E Poi E’ Colpa Sua, Se Non Ti So Dimenticare

“A cosa serve la scienza,
a che serve il sapere
se la donna che voglio
non la posso nemmeno volere
È strano sai, ti stupirei,
mostrandoti le mie ossessioni.

E la palla dei sogni,
ma ne vogliamo parlare?
la verità è che i sogni sono immagini riflesse,
sono specchio d’acqua immobile e svaniscono
provandoli a toccare

Perché è colpa di Wagner
se il giorno che ti ho vista
ho preso la mia vita
e l’ho lanciata alla conquista,

com’è colpa di Dante
se resterò in silenzio
intanto che accompagni allegramente
la mia anima all’inferno.

Ti voglio bene, ma
non posso stare qui
Ti voglio bene, ma capiscimi
Capiscimi … “

Rispondi Con Un Libro: Test Fantasia

Mi sono cimentata anch’io nel gioco-test proposto da SognidiRnR, a sua volta preso da http://liveeread.wordpress.com/ che consiste nel rispondere a 15 domande riguardo se stessi con i titoli di libri letti. Il risultato in qualche modo dovrebbe rispecchiare la propria personalità, e in verità mi sono molto divertita anche a fare un po’ di ironia 🙂

Avanti il prossimo, spero di vedere qualcun altro tra voi provare a rispondere e a raccontarsi un po’!

 

1) Sei maschio o femmina?
Carmilla, la fanciulla vampiro, LeFanu
2) Descriviti
Il gabbiano Jonathan Livingston, Bach
3) Cosa provano le persone quando stanno con te?
Sulla Felicità, Seneca
4) Descrivi la tua relazione precedente
Che pasticcio, Bridget Jones!, H.Fielding
5) Descrivi la tua relazione attuale
L’ABC della relatività, B. Russell
6) Dove vorresti trovarti?
Il giro del mondo in 80 giorni, J.Verne
7) Come ti senti nei riguardi dell’amore?
Le notti bianche, Dostoevskij
8) Come descriveresti la tua vita?
Le avventure di Sherlock Holmes, Doyle
9) Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
Un ponte sull’eternità, R. Bach
10) Dì qualcosa di saggio.
Fermate il boia, A. Christie
11) Una musica.
Bolle di sapone, G. Rodari
12) Chi o cosa temi?
I promessi sposi, A. Manzoni
13) Un rimpianto
La verità del ghiaccio, D. Brown
14) Un consiglio per chi è più giovane
Il cielo ti cerca, R. Bach 
15) Da evitare accuratamente
10 piccoli indiani, A. Christie

-Ma Si, Certo…-

-Allora, gli dicesti una bugia…-

E certo.-

-E poi?-

-Poi il giorno dopo andai a licenziarmi dalla capo-infermiera..-

-Ma dai …!-

-E per forza. E che ero scema? Metti che tuo nonno quel giorno mi lasciava sull’altare. E che facevo io? Restavo senza marito … e pure senza lavoro?-

-Eh beh… Furba! –

-E a quand’è.. quand’è che consegni la tesi?-

-Non so ancora … settembre, ottobre…-

-Ah e vabbene … Avremo tutto il tempo per festeggiare…-

 

Essere E Apparire

E’ una domanda che in verità non ho mai sopportato e ricordo che, soprattutto da piccola, a scuola, chi veniva a fartela arrivava sempre con aria saccente e chi era lì per ascoltare la risposta ti scrutava come se dalla tua risposta ne dipendessero le sorti del mondo.

Tu preferisci essere, o apparire?

Ogni tanto la tirano fuori anche nelle radio, quando esauriscono tutte le varianti di è meglio mollare o essere mollati oppure se la pasta è meglio mangiarla a pranzo o a cena. Ovviamente la risposta data dal 90% dei ragazzini, allora, e anche la mia perché poi era come buttarsi in un porto più sicuro, era essere. Giusto per fare bella figura. Il resto, composto da quelli un po’ più popolari, vip, che se la tiravano insomma, si buttava sull’alternativa, come se abbracciasse tutt’altra filosofia di vita.

Con il passare del tempo ho continuato a chiedermi se avessero poi così torto. Se preferire l’apparenza alla sostanza, dare importanza alla forma più che al contenuto fosse così sbagliato, sacrilego come sembrava. Allora mi sono concentrata su cosa significasse non tanto essere, quanto il non apparire.

Pur scegliendo di essere, dando importanza a ciò che si è senza curare troppo l’aspetto, l’impressione, l’estetica, ma più l’interiorità, mostrandosi spogliati di qualunque maschera o artificio che serve a piacere e forse a piacersi, anche, si è sicuri di non apparire mai? Esiste un modo per annullare l’apparenza?

