Primula.

foto personale

Nina scorge dietro al vetro del balcone della sua stanza lasciato nudo dalla tenda mai dritta e ferma al suo posto una macchia viola nel vaso rettangolare ormai abbandonato a se stesso. C’erano delle primule prima dell’estate che si erano seccate con il troppo caldo anche nel suo balcone più fresco e non ne era rimasto più nulla. Nina aveva visto crescere qualcosa nelle ultime settimane ma pensava fossero le solite erbacce. Si accovaccia vicino al vaso, silenziosa.
Nina altre volte si era tenuta tra le braccia rannicchiata sul divano per paura di perdersi dei pezzi come fosse fatta di sabbia, granelli che potevano scivolare via da ogni punto, irrecuperabili, inafferrabili. Poi si era stretta in un cappotto e si era fatta pietra aggredendo l’aria mentre passeggiava per le strade della cittadina a tratti familiari, altre volte estranee.
Guarda la primula intontita che non sa neanche lei come fa a trovarsi lì appena sbocciata. Ha ragione, pensa. Fa paura essere un fiore se nessuno te l’ha mai insegnato. Dove eravate, voi che adesso guardate, quando c’erano solo terreno e sassolini?
Io c’ero, le sussurra Nina, io c’ero.

Diario al contrario

hossein-zare upside down gravity

picture by by Hossein Zare

Questa mattina mi sono svegliata con la voglia fortissima di iniziare uno di quei diari alla Bridget Jones, con tanto di data ad inizio pagina, annotazioni sul numero di chili di peso corporeo, quello di bicchieri di bevande alcoliche consumati -troppi pochi ultimamente, a dire il vero- e una crocetta sui vari single, fidanzata, impegnata, confusa/stato sentimentale non pervenuto. Sigarette no, troppo sporadiche per fare testo.

Lì per lì ho pensato di prendere davvero un quadernino e iniziarne uno, ma mi ha fermata il timore di non essere costante nel tenere traccia di tutte le mie vicende personali, ma forse anche di più quello di esserlo sul serio, di incastrarmi con la mente in schemi troppo severi per quel burlone del caos che ama lanciare il bastoncino di legno sempre più lontano, non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Insomma, già è lunedì. Poi, c’è che ho dormito male perché ho sognato di persone che mi stanno sulle scatole.

Tra poco vado a preparare la moka per il secondo caffé della giornata.

Ho voglia di cambiare. Sentirmi diversa. Oggi è uno di quei giorni in cui sarei davvero capace di mettere tutto sottosopra, di capovolgere sedie, tavoli e persone, di scuotere libri per vedere se tra le pagine ho dimenticato qualcosa di poco importante, di chiudere porte e finestre, spalancare pavimenti e osservare la pioggia attraverso il soffitto.

Oggi potrei cacciar via tutti i fantasmi che abitano da anni ormai in ogni mio presente.

Potrei perfino sentirmi una persona nuova, una che ha imparato ed è pronta a ricominciare dalle parti più belle di se stessa per andare in posti diversi da quelli che la speranza aveva promesso in mesi e mesi di futili campagne elettorali.

Ho voglia di vivere l’amore dei miei film preferiti, finalmente, ammettendo che forse avevo completamente sbagliato i casting o addirittura i film.

Potrei esplodere, come la freccetta che non riesce a lasciare la mano del giocatore e si sente ingiustamente trattenuta mentre i bersagli si moltiplicano e si spostano tutto intorno a lui presi da una frenesia che è fatta solo di ansia, non di gioia.

E mentre aspetto che questa sensazione parta, lasciandomi finalmente libera, vado a cambiarmi prospettiva. Un attimo e torno.

Il tempo che esca il caffé.

Stato sentimentale non pervenuto. Chili da perdere: quattro. Drink: solo un paio di birre. Diciannove Febbraio 2018.

Gioiosissimo Me!

