A Cercar La Differenza

Dopo la firma e la stretta di mano sono tornata al mio posto, raggiante. Ce l’ho fatta mi sono detta e nella mia mente l’ho ripetuto più volte per trattenere quel momento il più a lungo possibile. Tutti i gesti che seguono la fine di un esame, infatti, si susseguono in fretta, sempre. Allo stesso modo vanno di corsa una dopo l’altra le varie sensazioni di sollievo, gioia, soddisfazione. L’altra mattina, invece, ho provato qualcosa di diverso, che non ho voluto assolutamente dimenticare.

Quest’ultimo anno è stato pesante. Ripenso spesso a tutti gli avvenimenti, problemi e preoccupazioni che lo hanno reso tale. Ogni volta ho la sensazione sempre più netta che la vera difficoltà non riguardava davvero tutte quelle cose lì, ma il mio stato d’animo, come se ad un tratto si fosse spalancata la porta dietro la quale avevo chiuso tutte le mie paure, pure quelle che non conoscevo ancora. Quell’abisso si era impossessato delle mie risate, della mia leggerezza, del mio ottimismo e del mio alla fine andrà tutto bene.

Come ero potuta arrivare fin lì, traguardi e soddisfazioni incluse, soltanto pensando questo? Come avevo potuto ritenere il preoccuparsi un’occupazione del tutto inutile al fine di andare avanti? Quell’abisso mi attirava e mi teneva prigioniera, per di più iniziavo a pensare che fosse giusto così. Perché affannarsi tanto se poi alla fine va tutto storto? Perché sprecare il tempo a dipingere istanti ed emozioni se poi bastava distrarsi ed ogni cosa diventava di nuovo nera o al massimo grigia, spenta, senza vita, senza entusiasmo, banale e priva di senso? Volevo liberarmi dei miei sogni, sperando che così il mondo sarebbe sembrato meno brutto e proprio questo esame era diventato il simbolo di tutto ciò. Così accantonai quelle pagine.

In questi ultimi mesi ho pensato e pianto davvero troppo. Ho scoperto un po’ alla volta che l’abisso è una grandissima fregatura. E’ ammaliante e ad un primo sguardo sembra profondo e interessante. Si pensa di arrivare chissà dove riuscendo ad attraversarlo, mentre invece non si fa altro che girare in tondo tutto il tempo. Il buio inganna nascondendo i passi e mi sono resa conto, con rabbia, che mi stavo prendendo in giro da sola.

Seduta, mi rigiravo la penna tra le mani. Ero lì e ci ero arrivata da sola. Senza appoggi emotivi, senza riferimenti, senza spensieratezza e con quella porta sempre lì aperta, ma decisamente meno spaventosa. Mi sono sentita indistruttibile. Ho capito cosa si prova a restar fermi sempre nello stesso posto lasciandosi bloccare dalle paure e dall’incertezza. Può darsi che loro il mondo da sotto i piedi me lo tireranno ancora, senza che io possa impedirlo. Adesso però so quanto può essere inebriante riuscire a rialzarsi e questo fa la differenza, eccome.

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ComeDiari #4 Prendendo Appunti

-Appunti per evitare altri disastri sentimentali (si spera)-

Dunque: quando un uomo, tra cose varie, ti dice che sei la sua donna ideale, ecco, bisogna prenderlo alla lettera. Sisi, alla lettera proprio. Non sei la donna che sperava di incontrare, non è che stava cercando una come te.
Ideale significa proprio… ideale: che sei un’idea e che resterai tale per sempre. Sei una teoria, una fantasia, una storia non scritta, un film mai girato. Sei eterna nuvola grigia, che non diventerà mai pioggia. Sei inconsistente ed evanescente, quasi non esisti, come non esiste uno stupido piccolo spazio della sua vita nel quale puoi restare. Non ti ha scelta, ma soltanto messo un bel bollo in fronte con su scritto “Attenzione, fragile, maneggiare con cura, anzi se possibile, non maneggiare affatto”. Non sei reale e questo ti fa soffrire e sperare che un giorno al posto di quel bollo ti stampi un bel bacio, passandoti una mano nei capelli e stringendoti poi forte a sé. Invece sei elio racchiuso da un involucro di plastica colorata che si libra nel cielo, ma legato ad un’intenzione che non sarà mai realtà, a parte sporadici momenti.
Io però
 esisto davvero. Non sono né ideale, né perfetta, io sono vera. 

