Hell.O

La mente crea. Voi siete gli artefici della vostra condizione: passata, presente e futura. La felicità o la sofferenza, dipendono dalla mente, dalla vostra interpretazione, non dipendono dagli altri, da cause esteriori o da esseri superiori. Ogni problema e ogni soddisfazione è creato da voi, dalla vostra mente.
[Buddha]

Tenevo gli occhi chiusi. Dopo un po’ sono diventati anche umidi. Ci sono cose che lì, dietro le mie palpebre, fluttuano in forme instabili finché non finiscono per somigliare a fobie. Cose che per tante persone sono normali. Semplici e pure preferibili. Per me no e mi chiedo se e quando lo saranno. Magari fanno somigliare anche me ad una forma fluttuante ed instabile.

Ho riaperto gli occhi, ho letto quella citazione. Mi sono guardata le mani e, no, i contorni erano ben definiti. Nessuna sfocatura, nessun segno di evanescenza. Ci sono cose che vanno bene così come sono anche se sono a modo mio.

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Di Delusione, Disinformazione e Disabilità da Singletudine

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Ero già pronta a scagliare anatemi e ad esprimere variopinte opinioni quasi da webete quando, ad una seconda più attenta rilettura di un articolo trovato oggi in rete, ho capito che c’era qualcosa che non andava nel modo in cui era stato espresso il concetto. Ovvero.

L’articolo è questo: Essere single potrebbe essere considerata una “disabilità” (ma per un’ottima ragione): etc. etc.. Già il titolo fa drizzare le orecchie. In breve, riporta la notizia riguardante una nuova definizione di “disabile” decisa dall’OMS per quanto riguarda la possibilità e il diritto, di chi ne ha bisogno, di ricorrere alla fecondazione in vitro. Nell’articolo si legge:

“Secondo l’attuale definizione elaborata dall’Oms, si considera disabile chiunque sia infertile o non sia riuscito ad avere una gravidanza dopo 12 mesi di sesso non protetto. Ma non solo: anche chi non ha o riesce a trovare un partner sessuale (e quindi non ha rapporti e, di conseguenza, non ha possibilità di concepire) può essere considerato disabile. Il dottor David Adamson, uno degli autori della nuova categorizzazione, ha spiegato che la definizione di infertilità è stata riscritta per essere più inclusiva e per dare a tutti gli individui il diritto di avere una famiglia.”

Come se non fosse bastata già la Lorenzin a farci sentire in colpa, questa sembra in tutto e per tutto un’altra mazzata sulla testa dei single che, non ci voleva un esperto per capirlo, in quanto tali risultano inabili a creare una famiglia. In particolare avrebbero un vero e proprio handicap rispetto a tutte le altre ‘persone normali’ che invece si trovano in una coppia, di qualsiasi tipo. Ad una prima lettura e secondo il punto di vista dell’articolo sembra proprio che, da oggi, tutti i single possono considerarsi disabili. 

A me sembra, però, che la questione sia stata tirata su apposta per creare la polemica. Sì perché un conto è dire che tutti i single in quanto tali sono disabili, inabili a procreare, un altro è dire che può considerarsi disabile anche chi è single e potrebbe voler ricorrere alla fecondazione in vitro per riuscire a creare una propria famiglia. Infatti, non è detto che tutti i single ne vogliano una ad ogni costo.

Porca miseria, c’è una differenza enorme tra le due frasi, no?!

La doppia implicazione, in un concetto del genere, è sbagliata. Non ci vuole un genio per capirlo e penso che l’articolo avrebbe messo molta meno rabbia e indignazione in giro per il web se semplicemente fosse stato scritto con più attenzione.
Io sono stata tra quelli che, ad una prima lettura, sono saltati dalla sedia. Non saprei dire, però, in quanti poi con buonsenso hanno pensato che l’OMS non poteva aver davvero detto una cosa del genere, con tutte le conseguenti implicazioni.

Questa cosa mi ha fatto riflettere. Quante altre volte la cattiva informazione fa leva sugli impulsi del momento per dare visibilità ad un argomento o ad un fatto accaduto scatenando reazioni che poi, abbiamo visto, causano danni irreparabili?

