Giuro Solennemente Di Non Avere Buone Intenzioni

A me la storia che in WordPress ci lavorino i folletti all’inizio non è che mi aveva convinta tanto, poi mi sono ricordata che il mio nick non è altro che il nome di una fata e diciamo ci ho ripensato su. Anzi, mi sono sentita quasi in famiglia. Ah proposito di famiglia, sempre WordPress dice che i due post più letti quest’anno sono stati quelli scritti l’anno scorso. No, no, lo so, non è normale, per niente. Ohana, che parla appunto di famiglia e Una Cosa Bella E’ Una Gioia Per Sempre che parla d’amore. E giusto poi per mettere il dito nella piaga suggerisce di scrivere di più su questi argomenti, hai visto mai che alla fine del 2015 i folletti troveranno che i post più letti sono quelli scritti proprio nel 2015. Divertente cari folletti, davvero divertente, ha-ha.

Famiglia e amore. Che poi non credo conti tanto ciò che scrivo io quanto ciò che cerca chi ha voglia di leggere. O chi va su google per soddisfare qualche curiosità su Keats. In ogni caso il suggerimento me lo tengo, anche perché sono temi in cui finisco spesso. Quest’anno poi si può dire ci sia più che altro inciampata, caduta e rotolata su, forse affinché capissi che ho la testa più dura di quanto pensavo, ma anche per imparare a rompermi, credo. Si perché avete presente i crash test delle auto? Si è dimostrato che più è rigida la carrozzeria, più chi è all’interno rischia di farsi male davvero. Se invece riesce ad assorbire gli urti deformandosi, distruggendosi, entro un certo limite ovvio, allora è più sicura. Forse siamo fatti anche noi così. E’ sempre una questione di equilibrio. Devi cascare per rialzarti, circondarti di buio prima di far caso anche alla luce. Il restare in bilico, il grigio non è fatto per chi ha voglia di comprendere e di vivere e soprattutto tracciare la propria personalissima strada. Non ricalcare quella di qualcun’altro, non scopiazzarla dai discorsi sentiti in metro. La propria e basta.
E così se penso alla parola famiglia adesso associo quella cambiamenti. Quelli nelle persone. Cambierà anche la casa, la città. Si aggiungerà ancora qualcuno, si sentiranno un po’ più lontani altri. Io dovrò trovare il mio spazio vitale in tutto questo. E’ una sfida che mi guarda dritta negli occhi e il mio viso non nasconde un po’ di timore non appena distolgo lo sguardo. E’ normale forse. Sono certa almeno del fatto che per star bene con gli altri devo star bene con me stessa prima.
Riguardo l’amore mi viene in mente silenzio. Credo si sia messo buono buono in un angolo, al caldo, che sta perfino nevicando qui, che se nevica qui è davvero un fatto straordinario credetemi, ha finito le parole ed è pure abbastanza confuso. Ogni tanto abbraccia un cuscino e si perde a pensare. Vorrebbe trovare la propria briciola di mondo da cui brillare liberamente e nel frattempo si accontenta delle luci natalizie. Desidera specchiarsi di nuovo negli occhi che hanno saputo guardarlo davvero o anche soltanto farsi saggio, come piacerebbe ad Hesse.

Di liste e propositi per i nuovi anni non ne ho mai fatti. Al massimo mi dico quali sono gli obiettivi da raggiungere volta per volta. Siccome l’anno scorso è cominciato male come non mai e qualche obiettivo è rimasto in coda nonostante le buone prospettive, quest’ultimo giorno di dicembre ho deciso di cambiare strategia per il nuovo anno e rifacendomi al motto che serviva nel terzo libro di Harry Potter per svelare la Mappa del Malandrino che serviva a cavarsela in circostanze spinose,  giuro solennemente di non avere buone intenzioni.  

Ecco.

Che poi è un po’ come augurarsi di avere coraggio e spirito di intraprendenza, voglia di fare e di rischiare.

Grazie bloggers che ancora mi sopportate (si, sempre i folletti me l’hanno riferito) e auguri affinché possiate avere il coraggio che vi occorre per essere semplicemente e straordinariamente voi stessi.

Ps: numeri a parte cari folletti vorrei sapere perché in tutti i blog nevica e nel mio fanno vere e proprie bufere. Bah.

Babbo Natale Ti Scrivo …

Questo post è per il Caffè Letterario di “A zonzo fra le pagine” a cui adoro partecipare e per questa volta voglio provare ad esserne parte con qualcosa che sia un po’ più di un commento.
Auguri di serene Feste a tutti ❤ Bianca