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Sul Filo Del Rasoio (Di Occam)

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.”

Questa è la formulazione più nota e famosa del principio del Rasoio di Occam. William of Ockham era un frate e filosofo inglese che nel XIV secolo pensò ci fosse da frenare l’entusiasmo di troppi pensatori che tiravano fuori troppe teorie con troppe ipotesi con conseguenti troppe conclusioni che poi tra loro di diverso avevano ben poco.
In pratica senza questo principio a scuola avremmo dovuto imparare teoremi inutilmente complessi e lunghi, infatti, per fortuna, adesso si trova alla base del moderno pensiero scientifico. Si parte da ipotesi e si arriva con deduzioni che sono giusto quelle strettamente necessarie, alla tesi. Niente di più e niente di meno, il che è anche confortante, perché vuol dire che non si è forzata la mano per giungere ad un risultato, né che questo ultimo sia vago e campato in aria.

Diciamo che a me è venuto in mente il signor Occam perché se potesse mi manderebbe al diavolo in questo momento senza darmi nemmeno il tempo di replicare. Più in generale, infatti, la questione è che complicarsi la vita è inutile. E lo so, non ci voleva lui per ricordarlo. Per tenerlo a mente, tuttavia, lo trovo abbastanza efficace.

Complicarsi la vita significa perdersi nel labirinto delle supposizioni quando si cerca a tutti i costi di darsi una spiegazione per un qualcosa che è avvenuto e non si è ben capito come. Si pensa e ripensa sempre alle stesse cose, si rimurgina, si rimanda indietro il film centinaia di volte con il rischio di consumarsi la testa, se ne analizza ogni dettaglio al microscopio del tempo che si spreca in un lavoro che alla fine, puntualmente, fa che si arrivi ai titoli di coda senza aver trovato ancora un senso abbastanza soddisfacente da darci un taglio con quella storia, per sempre. Ci si chiede dei perché assurdi, si tirano in ballo eventi causali che non finiscono mai per affluire naturalmente tra quelli realmente accaduti ma fanno si che oltre al film nella nostra testa si inizino a girare i remake, che poi si sa, non sono mai belli come l’originale a cui sono ispirati. Bisognerebbe smettere di pensarci e andare avanti, come se nulla fosse accaduto, è vero, ma sarebbe davvero possibile se almeno le domande la finissero di tendere agguati ogni volta che si prova seriamente a distrarsi e dedicarsi ad altro. Di una spiegazione si ha bisogno ed è impossibile far finta di niente. Cosa avrei potuto fare o dire affinché andasse diversamente? In quale limbo finiscono i ci sarò? Come si può non prendersi cura di qualcosa di bello? E così via.

Il respiro incontra il vetro freddo che separa da ciò che si vorrebbe poter rimettere in sesto, ma che ormai è perso. Perciò se prima almeno era possibile ancora guardare, pur senza toccare o intervenire in qualche modo, adesso pian piano le immagini iniziano a sfocarsi e confondersi. L’unica e sola rimasta nitida è quella al di qua del vetro. Il risultato dell’evento è quel che si è e si ha intorno a sé. La soluzione più semplice, sempre a detta di Occam, non è la più superficiale, ma quella che sembra vera, che coincide perfettamente con quell’unica immagine che ci racconta com’è che è andata, nel modo più lineare possibile. Questo discorso, in fondo, ha molto a che fare con l’essere consapevoli e la capacità di vedere le cose per quelle che sono.

Messa così pare addirittura facile. Lo sarebbe davvero, in realtà, soltanto se il vero problema non fosse in fondo la paura di dimenticare.

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Liebster Award

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Prima di tutto grazie a Cippe’s per aver pensato a me per questo premio, che poi io non li considero dei premi perché in fondo quando si tratta di blog penso che non ci sia da premiarsi, che qualcuno sia migliore o no di un altro, piuttosto lo prendo come un gioco, un modo per conoscersi e coinvolgersi, condividere uno spazio quando spesso si tende più a chiudersi nel proprio mood e quindi … iniziamo!

