Questione Di Principio (Di Indeterminazione)

” […] se il mondo sub-atomico vive in una realtà indeterminata finché non c’è un osservatore esterno che la fa collassare in uno stato determinato, allora – volando (ma nemmeno tanto) con la fantasia – potremmo sostenere che l’intero universo vivrebbe in uno stato di indeterminazione quantistica se non ci fossero osservatori intelligenti che lo osservano. Il che, detto in maniera più rude, vuol dire che, se non ci fossimo, l’universo non sarebbe quello che è. I filosofi si divertono molto con queste domande che imbarazzano tremendamente i fisici, e rappresentano questi paradossi con un esempio: “Che rumore fa un albero che cade nella foresta, se non c’è nessuno in ascolto?”

Non è il campo della fisica che studio questo, ma per quanto non ne sappia tantissimo la quantistica mi ha sempre affascinata, così come ogni cosa che ha a che fare con paradossi, esperimenti e tentativi di spiegare cos’è questo strano tutto che ci circonda, che chiamiamo realtà. Non mi dilungo in troppe spiegazioni, per approfondire c’è il link in basso dell’articolo da cui ho tratto anche la citazione. Il fatto è che quando l’ho letto ho fatto un salto dalla sedia per quanto mi è sembrato interessante e spero di incuriosirvi un po’.

Il succo della questione è che nel mondo sub-atomico certe cose non funzionano come in quello macroscopico. Lì regna l’indeterminazione. Vabè, si, anche qui. Ma non in quel senso. Indeterminazione intesa come se cerco un elettrone che gira intorno al nucleo di un atomo quello appare davanti ai miei occhi nel punto esatto in cui sto guardando. Tipo, pensate che vi siete persi il vostro maglioncino preferito. Voi aprite l’armadio, finché è chiuso voi non sapete dove cavolo si sia cacciato, è uno stato di indeterminazione, e puff quello appare davanti a voi. Il maglioncino stava vibrando insieme a tutti gli altri capi del vostro guardaroba in una realtà indefinita che è andata a determinarsi a causa del fatto che l’avete osservata.

Indubbiamente spostare dal micro al macro-mondo certi meccanismi è un lavoro in cui (per adesso) si impiega più fantasia che scienza. Allo stesso tempo ci si chiede perché mai dovrebbe essere diverso. E’ possibile che man mano ci si occupi di particelle di dimensioni maggiori, meno queste sono sensibili allo stato di indeterminazione. Esagerando nel ragionamento i fisici addirittura sono arrivati ad ipotizzare che la Terra stessa, al pari dell’elettrone, potrebbe esistere e non esistere in qualsiasi punto della sua orbita intorno al Sole in mancanza di noi osservatori intelligenti.

Allora è partita la mia fantasia. Il fatto che ogni cosa può esistere e non esistere nello stesso istante non è un’idea così nuova. Mi viene in mente la filosofia, la cultura orientale. Affermano cose molto simili. Il mondo è quello che appare ai nostri occhi. Il giorno non esiste senza la notte, il coraggio si accompagna alla paura, lo yin allo yang, gli opposti si riuniscono nel tutto. Nulla esiste senza il proprio contrario. Addirittura, pensavo a cosa si dice a proposito delle maschere, che cambiano in base a chi o a cosa ci relazioniamo. Immaginate di essere l’unica persona in vita sulla Terra. A parte il fatto che sia di una tristezza unica, cosa o chi pensate potreste essere in mancanza di osservatori esterni?

A questo punto mi spingo ancora un po’ oltre in questo volo della mente e mi ricollego all’articolo che ho letto, che fa l’esempio di una mano di un gioco di carte.

Vi trovate davanti ad un bivio, una scelta. Due strade. Intuite i risvolti e le conseguenze dell’incamminarsi verso l’una o l’altra. Non sapete con certezza cosa vi aspetta alla fine di entrambe. Dovete scegliere però. Anzi, addirittura le scelte sono tre. Esiste quello che si chiama lo “scenario zero”, ovvero la “non scelta” che è pur sempre una scelta e comporta delle conseguenze. La realtà davanti a voi è in uno stato di indeterminazione. Può essere così come la immaginate o diversa, di molto, di poco. Poco più avanti dei vostri piedi coesistono la vittoria e la sconfitta, così come il non partecipare affatto. C’è la buona riuscita di un vostro progetto così come il suo fallimento, c’è il bacio a fine serata così come lo schiaffo. Ogni cosa è possibile e non lo è nello stesso momento.

La questione, da decenni resta sempre una e una soltanto. Non ci si gira intorno. Non c’è modo di saperlo in anticipo. Finché non aprite la scatola il gatto, nonostante ci si scervelli e si consultino indovini e carte, oroscopi e lanci di monete, che ci si affidi alla statistica o all’esoterismo, alla religione o al pensiero razionale, è sia vivo che morto. E questo è l’unico punto fermo da cui non si scappa.

Il resto vi ronza intorno come se fosse una lucciola impazzita. A voi soltanto, il compito di provare ad afferrarla.

Scienza.fanpage.it – Infinite realtà? Una scoperta conferma i paradossi della fisica quantistica