*… Allora, Caro Blog …*

Qualche tempo fa mettendo un po’ d’ordine tra i cassetti della mia scrivania ho trovato i miei diari. Segreti, eh. Così segreti che basta guardarli un po’ più intensamente che quelle sottospecie di lucchetti se ne cadono dalla vergogna. E’ anche vero che ad una bambina di dieci anni non è che regali qualcosa di troppo complicato da aprire e conservare. Io però presi sul serio la questione e iniziai a scriverci su, anzi all’inizio ritagliavo e ci attaccavo su foto ritagliate dai giornali, adesivi, ci disegnavo. Poi iniziai a scrivere qualcosa di me. Su come mi vedevo. E poi su come vedevo gli altri, cosa facevo nel tempo libero, cosa mi appassionava o non sopportavo e delle cose che non poteva capire nessuno. Tra cui delle cotte assurde che prendevo. Inutile dire che quel giorno andò a farsi benedire ogni buona intenzione di mettere in ordine la stanza e mi ritrovai seduta a terra con le gambe incrociate a ridere delle stupidaggini che scrivevo, a commuovermi e a rivivere un sacco di cose dimenticate. A grandi linee riuscii a ritagliare quei momenti solo miei per sfogarmi e riflettere quasi fino alla fine del liceo. Poi li abbandonai. Nelle ultime settimane ho pensato spesso a questo momento qui. Quello in cui aprii questo blog. A cosa mi passava per la testa allora, a quale fosse il mio mondo, a chi fossi io. E in particolare poi a come decisi di impostare questo spazio virtuale. Mi sono chiesta se vale ancora oggi. Le motivazioni e l’intento e l’atmosfera che mi piaceva creare qui, il mio modo di vedere le cose o volerle vedere, se tutto ciò ha ancora senso adesso che un sacco di cose stanno cambiando e mi stanno chiedendo di imparare a saltare più in alto, giacché a quanto pare qualcuno passa e più o meno distrattamente sposta l’asticella sempre un po’ più su. Inizio a pensare anche che invece di saltare magari ogni tanto si potrebbe anche passare sotto. Non è molto saggio, lo so. Eppure mettersi in discussione secondo me da’ la possibilità di scegliere di saltare ogni volta, invece che finire per farlo per abitudine e basta. E se non ci si mette in discussione da sé in qualche modo si finisce per forza a farsi certe domande perchè scopri magari che il tuo sistema di riferimento si è spostato e si son dimenticati di darti le nuove coordinate per raccapezzarti un po’ in tutto ciò che accade. E con il sistema ho perso pure tutti i punti che mi davano sicurezza ogni volta che guardandomi intorno per un motivo qualunque mi sentivo persa. Ecco, una cosa del genere prima non l’avrei nemmeno mai pensata. Avrei difeso fino alla morte il carpe diem e il bicchiere mezzo pieno. Perchè era così prima. Ogni conto prima o poi tornava, facendo anche dei giri immensi. Adesso mi rendo conto invece che ci sono conti che non torneranno più indietro perchè si son persi peggio di me o che invece di tornare indietro c’è bisogno di seguirli per scoprire posti nuovi e angoli inesplorati di se stessi. Allora mi sono chiesta che senso ha il mio blog, ora. Se non fosse meglio congedarmi da lui e iniziare un percorso nuovo altrove perchè ormai sono convinta che pur essendo innamorata persa del mio bicchiere mezzo pieno delle volte c’è bisogno di restare a fissare la metà vuota che all’inizio fa un po’ paura ma poi si finisce per farci amicizia. Ha anche lei delle cose importanti da dire ed è stupido non stare ad ascoltarla per presa di posizione. Basta questo per cambiare strada? E si tratta davvero di cambiare strada?

La sensazione che mi affascinava di più quando aprii My Best Damn Things era quella di mettere come dei messaggi in una bottiglia per poi spedirli chissà dove senza destinatario ad ogni post pubblicato. Era anche la maggior differenza rispetto al riempire pagine e pagine che nessuno avrebbe letto mai. Mi sentivo come uno scienziato che manda segnali radio nell’universo sperando arrivino ad orecchie capaci di recepire proprio quella frequenza lì. Sta cambiando il mondo intorno a me, sto provando vari filtri per trovare quello giusto che mi permetta di guardarlo nel modo migliore, ma questa sensazione resta la stessa. Allora le domande restano: mi riconosco ancora nel mio blog? E lui si riconosce in me? E soprattutto, mi riconosce? Lo sa che sono sempre io anche se qualche volta più fragile tanto che mi odio da sola per questo? Lo sa che non c’è niente da dimostrare ma al massimo da scoprire e conoscere quando ogni colpa è della paura e ogni rimedio in un sorriso sincero?

Magari, ecco, glielo chiedo. Io la mia risposta ce l’ho.

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