Fuochi d’artificio.

foto personale 01.01.2019

Certo che siamo strani.

Lo so, non è una gran affermazione con cui iniziare l’anno e nemmeno il primo post del 2019. Però, ecco, mi è venuta così. Spontanea.
Faccio un passo indietro e vi spiego.

Qualche giorno fa assistevo ad una discussione su Facebook a proposito dei fuochi d’artificio. Sono belli ma no al massimo pericolosi gli animali si spaventano non capite niente si tratta di arte,eccetera.
Qualcuno ad un certo punto ha riportato una tesi, in parte avvalorata da psicologi, in parte dal buonsenso. I fuochi d’artificio hanno colori, sfumature, scintillii praticamente unici, che durano pochi istanti, introvabili in natura, creati dalla combinazione di sostanze chimiche che la maggior parte delle persone che sta lì con il naso all’insù non conosce affatto, per non parlare dell’adrenalina causata dal botto a sorpresa, dal non sapere che colore apparirà l’istante successivo, ecco, per tutti questi motivi risultano affascinanti. Il motivo che però riunisce tutti questi e che rappresenta il fulcro della tesi è quello per cui i fuochi d’artificio piacciono così tanto perché la gente li percepisce come qualcosa che è al di fuori dal proprio controllo, specie perché solo pochi professionisti sono in grado di crearli e maneggiarli senza causare incidenti.

Fin qui nulla di strano, anzi, l’idea è davvero molto interessante e in effetti mi ci ritrovo pure. Sapete, dal balcone di casa mia, allo scoccare della mezzanotte, vedo un panorama di fuochi d’artificio vastissimo. Mi affascina, ma soprattutto mi piace perché è come se a chilometri di distanza stessi festeggiando con persone che non posso vedere e che non conosco, ma con cui condivido dei sentimenti di speranza e gioia da un lato e di paura per un futuro di cui non sappiamo nulla dall’altro. Specie per questo, personalmente ho sempre pensato che i giochi pirotecnici in qualche modo servissero ad esorcizzare il buio della notte di passaggio tra un anno e quello successivo.

E allora mi chiedo, perché lasciamo alla veloce combustione di innominabili e per noi incontrollabili composti chimici il compito di accompagnarci attraverso quei minuti di trepidazione e di piacevole ansia, mentre invece durante i giorni precedenti e successivi all’ultimo giorno dell’anno ci affanniamo sugli oroscopi, sulle liste dei buoni propositi, sulle statistiche e proiezioni fatte da chissà chi, il tutto per prevedere cosa ne sarà di noi nei mesi a venire?

Capite? E’ molto meno banale di quanto sembri. Si pensi pure al semplice tappo di spumante che ci piace far volare attraverso il salotto di casa. Può rompersi, non aprirsi in tempo e seguire le più disparate e pericolose traiettorie. Ci divertiamo nello stupirci del botto e delle curiose curvature che prenderà a causa della spinta data dai gas presenti nella bottiglia.

Insomma, nonostante Paolo Fox e nonostante tutto, l’imprevedibile condito da un pizzico di pericolo e qualche colpo di scena continuiamo a portarcelo dietro da secoli e continua a far parte delle nostre tradizioni.

Forse è un po’ come se trattassimo il futuro con la stessa moneta.
Forse perché l’imprevedibile, limitati nella nostra conoscenza a posteriori di ogni cosa che è parte dell’Universo, in fondo, ci è ormai familiare.
Forse siamo incoerenti e basta.
Forse, invece, da qualche parte nel nostro cuore, speriamo sempre e ancora in qualche forma magia.