L’uomo con il melone di pane

Picture by yaoyao

Nina si affretta a raggiungere la cassa del supermercato meno affollata e si mette in fila dietro l’unica signora che ha già sistemato le sue cose sul rullo nero. Dalla sua sinistra vede arrivare con passo lento un signore anziano, pienotto ma dal volto magro, in camicia e pantaloni di un qualche completo che ha riciclato per un uso quotidiano, come se le cerimonie le avesse già presenziate tutte nella vita. Ha l’aria di uno che ha fatto una passeggiata e si è trovato il supermercato di strada. Ha gli occhi piccoli e di un azzurro intenso. Nina si volta verso di lui, vede che ha solo due meloni di pane in una bustina e un’altra cosa che non riesce ad identificare. Se vuole può passare prima di me, gli dice, buttando un occhio al proprio carrello decisamente più pieno. L’uomo resta interdetto, vorrebbe rifiutare, si impettisce. Nina pensa che doveva essere stata una persona che aveva amato tanto il proprio lavoro, qualunque sia stato. Doveva averlo reso orgoglioso, responsabile, puntuale. L’indecisione dura pochi istanti, come se una voce nella sua testa gli avesse detto che non può rifiutare quell’offerta e fa un passo avanti. Guarda Nina che ad all’improvviso vorrebbe poter essere invisibile. La osserva cercando una risposta a chissà quale domanda che conosce lui soltanto. Sembra averla trovata quando mormora tu sei giovane, annuendo. Nina non ci trova il nesso. Ma si figuri, quante volte arrivo io alla cassa senza carrello, mille cose in bilico… In effetti, in quelle occasioni, che bello se qualcuno capisce la fretta, il dolore alle braccia, il timore di far cadere qualcosa e le cede il posto in fila! L’uomo però ripete, tu sei giovane, e stavolta aggiunge le parole che stava cercando prima. Che Dio ti benedica. Nina arrossisce e prova a mormorare un grazie. In realtà non ha mai saputo cosa si risponde in questi casi. Grazie? Grazie anche a lei? Nina si scervella mentre l’uomo fissa un punto nel vuoto come se volesse continuare il discorso, tu… Voi, avete bisogno di… E fa altri passi verso la cassa ormai libera. Nina lo osserva pagare mentre poggia le proprie cose sulla cassa. Abbiamo bisogno di? Chissà. Mentre guida verso casa continua a pensarci. Immagina l’uomo che finito il pranzo della domenica, di maccheroni al ragù che sua moglie doveva aver messo a fare già da tre ore almeno, toglie la buccia alle fette del suo melone di pane, con calma e perizia, mentre dalla finestra della cucina entra un po’ di fresco. Nina in genere dimentica pure di averla comprata la frutta e la sbuccia in fretta durante una pausa dal lavoro per mangiarla prima che vada a male.
Nina ripensa a quella benedizione, lei è sempre stata più spirituale che religiosa, troppo complicate le dottrine, le cerimonie, le preghiere, le regole. Non le aveva mai capite. Eppure si rende conto di quanto è bella quella frase. Per un momento è come se l’Universo intero potesse abbracciarla e lei ne approfitta, si lascia avvolgere e allo stesso tempo le sembra di riemergere, di poter mettere la testa fuori e respirare, sentirsi al posto giusto e non persa in quella vastità estranea. Non ha idea di cosa volesse aggiungere l’uomo, ma forse era proprio di quell’abbraccio che aveva bisogno.

4 pensieri su “L’uomo con il melone di pane

  1. apprezzo molto la tua capacità descrittiva: questo anziano nelle tue parole assume connotazioni precise sia nell’aspetto esteriore che negli atteggiamenti interiori (“doveva essere stata una persona che aveva amato tanto il proprio lavoro, qualunque sia stato. Doveva averlo reso orgoglioso, responsabile, puntuale”) e mi piace la distinzione che fai tra spiritualità e religiosità: che dio ti benedica non ha nulla di religioso ma possiede quella trascendenza affettuosa di cui Nina aveva bisogno.
    mi resta il dubbio se il melone di pane sia frutta o pane 🙂
    ml

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    • Trascendenza affettuosa sintetizza tutto il post ed erano le parole che non riuscivo a trovare. Con poco quell’uomo ha detto così tanto di sé e Nina non poteva non rimanere colpita.
      Il melone è quello arancione con la buccia verde, non so perché ma qui si chiama “di pane” 🙂

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