ComeDiari #6 Legger(s)i Tra Le Nuvole

Daniela-Volpari-Con-la-testa-fra-le-nuvole

Bisogna arrendersi all’evidenza, dicevo. Solo che poi dipende da cosa vedono i tuoi occhi.

Cosa fai quando i sentimenti ritrovano la strada che avevi chiuso per rabbia?

Niente.

Li lasci passare.

Scorrono sulle guance. 

Esplodono in coriandoli di parole.

Provvedi a rimetterle insieme in modo che formino un senso compiuto, almeno. 

Ti senti un po’ felice quando capisci che osservate entrambi la stessa nuvola, anche se siete sotto due cieli diversi. Che la stessa luna la vedono tutti, una ce n’è e non appartiene a nessuno, neanche a quelli che si fregiano di averla rubata o di averne comprato un pezzo. Per le nuvole è diverso, quelle cambiano forma, muoiono e rinascono, viaggiano, piangono o, qualche volta, ti confortano. Tutti ne abbiamo, sono quelle con cui giochiamo di notte, quando non riusciamo a prender sonno e sulla luna già non c’è più posto. Quindi, diventa una questione di comprendere fino in fondo chi c’è davanti a te, di imparare a riconoscere le sue nuvole. 

Magari non si riesce subito, o non si vuole, o non si può, o semplicemente non ne è il momento ancora.

Poi, però, non c’è niente di più evidente. Ed è così speciale che non si può descrivere. 

Finalmente puoi arrenderti. 

Puoi amare.

Puoi andare avanti.

 

picture by danielavolpari.blogspot.it

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10 pensieri su “ComeDiari #6 Legger(s)i Tra Le Nuvole

    • Sinceramente vedi, il punto è che non esistono né chiusure né aperture, ma solo un lasciarsi andare e farsi travolgere dalle sensazioni, qualunque esse siano, perché ogni forzatura è sempre inutile e ti si ritorce contro… E’ un po’ come dire segui il tuo cuore, l’istinto anche se a priori non sai dove ti porterà, ma sai che qualunque altra strada non riusciresti mai a sentirtela addosso davvero. Io mi sono sentita bene quando ho soltanto riconosciuto cos’è che davvero avevo dentro, e non era rabbia, anzi. Dove mi trovo adesso? Non lo so, so solo dov’è che non sto andando e già è molto 🙂

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  1. beh, quello che ho letto mi emoziona perchè mi riporta a due “concetti” cui sono molto legato in questo periodo della mia vita, il primo associato ad un testo che parla di nuvole, di uomini che osservano le nuvole e di ciò che consegue, è una canzone che rimarrà per sempre nel mio cuore e che torna sempre quando mi fermo a riflettere su questioni per me importanti… è sempre li come un mantra, come un caldo consiglio dato da una persona saggia, come un punto di riferimento in equilibrio sul mondo, sul mio mondo…

    “Mi ricordo che un bel giorno
    C’era un nuvolone candido
    Io gli dissi sembra un orco
    Mentre a lui pareva un angelo
    Forse perché ognuno vede
    Solo ciò che vuol vedere
    Poi un po’ come
    La verità…”

    mentre l’altra si associa perfettamente ad una frase che hai scritto nei commenti successivi al post, frase che per me è una sorta di stile di vita (ogni volta in cui riesco ad applicarla) ed è questa:

    “perché ogni forzatura è sempre inutile e ti si ritorce contro”

    è diventata per me un autentico stile di vita… ho la sensazione che non andare contro corrente nella vita sia un buon modo per affrontarla… e per non andare contro corrente non intendo all’ideologia ma al destino…

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    • Come sempre sono felice di condividere certi punti di vista…
      Destino dici… Io ci credo ma non come viene solitamente definito, non lo vedo come qualcosa che esiste all’infuori di me e della mia vita, ma come il nome che diamo alla successione di eventi che hanno una certa probabilità di verificarsi in base alle nostre scelte… La questione della forzatura si riferiva ai sentimenti, è impossibile deviarli, cancellarli, forzarli in qualche modo, per quanto riguarda il resto, non so, esistono le scelte, si può anche andare controcorrente e non è detto risulti una forzatura, anzi, magari è proprio quella la nostra strada, il nostro percorso…

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      • allora sul destino la vediamo in modo simile… anch’io intendo la strada che si forma durante il nostro percorso di vita… non qualcosa che è già scritto ma qualcosa che scriviamo giorno dopo giorno con il nostro essere… quel qualcosa che deriva dal nostro io più profondo…

        per quel che riguarda la forzatura invece, avevo capito che si riferiva ai sentimenti e per quanto possa concordare sul fatto che si possa andare contro corrente continuo a ritenere che sia formalmente “uno sbaglio” farlo.. a volte necessario, a volte inevitabile però credo sia in ogni caso una forzatura figlia della cultura, della civiltà e della nostra poca attitudine e capacità ad affrontare le conseguenze della vita sopratutto per la fase dove la gestione “algebrica” delle situazioni nella nostra testa non risponde alle regole attese o cui siamo abituati… in questo senso io credo sia sempre una forzatura figlia della normale paura dell’essere umano di soffrire o di affrontare ciò che non conosce… è da intendere come una pura riflessione non come una critica o come qualcosa da cui io sia esente… anzi…

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