Sulla canzone che stavo aspettando

Ci sono giorni magici in cui accade che ti metti alla guida e alla radio passano proprio la canzone che ti eri dimenticata di cercare su YouTube il giorno prima. In quella canzone trovi sublimate tutte le novità che senti in te stessa. Perfino quella di portare di nuovo gli anelli alle dita, l’ultima volta che ne ho portato uno forse avevo dieci anni. Lo persi per averlo tolto prima di lavare le mani e in genere già non sopportavo la sensazione di averlo ancora al dito anche quando a sera lo rimettevo nel suo cofanetto. Mi urtava che la pelle conservasse la sensazione di costrizione per poi guardarmi le mani e non trovarlo. Li guardo invece adesso mentre scrivo e mi sembrano un’armatura niente male.

Scrivile, scemo, stanotte non dormi, tu chiamali sogni, ma sono ricordi
Scrivile, scemo, è colpa del vino, se basta uno sguardo e ritorni bambino
Scrivile, scemo, ci vuole coraggio, nel ’94 ad essere Baggio

Ci sono giorni magici in cui accade che ti svegli al mattino e si realizza esattamente l’ultima cosa che avevi sognato, sorridi come una bambina che ha ricevuto il regalo più bello e pensi che allora l’Universo non è solo quella spirale che mangia e ingoia tutte le cose belle che ti capitano nella vita, ma ogni tanto si espande per comprenderne altre al suo interno.

Ma dove sei? Dicono che sei un po’ cresciuta oramai
E non sei più quella bambina che baciava Harry Styles in TV
E pesano, uccidono, ‘sti cazzo di “ti amo”, ballano dentro la bocca un ritmo cubano
Il sangue, le lacrime, un grido blasfemo, tu fatti coraggio, poi scrivile, scemo

Ci sono giorni magici in cui accade che ti senti bella, che la bilancia dice che mancano tre chili al tuo sogno che poi non è un sogno ma un racconto che stai scrivendo ogni giorno, da quando ti sei accorta che avevi il potere di cancellare le righe che non ti piacevano, di costruire una trama diversa, di accorgerti delle abitudini e di usarle a tuo vantaggio. Forse non è una gran scoperta quella di potersi alzare al mattino non per dovere, ma anche per ritagliarsi del tempo libero extra prima di qualsiasi impegno per fare qualcosa di bello per se stessi, ma è una delle migliori.

E scusa per l’ansia, mi mangia da dentro e per il cane che scappa con il cancello aperto
Vedi, non sono bravo a fare restare chi mi vuole bene, però so aspettare

Ci sono giorni magici in cui accade che non solo scopri che è fondamentale che ti parli bene, sì, che tu parla bene a te stessa, ma lo metti anche in pratica, perché le cose che pensi diventano i collegamenti più ricorrenti tra i tuoi cazzo di neuroni che si abituano alle parole che più ti ripeti e quella che ti racconti diventa esattamente la realtà che ti circonda. Allora ti vedi in un modo così nuovo, così inebriante, ti senti così padrona di te, ti guardi da fuori e ti piaci mentre cammini per strada e mentre balli in auto sulla canzone che stavi aspettando.

Glicine

La strada a senso unico è stretta, leggermente in discesa e costeggiata da marciapiedi pieni di gente. Sono le diciannove di un sabato di zona rossa che non fa più paura. C’è traffico. Una signora tiene per mano una bambina e insieme salutano un uomo con la mano. Mi fermo quando la signora fa per attraversare, ma la bambina pianta i piedi a terra, come quando uno sa di star sbagliando strada e cambia direzione. Lascia la mano della signora che resta ferma accennando un sorriso e corre verso l’uomo per abbracciarlo.

Vedi che son qui che tremo, parla, parla, parla, parla con me. Ma forse ho solo dato tutto per scontato e mi ripeto: “Che scema a non saper fingere”, dentro ti amo e fuori tremo, come glicine di notte.

