Di Restyling, Snoopy e … Feast

Decisamente il blog aveva bisogno di una rinfrescata e nonostante non sia ancora primavera, che si sa è una stagione di gran lunga migliore di questa per lavori e tinteggi vari, mi son data da fare con colori e pennelli (virtuali s’intende) et …. voilà ho portato a termine il restilying. Un look più semplice, chiaro e che (finalmente) non dovrebbe far problemi su schermi più grandi o più piccoli del mio, che avevo sempre preso come unico riferimento prima.

Insieme all’aspetto ho aggiornato anche le categorie e ne ho aggiunta una nuova, Best Damn Snoopy Things per dare una “casa” ad un paio di post che nacquero prendendo spunto da fatti di scienza, esperimenti mentali e curiosità. Cose un po’ snoopy appunto. No, non snoopy il fumetto. In realtà sta ad indicare anche ciò che è curioso, intrigante e mi piacerebbe divertirmi ancora a scrivere in maniera leggera di cose che spesso a prima vista sembrano più noiose che stuzzicanti.
Vediamo cosa ne esce 🙂

Approfitto di questo post di chiacchiere per segnalarvi il cortometraggio Disney che ha vinto l’Oscar qualche sera fa, si chiama Feast ed è il racconto di una storia d’amore attraverso gli occhi, ma soprattutto le fauci, di un cane trovatello e buongustaio, che si ritrova all’improvviso a dover mangiare improponibili cavoletti di Bruxelles alla comparsa nella vita del suo padrone di una graziosa ragazza dalle scarpe verdi, che ha rubato il suo cuore. Come al solito la sensibilità e la magia che in Disney sanno mettere in ogni lavoro coinvolge e diverte, sono riusciti a dare a Winston, il cane, un’espressività pazzesca e per questo vi lascio il link (cliccate sull’immagine) al video, ne vale la pena, buona visione!

 

Per Il Caffè Letterario – La Settimana Dell’Amore: Siamo Noi Il Romanzo Da Scrivere!

Ancora per il Caffè Letterario di Chiara, La Settimana dell’amore, la proposta è di mettere da parte gli amori classici, le frasi da cioccolatini e tutti i personaggi dei libri che più amiamo per scrivere di noi, che siamo storie uniche, ma soprattutto reali e tangibili. L’ho trovato difficile, ma emozionante, e ci ho provato, in qualche riga. Provate anche voi. Dunque, il mio amore è … _________________________________________________________________

Il mio amore è entusiasta. A lui piace raccontare, osservare, intuire, si guarda intorno sperando che un dettaglio, una cosa qualsiasi si illumini di un bagliore istantaneo, e su quello costruisce la propria felicità. Spesso e volentieri mentre tutti gli altri sono distratti a guardare qualcos’altro. Prende per mano, ma gli capita di trovare piedi puntati a terra. Tira un po’ per capire se sono piedi timidi, ma di solito sono solo troppo stanchi o disillusi. Allora gli prende male e tira parole senza senso contro i muri. Si improvvisa giocoliere, cantastorie, danza su musiche silenziose di teatri vuoti. Ha ancora un urlo bloccato in gola, “torna indietro”. Si rende conto che mordere e graffiare le difficoltà alla fine è un lavoro troppo duro da svolgere da solo. E pure inutile. Dice che da grande vuol tenersi ribelle, anche se la vita gli soffierà più forte in faccia. “Buona fortuna, amore” gli sussurro, di sera, quando già s’è addormentato.

Perché San Valentino E’ (Anche) Dei Single

Vorrei condividere con voi un articolo che ho letto questa mattina, mentre armata di caffè cercavo di dare un senso ai miei capelli, a qualche ricordo di troppo e, soprattutto, alla mia giornata. Forse si tratta di una buona notizia per tutti quelli che domani non sapranno dietro quale battuta sarcastica nascondersi pur di non sentirsi tremendamente esclusi da una ricorrenza che, a detta di quest’articolo, è stata travisata e trasformata, a favore dei venditori di cuoricini di plastica a prova di litigio e di serate a tema, che poi basta cambiare festoni e outfit, si tratta sempre della solita musica da discoteca.
Per chi si scoccia di leggere, riporto giusto la considerazione di base: San Valentino è la festa dell’amore, non delle coppie. I single non sono esclusi, anzi, i single forse sono quelli che avrebbero pure più diritto a festeggiare perché portatori sani di desiderio d’amore, quello romantico, irraggiungibile, non dichiarato o impossibile e che, ipotizza l’articolo, non sempre è presente nelle coppie perché nel farsi relazione ha dovuto accettare troppi compromessi e trasformazioni. Così, per la gioia di Dostoevskij e dei sognatori di ogni tempo e alla faccia di tutti i Mr Grey di stocavolo giacché non potevano far uscire film meno romantico proprio a San Valentino (e nemmeno tanto erotico, ho sentito dire), qualcuno ha pensato bene di scartocciare la festa liberandola dall’involucro argentato in cui era stata imprigionata, riportando sotto l’ala del santo protettore dell’amore tutti gli innamorati e quelli speranzosi d’esserlo.