Tante. In realtà questa non è nemmeno più una novità.

Quel che davvero mi ha turbata, però, è un altro aspetto della questione. Quanto, ormai, ci aspettiamo, ogni giorno, di rimanere delusi, di arrabbiarci e indignarci sconvolti da una notizia qualsiasi, da una nuova scoperta, da una tendenza, dalle parole di un personaggio, insomma, dal mondo che ci circonda? In quanti aprono un social già pronti a scatenarsi contro qualcuno o qualcosa, soltanto perché ormai tutto fa schifo e ogni cosa è opinabile e attaccabile, che ormai l’umanità sta andando a rotoli e quindi meglio dire la propria, visto che si può?

Per di più questo modo di fare non appartiene nemmeno solo al virtuale. Si sta diffondendo l’idea che lasciarsi guidare dagli impulsi, in una società così frenetica e vuota, sia la cosa più saggia, l’unica possibilità che si ha per sopravvivere al suo interno. L’impulso spinge a cercare gratificazioni e se queste mancano allora si passa all’attacco per difendere quel poco di sé non ancora macchiato dalla delusione.

Ci si aspetta così tanto di esser delusi che si fa una fatica bestiale a fidarsi di chiunque, mentre magari si potrebbe cercare la verità sotto le ceneri delle parole scritte apposta per bruciare fin troppo in fretta. A questo proposito vi lascio una citazione del film Disney ‘Saving Mr. Banks’,  che racconta la storia della nascita del film su Mary Poppins e della tenacia che Walt Disney ha impiegato per convincere l’inventrice della storia della famosissima tata a fidarsi di lui, parole che da giorni mi girano per la testa e che forse un po’ hanno salvato anche me.

“Sig.ra Travers: E’ venuto per farmi cambiare idea, vero? Perché io mi sottometta…
Walt: No. No. Sono venuto… perché lei mi ha giudicato male.
– In che senso l’ho giudicata male?
– Lei guarda me, e vede una sorta di Re Mida Hollywoodiano. Crede che io abbia costruito un impero, e voglia la sua Mary Poppins per aggiungere un mattone al mio regno.
– E non è così?
– Beh, se fosse soltanto questo avrei inseguito una donna scontrosa e testarda come lei per vent’anni? No, mi sarei risparmiato un’ulcera. No, lei si aspettava che io la deludessi…e ha fatto in modo che accadesse. Beh, io credo che sia la vita a deluderla, signora Travers. Credo lo abbia fatto spesso, e credo che Mary Poppins sia l’unica persona nella sua vita a non averlo fatto.”

Jonathan Torna, l’Estate Va

foto personale

foto personale

-Ah e poi, la sapevi questa? La leggenda narra che durante l’esecuzione di Mentre dormi le persone si innamorano- dice la mia amica M. ammiccando, pochi minuti prima dell’inizio del nostro terzo concerto di Max Gazzè.

Se la mia estate all’insegna del nonsense si potesse rappresentare con un momento soltanto, ecco, penso che questo sarebbe decisamente il più adatto.

Le rispondo con uno sguardo perplesso. Non che le leggende non mi piacciano, anzi, però per definizione devono contenere almeno un po’ di verità e quella sera sembrava ce ne fosse, divisa in abbracci e baci sparsi un po’ in tutta la platea. La cosa non mi riguardava e amen. Intorno a me erano capitati solo altri sguardi persi più del mio. Tutto bene finché si tratta del solito far finta di niente e sperare per una sera di dimenticare le proprie disavventure sentimentali e divertirsi cheinrealtàbisognastarbenedasolieblablabla. 

Poi, però, la vita decide che in realtà è lei a volersi divertire con me e succede che una coppia chiede ai miei amici di far cambio posto durante Mentre dormi per stare più avanti. Succede che all’improvviso li vedo sparire dietro di me e nemmeno loro capiscono il perché di quella richiesta. Succede che dopo qualche secondo, mentre cerco di ignorare la borsa di lei che mi si conficca nel fianco ad ogni oscillazione del suo a tempo di musica, lui si inginocchia, M. urla, lei porta le mani alla bocca e poi sparisce nell’abbraccio del suo futuro sposo e io li guardo atterrita ripetendo nella mia testa che non è possibile, non proprio lì, in quel momento, affianco a me.