Tolgo il piede dal freno e riprendo a camminare. Ho preso l’abitudine a cambiare in continuazione stazione radio finché non trovo una canzone che mi piace. I tragitti sono diventati brevi e a volte mi capita di beccare solo pubblicità fino a destinazione e mi innervosisco. Potrei mettere musica dal cellulare è vero, ma poi non è bello come trovarla per caso.

Scommetto che ora non prendi più l’abitudine di far sempre come vuoi tu e quando arriva sera mi manca l’atmosfera, non è la primavera. Sembra ieri, sembra ieri che la sera ci stringeva. 

Ho letto che quella cosa per la quale si procrastina un impegno o un’attività per poi occuparsene freneticamente all’ultimo momento si chiama ansia ad alto funzionamento. Significa che da fuori sembra che funzioni bene, hai successo, sei precisa e attenta, mentre dentro hai sei un casino di dubbi, domande, incertezze e paure. Paolo Fox dice che è un momento per me in cui le cose vanno bene, ma costano così tanto in termini di stress che alla fine della giornata sono distrutta e a stento riesco a gioirne.

Dietro di noi vedo giorni spesi su treni infiniti, forse è solo che mi manca parte di un passato lontano come Marte. Tu cosa dirai vedendomi arrivare, quando ti raggiungerò?

Insomma, ha ragione. Mi sembra di prendere per la prima volta le misure al mondo e che sia la prima volta che mi guardo allo specchio e mi rendo conto della vita, la mia. Nel tempo libero mi metto a distinguere le mie ansie da quelle degli altri e a smontare i sensi di colpa. Cerco il Sole e l’aria fresca e mi alleno a sentirmi felice.

Ora che non posso più tornare a quando ero bambina ed ero salva da ogni male e da te, da te, da te.

Ventisei

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“E così son passato davanti ai ragazzi a notte fonda

con le loro bottiglie sulle soglie delle porte

E son passato davanti a quegli uomini d’affari

che dormivano come bambini nelle loro auto

E ho pensato che davvero ci si può perdere in più di un modo,

ma ho come la sensazione che è molto più divertente

del sapere esattamente dov’è che si sta andando

Come una pietra portata sulla spiaggia

o una barca che attraversa il mare

Ecco, io continuerò a camminare

Finché troverò quel vecchio amore

O quel vecchio amore troverà me.”

 

* . . . Safe To Shore . . . *

Ieri pomeriggio ho risentito alla radio questa canzone che mi piacque tantissimo l’estate scorsa, un gruppo emergente…
E c’è questa strofa che ho amato molto:


“Some days I don’t know if I am wrong or right

Your mind is playing tricks on you, my dear
‘Cause though the truth may vary
This ship will carry our bodies safe to shore

 

 

Perchè mi piace tanto?
E’ una sorta di promessa.
Nonostante la mente possa giocare brutti scherzi. Nonostante a volte ci si possa chiudere nella trappola mentale che si stia sbagliando tutto. Nonostante si possa aver paura di ciò che sarà, o non sarà.
La barca, sulla quale ciascuno di noi sta viaggiando, spesso facendo più o meno lunghi tratti insieme o a volte incrociandoci soltanto, ci porterà al sicuro, sulla spiaggia, anche se le carte in tavola cambiano e se le certezze vanno a farsi fottere, con buona pace dei propri equilibri.
Al sicuro.

Certo che una promessa non è che appare dal nulla, non si regge da sola. Qualcuno deve pur farla. E non una persona qualsiasi, nemmeno la più importante della propria vita. Ognuno dovrebbe farla a se stesso. Anche nel silenzio, o nel troppo rumore, dei propri pensieri. Anche senza ammetterlo con gli altri. Non importa quanto sia burrascoso il viaggio e ingarbugliato il percorso, l’importante è sapere che stiamo andando esattamente verso … noi stessi.

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