Noi single, ultimi romantici che a San Valentino celebriamo l’amore ideale

Per Il Caffè Letterario – La Settimana Dell’Amore: Le Notti Bianche

Ancora una volta grazie a Chiara (pantufl90.wordpress.com) per gli spunti interessanti e i temi proposti nel suo Caffè Letterario, a causa del quale sto diventando tisana-addicted, ma guarirò! Per chi non conoscesse il suo blog vi invito a darci un’occhiata e magari partecipare 🙂

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“Nella camera si è fatto scuro; nella sua anima c’è vuoto e tristezza; l’intero regno dei sogni si è sgretolato intorno a lui, si è sgretolato senza traccia, senza rumore né chiasso, è svanito come una visione, e lui stesso non ricorda cosa abbia fantasticato. Ma una oscura sensazione per la quale il petto gli duole e si agita leggermente, un nuovo desiderio stuzzica ed eccita alettante la sua fantasia e impercettibilmente invita un intero sciame di nuovi fantasmi. Nella cameretta regna il silenzio; la solitudine e l’indolenza carezzano l’immaginazione; essa si infiamma leggermente, leggermente inizia a bollire, come l’acqua nella caffettiera della vecchia Matrëna, che si affaccenda quietamente nella cucina lì accanto, preparando il suo caffè. Ecco che essa è già interrotta da leggeri bagliori, ecco che già anche il libro preso senza scopo e a caso, cade dalle mani del mio sognatore, arrivato nemmeno alla terza pagina. La sua immaginazione è nuovamente eccitata, risvegliata, e all’improvviso ancora un nuovo mondo, una nuova e incantevole vita è balenata davanti a lui nella sua splendida prospettiva. Un nuovo sogno – una nuova felicità!” 
[tratto da Le notti bianche – F. Dostoevskij]

Nasten’ka è una dolce e giovane donna, in lacrime per la fine di un amore. In una tipica notte pietroburghese mentre passeggia sul lungofiume un uomo ubriaco tenta di aggredirla e in suo soccorso accorre un tipo singolare, intento fino ad un attimo prima a godersi l’aria notturna, cristallina come suo solito. I due si intrattengono a chiacchierare, lui si presenta subito come un sognatore parlandole di sé, del proprio modo di vedere il mondo quale tessuto delle proprie fantasie, che nascono dall’aver notato un dettaglio o ascoltato una sola parola; di come rappresenti sia la sua gioia quando l’eccitazione invade ogni angolo della sua realtà, sia la sua croce, nel rendersi conto quanto è lontano dalla realtà vera, che tutti gli uomini vivono, fatta di esperienze e relazioni, rammaricandosi in fondo di non aver ancora vissuto davvero.
I due si danno appuntamento per quattro notti di seguito, raccontandosi e aprendo i propri cuori come mai prima d’ora era capitato ad entrambi di fare, perché mai in effetti si erano trovati a sentire quel senso di fratellanza e assoluta confidenza nei confronti di qualcun’altro. Nasce un interesse reciproco, il sogno si fa desiderio di potersi vedere e rivedere ancora e incanto di un amore possibile, da poter vivere davvero. All’indomani della quarta notte i loro destini si delineano, non vi svelo come, in un finale che sigilla l’intera storia e ne rende forte il senso al cuore del lettore.

Se poi si tratta di un cuore simile a quello del protagonista le emozioni raddoppiano perché si ritrova anche un po’ di se stessi in quei racconti, in quelle notti, nelle fantasie, nel modo di estraniarsi da una realtà che rispetto a ciò che possono la fantasia e l’immaginazione risulta mediocre e povera… Per parlare di amore classico ho scelto questa storia perché sul serio mi ha emozionata. Quel sognatore un po’ mi somiglia, il tema della fuga dalla realtà, del cercare di vedere il mondo con occhi un po’ diversi appassionandosi a dettagli e inventandone di nuovi lì dove non ce ne sono affatto è quasi quello secondo cui porto avanti questo blog.

La cosa più straordinaria è che l’amore vien fuori nella sua forma più autentica: nasce direttamente dal sogno e si fa collegamento con la realtà. Non si tratta di una storia d’amore di quelle vissute, stravissute, fatte di intrecci, intrighi, tradimenti e riconciliazioni, di passioni e di baci. Si parla di innamoramento, magari destinato anche a non essere nient’altro di più, di quell’eccitazione ed emozione, della voglia di cercarsi e darsi appuntamento perfino nei sogni, del ritrovarsi nelle parole dell’altro, del riconoscere nei suoi occhi il naturale prosieguo del proprio cammino. Forse è lontano da quel che la realtà ci propone oggi, ma in fondo lo era anche all’epoca. E’ l’amore dei sognatori che da sempre, sempre si è trovato costretto a ritagliarsi spazi al di fuori di una società fatta di apparenze e relazioni sterili. Si nutre di fantasie, rende l’animo nobile ed è strazio e vita al tempo stesso. Ripiega su di sé quando si accorge di aver fondamenta che non son altro che illusioni. Muore per poi rinascere nei cuori che non sanno nutrirsi d’altro.

