Il mio Halloween (e che fine ha fatto l’unicorno)

Ieri pomeriggio mi sono chiesta seriamente perché.

Perché stavo intagliando una zucca? Facile, era il giorno di Halloween. Sì, ma, il motivo?

L’avevo svuotata al mattino e poi mi ero presa il pomeriggio per disegnarne le fattezze da intagliare con un coltello da cucina più sottile possibile. Quest’anno ho avuto l’idea di creare una zucca di Halloween un po’ superstiziosa, che somigliasse ad una civetta. Sciò Sciò ciucciué. 

Mentre lavoravo ho cercato di ricordare il significato di questa ricorrenza che per la maggior parte delle persone è estranea alle nostre tradizioni, nonostante la storia dimostri effettivamente il contrario. E’ solo che la Chiesa un giorno ha deciso di far coincidere le proprie ricorrenze religiose con quelle pagane. Giustamente.

Immaginate secoli fa contadini riuniti per festeggiare la fine del raccolto, la fine dell’estate e l’inizio del periodo invernale freddo e buio che però sarebbe trascorso in maniera più confortevole grazie al lavoro che aveva fruttato scorte di cibo e risorse in abbondanza, anche se faceva paura. Le foglie cadevano, la natura si addormentava e a tutto ciò non poteva che venir associata la morte e il mistero che si porta dietro da sempre. E la notte di Halloween diventa il simbolo di tutto questo. Un giorno per ricordare chi non c’è più. Un momento in cui l’aldilà e la realtà terrena comunicano e si confondono l’uno nell’altra.

Se la Chiesa avesse spostato la commemorazione dei santi e dei morti in un altro periodo dell’anno -non so quale poi sarebbe stato più adatto di questo qui- ecco, non se la sarebbe cacata nessuno. Sorry. 

Sapete una cosa? Ho capito perché Halloween mi affascina così tanto.

Mi ci sento legata perché ha origini profonde e vere. Non ci sono obblighi, regole da rispettare. Credenze imposte, cerimonie con un protocollo ben preciso da seguire.

Quando si osserva una foglia arrossita sull’asfalto grigio fuori al portone di casa la connessione con il mistero che ci fa perdere la testa dalla notte dei tempi è semplice e immediata.

Allora mi sento vicina a tutto questo forse anche semplicemente intagliando una zucca, come si faceva in tempi lontani e antichissimi. Rispetto con tutto il cuore la cultura religiosa che mi è stata insegnata e nella quale sono cresciuta, ma a volte mi sembra troppo. A volte credo basti molto molto meno per rimettersi in equilibrio con il mondo e questo meno penso abbia un sacco a che fare con il poter essere semplicemente se stessi.

 

E Gaetano? Come chi. Gaetano, l’unicorno. Un po’ di pazienza, c’è stato qualche problema tecnico, ma arriva. L’intervista arriva. Stay tuned 🙂 

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Ecco, appunto, i problemi tecnici.