Il Toast all’Avocado

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Noi, quelli della mia età diciamo, saremmo quelli che spendono i soldi per comprare i toast all’avocado, invece di conservarli per comprarci, in futuro, una casa.

Questa cosa l’ha detta un po’ di giorni fa il miliardario australiano Tim Gurner, trentacinquenne, parlando della vita dei giovani d’oggi durante un’intervista in tv. Lui, a diciotto anni, faceva più lavori nella stessa giornata, risparmiava ogni centesimo e si è perso un po’ delle cose che di solito si fanno alla sua età per costruirsi un futuro. Un futuro da più di quattrocento milioni di dollari, al momento.

Quando ho letto l’articolo che riportava questa notizia mi sono sentita un po’ chiamata in causa. A me l’avocado non piace granché, però penso che il tizio abbia ragione. La mia generazione, pare sia quella dei Millennials, non ha conosciuto la fame e i sacrifici che i nonni hanno fatto durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non sappiamo cosa significa non avere a disposizione i beni di prima necessità. Nemmeno quelli di seconda necessità. Siamo continuamente attratti da quelli di terza, quarta o quinta necessità. In pratica, dalle cose superflue.

Che tanto superflue non sono. No, perché senza, ci sembra di non esserci. Pare che il motto sia YOLO. You Only Live Once, si vive una volta sola. Per cui, meglio un costoso toast all’avocado oggi che un appartamento e una famiglia domani.

Oggi c’è la comitiva. C’è la pizza, ma solo se è quella di Tizio o Caio che la fa a regola d’arte con il metodo di una volta e con i prodotti bio e con il fiordilatte che se non è di Agerola allora fa schifo. C’è quel panino super calorico che però almeno una volta nella vita devi mangiare perché il tipo che ha aperto il locale è quello che ha iniziato nella cucina di casa propria a farsi i video mentre cucinava e poi li postava su Facebook. C’è l’aperitivo servito nel barattolo del sott’olio, il gelato che si mangia a partire dal cono, la fetta di torta a mille strati.

Mi sono accorta, ultimamente, che è raro uscire con i propri amici e trovarsi ad andare due volte nello stesso posto. Siamo delle trottole con gli smartphone in mano pronti a correre lì dove c’è la novità del momento.

Mi sono chiesta se sia davvero tanto sbagliato. Insomma, il settore della ristorazione ormai si basa anche su questo. I locali per aperitivi fanno a gara a chi offre la formula aperi-cena più invitante, a chi arricchisce l’ambiente con i dettagli più originali rispetto all’altro. Noi, quelli della mia età, viviamo nell’epoca in cui l’economia gira per cose così.

Mica tutti, poi, pensiamo alla casa e alla famiglia. D’accordo, alla casa forse si. Prima però ci vogliono i soldi, quindi un lavoro e prima ancora dobbiamo finire gli studi. Mentre lo facciamo, siamo bombardati di immagini di stili di vita del tipo YOLO. Per avere una famiglia, serve un partner. Per conoscerne uno che non sia né stronzo, né psicopatico abbiamo bisogno di tempo e di soldi per uscire e recarci in comitive nei suddetti locali. Insomma, è il cane che si morde la coda.

Sì perché, caro miliardario, i nostri nonni non avevano i toast all’avocado, ma all’epoca sposavano la prima persona di cui si innamoravano follemente e quello bastava. A scatola chiusa. Sempre che non si trattasse di matrimoni combinati. Non rischiavano di mollarsi dopo qualche mese di convivenza o di allontanarsi perché a letto non erano niente di che. Il lavoro? Era quello del proprio papà o zio oppure a sedici anni andavano a cercarsi già il primo perché non potevano studiare.

Allora non è che noi non pensiamo alla casa e alla famiglia. Il fatto è che non abbiamo punti fermi. In più ci dicono di vivere qui e adesso. 

E qui e adesso, caro Gurner, pare ci sia soltanto il toast all’avocado.

