La notte della zucca

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Tolgo il coperchio alla zucca e poggio la piccola candela da thè bianca al suo interno. Prendo uno stecchino lungo e trasferisco allo stoppino il fuoco di un accendino. Chiudo il coperchio e osservo l’intaglio del volto di un Jack Skellington illuminato che spero faccia paura alle mie paure stasera. Lo sistemo sul mobile sul balcone rivolto alle strade deserte e sento di agguantare quella minima stilla di magia che ha resistito ai casini di questa settimana. Devo guardare parecchi balconi più in là della palazzina di fronte prima di trovare un bagliore arancione che sembra un’altra zucca accesa. Il mio Jack quest’anno ha un po’ di compagnia.

Avrei voluto poter prendere decisioni difficili immersa però nella massa fluida delle piccole certezze che si chiamano presenza, indipendenza, serenità e sostegno di cui in genere sono composte le famiglie. Invece qualche giorno fa il mondo mi è sembrato essere di nuovo quel castello di carte senza legami tra le cose, che può crollare nei modi più disparati ma spaventosamente semplici, tanto da non sentirsi più al sicuro nemmeno nella propria mente. Ci sono momenti in cui le mie certezze, quelle che ho costruito a fatica, mi sembra che siano bugie. Così come sembrano mentire i colori dei fiori a cui piace sbocciare proprio mentre le foglie cadono e mi viene il dubbio che siano loro ad approfittare del vento per lasciarsi andare, invece di subirlo e basta. Allora mi chiedo se il vento nella testa non serva a far cadere i pensieri ingialliti, se forse è il caso di approfittarne per buttarli giù e ricominciare daccapo.

Avrei voluto che i miei genitori mi avessero mostrato come si invecchia. Quando domattina porterò la mia zucca di nuovo in casa avrà delle rughe nei tagli che ho fatto. Avrà fatto il suo lavoro, così come ci si aspetta da qualcosa o qualcuno che vorremmo ci proteggesse a volte anche da noi stessi. Invece per una sola notte all’anno mi sento al sicuro, mentre una fiammella sfida per me il buio, il freddo e la nebbia della notte di Halloween.

10 pensieri su “La notte della zucca

  1. Sarebbe bello averla tutte le sere una luce che faccia paura alle nostre paure …
    Quella massa di cui parli, proprio perché fluida, è anche sfuggente, e, esattamente come dici, si riduce proprio quando ne abbiamo maggiore bisogno.
    Le tue certezze non sono bugie. Non ti arrendere.
    Il mondo invece sì, è un castello di carte.
    Comprendo la tua amarezza perché credo di conoscerla, nonostante ognuno abbia poi aspetti del tutto personali. E comprendo anche la stanchezza nel trovarsi a dover ricominciare da capo.
    So che non è una consolazione, ma le tue parole servono a farmi sentire meno sola, un po’ come l’altra fiammella lontana, e sono di stimolo e incoraggiamento.
    GRAZIE.
    Un abbraccio fortissimo ❤

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  2. mi piace molto il concetto di “massa fluida delle piccole certezze”. Usi un’espressione originale particolarmente azzeccata per raffigurare quel terreno in continua evoluzione di minime rassicurazioni che ci fanno da collante e ci permettono di elaborare sicurezze maggiori.
    Anche se il contesto è negativo (nel senso che sostieni che questa massa è venuta mancare) resta di positivo la tua capacità di vedere e formulare questa struttura interiore, per cui sicuramente troverai un nuovo “assestamento” della massa.
    ml

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    • Purtroppo credo ne esista una che dovrebbe essere primaria, quella che non ti scegli, nella quale cresci e dovrebbe proteggerti da tutto. Poi nel caso ci si può scegliere con chi e cosa ricomporla quando manca da sempre o ne cade qualche pezzo, ma non è la stessa cosa… A meno che non si sia tanto fortunati, o bravi, o consapevoli

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  3. Mumble, se la testa non invecchia, non invecchia neanche il corpo… Se si continua a vedere il futuro come il tempo per fare, non si invecchia davvero mai, e si resta giovani fino all’ultimo giorno di vita.
    Però oh, mica è facile eh

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