A raccontare dalla pioggia

Qualche notte fa ho sognato che pioveva e io correvo fuori da una casa e allargavo le braccia sotto la pioggia sorridendo, mentre dal balcone mia madre mi intimava di rientrare e le mie zie scuotevano la testa infastidite. Ho sentito proprio l’acqua sulla pelle, l’aria fresca, la sensazione di libertà che mi avvolgeva. Quando mi sono svegliata c’era il solito Sole già bollente di prima mattina, ma quella pioggia notturna mi aveva regalato un altro spirito per affrontarlo.

Mi sono accorta che negli ultimi due anni ho scritto di tante sensazioni, pensieri, ma ho accuratamente evitato di parlare di sentimenti. Ho riletto un po’ gli ultimi post come volessi cercarmi, ma non ho trovato nulla. Eppure per dei mesi ho vissuto qualcosa di molto simile ad una relazione. Però non l’ho mai indagata. Ne ho fatto qualche accenno, ma nulla di più. Forse perché è stata una piccola isola di pace in una tempesta di altre preoccupazioni, ma non mi torna, perché anche la pace si può raccontare, mica sempre e solo il dramma. Forse perché l’ultima volta che ho parlato di amore qualche vigliacco anonimo ha pensato di redarguirmi in privato e inconsciamente mi sono chiusa. Forse perché non sapevo nemmeno bene io cosa fosse e per lo stesso motivo è anche finita.

E’ pericoloso perdersi dei pezzi, perché poi capita che mentre torni a casa a notte fonda un po’ brilla vai troppo indietro con la mente e ripensi ad un altro sogno, nel quale incontravi qualcun altro, lungo una strada buia, mentre usciva da un ristorante dopo una cena, poche parole per chiedersi come stai, assicurarsi delle risposte e svegliarsi. E quel pezzo è l’unico a cui ho dato un nome. E’ come se tutto si fosse bloccato lì. Quello che è venuto dopo l’ho chiamato in tutti i modi possibili tranne che amore.

Allora vorrei capire dove mi trovo. Sono ancora lì, dove sapevo cosa non avevo o sono qui, dove non so cosa ho avuto davvero?

Oggi è venuta giù una pioggia bellissima. Ho lasciato le infradito all’asciutto e sono uscita sulla parte più esposta del balcone a buttarmi sotto le gocce fittissime, sentivo l’acqua fresca ovunque, ho zittito le voci nella testa che mi dicevano di rientrare, sono rimasta lì a ridere incredula e ho deciso di ricominciare a raccontare tutto dalla pioggia.

27 pensieri su “A raccontare dalla pioggia

  1. io credo che un blog sia adatto a raccontare emozioni, pensieri, sensazioni che il lettore assimila in modo impalpabile, intuitivo, più che a descrivere atmosfere circostanziate e sentimenti precisi, che lascerebbero poco spazio alla immaginazione del lettore.
    ml

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    • Si sono d’accordo… Quello che intendevo infatti non era un racconto dettagliato in stile diario, ma ultimamente è stato come se non avessi pescato da tutte le emozioni che avevo dentro, dalle cose che avevo vissuto davvero, per fare quel tipo di narrazione che dici tu

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  2. io ovviamente non saprei esprimermi in merito perchè ti conosco troppo poco o almeno troppo in un solo binario di te per poter dire qualcosa di sensato, ma un riflesso di opinione penso di poterlo scrivere per pura condivisione di punti di vista.. io ho sempre pensato (non sostengo che sia giusto ma è il mio pensiero per me) di poter difendere la purezza del mio sentimento più vero e profondo parlandone praticamente solo con la diretta interessata… senza inquinamento, senza distorsioni, senza il bisogno di condividere una cosa che appartiene solo a noi due… gli altri non potrebbero capire, non dovrebbero avere il bisogno di capire e anche se io avessi bisogno di un confronto/conforto questo, anche nelle migliori intenzioni, potrebbe essere parziale, distorto perchè privo di quello che abbiamo vissuto noi, ogni attimo, ogni silenzio, ogni sguardo, ogni sorriso… come si fa a consigliare qualcosa a qualcuno ignorando tutto questo?? ma forse non è nemmeno tanto questo, quanto.. come si fa a considerare qualcosa, un punto di vista, un analisi di una questione o di un comportamento se non si conoscono altri mille piccoli o grandi dettagli??!? e allora per quel che mi riguarda per evitare che anonimi o amici redarguiscano, quello che riguarda il mio sentimento più profondo lo condivido con lei o con me stesso.. quella è la nostra storia e di nessun altro.. con questo però voglio solo dirti che non dovresti permettere a nessuno, men che meno ad un estraneo di portare la pioggia tra i tuoi pensieri sereni e soleggiati, che i temporali arrivano anche da soli e se tutto va come deve poi esce l’arcobaleno che è ancora più bello del “semplice” sole…

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    • Ciao Erik, si ma hai ragione, non intendevo dire che certi problemi vanno affrontati pubblicamente, sicuramente il confronto vero può avvenire solo tra i diretti interessati, forse non sono riuscita a trasmettere bene quello che intendevo e ovvero che in questi due anni ho escluso una parte del mio mondo dal mio racconto del mondo, non nei fatti, ma nel modo in cui ho visto e vissuto tutto il resto in relazione a quello. Forse si è percepito poco, ma io la differenza l’ho sentita molto, anche la minor frequenza con cui ho scritto è sintomo del fatto di non aver voluto guardare dentro me, aver nascosto, forse protetto, non mi sono fatta domande e non ne sono scaturiti racconti della mia realtà in generale…

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      • Ciao Bianca, forse sono io che non avevo compreso a fondo… sono certo che tu non intendessi dire che i problemi vanno affrontati pubblicamente come consiglio generale.. 🙂 trovo invece bellissimo quello che hai scritto nel commento… malinconico ma molto profondo… io credo che per quanto possa apparire in qualche modo una mancanza/perdita quello che hai descritto e come l’hai vissuta, forse invece l’hai resa intoccabile dallo scorrere del tempo.. chissà.. Io penso che ci sono momenti in cui non riusciamo a guardarci dentro perchè è in corso un cambiamento e quello che potremmo percepire è un qualcosa in continua mutazione, abbiamo bisogno che quel qualcosa prenda forma prima di poterlo guardare…

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