Le bugie delle verità

illusione inganno distanza realtà

Delle sale d’aspetto dei medici non sopporto quelle riviste lasciate lì sui tavolini mezze sgualcite, con le pagine mancanti e risalenti a mesi e mesi fa. Sembrano un inganno.

Insomma, tu sei lì certamente non per rilassarti. Perché dovrebbe interessarti il colore del vestito che la Regina Elisabetta ha indossato in questa o quell’altra occasione mentre sei lì che ti aspetta la siringa dell’anestesia alle gengive che no, per quel dente non c’è più nulla da fare e ti fa un male cane e deve essere tolto al più presto?

Approfondimenti politici, tagli di capelli dello scorso autunno-inverno, cara posta del cuore, mio marito non mi guarda più, cosa posso fare, la ricetta del pollo al curry con riso basmati che tu rifarai senza curry e senza riso basmati perché non hai tempo di passare al supermercato a comprarli.

-Guarda, qui c’è notizia di TAC con turbo. Capisci? Tu con questa tumore … booom-

Osservo la signora bionda mentre accompagna con movimenti della testa quell’ultima parola. Poi però mi accorgo che di fondo la muove involontariamente a causa di qualche tic. Non capisco bene cosa intende, ma annuisco.

In quella sala d’aspetto oltre alle riviste ci sono dei poster dei luoghi più belli della costa campana. Decisamente lontani in molti sensi. Dalla percezione dell’inganno la mia mente passa direttamente a quella della presa in giro. Lì, al piano meno uno, alla fine di un corridoio che sembra il set di un thriller, illuminato a tratti da luci al neon e sulle cui pareti corrono tubi di diverse dimensioni che portano acqua, gas e corrente al resto dell’edificio ospedaliero, cercano di farti pensare al mare e al sole e al vento che ti mette i capelli in disordine e alle barche da fotografare e pubblicare su Instagram dopo aver applicato un filtro che ne esalti fortemente i colori.

Eppure l’ambulatorio della radioterapia è uno dei pochi posti al mondo nel quale le bugie che ci si racconta sulla vita e sul mondo stesso vengono vergognosamente messe a nudo. Ti rendi conto, lì sotto, di tutte le illusioni nelle quali hai vissuto fino a quel momento. Finiscono distrutte, sì, anche se non prima di aver lottato.

Avvengono delle vere e proprie battaglie di sguardi tra tutti quelli che sono lì ad aspettare. Ho cercato di nascondere il mio ovunque, ma è come se ci fosse una legge non scritta che obbliga prima o poi a guardare negli occhi una o più persone vicine a sé. Mi volto verso la persona che ho accompagnato e capisco che ha dovuto cedere anche lei, nonostante io sia riuscita lo stesso a notare la presenza di quella barriera che alza di solito quando decide che di sé a tutti gli altri non racconterà proprio un bel niente.

La signora bionda ad un tratto inizia a piangere. -Terza volta… Dottore dice… Ancora-.
Una donna molto abbronzata elabora il momento molto più in fretta di chiunque altro e le risponde cercando di consolarla e chiedendole qualche dettaglio in più. Mentre la signora bionda cerca di spiegarsi in una lingua non sua, io non riesco a fare a meno di notare che ha scelto di sedersi lontana da tutti.

Gli occhi e le orecchie sono le uniche parti di me che riescono a superare quella distanza imposta. Insomma, si trova laggiù eppure ha attirato l’attenzione di tutti lo stesso. Mi sento come incastrata e la osservo frustrata come si fa con le nuvole a cui non puoi impedire di esplodere di pioggia perché non puoi in nessun modo raggiungerle.

Da lì in poi le maschere iniziano a cadere, una ad una. La signora anziana alla mia destra parla del motivo per cui si trova lì. Sua figlia e suo genero completano il racconto con informazioni sulle loro vite che sembrano importanti quanto le cose scritte nelle riviste. Pian piano la testa si riempie di immagini e di domande sulle loro vite e sulle loro scelte.

La magia dell’illusione si compie, inesorabile, da sola, una volta ancora.

21 pensieri su “Le bugie delle verità

  1. Le bugie di questo tipo non le capisco… io toglierei tutto e cercherei di rendere l’ambiente un po’ più caldo e informale, perché chi vi entri trovi un po’ di coraggio che fuori magari manca..