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31 pensieri su “Il Toast all’Avocado

  1. Oh mio diooooo cosa leggono i miei occhi!?!?! Lo studio serve a noi stessi xche farsi infinocchiare x ignoranza in questo mondo non va bene. La casa costa è vero… dipende dove si decide di vivere e con che filosofia si vuole vivere… a 18 andai via da casa e iniziai la mia indipendenza economica.. pochi soldi e poco tutto. .. Affitto condiviso. .. prima… lavoretti iniziali e poi pian piano quelli più remunerativi.. che data la condivisione di spese casa e utenze permetteva di accumulare soldi che personalmente impiegavo nelle tasse universitarie… ma cmq tutto arriva piano piano e con sacrificio… quello è vero.. noi uscivamo in piazza e prendevamo le birre da 1, 50 euro al max… tre in un sabato sera… oggi un samato sera ti costa anche 20 volte tanto… e si cari miei… uscire e spendere 10 euro dopo cena è un conto… sono poi 40 euro in un mese.. che sfido.. oggi… ogni genitore darebbe al figlio. .. ma 400 euro al mese sono tantissime e poi butate via.. insomma…. e poi mi sono persa nel filo e devo scendere dal treno. Ci aggiorniamo

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    • Io sono rimasta a galla con le borse di studio e le mie uscite sono sempre state poche ma buone. Tu ti sei responsabilizzata presto e bene e forse è quel che ci vorrebbe.. Però appunto in ogni caso bisogna farsi due conti e capire quanto è possibile spendere durante un sabato sera. 400 euro al mese per le uscite.. Aiuto! Ma nemmeno quando un giorno lavorerò ahaha

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  2. Lo capisco da mio figlio.
    Io ho 47 anni, e da bambino/ragazzo (pur non avendo vissuto gli anni terribili della guerra e delle vere privazioni) ricordo che mangiavo pane e latte 5 sere su 7, la carne c’era solo la domenica, la pizza solo fatta in casa ogni tanto, la minestra con il brodo annacquato, i vestiti di terza mano, i pantaloni ed i maglioni con le toppe, giocattoli pochi e semplici, libri prestati o regalati.
    Mio figlio tutto questo non lo ha passato e non capisce minimamente cosa significhi la parola sacrificio.

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      • Noi non siamo ricchi, attenzione, quindi non è che mio figlio viva nella bambagia. Tanto per capirsi, ha quasi 15 anni e nessuna mancia settimanale, nessuna paghetta.
        E’ anche un ragazzo che si sa accontantare di ciò che ha (e questo è un gran pregio) però nello stesso tempo non gli manca nulla: cellulare, pc, bella bicicletta, e così via. Poche cose essenziali, ma che a lui non mancano, per questo parlava di assenza di sacrifici.
        I suoi amici sono molto simili a lui, per cui sono propenso a dire che è anche lui figlio dei tempi che cambiano, dove si vive connessi al cellulare ma sconnessi dai problemi che ti circondano.

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      • Esatto K, nemmeno a me manca nulla di queste cose eppure non sono ricca. Questo significa che tanto male non stiamo, in generale, e forse il problema è questo. Quello che hai elencato tu è il minimo indispensabile che un ragazzo deve avere oggi per “esserci”. Perciò dico che è tutta questione di circostanze. Si è spostato il concetto di normalità. Quel che io non ho potuto avere è stato il viaggio in Erasmus o le vacanze studio al liceo. Quello era troppo per le tasche della mia famiglia. Si è spostato anche il concetto di sacrificio. E’ su questo che dobbiamo riflettere secondo me…

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  3. vedendo il titolo ho temuto fosse l’ennesimo post ricettarolo e invece ho trovato una chiacchierata originale e pensieri aguzzi che condivido.
    intanto vorrei dire al miliardario australiano dei mei cojoni (scusa il francesismo..no, il romanesco) che dovrebbe avere il pudore di tacere perchè è matematico che se a 35 anni hai fatto soldi a palate significa che sei uno squalo o un ladro o entrambe le cose.
    quanto al discorso generazionale, ogni generazione è figlia del contesto storico, sociale ed economico in cui vive od è vissuta: voglio dire, voi sarete pure caratterizzati dalla frivolezza, ma è una frivolezza in gran parte imposta dalle circostanze: vi stanno uccidendo i sogni, vi stanno (vi stiamo!) lasciando un mondo malandato con un mercato del lavoro che ristagna, con scarse disponibilità economiche, con prospettive e ideologie ormai agoniche, con un ambiente naturale sfasciato. Non è che voglia giustificarvi ma certo comprendo vostra apatia. Avessi vent’anni ora, penso non sarei tanto diverso da voi, forse farei meno “comitiva” ma di sicuro mi abbandonerei a piccoli piaceri non potendo coltivarne di più grandi.
    ml

