Gli effetti collaterali della libertà

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Disarm – Pawel Kuczynski

Ieri sera sul tardi girando tra i canali della tv mi sono fermata ad ascoltare un frammento di intervista a degli esperti di cose varie nel quale si parlava dei genitori che sempre più spesso attaccano gli insegnanti dei propri figli ogni qualvolta questi ultimi tornano a casa lamentandosi di un brutto voto o di un rimprovero ricevuto a scuola.

Uno di questi esperti ad un certo punto ha detto:

“E’ una sfiducia tra adulti.”

Una frase buttata lì, in mezzo a tutte le altre. Un pezzo di discorso. Eppure nella monotonia delle voci che stavano facendo da sottofondo ai miei pensieri che iniziavano ad assumere pian piano la forma di un cuscino sul quale abbandonare la mente nonostante la sede -il divano- non fosse la più adeguata, quella frase è suonata in modo diverso. Mi ha colpita. L’ho ripetuta nella mia testa.

Sfiducia.

Adulti.

Sfiducia. Tra adulti.

Ho preso il cellulare e ho aperto l’app che uso per annotare le cose quando non ho a disposizione carta e penna. Un’insalata di post-it virtuali su cui ci sono segnati nomi, link di ricette abbandonati, idee, ricerche da fare, ispirazioni andate a male per esser state lasciate lì a prender aria per troppo tempo.

Scrivi nota. 

Dunque. Un titolo? No. Una breve introduzione? No, era troppo tardi per pensarci su. Alla fine l’ho segnata così. E’ una sfiducia tra adulti. Ho premuto due volte il tasto per tornare alla home, mi sono sforzata di tenere gli occhi aperti il tempo di raccogliere le energie e farmene una ragione del fatto che dal divano sarei dovuta arrivare al mio letto, in qualche modo.

Sapete, uno a volte pensa che il mondo va a rotoli semplicemente perché oggi ci sono molti meno tabù e meno regole ferree da rispettare. Un tempo perfino un’autista di autobus come mio nonno era rispettato come un pubblico ufficiale alle poste o dal salumiere. Gli autisti di oggi nemmeno portano più la divisa. I bambini e i ragazzini sono figli dei social network affidati a genitori che biologicamente li hanno generati, sì, ma non hanno altro compito che nutrirli e comprare loro il necessario per sopravvivere nel mondo insieme ai loro fratelli nativi digitali. Nessun insegnante è più utile di Wikipedia, a meno che non sia in grado di inventare ogni giorno qualche nuovo numero per attrarre la propria platea.

Poi ho sentito quella frase ed è stato come dare una terza dimensione a qualcosa che finora ne aveva solo due. Una sorta di profondità.

Allora li ho visti. Gli autisti di oggi, i genitori, l’insegnante giocoliere. L’ho sentita. La sfiducia. Non una qualunque. Una specifica. Quella nel prossimo.

Ecco tutto. Forse i tabù di un tempo definivano dei ruoli e questo creava fiducia tra le persone. Poi tutto è cambiato. Oggi ci ripariamo dietro gli smartphone per evitare di incrociare gli sguardi degli altri. Siamo convinti di essere autosufficienti finché non ci confrontiamo con il male fisico e sentiamo come una sconfitta l’aver bisogno di qualcuno che possa aiutarci. Siamo terroristi da tastiera ogni volta che in realtà potremmo semplicemente esprimere un tacito dissenso e c’è la violenza dei ragazzini che hanno le teste bacate dalle serie tv nelle quali le persone muoiono per finta, ma in hd.

E cavolo è davvero assurdo che di tutta questa libertà siamo in grado di viverne quasi più gli effetti collaterali che le conquiste per cui tanti prima di noi hanno lottato.

35 pensieri su “Gli effetti collaterali della libertà

  1. Questo tuo articolo mi ha colpito. Hai talmente tanta ragione che quasi quasi mi sento in soggezione, come genitore ho sempre professato, cercando di non risultare antelucana, il rispetto per le persone di qualsiasi classe sociale, e posso ritenermi piuttosto fortunata dell’effetto ottenuto, e da adulta mi son resa comunque conto che, sì… tantissimi valori si sono persi nella notte dei tempi. Difficile ormai vivere fuori dal digitale, dalla rete, dai social, dovremmo solo provare a dar loro il giusto posto, che non è il primo e neppure l’ultimo, e che dovrebbe essere al nostro servizio e non il contrario come in realtà purtroppo è.

