*… Tieni In Vita Un Sogno …*

“Nel frattempo senti rumoreggiare e turbinare in un vortice vitale una folla di gente intorno a te, senti, vedi la gente vivere, – vivere nella realtà, vedi che la vita per loro non è proibita, che la loro vita non si dilegua come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova di continuo, è di continuo giovane e nessun suo momento è simile ad un altro, mentre è triste e monotona fino alla trivialità la timorosa fantasia, schiava dell’ombra, del pensiero, schiava della prima nuvola che d’improvviso vela il sole e colma di angoscia un autentico cuore pietroburghese, che tanto ha caro il proprio sole, – e quale fantasia c’è ormai nell’angoscia! Senti che alla fine si stanca, si esaurisce in un’eterna tensione, quella inesauribile fantasia, perché ti fai uomo, perdi i tuoi precedenti ideali: essi si frantumano in polvere, in pezzi; se non hai un’altra vita, allora ti tocca costruirla con quei pezzi.

Ma nel frattempo l’anima chiede e vuole qualcos’altro!

E il sognatore fruga invano, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere almeno una scintilla, per soffiarci sopra, per scaldare al fuoco rinnovato un cuore ormai freddo e ridestare in esso tutto ciò che prima gli era caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e ingannava tanto magnificamente!”

[tratto da Le Notti Bianche – F. Dostoevskij]

*… Non Diventare Grande Mai …*

Se l’avessi vista arrivare prima mi sarei nascosta dietro il palloncino gigante di Peppa Pig. Quello che l’altro giorno fedelmente attaccato al polso di mia cugina ha rischiato di far scoppiare diversi incidenti diplomatici tra noi e i passanti.
E invece no, mi è piombata alle spalle, a tradimento. In tutto sarà stata la seconda volta che l’ho beccata dai tempi del liceo.

Ciaoooo Biancaaaaa!

Ciao! Ma da quanto tempo!

“Eeh! Tutto bene? Che stai facendo?”  ha risposto, anche se dal sorriso mi è sembrato di capire che la sua testa fosse già altrove e stava preparando la rappresaglia vera e propria.

Beh sai sono vicina alla laurea e…

Ma lo sai che ho iniziato dei nuovissimi corsi di danza e zumba proprio dove abiti tu?? Mi raccomando non puoi mancare, ci tengo, devi venire assolutamente, ovviamente per te tutto gratis, ti troverai benissimo… Ci tengo davvero, vieni a trovarmi, fatti vedere, ti aspetto!

“… la tesi sperimentale è faticosa ma è davvero un’esperienza interessante, il campo ferroviario è affascinante, è dura avere a che fare con il simulatore di traffico ferroviario che m’impalla il pc perchè è troppo vecchio, ma dovevi vedermi come sono saltata di gioia dalla sedia quando ho trovato i ritardi che inceppavano tutte le corse e i treni restavano fermi alle stazioni per minuti e minuti e… si lo so, non l’avrei mai detto neanch’io, esultare per un treno che ritarda. E poi finalmente c’è da mettere in moto la testa, cercare una soluzione ad un problema, mettersi al tavolo con i ricercatori e porre domande, proposte, obiezioni. E l’atmosfera che si prova in un ufficio vero, invece che in un’aula, è così diversa…”

Mi raccomando, ti aspetto, vieni a provare una volta, mi farebbe tanto piacere!

Ma certo, è bello che tu faccia una cosa che ti piace…

Sisisi, ci vediamo allora, ciaooo!

Ciao. Son rimasta lì impalata con Peppa che mi svolazzava affianco. Un mare di parole bloccato da qualche parte più giù della gola. Alla faccia di quel “70% ascoltare e 30% parlare” che lessi da qualche parte riguardo alla comunicazione verbale.

Che poi solo la zumba ci manca. Ci pensavo questa sera mentre tornavo a casa. Al tramonto, la stessa strada che oggi avevo già percorso alla luce dell’alba. Mi son ricordata di quando questa era la routine, di quando non ne potevo più di orari impossibili e alzatacce. Della dicitura “pendolare” sui documenti per la borsa di studio.

E pensavo che, in fondo, non mi dispiace che tutto sia ricominciato. Sotto una prospettiva diversa, però. Una prospettiva nuova. Stimolante. Con un altro tipo di forza e un’altra testa. Con qualche esperienza in più e tanto altro da progettare e scoprire. E sognare, lavorare.

Ops, e comprare una torta. Tra un “-are” e l’altro stavo per dimenticarlo.

Si dice che si chiami l’anno d’oro. Quello in cui capita che il numero degli anni compiuti e quello del giorno di nascita coincidono. Coincidenza che dovrebbe rendere l’anno particolarmente straordinario. Un concetto attaccabile su tanti di quei fronti che per me vale, diciamo, quasi quanto quella canzone “I migliori anni della nostra vita” che proprio non sopporto, per il semplice motivo che è come se affermassi a priori, predicendo il futuro, che tutti gli altri anni della mia vita (non un intervallo di tempo qualsiasi, la vita eh..) faranno schifo. La stessa cosa più o meno sarebbe quest’anno d’oro.