La prima cosa che mi viene in mente sono proprio i blog. Per quanto sembri che espressione migliore dell’essere non esista perché ci si racconta, si esprime in qualche forma ciò che si ha dentro, neanche qui io penso si annulli completamente la componente apparenza, pur non essendoci fisicità. Allora ho pensato che forse il non apparire sia legato alla sobrietà, alla mancanza di vanità, ma allo stesso tempo qualunque tentativo di non apparire costituisce pur sempre un’apparenza che qualcuno comunque noterà.

Allora forse non è importante scoprire se sia giusto o sbagliato tenersi o no nella maggioranza, quanto chiedersi se non è la domanda stessa a trarre in inganno perché in effetti la scelta non esiste, non esistono due verità che si escludono a vicenda. Sono connesse, invece, in tanti di quei modi che non se ne potrebbe finir mai di parlare. Semplicemente ho iniziato a vedere l’apparire più come un tenersi nei binari del come si vuol essere, cosa per la quale si potrebbe lavorare anche una vita intera, prima di riuscirci.

The Blue Umbrella - Disney Pixar

The Blue Umbrella – Disney Pixar

Il Senno Di Poi

Il senno di poi è quella macchina del tempo che vorremmo ci portasse lì dove avremmo voluto comportarci diversamente, scegliere un’altra strada, urlare altre parole, intuire altri risvolti. Il senno di poi è ciò che si rimpiange di non aver avuto ‘prima’ di quel ‘poi’ che è stretto e angusto e nel quale ci rendiamo prigionieri, pur dichiarandoci innocenti perché il ‘prima’ doveva venire lì con noi e poi non s’è presentato. Il senno, senza quel poi, e concessa pure la mancanza d’attenzione del ‘prima’, ci si augura che esista in un ‘adesso’ che non è né prima, né poi, ma presente e vigile quale copia saggia di se stessi, come se non bastassimo da soli, con mille casini che già ci portiamo dentro. E’ il terzo incomodo che tiene la candela, ma spenta, perché la luce si impara ad accendere da sé, anche se nel frattempo si prendono sviste, porte in faccia, spigoli di mobili e frecce nel cuore. Si crede, si spera e si prova, al costo di scoprire un inganno, ormai doloranti. Nasconde in se stesso l’illusione che esista un’altra meta, pur mancandone il viaggio.

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Vieni In Libreria Con Me

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Appena entrata mi sono fermata, giusto un attimo prima di decidere da che parte andare. Soltanto quando sono arrivata più o meno al centro della libreria, tra tutti gli scaffali, mi sono accorta che i miei due compagni-di-passeggiata-approfittiamo-del-coupon-sconto erano spariti. Mio padre, alla mia sinistra, era già immerso nel reparto Gialli, mia madre invece era partita dritta verso Filosofia Orientale. Entrambi già presi, concentrati. Io ho cercato Bach, tanto per cambiare. Ormai è una specie di rito, una visita di cortesia al pezzo di mensola che reca il suo cognome. Puntualmente non trovo quei due-tre libri che non ho e prima o poi mi deciderò ad ordinare su internet direttamente, ma ci vado lo stesso.
Di solito non entro mai in una libreria senza avere già in mente un titolo, un libro che desidero in particolare. Finisco per perdermi. Spesso invece mi capita di cercarne una per il gusto di passeggiare tra gli scaffali, prendere qualche opera che attira la mia attenzione, leggere trame, lasciarle gironzolare nella testa. Il profumo della carta fa tepore in inverno, ma ti abbraccia dentro comunque, in qualsiasi altro momento.
Un piccolo punto di partenza l’avevo però, iniziare da uno degli ultimi autori che ho letto. Non proprio l’ultimo perché di solito non riesco a leggere due libri dello stesso autore uno dietro l’altro. E’ come se rischiassero di mischiarsi, contaminarsi. La lettura di un libro non termina mai con l’ultima pagina. Per qualche giorno ancora la storia vive nelle immagini di luoghi, nelle sensazioni provate. Ogni viaggio quando finisce pretende ancora un po’ di tempo per sé, prima di lasciarti tornare a casa.
Ho raggiunto Dostoevskij. Alla mia sinistra mio padre era già sparito, alla mia destra il Dalai Lama mi guardava di traverso. Dimmi in quale reparto della libreria ti piazzi e ti dirò chi sei. Invece di concentrarmi sulla mia ricerca, guardavo le altre persone, su quali scaffali indugiavano, quali libri sfogliavano. Come se il posto in cui si cercano risposte dicesse tutto di sé. Aleggia una strana sensazione di rispetto, cortesia, ognuno preso a specchiarsi in qualche copertina e attento a non disturbare la ricerca di altri. Ho cercato di nuovo con lo sguardo i miei compagni di serata, si erano già ritrovati. Non sono sicura di quale sia stata la reazione di Osho alla vista di Simenon, ma poco dopo s’è posto Il Giocatore in mezzo, a separarli. Che avrebbero potuto avere qualcosa da ridire sul finire insieme sullo stesso scaffale dopo una vita intera trascorsa ad osservare due mondi completamente diversi, ai lati opposti di una grande libreria.