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    • Ciao Laura 🙂
      Spero di non aver generalizzato troppo, ho descritto quel che vedo e che mi inquieta. Vedo bambini che obbediscono alle regole del loro tempo, educati, quelli più piccoli, in massa dai cartoni animati. Sfuggono al controllo dei propri genitori. Sembrano estranei. Io non sono genitore, però immagino quanto sia difficile oggi esserlo. Una volta i genitori erano l’unico riferimento, da loro si apprendeva tutto nel bene e nel male. La mia generazione è quella per cui è stato così ma fino ai 15-16 anni, quando non serviva più il permesso per attaccare internet e accendere il pc per cercarsi le risposte da soli. Oggi i bambini hanno a disposizione i tablet anche prima di saper leggere 🙂 Allora come fa un genitore a farsi ascoltare, se quel che dice è sempre e comunque opinabile perché basta cercare nel web per ottenere più risposte?

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  2. Sfiducia tra le persone ma non solo.Sfiducia nei valori, nella religione, nella importanza della conoscenza. Il relativismo si è impossessato di noi, ognuno crede di bastare a se stesso, gli “altri” sono solo degli ostacoli, o degli incontri, lungo il cammino.
    Io credo che si debba sperare in un nuovo rinascimento, delle nostre coscienze e dei nostri orizzonti mentali e culturali.

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    • Si K, abbiamo tutti gli strumenti a disposizione, adesso dobbiamo imparare ad usarli. Credo ci siamo divertiti abbastanza con questi nuovi giocattoli digitali, che tanto giocattoli non sono perché le conseguenze purtroppo sono reali e dannose. E’ ora di educarci alla tecnologia, di capire la nostra epoca e imparare a viverla invece che subirla.

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  3. Hai centrato in pieno il problema, ma proprio al centro, parola per parola. Ma e’ anche vero che il rispetto e la fiducia bisogna meritarseli. L’educazione e la competenza professionale di una volta non ha niente a che vedere con quella di oggi. Te lo dico francamente, io ci lavoro a scuola e so quel che vedo e sento. Avvocati, medici ed altro lavorano esclusivamente per guadagnare il piu’ possibile senza alcun altro interesse che quello personale. Gli artigiani si inventano il mestiere, perche’ l’apprendistato di una volta, quello che insegnava veramente il mestiere, anche se duro e non pagato, non esiste piu’. Il tutto con le dovute eccezioni, ma la gente e’ sfiduciata e non potendo competere attacca.

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  4. io penso che stiamo vivendo un era di profonda, profondissima transizione… a cavallo di quest’era ci sono o ci saranno almeno 4/5 generazioni che faranno da tramite al passaggio e che di quest’era capiranno ben poco, perchè per quanto intelligenti come esseri abbiamo sempre bisogno di tempo per capire e sopratutto di precedenti, abbiamo bisogno che la storia venga scritta per poi poterla leggere e conoscere e capire dal passato. Una cosa che mi sento di poter dire rispetto alla fiducia e al passato, al rispetto dei ruoli è una sorta di sensazione che ho da tempo… e cioè che quelle generazioni che avevano costruito la società in cui probabilmente molti di noi sono cresciuti venivano da un epoca ben definita con confini ben delineati e questo ha fatto si che loro fossero in grado di capire e vedere che cosa non gli piaceva di questi confini e di disegnare il loro futuro… fu una sorta di disegno condiviso globale perchè i confini erano così… globali… una sorta di pensiero unico pur con qualche piccola divergenza.. ma il futuro che tutti volevano era noto a tutti… oggi invece non essendoci quasi più confini non ci sono orizzonti su cui sbattere i nostri limiti e quindi su cui disegnare il futuro… tutto sembra possibile e sopratutto ognuno di noi può vedere ciò che più gli piace ed interessa, senza una giuda però siamo tutti persi perchè serve attitudine ed abitudine per veicolare i pensieri. Io credo che prima o poi ci saranno nuovi accentratori di pensiero e nuovi disegni di futuro, credo ci serva solo il tempo per renderci conto di quanto bisogno ce ne sia sperando che questo bisogno non diventi di pura sopravvivenza.

