Diario al contrario

hossein-zare upside down gravity

picture by by Hossein Zare

Questa mattina mi sono svegliata con la voglia fortissima di iniziare uno di quei diari alla Bridget Jones, con tanto di data ad inizio pagina, annotazioni sul numero di chili di peso corporeo, quello di bicchieri di bevande alcoliche consumati -troppi pochi ultimamente, a dire il vero- e una crocetta sui vari single, fidanzata, impegnata, confusa/stato sentimentale non pervenuto. Sigarette no, troppo sporadiche per fare testo.

Lì per lì ho pensato di prendere davvero un quadernino e iniziarne uno, ma mi ha fermata il timore di non essere costante nel tenere traccia di tutte le mie vicende personali, ma forse anche di più quello di esserlo sul serio, di incastrarmi con la mente in schemi troppo severi per quel burlone del caos che ama lanciare il bastoncino di legno sempre più lontano, non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Insomma, già è lunedì. Poi, c’è che ho dormito male perché ho sognato di persone che mi stanno sulle scatole.

Tra poco vado a preparare la moka per il secondo caffé della giornata.

Ho voglia di cambiare. Sentirmi diversa. Oggi è uno di quei giorni in cui sarei davvero capace di mettere tutto sottosopra, di capovolgere sedie, tavoli e persone, di scuotere libri per vedere se tra le pagine ho dimenticato qualcosa di poco importante, di chiudere porte e finestre, spalancare pavimenti e osservare la pioggia attraverso il soffitto.

Oggi potrei cacciar via tutti i fantasmi che abitano da anni ormai in ogni mio presente.

Potrei perfino sentirmi una persona nuova, una che ha imparato ed è pronta a ricominciare dalle parti più belle di se stessa per andare in posti diversi da quelli che la speranza aveva promesso in mesi e mesi di futili campagne elettorali.

Ho voglia di vivere l’amore dei miei film preferiti, finalmente, ammettendo che forse avevo completamente sbagliato i casting o addirittura i film.

Potrei esplodere, come la freccetta che non riesce a lasciare la mano del giocatore e si sente ingiustamente trattenuta mentre i bersagli si moltiplicano e si spostano tutto intorno a lui presi da una frenesia che è fatta solo di ansia, non di gioia.

E mentre aspetto che questa sensazione parta, lasciandomi finalmente libera, vado a cambiarmi prospettiva. Un attimo e torno.

Il tempo che esca il caffé.

Stato sentimentale non pervenuto. Chili da perdere: quattro. Drink: solo un paio di birre. Diciannove Febbraio 2018.

L’Uomo Dei Sogni (Non Miei)

Out in the fields - crilleb50 deviantart

Out in the fields – crilleb50 deviantart

Qualche notte fa ho sognato Brad Pitt.

Lo so, niente di eccezionale, specie se si pensa a quante donne capita di incontrare nei propri sogni l’uomo perfetto e che nella realtà non esiste o perlomeno è irraggiungibile. Non è niente di eccezionale in riferimento al fatto che in genere nei sogni vanno a realizzarsi cose altamente improbabili, che desideriamo o temiamo segretamente e che durante la notte si mettono in tiro, ripetono il copione e si mettono in scena, come se da qualche parte dietro ai nostri occhi ci fosse una casa cinematografica in crisi, in cui si riciclano battute da momenti vissuti davvero e gli attori si presentano in outfit dal dubbio gusto, risultanti da una mescolanza di stili e capi provenienti dagli armadi di tutta la gente che hai incontrato nella tua vita, mentre a te fanno indossare quella camicia orribile che avevi comprato a 13 anni e il cielo soltanto sa dove si trova adesso. Inside Out docet

Quindi il fatto non sarebbe eccezionale, se non fosse per un piccolo particolare: a me Brad Pitt non è mai piaciuto.

Eh no.

