Dimmi Di ‘Nuovo’

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Il treno si congedava da essa e io pensavo, come al solito, a chissà com’era stata da nuova. La stazione del mio paese è ormai un po’ lasciata a se stessa ed io ogni volta che il treno si allontana abbastanza da permettere di vederla quasi per intero mi domando che sensazione dava un tempo, con i muri bianchi e le finiture rosse, l’orologio che non segnava l’ora giusta solo due volte al giorno e senza erbacce, con entrambi i binari in funzione e il cartello con il proprio nome pulito e blu. Hanno anche dipinto qualche anno fa, ma un non si scrive sui muri è comparso poco dopo, insieme a numeri di telefono, dichiarazioni d’amore, i ti amo seguiti da ma io no, date di giorni importanti, litigi, insulti e riappacificazioni. Ci si potrebbe perdere a ricostruire intere storie da quei muri.

Mi sarebbe piaciuto esserci quando tante cose erano nuove. Stazioni, fabbriche della mia città prima che fossero abbandonate, vite prima che andassero in giro con delle barbe incolte, cuori che amo prima che si riempissero di ferite e sorrisi che ancora brillavano anche attraverso la nebbia. E’ vero che c’è della bellezza in tutto, a guardare quando l’ora del giorno è quella giusta, ma osservo cosa ho intorno e di nuovo vedo ben poco. Di ciò una gran parte appartiene pure al virtuale o comunque alla tecnologia.

Nuovo significa costruire. Un’automobile con i lego, un origami con la carta, un’idea con piccoli pezzi di altre caduti a terra mentre qualcuno frugava nella borsa cercando le chiavi di casa. Nuovo significa progettare. Proiettarsi. Riuscire a vedersi al di fuori di quel muro in cui ci si è rinchiusi per fuggire, pardon, proteggersi. Che certe volte si costruisce in modo sbagliato o non proprio adeguato. Pur riuscendo a demolire quell’orrore il problema comunque è che all’occorrenza si tira fuori dal cassetto di nuovo lo stesso progetto e lo si rimette in piedi uguale, identico a com’era prima. Tutta una storia poi per distruggerlo di nuovo. Nuovo significa inventare. Inventarsi una strada alla quale non ha pensato ancora nessuno. Inventare una storia. Inventare parole, similitudini. Ditemi se non c’è più vita nell’invenzione che in qualsiasi altra cosa al mondo. Nuovo significa futuro.

Poi non ci riesci a guardare attraverso tutto quel nero. Riprovi sfregandoti gli occhi ripetendoti che non può essere sparito tutto all’improvviso, che il futuro, l’invenzione devono essersi nascosti da qualche parte, ti stanno solo giocando uno scherzo. Mi sono arresa piangendo, una sera di mesi fa, raccontando alla luna che avrei mollato tutto e fatto poi un po’ quel che capitava, perché quel nero mi impediva di guardarmi le punte dei piedi, figurarsi il futuro. I motivi erano tanti, e non dipendevano, o non più, da me. Credevo davvero che fosse tutto finito. Finita la tranquillità, quella necessaria, quella che deve esserci se vuoi almeno tentare di ascoltare cos’ha da sussurrarti un raggio di sole. Nemmeno un briciolo di egoismo a sostituirla. Non sono capace di mollare e rendermi conto delle cose com’è che stanno. Preferisco la sconfitta, piuttosto che arrendermi. Che poi la vita ti passi sopra con un rullo compressore invece di stringerti elegantemente al muro minacciandoti di fioretto è solo perché manca totalmente di stile.

 Il treno rallentava entrando in un’altra stazione. Un po’ alla volta, fino a fermarsi. Mi stavo chiedendo com’è che ci si sente quando intorno a sé si respira aria di ‘nuovo’ non soltanto per curiosità, ma per ritrovare a naso quel che sentivo perso anch’io.

Il nuovo richiama il nuovo, quello che dentro di sé soccombe ogni volta che uno schema mentale o un edificio grigio e decadente invade gli occhi e la mente. Questo oggi per me sa di piccola rivoluzione. Se qualcuno ti dice che è lecito sognare e con una certa convinzione pure, allora sai che non è davvero tutto perduto, finito. Cambiato si, ma non finito. E non mi fate i cinici, sognare è un conto e avere la testa tra le nuvole è un altro. Io lo so perché l’ho fatto.

E porca miseria, non c’è scritto proprio da nessuna parte che non si possa provare ancora.