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  5. Ho sempre pensato che l’arroganza di oggi sia dovuta alla mancanza di tabù ed alla troppa libertà, così come anche ad un’assenza di freni inibitori. Ti faccio un esempio.
    Si parla spesso di ragazze che finiscono sui social con video e foto erotiche: vengono diffamate, insultate e rese ridicole davanti al mondo e più di tutti c’è quella frase che viene sempre ripetuta ”te la sei cercata”. Mia madre mi racconta di come mia nonna le avesse messo paura fin da piccina nei confronti degli uomini dicendole che sono esseri malvagi e che spesso dietro la loro apparente passione si celano secondi fini. Gli stessi insegnamenti li ha trasmessi a me e ho convissuto con questa sorta di impedimento che mi proibiva di esprimere quella libertà sessuale che oggi noi sbanderiamo ai quattro venti. Eppure grazie a questo mi sono salvata tante volte e tante altre ho fiutato l’inghippo prima ancora di caderci dentro.
    Mia nonna ammoniva anche il figlio maschio a cui gli diceva che se avesse preso in giro una ragazza l’avrebbe fatto sposare con questa a costo di mandarlo all’altare con il fucile, ed in quella famiglia nessuna figlia femmina o nessun figlio maschio creò problemi nella società.

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    • Capisco bene… Ma cavolo è possibile mai che non ci sia altro modo per tirar su persone responsabili al mondo? Torneremo ad essere come i nostri nonni che impedivano ai nostri genitori di fare le loro esperienze con il risultato di fare scelte solo dettate dall’essersi stufati di sottostare a regole assurde e ridicole?
      La sfida della nostra generazione è questa Aida.. Riprendere in mano la serietà dei valori di un tempo con gli strumenti di adesso. E dobbiamo iniziare seriamente a pensare a come fare perché davvero ci sono troppe teste bacate in giro e dei danni se ne sente in continuazione ad ogni telegiornale.

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      • Personalmente non sono stata cresciuta come i miei nonni hanno fatto con mamma e papà. Ho goduto di una libertà PROPORZIONALE ALL’ETA’. Il primo cellulare l’ho avuto al primo anno di liceo, ed era necessario poiché mi sarei spostata di parecchi chilometri. Tu conta che fino a qualche tempo fa (avrò avuto 23 anni) non potevo neanche andare al mare con il mio ragazzo nonostante fosse un fidanzamento ufficiale. (Poi ovviamente mi sono imposta, ma questo è un altro discorso). Tutt’ora se dicessi a mia madre che faccio un week end fuori con il mio ragazzo si offenderebbe. Non può impedirmelo, ho passato i 18 anni da un bel po’, ma se la sentirebbe molto e non mi va. Sono stata forse cresciuta male io?

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  6. forse è solo l’altra faccia della luna, che poi è identica a quella che vediamo, ma per me più che sfiducia è diffidenza quella che dilaga tra gli adulti.
    Quanto ai ruoli e ai tabù infranti, capisco cosa intendi, ma non sono molto d’accordo.
    personalmente ho sempre desiderato un eventuale apprezzamento per quello che faccio in concreto in una determinata situazione e non per il camice che porto (che del resto non ho mai indossato)
    ml

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    • Ciao massimo, ho scritto quel che dici ma non ho detto che fosse giusto così… La gente però aveva fiducia di un camice o una divisa. Che poi ci fosse gente che quella fiducia non la meritava è un altro conto ed è giusto che oggi ci sia la possibilità di mettere in discussione un’autorità perché il suo comportamento è sbagliato (pensa agli infermieri violenti delle case di riposo, gli insegnanti che abusano degli studenti). La sfiducia genera diffidenza, secondo me. E purtroppo non è selettiva, ma si estende a prescindere. Assistiamo praticamente al contrario.

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  7. penso che tutto quello che possiamo osservare sia il frutto di un decadimento generale dell’Uomo sempre più trasformato in merce (con il suo silenzio/assenso); il sopravvento delle macchine non è che una conseguenza (ma che alimenta il problema).
    La cosa principale per l’Uomo è quello che sta “dentro” di lui e la modernità non sta facendo altro che incapsularglielo in una corazza di impenetrabile ‘piombo’ rendendone impossibile l’uscita …

    ciao

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