Forse le relazioni non si basano su sentimenti del genere o non solo e i sognatori sono e saranno ancora per propria natura lontani dalle dinamiche che prevalgono nelle società di tutti i tempi, ma il messaggio di questo libro va oltre secondo me, mostra l’amore come sentimento che ricongiunge l’anima e il mondo, la fantasia e la realtà, rendendosi vita, in ogni sua forma.

Loving You.

E’ che c’è il sole e la neve e un desiderio semplice di sentirsi amati di nuovo.

Credo meriti di esser visto, mi ricorda il video di I won’t go crazy if I don’t go crazy tonight che adoro, degli U2. Buona visione e buona settimana, bloggers 🙂

 

ComeDiari #3 Caro Mondo

Mondo, aspetti mai il semaforo verde un passo giù dal marciapiede e uno appena dietro il primo del gruppo, mentre le auto passano e sai di dover correre perché la tua moby dick ti ha già preceduto, una diversa da quella di ieri, che poi penso chissà quante ce ne saranno, mondo, di moby dick, lo immagini? Una per ogni persona e per ogni giorno dell’anno. Male che vada, s’intende. Uno può rincorrerne anche una soltanto per tutta la vita o cambiarle ad intervalli regolari. Mettiamoci nel caso peggiore e pensiamo ad uno spazio abbastanza grande che le possa contenere tutte, mondo. Con tutto il rispetto eh, ma nemmeno tu basti, mi sa. Forse, nell’universo ci stanno, anche se un po’ strette.
Ce l’hai un sogno, mondo? Io si, l’altra sera profumava di biscotti al burro, ero appena scesa dall’auto e pioveva, tanto per cambiare ed era buio, un lampione mandava luce fioca nel cortile e le gocce d’acqua si vedevano un po’ di più attraverso quell’angolo di luce e proprio lì, in trasversale credo, è passato quel profumo e m’è sembrato di essere felice. Questo week-end penso farò dei biscotti al burro. Ho una tisana che profuma di cannella, adesso qui, vicino a me. Non so perché, mondo, ma ultimamente i miei sogni hanno dei profumi. Di solito avevano un suono. Tenevano stretta una canzone e non la mollavano più finché non ne trovavano un’altra che si incastrava meglio nei loro abbracci. Adesso, profumi. Ho una teoria, mondo. Secondo me si son stufati delle parole. E basta, si, li capisco. Diciamo che ogni canzone riesce a combaciare con il mio cuore all’ottanta percento tipo, salto di gioia, mi segno le frasi migliori sull’agenda, la canticchio o la canto ad alta voce in auto mentre torno a casa di notte e non c’è nessuno neanche per strada, per cui potrei anche aprire i finestrini e urlarti contro, mondo, gridare, sempre più forte, sempre di più e dirti anche che non mi va bene, per niente affatto il modo impertinente con cui mi poni domande o il fatto che se non ti gira non mi rispondi affatto, c’è l’altro venti percento che resta vuoto e diventa asilo di fortuna per pensieri clandestini, quelli che non vuole nessuno perché tu, mondo, hai detto a tutti gli altri di guardarsene bene perché sono pericolosi come ombre affezionate al grigio chiaro dell’asfalto consumato. Allora le persone li cacciano sul fondo di bottiglie di qualunque cosa, purché una volta chiusi lì dentro non diano più fastidio. Ci ho provato, mondo, ma dicono che sia tutta un’illusione. Così alla fine ne ho lasciata metà piena e son rimasta a guardarla, pare c’entri qualcosa con l’ottimismo. E l’ottimismo sembra aver a che fare a sua volta con i sogni.
Ho venticinque anni, mondo, e tu di semafori verdi non me ne mostri quasi mai. Li lasci a lampeggiare come a dire fai te, nel caso fermati e accertati di attraversare nel modo più sicuro possibile, ma non ti assicuro che nessuno ti investirà. E ora che sei una serie di regole infrante mi dici come faccio io ad infrangerne altre per trovare un posto che sia quello giusto? Ti manca una dimensione, mondo. Anzi te ne mancano tante, una per ogni dubbio per ogni uomo per ogni giorno nuovo che inizia. Sei terreno che manca sotto ad un passo incerto e persone che non si voltano più indietro per guardarti ancora una volta. Ti ho chiesto se hai un sogno, mondo. Non mi hai risposto. Eppure son certa che uno ne avevi, da piccolo. Forse sognavi di diventar anima. Sognavi di diventare uomo.

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