Mettersi comodi.

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Quanto mi piacerebbe trovare il modo di far entrare le parole in un istante, far si che ci si infilino una alla volta e lasciarle ordinatamente trovare il proprio posto come pezzi di un mosaico che prende forma, volume e colore e sentire che quella sensazione abbia finalmente una casa, un posto sicuro dove star comoda e in pace.

Quanto mi piacerebbe far la stessa cosa con un posto nuovo, entrare e poterci sistemare sensazioni qua e là, una su quella mensola lì, l’altra sul davanzale, questa qui da tenere sulla scrivania per darle un occhio di tanto in tanto. Si perché ci sono delle mattine di un freddo improvviso durante le quali non so dove mettere il cuore. Allora mi stringo nella giacca dalle maniche ancora troppo corte, accavallo le gambe e infilo il mento nella sciarpa di cotone e resto così sperando che il tepore arrivi presto.

Questo Autunno mi sembra diverso e forse perché ho preso due misure e ho iniziato a sistemarmici bene anche nell’Estate. Insomma mi sembra davvero un Signor Autunno. Andremo d’accordo, come sempre, lo so. Perché sapete è una questione di far corrispondere il dentro e il fuori, il cielo e l’anima, la pioggia e i pensieri, anche se la memoria non aiuta e non ricordo come ho fatto l’ultima volta, la corrispondenza poi arriva, i colori e i volumi e le forme trovano una quadra e poi alla fine uno si mette comodo, a suo agio, di nuovo.

Futuro di Settembre

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Questo è stato uno di quei giorni strani nei quali accade che decido di non sbrigare una commissione e restare più tempo a letto del previsto per un consiglio ricevuto in sogno e poche ore dopo cerco di dimostrare all’azienda X che insomma le mie capacità decisionali, le mie attitudini al problem solving e alla precisione e la mia voglia di affrontare draghi, burroni profondissimi e cavalieri senza macchia sotto stress e senza aiuto alcuno siano esattamente quelle che loro auspicano che io abbia.

Se fossi davvero una brava Manager almeno di me stessa adesso sarei a letto a ricaricare le energie che mi serviranno domani. Invece sono qui perché all’ultimo minuto mi è venuta voglia di scrivere.

Più di tutto ho pensato che fosse assolutamente necessario appuntarmi la sensazione che ho provato quando ho tirato fuori dalla busta della spesa il fascio di prezzemolo e basilico che il fruttivendolo mi aveva regalato. Ha riempito l’aria di un profumo familiare, intenso e così verde.

E poi ho pensato che in fondo è soprattutto merito dell’aria, che è quella di Settembre, che ci restituisce gli odori, perché è fresca e aperta e libera e non soffoca la pelle e i pensieri. Poi torneranno i colori degli alberi e dopo ancora i riflessi delle luci delle auto nel traffico sull’asfalto bagnato di pioggia.

E mi sento come se di nuovo avessi quella specie di pass per entrare dietro le quinte del tempo, con le impalcature che reggono le facciate dei giorni, alcune in lontananza ancora abbozzate, altre più vicine ormai quasi complete, con mucchi di persone al lavoro e una tizia strana con degli auricolari e dei fogli di carta tra le mani che si muove più veloce degli altri da una impalcatura all’altra. Si costruisce, si pianifica e ci si da’ appuntamento per l’indomani senza sperare che la notte non finisca mai.

E’ la cosa più simile al futuro che abbia percepito da non so quanto tempo.