Inside-Out-Poster-Gioia-copia

No, quello era un altro film. Comunque…

Bloggers! A onor di cronaca riporto che l’emozione che ha ricevuto più voti nel sondaggio proposto la settimana scorsa ‘Di che emozione sei?’ è … Gioia!

Applausi in sottofondo.

Sembrerà banale dirlo, ma, ecco, non me l’aspettavo. Ho deciso di proporre il sondaggio per pura curiosità, per cercare di cogliere un mood e, certo, non si possono ricavare chissà quali considerazioni da un campione così piccolo, ma mi ha sorpresa il fatto che la maggioranza si sia espressa a favore dell’essere positivi e propositivi, nonostante tutto.

A parte questo volevo approfittare del post per mettere in evidenza due o tre riflessioni interessanti che mi avete proposto proprio voi nei commenti.

Prima di tutto, mi ha colpita molto il fatto che diversi di voi hanno davvero scelto Gioia, pur riconoscendo che in fondo non aveva un gran margine su Tristezza, di cui avete comunque riconosciuto il valore. Ovvio che le due emozioni si accompagnano e coesistono, eppure qualcosa ha fatto pendere l’ago della bilancia più a favore della prima. Quel qualcosa non ho capito cos’è. Abbiamo provato a rifletterci e ne è uscito fuori che, forse, si tratta del modo in cui ci si percepisce e basta. Inoltre Tristezza è stata accostata alla saggezza, trattandosi di un sentimento profondo che non si ferma all’apparenza delle cose, ma le indaga e le studia; mi lascia perplessa però identificare lo studio come un’attività ‘triste’. Non credo che lo sia.

Qualcuno di voi ha fatto notare che in effetti non dovrebbe esserci un’emozione predominante, in quanto tutte possono susseguirsi anche nel corso della stessa giornata e quindi sceglierne una è impossibile. In realtà non sarebbe nemmeno ‘giusto’ perché si finirebbe per appiccicarsi addosso uno stato d’animo rifugio, che fungerebbe da alibi per i nostri comportamenti e decisioni. Come a dire io son fatto/a così e amen. Purtroppo questa è una cosa che riscontro spesso, le persone si nascondono dietro un modo d’essere nato o causato da chissà-chi o chissà-cosa per cui tu, che ti ritrovi a tiro, devi pagarne le conseguenze. Nonostante io non sia in uno dei miei periodi migliori continuo a pensare che le persone, specie quelle amate, meritano il meglio di ciò che si è. A nessuno va rifilata la brutta copia sgualcita del nostro modo d’essere perché decisamente non c’entra niente. E’ difficile e sono la prima che davvero non riesce a fare i conti con tutto ciò, al momento, eppure dentro di me so che è così.

L’ultima considerazione riguarda la Rabbia come sentimento esplosivo e propulsivo che non ci rende cattivi ma soltanto, e per fortuna, capaci di reagire a ciò che non va, serve a tirarci fuori dalla pigrizia mentale e fisica. Vederla in questo senso è stata una sorta di scoperta 🙂

Grazie a tutti voi per aver partecipato 😉

 

