Semaforo Rosso

Sessanta secondi. L’ultima volta ho notato i suoi guanti di lana neri e la maglia a maniche lunghe blu che porta nonostante il caldo, o forse per quello. Corre, salta, conta le auto, i secondi, i centesimi. Alle otto del mattino lui sorride, tu sbadigli, lui lancia i fazzoletti sul parabrezza e se non li vuoi torna a riprenderli, qualcuno impreca, qualcuno compra, qualcuno, come me, ogni volta salta dal sedile dell’auto perché sovrappensiero. Una mattina ero nervosa e lo guardai distrattamente, lui imitò il mio broncio e io risi. Poi puntualmente il tempo scade e il mondo torna a muoversi, il gioco finisce.

Un-due-tre-stella! La città si diverte a giocare, specie quando vai di fretta. Alcuni si mettono in posa davvero, a fissare chissà cosa. I restanti si scambiano occhiate, sperando di non esser sorpresi a muoversi da chi stava tenendo il conto, senza mani davanti agli occhi e il viso rivolto al sole. Immobilità eterea, tempo che si tocca con pensieri increduli -Perché stiamo fermi, non passa nessuno!-. I più caotici sarebbero tutti bloccati e sospesi a mezz’aria se non fosse per quello di far tardi, già cento metri più avanti che aspetta impaziente battendo il piede a terra.

Ancora uno. Altri secondi di quiete, irreali, persi a notare dettagli dei palazzi e della gente sui quali mai ti saresti soffermata altrimenti e ad incrociare occhi che nascondono occhiaie e sguardi dietro lenti colorate, prima di riprendere a fissare la strada. Tieni il piede pronto sulla frizione, che lo sai, tutto tornerà come prima, si ripartirà scorrendo via tra tutti gli altri ognuno verso la propria giornata, così com’è normale che sia, anche se in quei pochi secondi non sembra così scontato, specie se un’idea diversa attraversa elegantemente sulle strisce proprio lì dinanzi a te e ti stai sporgendo per vedere da che parte sta andando. Sussulto. Da dietro stanno già bussando.

Riapro gli occhi, qualcuno ci osserva stranito. Penso che quando siamo perfettamente liberi di disporre del nostro tempo finiamo per perderlo e con lui perdiamo anche occasioni e possibilità, invece poi costretti in un brevissimo spazio di istanti contati, elemosinati, cerchiamo di vivere davvero, come se non avessimo alternativa alcuna. Lascio le tue labbra, tu corri, io spero, di nuovo il tempo scade. Semaforo rosso.

ComeDiari #4 Prendendo Appunti

-Appunti per evitare altri disastri sentimentali (si spera)-

Dunque: quando un uomo, tra cose varie, ti dice che sei la sua donna ideale, ecco, bisogna prenderlo alla lettera. Sisi, alla lettera proprio. Non sei la donna che sperava di incontrare, non è che stava cercando una come te.
Ideale significa proprio… ideale: che sei un’idea e che resterai tale per sempre. Sei una teoria, una fantasia, una storia non scritta, un film mai girato. Sei eterna nuvola grigia, che non diventerà mai pioggia. Sei inconsistente ed evanescente, quasi non esisti, come non esiste uno stupido piccolo spazio della sua vita nel quale puoi restare. Non ti ha scelta, ma soltanto messo un bel bollo in fronte con su scritto “Attenzione, fragile, maneggiare con cura, anzi se possibile, non maneggiare affatto”. Non sei reale e questo ti fa soffrire e sperare che un giorno al posto di quel bollo ti stampi un bel bacio, passandoti una mano nei capelli e stringendoti poi forte a sé. Invece sei elio racchiuso da un involucro di plastica colorata che si libra nel cielo, ma legato ad un’intenzione che non sarà mai realtà, a parte sporadici momenti.
Io però
 esisto davvero. Non sono né ideale, né perfetta, io sono vera. 

download (1)

 

 

*… “No Words..” …*

1461017_436653089767514_1659554827_n

 

“Quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non ci basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più,vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Nella mia terra le persone che ami le chiami “ciatu miu”: “respiro mio”. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande.”
[Alessandro D’Avenia]

 

 

*… Wishing you …*

“Molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé.”

[Demian -Hesse]

 Mattina presto. Freddo tremendo, per quanto lo possa essere da queste parti, si intende. Guanti, cappotto e borsa. Grande abbastanza che chiunque guardandomi potrebbe pensare che stia scappando da casa, più che andare all’università. Anni che faccio lo stesso tragitto, in auto fino ad un certo punto, mezzi pubblici fino alla meta. Negli ultimi mesi, essendo un casino prendere gli autobus poco frequenti e troppo affollati, ho deciso di andare fino alla metro a piedi. Che magari il tempo che aspetterei alla fermata e quello che impiego per arrivare fin lì sarebbe pure lo stesso. Ma c’è una cosa che mi piace troppo nel fare quella strada, che non è nè bella, nè piacevole da percorrere. Ad un certo punto, si arriva ad una nota libreria. Grandissima, a due piani, con due entrate, una a livello strada, una giù alla metro. E ogni mattina passo di lì. Arrivo a testa bassa, per ripararmi dal vento o dalla pioggia ed entro. I locali sono così caldi da costringermi puntualmente a sfilare i guanti. Mi guardo intorno e ho la stessa sensazione ogni volta. E’ una specie di buongiorno sussurrato dal profumo di carta e diffuso dal calore, eccessivo forse. Tre o quattro minuti di buonumore, da lì fino a raggiungere l’altra entrata e recarmi alla metro affollata, buia. Se ho più tempo riesco perfino a far visita ad un autore che amo o un reparto preferito. Forse qualche commesso pensa pure che abbia confuso il negozio con una biblioteca. Eppure da lì è iniziata davvero la giornata, tante volte. Niente di eccezionale o interessante. Solo una strada più lunga e qualche minuto di leggerezza bonus, mio.

E’ una cosa del genere che vorrei augurarmi e augurare per questo nuovo anno. Che poi mi sta già simpatico perchè il numero è pari. A chiunque si trovi a passare di qui. Alle persone di cui, pur conoscendole da tanto, quest’anno ho scoperto un cuore davvero grande, nel momento in cui ho aperto un po’ di più il mio. A quelle che ho conosciuto qui su WordPress e non avrei mai pensato sarebbero diventate una parte di me così importante. Ciò che ho imparato e condiviso con tanti resterà indimenticabile.. Per questo grazie. Che sia davvero nostro ogni giorno, per un motivo qualsiasi, più o meno stupido non importa. Riuscire a sentire, il più spesso possibile, di essere sulla propria strada. Vivere e amare quanto ci pare.. Sbattere anche la testa contro muri più duri di lei. Cercare quei pochi minuti al giorno che bastano a trovare un sorriso o un abbraccio o un bacio… nostro.

Starfisher by pesare

 

 

*… Un Sogno Dentro Un Sogno …*

 

dream_within_a_dream_large_poster

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

 

[Un sogno dentro un sogno – E. A. Poe]