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Una mattina Arcangelo (sembra a tema, ma giuro che si chiama così) venne vicino al mio banco mentre ero per conto mio a scrivere chissà cosa, con aria abbastanza cazzuta, per quanto lo sia quella di un tipino di terza elementare, senza che gli avessi chiesto niente e disse: “Guarda che Babbo Natale non esiste”. Io alzai la testa giusto il tempo di ascoltare quelle parole, lo guardai con sufficienza e senza scompormi minimamente tornai a fare i fatti miei. Lui si fermò qualche istante davanti a me sperando in una qualche reazione. Non ce ne fu davvero una, ricordo che appena scossi la testa. Quella rivelazione così su due piedi per me non ebbe alcun senso. Lo guardai di nuovo, duramente e sulla sua faccia notai che iniziava a dipingersi un pizzico di delusione. L’unica cosa che ricordo chiaramente è che pensai povero illuso. Proprio così. Mi innervosì non tanto l’affermazione in se stessa quanto il fatto che a lui importasse davvero la questione esiste-non un tipo che la notte di Natale si prende puntualmente la briga di girare il mondo consegnando casa per casa regali ai bambini, per giunta distinguendo pure quelli buoni da quelli cattivi. A me non era mai fregato un granché. Mai avuto il pallino di nascondermi per coglierlo di sorpresa, di cercare prove della sua esistenza. Mi ero chiesta, si, come poteva una slitta volare o come in così poco tempo riuscire a fermarsi in così tante case o soprattutto, il dettaglio che allora più di ogni altro davvero non riuscivo a far quadrare in tutta la situazione e che mi faceva proprio perdere la testa, come faceva ad entrare nelle case che non avevano il camino. Ecco. Tipo la mia. Sembra una questione di poco conto, ma per me era molto importante. Non avevo il camino eppure trovavo comunque i regali sotto l’albero. Troppo sospetto. Era evidente che qualcosa non tornava. Si può dire che in realtà non avevo mai creduto che esistesse e nello stesso tempo ero anche una convinta sostenitrice del contrario. Esisteva un qualcosa di magico, di speciale, di unico che si chiamava Babbo Natale. A me bastava e oggi ci credo ancora. Per me Babbo Natale esiste. O quel che per me lo è. Allo stesso modo liquidai anche i miei genitori poi, quando pensarono fossi abbastanza grande da sapere. Sapere cosa poi. Non c’era nulla di importante da sapere per me. A me interessava l’effetto sorpresa, la magia. Una cosa che non sapevo spiegare e che nel tempo son riuscita a chiamare semplicemente spirito natalizio. Infatti non amai tantissimo il successivo Natale, prima del quale comprammo insieme il mio regalo, perché ormai ero grande. La magia quella volta andò tutta a farsi friggere.

Babbo Natale ti scrivo… era un gioco. Ci mettevo dentro anche cose irrealizzabili, altre ironiche. I regali che desideravo, ovvio. Quasi, adesso, mi piace più farli che riceverli. Quel che non smetterò mai di desiderare e di chiedere è che quello spirito possa non svanire. Affievolirsi, mutare, prendere la direzione del vento come fosse la fiamma di una candela, però senza spegnersi mai. Chiederlo è un po’ un dirlo a me stessa, un po’ cercare di trasmetterlo a chi mi è intorno. Vorrei che le persone non smettessero mai di credere in qualcosa. Una cosa qualunque che possa farle sentire vive davvero. Aver voglia di darsi e di amare. Di dire tu per me sei importante. Prendersi cura di se stesse anche. Vorrei che i desideri non avessero fine perché senza di essi la freccia del tempo andrebbe ad accartocciarsi in un punto e ne diventeremmo un mucchio, tutti sparsi, scollegati, soli. I desideri fanno si che le nostre vite si incrocino con quelle degli altri. Che si incontrino persone senza le quali non riusciremmo nemmeno più a sentirci noi stessi, che presenti o meno hanno cambiato la nostra vita o comunque fatto si che ci conoscessimo più nel profondo. Persone alle quali non vorresti rinunciare nemmeno fossero loro a chiedertelo. Vorrei poter star bene con loro e nessun altro al mondo.
Babbo Natale ti scrivo… è ancora un gioco che secondo me può sorprendere e stupire anche di più adesso e spero solo di esser cresciuta abbastanza da poterci giocare sul serio, da ottimista incosciente, un po’ come avevo dimenticato di essere.

As Long As You Love Me So, Let It Snow, Let It Snow, Let It Snow

L’armonia è fatta di una serie di logiche che più non comprendi e meglio si intrecciano e sopravvivono perfino a ciò che le ha create. Per rendere l’idea, secondo me, è un po’ come accade per l’amore.

L’altra sera sono rimasta immobile, in contemplazione davanti tutte quelle piccolissime lucine colorate, i loro riflessi, il loro accendersi e spegnersi apparentemente a casaccio, come orchestranti che prendono a suonare in una sequenza ignota a chi ascolta, ma che loro conoscono alla perfezione. Da unica spettatrice pensai di fermarmi ancora qualche minuto, che in fondo l’albero lo si addobba anche un po’ per se stessi.

Se ti resta dentro è difficile che niente o nessuno prima o poi non arrivi a risvegliarla mai. Si lega a quella parte di te che può restare in astinenza per un po’di tempo ma non riuscirebbe mai a viverne senza. Così la ricerca ovunque. Come quando di un discorso ricordi un dettaglio insignificante o fotografi una foglia tra le altre cadute in terra. Come quando ti innamori o sorridi per altri motivi, come quando ti dici posso crederci ancora.

