenza e quell’umanità e quel dolore e quella tristezza e quella gioia ti esplodono dentro non puoi che trattenere a stento l’euforia e sorridere. Perchè il tuo è un piccolo cuore che si è appena riacceso illuminandosi di una passione come quella che tanti altri custodiscono nei propri sparsi per il mondo.

Ferrari se ne andò 25 anni fa in silenzio, come lui aveva voluto e oggi lo ricordo con una delle sue citazioni, quella che amo più di tutte perchè sprona a fare sempre meglio e a criticarsi, di credere sempre in qualcosa di più bello e importante. E andare avanti, sempre.

“Spesso mi chiedono quale sia stata la vittoria più importante di un’autovettura della mia fabbrica e io rispondo sempre così: la vittoria più importante sarà la prossima.

[Enzo Ferrari]

*… Piccole (Grandi) Note Di Un Grande (Piccolo) Viaggio …*

Serramezzana (SA)

Quando si dice che il buongiorno si vede dal mattino. Prestissimo. In particolare nel momento in cui il tuo benzinaio di fiducia ti chiede scandalizzato Serra-checcosa? un secondo dopo che hai scandito il nome della tua destinazione. La cosa bella è che non è stato nemmeno l’unico in tutta la giornata.
E poi tra qualche problema tecnico, aggregati dell’ultimo momento, tracollo delle ore di sonno a disposizione e fiato sospeso percorrendo strade degne di uno spettacolare rally, credo che le ultime 48 ore non potevano riservarmi più scoperte e momenti speciali di così.

Tanto per cominciare, scoprire di avere ancora una spalla in pieno possesso delle sue facoltà di movimento dopo che mio fratello ci si è addormentato sopra, mentre con una mano evitavo che mi crollasse completamente addosso e con l’altra reggevo il navigatore.

Scoprire che nemmeno avvicinandoti alla tua destinazione la gente del posto ha un’idea ben precisa di dove ti stai recando, e meno ancora del perchè.

Scoprire paesaggi meravigliosi e paesini elegantemente aggrappati sulle colline, che non solo sono più piccoli di quanto avessi immaginato, ma hanno addirittura più frazioni di quelle che riterresti possibili. Il che è anche affascinante. Peccato che solo Google Maps la pensasse diversamente.

Scoprire che tre mesi della propria vita occupati in un progetto di Pianificazione del Territorio che riguardava lo studio di 12 paesini della Comunità Montana Alento Monte Stella sono stati proficui per capire una realtà fatta di dinamiche così diverse da quelle frenetiche alle quali si è abituati. Tra i pro e i contro, mi sono resa conto guardando con i miei occhi che davvero trasformare i secondi in potenzialità è più arduo di quanto immaginassi.

Scoprire che il concetto di “bar” non è uguale dappertutto. Ma anche quello di ospitalità e amore per la propria terra.

Scoprire che se fai capire ad un cane che può senza timore mangiare il mezzo panino sgraffignato chissà dove vicino a te mentre sei occupata a fare foto, lui dopo ti seguirà per tutto il paese con aria soddisfatta.

Scoprire che non si è mai troppo grandi per un giro in altalena.

Scoprire solo oggi di essermi abbronzata a scoppio ritardato. Alla mia pelle fa davvero così schifo l’idea di prendere un colorito di un tono anche leggermente in più.

 Scoprire che si può benissimo chiamare fortuna sfacciata la probabilità che la persona a cui si stanno chiedendo indicazioni per il ristorante sia uno dei camerieri. Che per la cronaca e con le dovute ipotesi, è di uno su 70 abitanti della frazione.

Scoprire qual è l’unica panchina del paese dove per bontà divina il cellulare prende la linea.

Scoprire che nonostante si venga da posti lontani e diversi, incontrarsi ancora in un altro che è tra i più sperduti della Regione sembra alla fine la cosa più normale di questo mondo. La più straordinaria allo stesso tempo, perchè non è da tutti i giorni vedere annullarsi il numero di chilometri che normalmente si frappongono tra te e un abbraccio di quelli veri.

*… Shine …*

Tra cacao amaro volato dappertutto e ustioni ai polpastrelli elegantemente evitate, ho trascorso il pomeriggio a preparare muffins per la gioia di chi si unirà a me, domani, al mio Name’s Day. Si perchè se non studio, leggo, cazzeggio, gioco (a Tomb Raider, l’ultimo ndr), rompo le scatole o esco, mi lancio in qualche impresa culinaria per la disperaz… gioia dei più coraggiosi.
E a proposito di Name’s Day, come sempre mi viene in mente una vecchia amica, omonima, che ormai non sento più da una vita, la solita storia delle strade diverse e delle amicizie che a chiamarle tali era davvero un insulto. Comunque, andando per associazioni di idee alquanto contorte, perchè poi le cose che ti restano più impresse sono le emozioni che porti nel cuore più che parole o fatti che nella mente finiscono per perdersi, lei mi ricorda una canzone. Quella che mise su una fredda mattina nel pullman che dall’albergo ci portava, insieme al resto della squadra, ad un altro, a Monopoli, dove si teneva il campionato di scacchi al quale stavamo partecipando. Tristi e particolarmente sfiduciate avevamo bisogno di una carica. Perfino io ero parecchio giù. Lei presa da un moto d’ottimismo controcorrente, prese il cellulare. Non so le altre, ma riuscì a mettere di buon umore me. Al momento bastò, se non altro, a farmi sorridere, il che guidò tutto il resto.  Shine.

*… Ti E’ Mai Successo? …*

Ti è mai successo di sentirti al centro
Al centro di ogni cosa al centro di quest’universo
E mentre il mondo gira lascialo girare
Che tanto pensi di esser l’unico a poterlo fare

Sei così al centro che se vuoi lo puoi anche fermare
Cambiarne il senso della direzione per tornare
Nei luoghi e il tempo in cui hai perso ali, sogni e cuore
A me è successo e ora so volare

Ti è mai successo di sentirti altrove
I piedi fermi a terra e l’anima leggera andare
Andare via lontano e oltre dove immaginare
Non ha più limiti hai un nuovo mondo da inventare

Sei così altrove che non riesci neanche più a tornare
Ma non ti importa perché è troppo bello da restare
Nei luoghi e il tempo in cui hai trovato ali, sogni e cuore
A me è successo e ora so viaggiare

Oltre questa stupida rabbia per niente
Oltre l’odio che sputa la gente
Sulla vita che è meno importante
Di tutto l’orgoglio che non serve a niente

Oltre i muri e i confini del mondo
Verso un cielo più alto e profondo
Delle cose che ognuno rincorre
E non se ne accorge che non sono niente
Che non sono niente

Ti è mai successo di guardare il mare
Fissare un punto all’orizzonte e dire:
”È questo il modo in cui vorrei scappare
andando avanti sempre avanti senza mai arrivare”

In fondo in fondo è questo il senso del nostro vagare
Felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare
Gettarsi in acqua e non temere di annegare
A me è successo e ora so volare

Ti è mai successo di voler tornare
A tutto quello che credevi fosse da fuggire
E non sapere proprio come fare
Ci fosse almeno un modo, uno, per ricominciare

Pensare in fondo che non era così male
Che amore è se non hai niente più da odiare
Restare in bilico è meglio che cadere
A me è successo, amore, e ora so restare.

[Ti è mai successo – Negramaro]