Love is in the air …

[Originally posted on A Più Mani]

Era da un po’ che la osservavo con la coda dell’occhio. Con passo lento e misurato aveva iniziato a camminare per la stanza facendo dei giri più o meno larghi intorno al divano sul quale io e M. stavamo chiacchierando prendendo un caffè. M. mi stava raccontando di quegli occhi nocciola che le avevano fatto vibrare un punto indefinito tra il cuore e lo stomaco qualche giorno prima, come non credeva fosse possibile, non in quel momento almeno. L’avevano seguita apparentemente distratti per tutto il cortile mentre lei si spostava da una parte all’altra per salutare un po’ di amici. E poi di quella sensazione, come una specie di tensione nelle risate, sulla pelle, nell’aria. Non dava a vederlo, mi disse, eppure le sue intenzioni non sembravano più così tanto celate.

Ne ebbi la certezza quando saltò sul bracciolo del divano. Mi guardò con la testa un po’ inclinata. Io misi su la faccia più rassicurante che poteva riuscirmi in quel momento. Non se l’era bevuta però. L’istinto le suggeriva non a torto che la mia diffidenza superava di gran lunga le mie migliori intenzioni di farla sentire a proprio agio. Passò dietro le mie spalle andandosi a prendere un po’ di coccole da M. che conosceva bene. Doveva aver pensato che temporeggiare delle volte è l’unica soluzione che permette di studiare in maniera più lucida la prossima mossa. Avrebbe trovato prima o poi un modo per raggiungere il suo scopo.

Per questo non si era mosso dal gruppo di amici che avevano appena finito di darsi di gomito per un paio di jeans attillati passati lì vicino e a loro indifferenti. Ricordai di averlo notato anch’io. Lui stava guardando qualche metro più in là delle labbra non truccate che sorridevano belle così come bella immaginava fosse la sua testa, la sua anima. E nello stesso momento percepiva però anche quella strana sensazione che si, se avesse mai dovuto darle un nome l’avrebbe chiamata diffidenza. Le aleggiava intorno come per proteggerla, faceva si che uno sguardo durasse un attimo in meno, sentendo il bisogno improvviso di nascondersi altrove.

La vidi divincolarsi dall’abbraccio di M. pronta a riprovarci. Sapeva bene, era parte anche della sua natura in fondo, che quel velo che avvolge un po’ tutti, chi più chi meno, non resiste mai troppo a lungo. Provò prima con una zampa, poi con i  baffi contro il mio braccio. Probabilmente le sembrai tranquilla perchè un momento dopo si sistemò soddisfatta sulle mie gambe.

M. alzò gli occhi al cielo e con fare risolutivo disse che non faceva così con tutte. C’era qualcosa nell’aria forse, chissà. Ridemmo insieme.

 

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