Allora, dimenticato.

“Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.
Se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”

(William Shakespeare)

Soltanto, grazie.

“Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contradetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi.”

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volareLuis Sepulveda

(Chi Siamo Noi Per Dirci Addio)

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Brucia tutto nella testa
Gela il sangue nelle vene
Sento come se hai paura
Ma è paura di star bene

Ci siamo amati in cima al mondo
Sopra tutto e sopra tutti
Quanti sogni in un secondo
E in un secondo li hai distrutti

E vorrei tornare indietro
Per fermare quell’istante
In cui mi son sentita forte
Forte come un gigante

E ho sperato ciecamente
Nel tuo sguardo più sincero
E se devo dirla tutta
Ci ho creduto per davvero

Infinite volte ho detto
Che non avrei più vissuto
Nessun altro amore che non sia tu
Altre mille volte ho perso
Questa guerra con me stessa 

Ma non è bastato a non pensarti più
Tu sei solo in questo viaggio
Io sono sola in questo viaggio
Ma la verità amore siamo solo noi a farlo

Non facile mentire
Ma non sono mai stato capace
A far l’amore senza amore
Chi siamo noi per dirci addio

Adesso resta ancora un po’
Ci sono cose da dimenticare
Da rivivere
E forse adesso sparirò

Se poi è vero che anche scriverti è inutile

Stanotte il tuo silenzio dice cose stupide …

[Infinite volte-L.Fragola]

‘Ma Non Fa Niente’

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“Mi sentirei di dirti che il viaggio cambia un uomo
E il punto di partenza sembra ormai così lontano
La meta non è un posto ma è quello che proviamo
E non sappiamo dove né quando ci arriviamo
Trascorsi giorni interi senza dire una parola
Credevo che fossi davvero lontano
Sapessimo prima di quando partiamo
Che il senso del viaggio è la meta, è il richiamo
Perché ti voglio bene veramente
E non esiste un luogo dove non mi torni in mente
E avrei voluto averti veramente
E non sentirmi dire che non posso farci niente
Avrei trovato molte più risposte se avessi chiesto a te
Ma non fa niente
Non posso farlo ora che sei così lontano”
[Ti ho voluto bene veramente – M. Mengoni]

Un Posto, Nel Mondo

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C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte,

dove rimani senza fiato, per quanta emozione provi;

dove il tempo si ferma e non hai più l’età;

quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore,

mentre la mente non smette mai di sognare…

Da lì fuggir non potrò poichè la fantasia d’incanto risente il nostro calore e no…

non permetterò mai ch’io possa rinunciare a chi d’amor mi sa far volare.

 

[Alda Merini]

Cu ‘A Capa Dinto ‘A Luna

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Ogne semmana faccio ‘na schedina:
mm’ ‘a levo ‘a vocca chella ciento lire,
e corro quanno è ‘o sabbato a mmatina
‘o Totocalcio pe mm’ ‘a jì a ghiucà.
Cucciato quanno è ‘a notte, dinto ‘o lietto,
faccio castielle ‘e n’aria a centenare;
piglio ‘a schedina ‘a dinto ‘a culunnetta,
‘a voto, ‘a giro, e mm’ ‘a torn’ ‘a stipà.
Io campo bbuono tutta ‘na semmana,
sultanto ‘o llunerì stongo abbacchiato,
ma ‘o sabbato cu ‘a ciento lire mmano
io torno n’ata vota a gghi’ a ghiucà.
Nun piglio niente, ‘o ssaccio…e che mme mporta?
Io campo sulamente cu ‘a speranza.
Cu chi mm’ aggia piglià si chesta è ‘a sciorta,
chisto è ‘o destino mio…che nce aggia fa’?
‘A quanno aggio truvato stu sistema
io songo milionario tutto ll’anno.
‘A ggente mme po’ ddi’: – Ma tu si’ scemo?
Ma allora tu nun ghiuoche pe’ piglià? –
Si avesse già pigliato ‘e meliune
a st’ora ‘e mo starrie già disperato.
Invece io sto cu ‘a capa dinto ‘a luna,
tengo sempe ‘a speranza d’ ‘e ppiglià.

[‘A Speranza – Antonio De Curtis]

*… Jonathan Va In Città …*

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“Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.

A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per conto suo: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d’altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo… d’un paio… di centimetri… quella… penosa torsione e… D’un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.
Ma il gabbiano Jonathan Livingston – che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo – no, non era un uccello come tanti.”

[incipit-Il Gabbiano Jonathan Livingston-Richard Bach; foto personale, Napoli-giugno 2014]

 

*… Sognai Che.. …*

My_Dream

Sognai che lei sedeva vicino al mio capo,
arruffando teneramente i capelli
con le dita, suonando la melodia
del suo tocco.
Guardai il suo volto,
e lottai con le lacrime,
finché l’agonia di parole non dette
lacerò il mio sonno come una bolla.

Mi sedetti sul letto e guardai lo splendore
della Via Lattea sopra la finestra,
come un mondo di silenzio in fiamme,
e mi chiesi se in questo momento
lei sognasse un sogno simile al mio.

[Rabindranath Tagore]