Per di più nel mio sogno si è presentato in versione piacione con almeno venticinque anni in meno, capelli tirati indietro con la gelatina a parte un ciuffo che gli ricadeva sulla fronte, sottogiacca con scollo a v e collana stile Marines. Insomma, un Brad Pitt anni ’90: potrei perfino ammettere che sia più attraente adesso. Per puro caso si trovava in vacanza in Italia nello stesso posto in cui da poco ero arrivata anch’io. Lui non conosceva bene l’italiano per cui mi aveva chiesto di accompagnarlo a fare delle commissioni, tra cui comprare dei fiori (!) per decorare il suo bungalow che gli sembrava un po’ triste e io, evidentemente, non avevo granché di meglio da fare. Immagino che a questo punto siate delusi perché dalle premesse sembrava si trattasse di ben altro tipo di sogno, ma credo che se non fosse stato proprio assurdo al mattino non lo avrei nemmeno ricordato.

Più delle immagini e delle parole, quel che resta di un sogno è la sensazione. Quella che nel frastuono creato da tutte le altre durante il giorno finisce per perdersi perché non è abbastanza limpida e forte da invaderti e costringerti a porti delle domande anche abbastanza serie. Sapersi fare le domande giuste è fondamentale. Condiziona fortemente quella che poi diventa la nostra personalissima ricerca delle relative risposte e la questione oggi è più delicata di quanto sembra. Intorno abbiamo mucchi di risposte. Centinaia di aforismi, perle di saggezza che ci scorrono dinanzi agli occhi ogni giorno aprendo facebook o qualsiasi altro social. Nei supermercati ci sono decine di risposte a bisogni che non sapevamo nemmeno di avere. Distinguere quelle che davvero ci servono dalle altre è difficile, la maggior parte delle risposte a nostra disposizione sta lì perché l’abbiamo trovata, ma non cercata.

Così il mio subconscio ha dovuto tirar fuori un personaggio di cui non mi è mai importato decisamente nulla e creare una situazione davvero assurda per attirare la mia attenzione nel caos emotivo in cui mi sono ritrovata ultimamente. Si perché la sensazione che ho provato, al mattino, è stata quella di aver trascorso del ‘tempo’ con una specie di amico, una persona piacevole e familiare, per cui, al di là di tutte le possibili interpretazioni che avrei potuto dare a questo sogno, la sua assurdità l’ho sentita forte come uno schiaffo in faccia. Un sogno mi ha riportata alla realtà, quella degli esami di coscienza e del silenzio, dell’ascoltarsi e del capire profondamente le proprie sensazioni e sentimenti, delle vere motivazioni che ci sono dietro a gesti e parole. Mi sono resa conto di quanto avessi bisogno di revisionare la mia rotta, perché il vento sembra a favore e le acque sono tranquille, eppure, per diverso tempo mi sono comportata soltanto come se mi trovassi in mezzo ad una terribile tempesta.

*…A.A.A. Diavoletto Di Maxwell Cercasi…*

Il diavoletto di Maxwell è un esperimento mentale nato per provare a confutare il secondo principio della termodinamica. Quello per cui, per dirla rievocando un’immagine estremamente comune, tra un corpo caldo e un corpo freddo il calore fluisce sempre dal primo verso il secondo e mai viceversa finchè non raggiungono la stessa temperatura. Ed è impossibile che da uno dei due continui a fluire calore riscaldando di più l’altro. Poi di enunciati ne esistono diversi, ma questo è il più familiare.

In generale però si dice anche che in un sistema isolato l’entropia non può che crescere o restare invariata, e mai diminuire. Tempo fa (caspita, 2 anni fa, e chi se lo ricordava…) ne riportai una spiegazione in questo post. L’entropia è una misura del disordine di un sistema. Basta pensare ad una goccia di inchiostro lasciata cadere in un bicchiere d’acqua. Le particelle di inchiostro iniziano a diffondersi in maniera disordinata finchè non raggiungono un nuovo equilibrio miscelandosi all’acqua. E’ impossibile, però, che quelle particelle, così, all’improvviso, prendano iniziativa e tornino indietro a ricostituire una goccia.