Si, si anche lì ogni casa, albero, piazza era addobbato a festa. Sarà che fa più freddo così a nord o che Babbo Natale qui è quasi a casa, ma l’atmosfera natalizia è davvero coinvolgente. Mi è rimasta dentro e l’ho portata a casa con me. Come un regalo.

Cosa accade poi? Che i ricordi si facciano sensazioni. Lo strano fenomeno per cui quando ti ritrovi vicino qualcosa che ti ricorda l’altra che ha generato il ricordo, riesci a star bene. O comunque riprovi quella sensazione. Pensavo allora a quanto sia importante collezionare un buon numero di belle sensazioni. È possibile che così il mondo sembri un po’ meno buio, e brutto.

Non me l’aspettavo, le strade profumavano di dolce. Dovevano essere le chocolaterie o i waffles venduti per strada. Ho trovato città calde, accoglienti come non avrei creduto che fossero. Mi sarebbe piaciuto puntare il dito verso decine e decine di cose perché qualcuno, una persona speciale che immaginavo al mio fianco, potesse notarle. 

Che poi per star bene in fondo il segreto è avere la possibilità di dare, più che ricevere. Fare un regalo, offrire ascolto o comprensione. Dare amore. Una grande grandissima fortuna credo sia trovare una persona che riesca a lasciarsi amare da te. Che non respinga le tue attenzioni, che non ti escluda per un motivo o un altro dalla propria vita. Qualcuno che non veda l’ora di incontrarti di nuovo, che ti chieda di restare o di tornare. Qualcuno che abbia voglia di conoscerti, che ti chieda di trascorrere del tempo insieme o di chiacchierare un po’. Cose semplici. Invece ultimamente mi è toccato solo correr dietro le persone a cui tengo mentre andavano a rintanarsi chissà dove. Non che non voglia star loro vicino, ma sono stufa. Ve la immaginate Alice che continua a cadere nel pozzo a furia di lasciarsi trascinare da chi non si degna di fermarsi a dirle dove diavolo sta andando? Io no. Perfino lei sono certa che un bel giorno si fermerebbe in un posto e direbbe che quello è il suo paese delle meraviglie e chi c’è bene, chi no fatti suoi.

Qualche giorno dopo ho visto le luminarie nella mia città. Non avevo ancora avuto occasione di farlo. Sono stata felice di vederla vivere e coccolarsi nello spirito natalizio. Era tutto un dare e ricevere tra lei e la gente che passeggiava tra le sue strade. Io ho incontrato degli amici speciali. Persone che conoscevo ma di cui mi mancavano gli sguardi, i sorrisi. Anche in Belgio ne ho trovata una. Dal sito web del nostro scrittore preferito alle strade di Bruxelles. Tremo ancora dall’emozione a pensarci. Anche loro sono state un regalo per me, senza che lo sapessero. 

Diciamo che adesso più che Alice sembro Scrooge. Lo so. Il fatto è che adoro pure lui, è un personaggio affascinante, come lo è l’atmosfera che sa creare quel racconto. Non è Natale per me senza pensare mai una volta a A Christmas Carol.

Guardavo le vetrine dei negozi alla stazione della metro. Mi piacciono da morire i giorni prima di Natale. Sono carichi di atmosfera. Sono tesi, quasi scoppiano per i milioni di cose che le persone hanno da fare e da dire o che hanno per la testa e non credono di realizzare ancora, ma si perdono a fantasticarci su. Sperano e maledicono, si emozionano, si concentrano nei preparativi o brontolano soltanto. Nessuno, proprio nessuno resta indifferente dinanzi al Natale. Nel bene e nel male. 

L’atmosfera è una forma di armonia. Allo stesso modo, esiste e non riesci a spiegarla. C’è e basta. Prima parlavo del fatto che quando manca la si finisce per ricercare ovunque. Io l’ho fatto in quest’ultimo periodo e qualcosa l’ho trovato. Qualcosina. Forse le parole per esprimere quello che ho dentro, che ho vissuto. Magari per parlare anche di ciò che vorrei fare. La cosa più importante è che tra tutto, mi pare di aver trovato anche la voglia di cercare ancora. Quella è fondamentale davvero. Come ho sentito distrattamente dire da Benigni qualche sera fa è il desiderio che muove il mondo. Il desiderio è energia potenziale, e mi piace pensare sia futura entropia. E se il segreto fosse andare, sempre e comunque, verso tutto ciò che ci attrae di più, pur senza una ragione e tante spiegazioni? Finiremmo per diventare noi stessi parte di un’armonia?

E così osservando l’albero la mente è volata a tutto questo. Semplicemente, per associazione di idee, di emozioni. Chissà cos’è che hanno davvero in comune. Pare siano intrecciate, tipo da una logica nascosta. Boh. Credo che ci penserò su. 

When we finally say good night, how I’ll hate going out in the storm; but if you really hold me tight, all the way home I’ll be warm. The fire is slowly dying, and, my dear, we’re still good-bye-ing, but as long as you love me so, let it snow, let it snow, let it snow.

foto personale, Brugge, Belgio

foto personale, Brugge, Belgio