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    • Si sono d’accordo con te…
      Queste sono le cose che abbiamo intorno e a queste diamo attenzione. Gli obiettivi ci sembrano lontanissimi, in più abbiamo meno pazienza perché siamo abituati ad avere ciò che vogliamo senza dover aspettare troppo. Viviamo di più il momento, rispetto a come si faceva venti o trent’anni fa, ma siamo più insoddisfatti.

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  4. Io di anni ne ho 53 e dai 15-16 anni ai 27 non ho mai pensato a fare “sacrifici” per una casa e una famiglia che poi alla fine sono arrivate. I pochi soldi che avevamo venivano comunque spesi in dischi, concerti, viaggi ecc. Alla fine il risultato non cambia

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  5. Stavo per non leggere il tuo post perché l’avocado non mi piace per nulla… che dire io sono una quasi 30enne , non ho mai conosciuto la fame ma la mia famiglia non è mai stata benestante, quindi i vestiti li avevo di seconda ma anche di terza e quarta mano e io ne andavo fiera, perché quel vestito era stato prima della mia amica/ della cugina più grande che stimavo …
    I miei mi hanno insegnato ad apprezzare le piccole cose, come una passeggiata in campagna o un pic Nic in giardino … io sono cresciuta nel insegna del risparmio, pur avendo fatto lavori sottopagati sono riuscita a mettere da parte abbastanza risparmi da poter aprire il mio negozio. Però crescendo ho imparato che non è neppure corretto vivere di rinunce, dobbiamo anche goderci la vita perché non sappiamo che ci riserva il futuro. L’equilibrio questa cosa così difficile da trovare

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    • Si, l’equilibrio alla fine è quel che bisogna cercare sempre.. Non spendere troppo e nemmeno chiudersi in casa. Mantenere un po’ di senso critico nei confronti di ciò che abbiamo intorno. Io pure ho messo i vestiti dei cugini (maschi! Ero l’unica femmina) e non sono andata in vacanza ogni estate. Questo però è anche una questione di consuetudini familiari, della serie non si butta via niente. Anche mia cugina, 6 anni, mette le cose che mettevo io alla sua età. Il problema che sento davvero è siamo disposti a non uscire e risparmiare quei 15-20 euro per una serata e metterli da parte per un viaggio o comunque cose più importanti senza sentire di esserci persi qualcosa?

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  6. Sai che all’epoca del fascismo c’era una legge secondo cui se l’uomo non prendeva moglie entro i 24 anni era costretto a pagare una multa? La pagò mio nonno, ma non perché non avesse trovato l’anima gemella! A parte questo un tempo si sposavano in casa. Tavolini in giardino, un paio di capponi ammazzati et voilà. Tutto era pronto. La casa, spesse volte, era lasciata dal padre o dalla madre, in nome di quella regola secondo cui al maschio la casa, alla femmina la dote. Il lavoro c’era, anche minimo ma c’era e l’ignoranza fioccava ovunque. Si trovava subito un impiego come operaio, sarta, commessa, ma oggi pure per aprire unìimpresa di pulizie è necessario seguire un corso. Lo sapevi? Quindi va bene che puntiamo sugli smartphone e sui toast all’avogado, ma è anche vero che questa società ce l’hanno lasciata loro, e così noi giovani la gestiamo. Male ma la gestiamo.

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  7. In qualche modo ho risposto a questo post con il mio ultimo. Non credo abbiate tutte le colpe anzi, penso che le più grandi colpe le abbia la generazione che vi ha messi al mondo e che vi ha preceduti. Certo, poi in questo contesto qualcuno ci mette del suo a sembrare più deficiente di quel che è ma complessivamente credo che la maggior parte avrebbe potuto essere salvata se solo avesse avuto altri esempi ed un altro mondo in cui vivere.

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