Le cose che ‘non’.

Riepilogando, da questa mattina sono riuscita a non svegliarmi presto (male, male male), questione che in qualche modo devo risolvere al più presto, a non litigare con il funzionario dell’ASL che ha risposto male ad una signora che protestava per la scelta di non so chi di ritirare il distributore di numeri per la fila allo sportello solo perché mancava un quarto d’ora alla chiusura come se stessimo in cerca di chissà quale favore e non di esercitare un nostro diritto, a non comprare una bambolina di stoffa delle dimensioni di un tappo di sughero, con vestito natalizio e trecce bionde di cordoncino perché sennò avrei dovuto prendere anche le decorazioni in feltro a forma di campana, albero di Natale e stella e poi la tazza natalizia, al che ho posato tutto e ho tirato dritto con il carrello verso il reparto del riso, a non cedere alle lusinghe del divano dopo pranzo, a non sentirmi a disagio nella mia stessa vita, dopo aver capito che si tratta di una lotta contro i mulini a vento finché non si riconoscono i meccanismi attraverso cui ci si mette da soli i bastoni tra le ruote, da soli capite, e non ci si rende conto che abbandonarsi alla pigrizia e all’inerzia è come tradirsi e quindi oggi mi sono sentita serena finalmente perché sono riuscita a tendere una mano a quella me che qualche anno fa ho iniziato a seppellire sotto cumuli di impegni presi con chiunque tranne che con lei, e, tolti di mezzo i rimpianti, credo mi stessi chiudendo nella paura di averla persa e forse nella convinzione che non mi spettasse di esser padrona del mio tempo, come se avessi da aspettare di mettere ordine tra tutti i pensieri e le sensazioni sulla morte di mia mamma e portare a termine tutto ciò che questo ha lasciato in sospeso prima di ricominciare a vivere.

Tutto questo, però, per dire che è iniziata la settimana del Black Friday su Amazon e a quello no, oggi non riuscirò a resistere.

Come si affronta il drago

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Giro la testa ovunque intorno a me. I miei occhi cercano una fonte qualsiasi di distrazione a cui aggrapparsi per non cedere. Non ora, mi dico. Non posso. C’è lei.

La mia ricerca si arresta con lo sguardo sulla statua di San Giorgio in alto alla mia destra. Insomma, ho sempre saputo fosse lì, la statua, non mi aspettavo piuttosto che stesse lì anche la soluzione al mio problema. Almeno in quel momento. Mentre il prete parla di non ricordo cosa avesse a che fare con esistenza e amore, le sue parole si stavano avventurando pericolosamente verso dei tasti dolenti dentro me. Un attimo ancora e con ingenuo savoir faire li avrebbero pure pestati.

Forse è perché alla presenza di un piccolo essere umano ci si sente in dovere di proteggerlo, anche da se stessi, e quindi ho cercato istintivamente qualcosa che fosse un’arma.

E per fortuna lì vicino ce ne era una tra le mani di San Giorgio.

La scena è balenata nella mia mente in pochi secondi. Ho immaginato di prendere la lancia chiusa nella teca con il suo proprietario e di scagliarla contro il dolore che stava per esplodermi dentro.

In genere si dice basta un po’ di autocontrollo e di solito funziona. Che succede però se un giorno ci si chiede se c’è qualcosa di più oltre a quello, un potere più grande, un’altra possibilità, un’opportunità diversa di affrontare tutto e in particolare loro?

Loro, i nostri draghi.

Se l’opportunità fosse scegliere?

Scegliere di non sentire dolore, scegliere di accenderci la luce dentro, scegliere di alzarci più presto o più tardi, scegliere di sorridere, scegliere di non prendercela troppo, scegliere di riprovare e di non dar peso ad un fallimento. Scegliere di essere più leggera. Scegliere di infrangere una regola, scegliere di non andare a guardare tra i brutti ricordi, scegliere di essere libera dal passato e di non ragionare per conseguenze, scegliere di essere allegra e scegliere di essere triste senza sentirmi in colpa.

Scegliere di liberare la testa e iniziare a leggere un libro, scegliere di liberare il cuore e amare me stessa.

Il piccolo essere umano si gira verso di me, sapevo che a quel punto l’avrebbe fatto, gli rispondo con un sorriso sicuro, va tutto bene.
Il drago annuisce, dice che va a farsi un giro e di fargli uno squillo se serve. In fondo i tempi sono cambiati, nulla togliere a San Giorgio, ma qui tra poco non ci saranno nemmeno più gli animali nei circhi, figuriamoci i draghi morti negli articoli dei blog.