L’Ultimo Pezzo

Era l’ultimo pezzo del puzzle e rigirandolo tra le mani ho capito che in realtà serviva a smontarlo. Togliendo un pezzo dopo l’altro ne ho capito finalmente il senso. Ho guardato bene tra gli incastri, ho visto di cosa erano fatti. Credevo che se l’avessi fatto sarei finita io in pezzi, invece già lo ero e non me ne ero accorta.
La tristezza è più egoista della felicità e io nemmeno ho provato a rimetterla al suo posto. Non so perché, è una cosa che non riesco a spiegare. Non ho saputo dare risposte a chi me l’ha chiesto, a me stessa. Mi sono sentita come arresa. E’ uno stato d’animo che prevale, va perfino oltre ciò che l’ha provocato. Se ad un sentimento vien chiesto di tornarsene indietro quello non è che capisce bene subito. Resta un po’ in silenzio, prova a riflettere, rimbalza contro il sole e le foglie, vetri e parole, impazzendo. Balbetta qualcosa che non capisce neanche lui e la prima cosa di cui è certo è che si sente in colpa, ma inutilmente. Ospite inatteso di un cuore che non lo stava per niente aspettando è andato via in punta di piedi per paura che qualsiasi altro rumore avrebbe ferito lui stesso. Credo che questa sia la distinzione tra il provare davvero amore per qualcuno e il correre impazzita nel cortile come un’oca alla quale hanno tirato le piume. Temo sia soltanto, però, il mio personalissimo modo di rispettare me, le persone che ho amato e i sentimenti stessi di conseguenza.
Le persone si comportano diversamente da come ci si aspetta perché non le si conosce affatto ed è un qualcosa da accettare e non soffrire. Le prese in giro tendono ad autodistruggersi senza nemmeno toccarle. Per i puzzle serve che ci si impegni invece. E’ quello che sto facendo e da un po’ la tristezza è quasi del tutto rientrata negli argini e scorre nel suo alveo così come è giusto che sia, ma senza invadere più i miei sogni e i miei desideri.

“… Una volta in un altro tempo
prima di sapere che questa fosse la mia vita
prima che lasciassi la bambina dietro di me
ho rivisto me stessa in notti d’estate
e le stelle si accendevano come luci di candele
ho espresso il mio desiderio, ma soprattutto ci ho creduto …
E  linee gialle e segni di pneumatici
pelle baciata dal sole e manubri
lì dove mi trovavo era proprio dove dovevo essere.
Una volta in un altro tempo
decisi non ci fosse nulla di buono nel morire
e che avrei soltanto continuato a guidare
perché ero libera.”


[Once Upon Another Time – Sara Bareilles]