*… Ginny …*

Quella volta che mi chiedesti per gioco chi sarei voluta essere tra Hermione e Ginny, io risposi senza dubbio che avrei scelto la prima. Non trovavo ci fosse niente di meglio che essere la migliore amica di Harry, intelligente, astuta e decisamente più carina. E pensai che ne avremmo discusso, certa l’avresti scelta anche tu. Eravamo fatte della stessa pasta, in fondo, nonostante tu sfidassi le aspettative nei tuoi confronti, io me stessa. Tu scegliesti Ginny, invece. La  sua fidanzata. Secchiona ti ci sentivi già troppo, per desiderare di esserlo anche in un mondo inventato. Invece di farmi qualche domanda, tra me e me cantai vittoria per aver conquistato il posto al quale ambivo di più senza troppi sforzi. –La fidanzata, roba da femminucce– pensai. E poi alla fine son stati bravi ad illuderti che saresti potuta esserlo davvero. E ti hanno usata. Io soffrivo da morire nel vederti intrappolata tra le loro bugie senza poter far niente. Perché mi avevi allontanata tu. Che poi allontanata è dir poco. Da un giorno all’altro mi buttasti via come fossi la brutta copia di un compito appena ricopiato in bella. Quando trovai il coraggio di parlarti mi rispondesti –Boh, niente, sai le persone cambiano, le situazioni cambiano e a me nemmeno piacciono i cambiamenti-. Quasi volessi scusarti del fatto che all’improvviso di me non te ne fregava più niente. Non riconobbi la tua voce. Tirai contro il muro un tuo regalo e vidi in quanti pezzi era finita la fiducia che avevo in te. Capii che non ti avrei più disturbata e da allora non sappiamo più nulla l’una dell’altra. E’ solo che ogni tanto ripenso alla tua risposta. Non ebbi molto da risponderti al momento. Volevo solo che non te ne andassi via. Tanti anni fa.

Le situazioni possono cambiare, si. Le persone non cambiano invece. Le persone si conoscono. Se non ti ho più riconosciuta è solo perché non ti conoscevo abbastanza, non ti conoscevo a fondo. Non è vero che da un giorno all’altro si cambiano caratteri ed interessi. Non ci si comporta da perfetti estranei all’improvviso. Dipende tutto dalla luce che ci illumina. Al suo variare, si appare diversi. Si brilla diversamente, fuggono via ombre, se ne creano delle altre. E non credo si possa identificare il crescere, l’evolversi, con il cambiare. Le prime due cose avvengono così lentamente da non giustificare comportamenti all’improvviso così diversi da quelli ai quali ci si abitua. Nemmeno tu conoscevi me. Sapevi per cosa mi arrabbio o per cosa provo orrore, o come reagisco ad una sconfitta, con quale colore di capelli non sarei mai voluta nascere? Avresti saputo leggere ansia o imbarazzo o dolore sul mio volto? Sapevi che ti odiavo quando mi costringevi a giocare a scacchi a memoria? Sapevi qualcosa di me che non conoscevo neanch’io? E per di più sono certa anche del fatto che le persone non si cambiano. E’ stupido credere che sia possibile. E non è nemmeno giusto. Non ci si sveglia una mattina iniziando ad essere diversi da se stessi. E se capita, non dura. Se si diventa diversi è perché ci si sente ispirati a farlo, al massimo. Può capitare di vedere in un altro qualcosa che ci manca, qualcosa che ci completa e sentire quella spinta fortissima a voler rendersi una persona migliore. Esistono persone di cui basta la sola presenza per riuscire a vedersi speciali e unici. Persone che ti fanno stare bene. E potresti esplodere di vita quando ci sei accanto. Quando la tua anima le è accanto abbastanza. Quella distanza non può che restare costante se manca la volontà di conoscersi. E in quella specie di cortile interno si alzano muri che, certo, si possono perfino abbellire con piante rampicanti, ma sempre muri restano. Che non hanno nemmeno un mattoncino fuori posto per permettersi di scambiare qualche parola di tanto in tanto. Si resta ai due lati diversi di troppe domande, troppi dubbi, troppe cose non dette, non capite. Senza comunicare poi, accade una cosa strana. Non ci si parla eppure si cerca di capire ugualmente. Di comprendere cosa accade. Darsi una spiegazione. Allora si inizia a fare qualche passo indietro. Ci si allontana come quando si vuole scattare una fotografia ad un panorama molto ampio. Per cogliere quante più cose è possibile. Si riesce anche nell’impresa, si, ma la distanza diventa man mano sempre più grande. Si va letteralmente e inesorabilmente via.

E chissà, mi chiedevo, anche, tra le altre cose, sapevi almeno che avrei scelto di essere io Ginny, fosse stato per farti felice?