Non bastano le strade del mondo.

Quando a Marzo ci fu il cambio dell’ora dimenticai di sistemare subito l’orario al cruscotto dell’auto. Pensai lo faccio domani. Solo che in realtà eravamo in lockdown e l’auto la prendevo una volta ogni dieci giorni. Domani divenne prossima volta. E così via di settimana in settimana.

Insomma sono arrivata a oggi che per sapere che ora è mentre sono alla guida mi sono abituata mentalmente a mettere avanti l’orologio di un’ora e sei minuti di ritardi vari ed eventuali che qualsiasi orologio non collegato a internet accumula per definizione, pur di risparmiarmi la fatica di inoltrarmi nel bosco di menù e sottomenù del cruscotto che mi permetterebbero di mettere in orario l’orologio come farebbe qualsiasi persona normale.

L’altra mattina mentre andavo al lavoro ci riflettevo su e sono arrivata alla conclusione che questa cosa (non) l’ho fatta per dimostrare a me stessa che so resistere alla tentazione di tenere tutto in ordine e di riuscire a tollerare le imperfezioni della vita, le note stonate, le disarmonie. Pochi istanti dopo però ho realizzato che decidere cosa potesse essere una mania e cosa no poteva essere essa stessa una mania e che quindi ero punto e a capo. Ho pensato allora di metterlo a posto ma ormai siamo ad Ottobre e tra poco sarà praticamente di nuovo in orario.

Mi piace pensare che esista un piccolo esercito di persone sparso per il mondo che ogni giorno rende difficile qualcosa di banale, senza un motivo preciso, ma solo assecondando un’innata resistenza a tutta una serie di idee, convenzioni e comportamenti normalmente condivisi dalla maggior parte delle persone che abita da qualche parte vicino al cuore, una specie di bisogno. E’ come se le strade del mondo non bastassero e allora si avverte la necessità di costruirsene altre, a modo proprio.

Lo scorso sabato ho avuto una piccola conferma che forse c’è davvero. Stavo camminando da un’ora quasi e avevo deciso di fermarmi a sedere sulla panchina di un piccolo parco. C’erano diversi bambini e pochi adulti seduti o in giro per i vialetti ricoperti di foglie, sassolini e aghi di pino. Stavo per rialzarmi giacché stando ferma le gambe stavano per urlarmi la stanchezza che non avevo per nulla avvertito durante i tre chilometri e più di passeggiata, quando mi si para davanti una bambina di sette o otto anni, occhi tondi e blu, capelli castano scuro raccolti in due codini ai lati della testa, un impermeabile blu scuro. Aveva l’aria seria di una che stava facendo qualcosa di estremamente importante. Mi ha mostrato un ciucciotto da neonato e mi ha chiesto se per caso avessi visto a quale bambino fosse caduto.

Non ricordo a cosa stavo pensando, però ricordo che all’improvviso mi era sembrato del tutto stupido. Ho cercato di assumere in fretta l’aria un’adulta all’altezza della questione. Mi sono guardata intorno, ma non c’erano carrozzine o neonati in giro. Le dissi che mi dispiaceva ma che non sapevo proprio a chi potesse appartenere. Senza un attimo di esitazione si è rivolta, senza successo, alle persone sedute sulle altre panchine. Poi è andata verso l’altro lato del parco e l’ho persa di vista.

Insomma avrebbe potuto lasciarlo da qualche parte in vista e tornare a giocare e invece, mentre camminava a passi lunghi affondando bene gli scarponcini nel terreno di una strada che conosceva soltanto lei, sembrava davvero non dovesse far nulla che fosse un po’ meno che salvare il mondo.

Dieci anni!

No dico, ma ci rendiamo conto?

Questo blog è un vecchietto del web! Dieci anni in rete non sono pochi…

Ma bisogna festeggiare!

Come festeggia un blog?

Mmm.

Ci devo pensare.

Intanto grazie grazie grazie di essere qui. È davvero un posto prezioso per me.

♥️