Io invece l’intervallo me lo riduco. Faccio di testa mia. Ci saranno giorni all’interno di mesi più gratificanti, ore più felici in un giorno e istanti in un minuto indimenticabili. Questi si. Questi valgono tantissimo. E ci saranno.

Me lo auguro… (:

E d’accordo Finardi, ma il tocco d’allegria al post mi serve ed Avril resta sempre Avril 😀

*… “Hai Un Mattino Per Me?” …*

Come se io chiedessi un’elemosina

e nella mano sorpresa uno straniero

mi mettesse un regno, e la chiudesse,

e io restassi immobile, confusa –

come se io domandassi all’oriente

‘Hai un mattino per me?’

ed esso alzasse le sue purpuree dighe

e mi inondasse annegandomi d’aurora.

[Emily Dickinson]

[picture: Oriental Sunlight by TakeMeToAnotherPlace – Deviantart]

*… Back To Life …*

Quando camminiamo fino al limite di tutta la luce che abbiamo, e facciamo un passo nell’oscurità del non conosciuto, dobbiamo credere che accada una di queste due cose. Ci sarà qualcosa di solido su cui mettere il piede, o ci verrà insegnato a volare.

[Patrick Overton]

Silenzio. Solo e soltanto silenzio. Nessuna parola, nessun suono, nessun pensiero. Niente di niente.
Doveva tacere tutto. Zitte le parole scritte sulle pagine che porto con me ovunque. Mute quelle conservate in quello spazio piccolo tra i circuiti e le cuffiette dell’mp3. Anche lui sempre con me, nella borsa. Se ci sono loro nessun posto è troppo freddo o troppo buio o troppo triste. Troppo affollato o estraneo. Da nessun angolo della testa partono proposte di azioni sovversive. E non c’è mai silenzio. Non c’è mai uno di quei cartelli con su scritto stiamo lavorando per voi a scusarsi della mancanza delle solite attività. No. Qualcuno che vaga nei corridoi lo si trova sempre. Un pensiero solo o in compagnia di qualche amica idea balorda. Certi amano passare in schieramenti, ordinati e precisi, qualcun’altro aspetta dietro l’angolo che finisca la parata per godersi un po’ di tranquillità. E per passare senza esser visto. Magari in penombra, con passo felpato. Magari non avrebbe nemmeno chissà cosa da temere, ma adora i film d’azione e non ci si può far niente, solo assecondarlo.

Stavolta però non c’era davvero nessuno. Tutti al sicuro nascosti dietro le loro porte. I corridoi erano deserti. Ampi, freddi e deserti. Lunghissimi. Provo un po’ a controllare ai vari piani. Quando si aprono le porte dell’ascensore sono più o meno tutti uguali, se non ci fosse il numerino luminoso in alto a destra nemmeno sapresti dove sei. Soltanto il ‘meno uno’ è proprio come nei film. Più buio, più desolato, con l’intonaco un po’ staccato dai muri. Nemmeno scendo e premo di nuovo un pulsante a caso dal tastierino.

Mi chiedevo quanto sarebbe durato. Avrei voluto sapere com’è che funziona. Se c’è un segno da aspettare, se c’è un tempo prestabilito o si può fare di testa propria. Perchè origliando vicino alle porte ho scoperto che tutti sapevano quale fosse la prossima mossa. Tutti sapevano cosa fare. Non sapevano quando però. Bel rompicapo.

E avrei voluto sapere com’è che accade. Come appare il mondo dopo. Che si prova in quell’attimo di onniscienza, nel quale ci si guarda dentro, da fuori. Iniziava a fare anche un po’ freddino. Sarebbe durato poco, lo so, perchè quel silenzio si faceva sempre più luminoso. E con la luce arriva il calore. Le ombre fuggono e il tepore sulla pelle sembra quasi un abbraccio. Mi guardo ancora un po’ intorno. In fondo c’è pace e non sembra poi così male, se non fosse che vorrei sapere che diavolo di fine hanno fatto tutti.

Mi scoccio di aspettare e provo a bussare. Hai visto mai che aspettassero un segno proprio da me.
Dopo tutto quel tempo le cuffiette s’erano ben attorcigliate. Premo il tasto play. Il suono fuoriesce timido come il battito di un cuore stanco. Dopo tutto quel silenzio vorrei ben dire… Sembra stonarmi le orecchie già così, ma almeno il silenzio inizia a diradarsi. Anzi, nemmeno il tempo di rendermene conto che si fa giorno. Il sole riappare tra le poche nuvole bello come un sorriso su un viso triste, tra visi amici.

Ormai sono tornati quasi tutti. Le parole dei libri hanno finalmente chi presta loro la voce. Che è perfino un ottimo rumorista. Estremamente versatile, non potrei fare a meno di lui. Tra qualche giorno le attività prenderanno anche un ritmo più serrato. Serve proprio che ci si organizzi.

Eppure qualcosa non torna ancora. Capita che, anche senza volerlo, guardo in un sorriso e in un rocabolesco salto all’indietro rivedo tutte quelle nubi, sento tutto quel silenzio. Capita che ancora mi chiedo com’è che accade. E in quanti modi diversi. Ancora mi chiedo com’è che, ecco, si torna alla vita.