Non sarebbe un processo spontaneo. Non è il naturale modo di evolversi del sistema. Un processo irreversibile non può tornare indietro di testa sua, al massimo ci si deve spendere altra energia per farglielo fare.

diavoletto

Allora nacque questo esperimento mentale, ideato dal fisico Maxwell. Mi affascina sempre l’idea di mettersi dall’altra parte di un ordine precostituito e provare a vedere se esiste un’altra possibilità, un altro punto di vista. Era una sorta di ribellione a questo principio fondamentale. Mettiamo che esista un diavoletto, dotato di grande abilità e velocità e di una vista molto acuta. Si potrebbe prendere un contenitore diviso in due parti da una piccola botola, ogni parte riempita con lo stesso gas.
Vedendo una particella di gas muoversi più velocemente delle altre, lui aprirebbe la botola facendola passare dalla parte sinistra a quella destra, richiudendo subito dopo. Così, di testa sua. Impedendo che accada il contrario. A furia di far aumentare il numero di particelle a destra, in quella parte lì andrebbe ad aumentare anche la temperatura.

Ecco qui. La possibilità di riscaldare un corpo senza utilizzare altra energia. La possibilità di creare l’ordine dal disordine. Il gas disposto in una sola parte invece che vagante in due. Sovvertire un equilibrio spontaneo. Come se quello stesso diavoletto potesse ricreare la goccia di inchiostro mandando tutte le sue particelle in una direzione precisa, tutte belle in fila ordinate.

Sarebbe una cosa grandiosa. Se si avesse a disposizione un diavoletto del genere, si potrebbe realizzare qualunque cosa. Andar contro le logiche. Passare dal caos all’ordine, come ci pare e piace. Decidere di prendere una direzione qualunque, senza alcun limite.

Purtroppo, già a livello mentale, teorico, la cosa non funzionerebbe. Figuriamoci dei mille problemi sul pratico. Eh si, perchè sto diavoletto avrebbe bisogno di vedere quello che fa. Avrebbe bisogno di luce, quindi, di energia dall’esterno. E il famoso principio si riprende la sua rivincita mandandoci a quel paese. Vince lui, di nuovo.

Niente diavoletto, dunque, l’esperimento fallisce. Non è possibile impedire ad un sistema di raggiungere il suo naturale equilibrio. La direzione è unica. La freccia del tempo, ovvero l’entropia, prosegue inesorabile.

E noi qui. No, non la famosa canzone. L’entropia è un concetto che si estende a qualunque campo, non solo la fisica. Di processi irreversibili se ne potrebbero contare a migliaia. Che facciamo noi, allora?

Sempre tante scelte davanti ed un’unica direzione. Ad ogni scelta ne segue un’altra, sempre in maniera più o meno consapevole. Il tempo non torna indietro. Come l’acqua di un fiume che va sempre verso valle. Si è mai visto un fiume che sale su una montagna? No. Servirebbero delle pompe idrauliche. Energia.
E noi saltelliamo da un equilibrio all’altro. Ciò che siamo,vogliamo e facciamo lo rendono unico e soltanto nostro. Fermi sempre nello stesso punto è impossibile stare per troppo tempo. Il sistema si espande, si evolve. E cerca un equilibrio. Se ci si illude di rimaner fermi basta guardarsi un attimo intorno e rendersi conto che si sta andando avanti per inerzia.

Qualche volta scegliere è facile, altre difficile. Giornate intere, mentre si è apparentemente fermi, a pensare cosa sia meglio tra ciò che conviene e ciò che è giusto. Perchè poi c’è da considerare anche che la soluzione equilibrata non è detto sia anche la migliore per tutti. Teoria dei giochi docet. E la confusione e il caos ti prendono e tutto ciò che desidereresti è quel dannatissimo diavoletto. Che non esiste. Tutte le idee girano a vuoto perchè, intanto, il caos è diventato una specie di tromba d’aria e stanno girando su se stesse, mentre tu cammini nell’unica direzione che ti è concessa.

Ma in ogni tromba d’aria che si rispetti, però c’è la famosa zona di quiete, giusto al centro del vortice.

Quando ti va, puoi sempre buttare un occhio lì dentro.

Lì c’è silenzio e sereno. Puoi lasciare che i pensieri sfiorino quella pace. In fondo che male fa un esperimento mentale.
Una piccola anteprima di ciò che sarà quando, finalmente, il nuovo equilibrio sarà giunto.