 

Il Mio Demian

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  La dj alla radio porse una domanda all’ascoltatrice al telefono, cogliendo la mia attenzione che fino a quel momento doveva essere stata altrove. Non ricordo a cosa pensavo prima, a parte il tizio che da dietro lampeggiava, ma ricordo abbastanza bene tutta la serie di riflessioni che presero a ronzarmi per la testa, finché non giunsi a destinazione.

E allora quand’è iniziato il vostro amore? 

  Sono certa che la tipa rispose qualcosa riguardo l’inizio della relazione con il suo uomo, ma non l’ascoltai per niente perché mi arenai sulle parole “iniziato” e “amore” convinta che fossero accostate in modo strano, che nella stessa frase facessero un po’ a botte, che non suonassero bene insieme. Adesso scrivendolo mi rendo conto di quanto questa sia solo una pignoleria, che tante volte si usano le parole in maniera che insieme rendano un concetto più generico e intuitivo, eppure quella stranezza mi attraeva e mi portava lontana dalle loro voci.
L’amore è davvero qualcosa che inizia? Esiste un giorno, un istante specifico in cui ci si sente innamorati? Direi che si, esiste ed è più o meno quando gli occhi si aprono un po’ di più e il cuore aggiunge battiti a quelli già schierati, ma è più una consapevolezza che un inizio. Non è che un momento prima non ne avessimo affatto dentro e quello dopo lo si sente guidare i passi, le parole.
  Sono i rapporti ad iniziare, come i viaggi, ma l’amore sa dedicarsi anche a giornate di sole, onde di un mare. Se non inizia, dunque, non finisce. Non si lascia uccidere, tormentare, smontare o ingannare. Sa proteggersi. Avrei potuto sbottonare mille corazze e spogliarti di altrettante paure e ancora non baciare la tua pelle davvero. Si lascerebbe accarezzare appena, un giorno e poi cercarsi un’altra casa, quello dopo. Vagherebbe per giorni in completa solitudine pur di trovare un nuovo arcobaleno dal quale tuffarsi. Anche sapendo di questa sua proverbiale costanza, mi son dovuta ripetere più di una volta che non si parte per scappare. Che scappando non esiste posto in cui poi si possa dire di arrivare. Credo di aver barato chiudendo questa convinzione in valigia pochi minuti prima di andare, per portarla con me, si, ma senza averla in continuazione tra i piedi. Avevo camminato sul fondo sconnesso di un fiume in secca e non avevo più idea di cosa significasse essere trasportati dall’acqua, galleggiare senza opporsi alla corrente, non ferirsi ad ogni passo. Mi sono chiesta come avrei potuto sentire ancora quella sensazione di libertà, di vita. In che modo quel fiume che non ha né inizio né fine avrebbe potuto investirmi ancora, anche soltanto per sentire il profumo del cielo e chiamare amica ogni nuvola che coprendo il sole bisbiglia tenerezze di un autunno anticipato, piuttosto che tristezza. Allora ho aperto un libro. Ho osservato a lungo persone che avevo intorno, l’affetto nelle mani, l’amore negli occhi, la solitudine nei passi e i sorrisi rivolti al sole. Non so come tutto ciò si legava al libro che leggevo o come quest’ultimo tirasse fuori da ogni immagine proprio ciò di cui avevo bisogno. E’ come se qualche volta dei libri non capitino tra le mani per caso. Hanno con sé risposte, spunti, idee nuove, idee che si collegano alle tue e le ampliano, le abbelliscono. Mi sono trovata in un turbinio di parole e sogni notturni, strette di mano e sguardi che superavano distanze di gran lunga maggiori di quanto sembrasse. Come quelle che per tanto tempo ho guardato, analizzato e combattuto per niente. E’ stato diverso e meno coinvolgente, ma affascinante come pochissime altre cose di cui sono stata circondata negli ultimi mesi.
  Sono i viaggi a finire, come i rapporti, ma l’amore siede accanto a te al ritorno e saltella tra foto e cartoline memorizzando dettagli, luci e proiettandosi a sua volta su cose ancora non dette, ancora non viste. Sento la testa piena di un mucchio di cose nuove adesso, frasi iniziate e da finire, pezzi di idee che aspettano di essere seguite. E’ un nuovo punto di partenza questo, un fermento, uno slancio in cui spero di trasformarmi, per viaggiare ancora.

 

Can I Just Have One More MoonDance With You, My Love

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Foto personale 10 agosto 2014