    "Mi piace"

  2. è due giorni che ci giro intorno a questo brano e fatico a trovarne il bandolo, forse fuorviato dal tuo piacevole affabulare. A parte le sale d’aspetto dei dentisti che sono un caso disperato sul livello culturale della categoria, quello che mi preme è l’ambiente dell’ambulatorio di radioterapia o di qualunque altro luogo medico di gestione della sofferenza. Penso che avresti avuto da ridire in qualunque modo si fossero presentate le pareti (e non è un rimprovero questo ma un tentativo di comprendere) un po’ per il disagio insito nel luogo e nella circostanza, un po’ perchè dal punto di vista letterario la critica ai poster sulle pareti era funzionale ad introdurre quello che è il nocciolo duro del brano, lo sconforto di ciascuno di fronte alla propria (o di persone care) grave malattia.
    ml

    Piace a 1 persona

    • Mi sono chiesta infatti questa cosa. Avrei avuto da ridire lo stesso? Si e sarebbe stato comunque funzionale al senso dell’articolo. Si sono messi insieme diversi elementi che fluttuavano tra la magia dell’illusione e la realtà per quella che è. Le riviste, la signora straniera, i poster. In più la mia sensazione che in generale negli studi medici ma in questo qui in particolare devi per forza e senza scuse prendere coscienza di una fetta di mondo che prima per te non esisteva o facevi finta di non vedere. Allora è tutto un conflitto tra ciò che sembra e ciò che è. E hai introdotto un’altra sfumatura: avrei potuto anche parlar bene dei poster e veicolare lo stesso il concetto. Però ero preoccupata, impaurita e soprattutto arrabbiata per una serie di motivi per i quali in quasi tutti quei luoghi non ci sono mai stata…
      Grazie per averci riflettuto con me 🙂

      "Mi piace"

    • Ti ringrazio, è un bel post. Anche in quel caso tutto dipende dall’occhio dell’osservatrice. E non c’è nessun accenno di inganno, anzi, c’è solo realtà, non per forza allegra, non banalmente triste. Un qualcosa di contestuale e che non imita la realtà esterna all’ambulatorio ma ne crea una propria

      Piace a 1 persona

  3. Secondo me, in ogni studio medico dovrebbero esserci delle riviste “pulite” e recenti.
    Chi deve farsi fare la puntura nelle gengive (non è poi la fine del mondo), può distrarsi leggendo la rivista recente.
    Qualunque sia la ragione per cui ci si trova in questa o quella sala d’aspetto, se gestita come si deve, non dovrebbe essere della sofferenza… ma della speranza… perché il professionista che sta dall’altra parte dovrebbe muoversi con delicatezza, gentilezza e desiderio di alleviare eventuali sofferenze. Penso quindi che le pareti possano ben essere con poster anche turistici con tanta luce.
    Quando facevo l’anestesista facevo ascoltare, con cuffia, musica bella e rilassante… il più delle volte musica classica. Piaceva ed era utile. Una sola persona mi rifiutò la musica dicendomi: “Sono qui per soffrire, non per ascoltare della musica”.
    Il discorso potrebbe diventare troppo lungo.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

    Piace a 1 persona

    • Alla fine nel post dico che è impossibile sfuggire alla fine “all’illusione” quindi ben vengano le riviste, pulite e recenti come dici tu. Purtroppo la chiamo illusione perché poi dall’altra parte non c’è empatia, rassicurazione, sorriso. Sei solo e puoi solo aggrapparti al poster o alla rivista se ci riesci, sennò fatti tuoi. I medici sono oberati di lavoro e risentiti dal fatto che i pazienti consultino Google prima di loro. Gli infermieri sono oberati di lavoro ed è già tanto se non ti rispondono male. Non esiste supporto psicologico per chi affronta una malattia grave, almeno qui da me. Quando ho scritto questo post accompagnai per la prima volta mia madre in radioterapia. Non lo dava a vedere ma era spaventata. Adesso lei non c’è più e la cosa che più mi fa male adesso è questo. La paura che ha provato, il dolore.. Senza gentilezze da nessun medico. Grazie per la tua riflessione

      Piace a 1 persona

E Secondo Te . . . ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.