Le regole per questo Liebster Award sono:

– Ringraziare il blog che ti ha nominato.
– Rispondere alle 10 domande.
– Nominare altri 10 blog con meno di 200 follower.
– Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Dunque, le domande sono:

Perché hai aperto un blog?

Decisi di aprire questo blog, ben sei anni fa, su Space Live, lo spazio fornito dal caro e compianto Msn, perché un po’ già frequentavo il mondo dei forum e l’idea di avere un posto (virtuale) tutto mio nel quale poter scrivere e raccogliere ciò che più mi piaceva, tra cui musica, immagini e poesie, mi entusiasmava. Il blog per me ha sempre rappresentato una possibilità, quella di “creare” in libertà qualcosa di assolutamente proprio e quindi unico… Inoltre scrivere mi ha permesso di conoscermi, esprimermi, qualche volta di metter punti e ricominciare. Ho condiviso emozioni, riflessioni e punti di vista come in nessun altro modo avrei mai potuto fare 🙂

Ci parli un po’ delle tue passioni?

Il fatto è che di base io sono curiosa. Quindi mi capita di appassionarmi a tante cose, a periodi, come capita 😀 Ciò che più adoro comunque è leggere e creare, che si tratti di disegno, grafica, fotografia o tutto ciò che riguarda il do it yourself … Insomma, mi butto in tutto ciò che più mi prende, anche in maniera incostante, al momento e impegni permettendo!

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

Per tanto tempo, come ho raccontato altre volte, questo blog è rimasto un po’ “nascosto” perché una volta passata su WordPress non ebbi tempo e modo di capire e scoprire chi altri ci fossero oltre me, scrivevo molto di rado e le uniche visite erano quelle provenienti dai motori di ricerca. Io penso che tutto dipenda da ciò che si vuole ottenere da un blog. Può andar bene anche il non interagire intendendo il web come un grande oceano nel quale lasciare messaggi in bottiglia in forma di post e basta. Il commentare presuppone il leggere ciò che scrivono anche gli altri, l’interessarsi, il condividere… L’interazione è utile secondo me nella misura in cui si ritiene importante lo scambio di emozioni e pensieri, ad un certo punto per me lo è stato, ed eccoci qua 🙂

Di cosa parli nel blog?

Di tutto quello che mi passa per la testa! Prendo spunto da cose viste, sentite o vissute, spaziando tra gli argomenti più diversi, così come li vedo io…

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?

Sii! Ho conosciuto alcuni bloggers di persona e ricordo quei momenti come alcuni dei più belli della mia vita… L’emozione di incontrare persone di cui un po’ conosci già il modo di pensare e quel che hanno dentro è sempre stata fortissima e unica. Quel che il blog non ti da’ è il sorriso, lo sguardo, il linguaggio del corpo, un abbraccio o una stretta di mano. Ho conosciuto persone fantastiche che ormai non sono più soltanto bloggers per me, ma amici presenti nella mia vita, e ne sono felice 🙂

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?

Già non riesco ad immaginarmi come sarò alla fine di quest’anno, che sarà pieno di cambiamenti, figuriamoci tra due! L’andamento del mio blog spesso rispecchia quel che vivo, tra impegni vari… Comunque mi piace pensare che nel tempo si evolve, con me.

La cosa che sai fare meglio?

Così, in generale… penso di saper metter tutta me stessa nelle cose in cui credo davvero.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?

Dipende dai giorni… Pomeriggi interi o un’ora, due, spesso sparisco proprio! Vorrei riuscire ad essere più costante 😛

Come nascono i tuoi post?

I post nascono in un momento di relax della giornata, lasciando correre i pensieri e chiudendo fuori tutto il resto…

 

E adesso, i dieci blog che nomino… Non bado ai followers, soltanto condivido con voi questo gioco sperando accogliate l’invito a scrivere un po’ di voi stessi 😀

http://iansaiin.com

https://occhialfuturo.wordpress.com

http://undiarioperduesorelle.com/

https://ildiariodideb.wordpress.com/

https://liloyblog.wordpress.com/

https://esetidicessiche.wordpress.com/

https://unododici.wordpress.com/

https://latisanadellasera.wordpress.com/

https://onrainydaysblog.wordpress.com/

https://stravagaria.wordpress.com/