ComeDiari #12: Senza Dubbio

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In fondo quel che ti fotte è il dubbio. 

Quando invece sai, è diverso.

Non ci verrebbe l’ansia uscendo di casa al mattino se sapessimo che, qualunque sia la condizione di traffico e di salubrità mentale delle persone che incontreremo per strada, il treno o l’autobus sarebbero lì ad aspettarci comunque e potremo arrivare in sede in tempo, all’orario giusto.

Nel bene o nel male, quando sai, stai meglio. Almeno, sei più tranquillo. Puoi concederti il lusso di essere consapevole e regolarti di conseguenza. Perfino se è giorno di sciopero.

Perfino se lui non vuole più vederti.

Se non vuole più sentirti.

Se sai, allora finalmente tutto quadra e il dubbio sparisce. 

Capisci.

Non ne valevi la pena. 

Percorrere dei chilometri.

Rispondere al cellulare.

Scrivere un messaggio.

Azioni chiamate pretese nonostante non sia stata tu a chiederle.

Non è molto meglio, invece, sapere? 

Non le farebbe. Cose, così. Per te. 

Quando sai, non ti preoccupi più. Dormi serena e ti svegli concedendoti a colazione il lusso di essere consapevole. 

Il cellulare non squillerà.

Non vibrerà brevemente, nemmeno.

Non dovrai attendere nessun momento giusto.

Non devi prendere nessun treno.

E non c’è neanche sciopero.

Senza dubbio, è così.

 

Sogni Troppo Grandi e Persone Troppo Piccole

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Al ristorante seduti al proprio tavolo Phil e Claire si divertono a fare un gioco: guardano le altre coppie sedute intorno a loro impegnate a chiacchierare aspettando o consumando la propria cena e cercano di indovinare cosa dicono fingendo una sorta di doppiaggio ironico. Ne escono fuori dialoghi surreali ed esilaranti, ma soprattutto il gioco mostra quanto Phil e Claire siano affiatati e complici. Insomma, una bella coppia.

Mi sono ricordata di questa scena del film Notte folle a Manhattan mentre, in questi giorni, pensavo a tutte le coppie che conosco e a tutte le volte che mi sono fermata ad osservarle curiosa di capire cosa le legasse, cercando indizi tra le righe dei loro discorsi e gli intrecci dei loro sguardi.

Quello che vedo non sempre mi piace. Forse sono solo io che un giorno mi sono svegliata e mi son ritrovata arruolata tra le file -quelle più indietro- dei cinici. Eppure nei discorsi non vedo affiatamento e negli sguardi c’è più ansia che complicità. Il ‘gioco’ finisce quando la mia curiosità si arena in quella che spesso sembra una triste verità.

La questione non è tanto quella classica delle persone che cercano un partner solo per non stare da sole. Più che altro si tratta del fatto che guardando troppo in fondo alle cose se ne trovano tutti i giunti più arrugginiti e gli spifferi da cui fuoriesce tutta la magia. Mi chiedo se quelle persone stiano davvero bene o facciano finta, a loro volta, di indovinare i discorsi più giusti doppiando se stessi in un film di cui nessuno può conoscere la sceneggiatura in anticipo.

Mi chiedo se forse in realtà esistano sogni d’amore troppo grandi e persone invece troppo piccole per riempirli del tutto.

Meglio ritrovarsi in un sogno disabitato, come è successo a me, o in uno tutto sformato a furia di adattarlo alle persone e alle circostanze che ci sono capitate?

Chissà.

Quanto sarebbe bello, però, essere come Phil e Claire.

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pictures by Bernulia

Senza Folletti, Senza Pensiero Nuovo. Però, Auguri!

Quest’anno i folletti di WordPress hanno dato forfait, si mormora che gli elfi abbiano dato un party in Lapponia e di tornare qua a lavorare non ne hanno voluto sapere.
Così le statistiche sono andata a vedermele da sola e ho scoperto che Sappiamo fare cose belle è stato il primo articolo dell’anno appena concluso e anche il migliore rispetto a tutti quelli successivi.
Una cosa strana, ma nemmeno troppo. In fondo anche la me di inizio anno è stata la migliore tra tutte quelle che si sono susseguite dopo.

Un anno nuovo deve iniziare con almeno un pensiero nuovo. 

Eppure adesso l’unico che mi viene in mente è poter sapere che non accadrà più. Vorrei che non mi si spegnesse di nuovo la luce proprio nel momento in cui ho da fare cose importanti che riguardano il mio futuro. Forse sono stata io a reagire troppo male, ad accettare poco e a piangere molto. Ho realizzato poche cose e ho litigato molto. Ho pensato più spesso al peggio che al meglio. Mi sono sentita più sola di quanto -forse- lo fossi davvero. Qualche giorno fa ho fatto un giochino su Facebook che creava un tag cloud delle parole che avevo usato di più nel 2016. Tra quelle più digitate c’era Perché, ma anche Imparato. Tanto per dire.

Ho aspettato qualcuno che non aveva segnato in agenda nessun appuntamento con me. Credevo stesse aspettando a sua volta  che si creasse una finestra spazio temporale abbastanza ampia da poterci contenere, abbracciati. Invece no. L’amore guardò il tempo e rise perché sapeva di non averne bisogno. In realtà però, secondo me, stava bluffando. Il tempo, si sa, è relativo. L’amore no, però può stancarsi a furia di stare in piedi a fissare la porta senza mai essere invitato ad entrare e a scaldarsi un po’ le mani. Finisce che gira i tacchi e va via, prima di morire assiderato. Perfino in pieno agosto.

Del 2016, oltre al freddo, ricorderò il white noise tenuto nelle cuffiette per ipnotizzare i pensieri negativi, due viaggi nello stesso posto, tre libri, il rimprovero di una bambina, la tisana allo zenzero che solo a dicembre ho scoperto essere più buona aggiungendoci la cannella, l’inizio della mia avventura con Principesse Colorate e l’iscrizione -udite, udite- in palestra.

Come dite? Il pensiero nuovo?

Ah, non vale glissare parlando dell’anno scorso.

Nemmeno riciclare quello dell’articolo che ho citato.

E’ che ero così occupata a liberarmi di tutte quelle terribili me che non ci ho pensato.

In pratica inizio l’anno senza un pensiero nuovo e senza folletti.

E’ rimasto un sacco di spazio però, il che non è affatto male.

schizzo