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23 pensieri su “Dimmi Di ‘Nuovo’

  1. Fantastico: “Ditemi se non c’è più vita nell’invenzione che in qualsiasi altra cosa al mondo”

    non c’è…. no, non c’è… credo nulla al livello di quella fase e di ciò che la precede…


    io non lo so come ci si sente quando attorno c’è aria di nuovo… so però che nelle storie, nei racconti orali o scritti di quelli che hanno vissuto il famoso ’68 c’è tra le righe qualcosa di diverso o almeno io ho sempre avuto questa sensazione…

    so che negli occhi degli anziani che hanno tempo e voglia di raccontare com’era la vita un tempo e in quella dei giovani che hanno voglia e tempo di ascoltarli la mia anima vede qualcosa che non ha mai rivisto negli occhi di altre persone..


    Le stazioni di oggi, quelle abbandonate (ne ho diverse vicino a casa) mi hanno sempre affascinato in maniera incredibile, ricordo quando lavoravo a Belgrado che rimasi 3 ore in una stazione abbandonata di una città vicina e camminai su e giu per “ascoltare” quel silenzio e osservare quelle storie che si trovavano rinchiuse forse per sempre in quello spazio. La stazione è una porta nel tempo, dobbiamo solo capire come viaggiarci attraverso.


    Lecito sognare??? per quel che mi riguarda sono più importanti i sogni che l’ossigeno, senza ossigeno morirei di certo, ma “incolpevole” senza sogni la mia vita non avrebbe senso, magari sopravviverei ma con la consapevolezza di aver buttato del tempo… non esiste nulla di più terribile…
    L’uomo che sceglie di non sognare o di non credere ai sogni secondo me non aspetta altro che l’ora di morire..

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    • Esattamente, ci sono generazioni che quella sensazione l’hanno provata… Vorrei esserci stata. Qua pare cerchino solo di sbrogliare matasse che hanno impiegato anni ad imbrogliare e ora in pochi mesi vorrebbero risolvere tutto.
      Sulla stazione di Belgrado potresti scriverci 🙂
      L’idea di buttare del tempo è una delle cose che più mi terrorizza. Questo non significa vivere per forza in maniera frenetica, si intende che ci si può prendere anche dei tempi più lunghi per certe cose, ma mai spero di trovarmi nella sensazione di non essere consapevole di ciò che faccio e che abbia un senso…
      E’ stata una mia insegnante oggi a parlare di queste cose e lei diceva che la consapevolezza dell’importanza di seguire i propri sogni nasce da quella che di sola razionalità non si vive, di soli programmi la cui riuscita non dipende solo da te… a che serve ammazzare i sogni a quel punto?

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  2. Le automobili con i Lego io le costruisco tuttora, pur essendo cresciuto. E’ bello questo concetto. E’ bello pensare che con gli stessi mattoncini puoi costruire anche tante altre cose. Forse non sempre da manuale come l’automobilina ma sicuramente nuove ed apprezzabili. Un po’ come nella vita, con gli stessi mattoncini che compongono il nostro essere.

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    • scusate l’intromissione ma questa dei lego mi ha fatto venire in mente una citazione da waking life che adoro:

      “È come arrivare su questo pianeta con una scatola di pastelli, c’è chi ha la scatola da otto pastelli e chi quella da sedici. Ma quello che conta è quello che fai, con i pastelli, con i colori che ti hanno dato. Non state a preoccuparvi di colorare fuori dai contorni, colorate fuori dai contorni, dico io, ma anche fuori dalla pagina!”

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      • La citazione ci sta tutta e ti ringrazio per averla riportata. Tra l’altro, per restare in tema, anche se dietro c’è una grande opera di marketing, l’ultimo film Lego insegna proprio questa morale, quella dei pastelli o dei mattoncini da usare senza seguire uno schema preimpostato.

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      • Si è anche questo lo spirito di quello che ho scritto… sapere di non sbagliare colorando fuori dai bordi. Puoi creare sicuramente qualcosa che non ha fatto ancora nessuno.

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      • Io credo che praticamente ogni cosa che ci circonda è frutto dell’azione di qualcuno che ha consciamente o inconsciamente scritto fuori dai bordi…

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      • Si, ma mi riferivo anche ai bordi che ci si disegna da soli. I propri limiti. Quelli che non racconterai a nessuno perché ti odi per quelli ma te li tieni, almeno finché non avrai il coraggio di lasciar sbavare il colore.

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      • capito, io però penso che anche quelli che ci disegniamo da soli sono in realtà abbastanza imposti dall’educazione che riceviamo che appunto non ci incoraggia a sbavare anzi… il problema forse è che abituandoci da piccoli poi se non ci mettiamo un sacco di forza di volontà e motivazione non riusciamo nemmeno a vederli come tali…

        non lo so ma mi piace pensare che con la consapevolezza nessuno di noi avrebbe paura di sbavare il colore….

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