Proprio in un periodo che la mia vita sembra non avere un senso e accadono soltanto fatti come questo come a dimostrare che è proprio così e non posso che stare a guardare le vite degli altri prendere direzioni che nemmeno so se voglio sfiorino anche la mia. Vedo persone abbandonarsi totalmente ad esse e vorrei fermarle una ad una per chieder loro se sanno davvero cosa stanno facendo o “così è capitato” e basta. Vorrei sapere se all’improvviso si sono sentiti come illuminati da una luce che ha reso tutto più chiaro e li ha aiutati a prendere delle decisioni così importanti o si sono aiutati con una torcia e i loro sorrisi stanno lì come dei cerotti a nascondere i lividi che si son fatti camminando al buio.

Mi chiedo se sto sprecando tempo a farmi troppe domande mentre invece dovrei mettere del rossetto ai miei pensieri e lasciarli uscire con le risposte stropicciate e usurate da già troppi altri e che a me fanno solo tenerezza. Quando le incontro vorrei invitarle a sedersi e riprendersi ma non faccio in tempo che qualcun altro le ha già invitate al buffet che si terrà dopo la cerimonia in Chiesa a far fronte alle domande degli invitati, tra foto e pasticcini vari.

14087620_10209216545882123_811011132_oNel dubbio ho aperto un libro, preoccupata ed emozionata allo stesso tempo. Preoccupata perché Il gabbiano Jonathan Livingston mi ha salvata già una volta dieci anni fa e non sapevo che effetto avrebbero avuto quelle parole lette ancora una volta. Emozionata perché Bach ne ha pubblicato un’edizione con un capitolo aggiuntivo, nel quale racconta cosa succede allo Stormo Buonappetito quando Jonathan vola via verso nuovi livelli di consapevolezza da esplorare. Sembra banale eppure… Tra le righe c’ero anch’io, di nuovo. C’erano le mie domande. C’è un gabbiano Anthony che rifugge le convenzioni sociali nate in seguito alla scomparsa di Jonathan, in un’epoca in cui la pigrizia mentale dilaga e la maggior parte dei gabbiani segue alla lettera regole e riti stabiliti dagli antenati, senza più porsi domande e accontentandosi delle risposte di comodo fornite dalla società costruita sulla venerazione di miti e sul potere di pochi. Nessun gabbiano più cerca di imparare a volare davvero ma crede che la salvezza si trovi nell’assecondare credenze che non hanno alcun fondamento, rinunciando alla libertà e alla possibilità di dare davvero un senso alla propria vita. Chi come Anthony rifiuta tutto ciò finisce in depressione, in assenza di veri stimoli, si tiene alla larga dalle imposizioni della società prive di logica e si ritrova solo e triste. Finché un giorno incontra Jonathan e il cerchio si chiude.

Allora penso che l’unica cosa da fare sia non arrendersi. Superare i propri limiti e cercare di migliorare se stessi, di imparare, di provare e sperimentare, anche se ci si ritrova a camminare in bilico sul confine delle cose, mai davvero al loro interno e si cade e ci si fa male sotto gli occhi indagatori di chi pensa sarebbe meglio invece rimettersi in fila con tutti gli altri che però, a furia di accodarsi hanno perso completamente di vista dov’è che si sta andando.

 

 

*… Jonathan Va In Città …*

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“Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.

A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava così una nuova dura giornata. Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per conto suo: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d’altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo… d’un paio… di centimetri… quella… penosa torsione e… D’un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.
Ma il gabbiano Jonathan Livingston – che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo – no, non era un uccello come tanti.”

[incipit-Il Gabbiano Jonathan Livingston-Richard Bach; foto personale, Napoli-giugno 2014]

 

*… Logico …*

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“Logico sì, è logico
per tutti, persino per te
Ragazza dagli occhi caleidoscopio
Solo la luce corre nel vuoto …
Non succede quasi mai a due come noi
di credere che sia possibile trovare
Un complice in questo disordine
Tracciare un’orbita nell’atmosfera …
Amore mio la logica non è sincera
Chissà se amare è una cosa vera …”


[Logico #1 – Cesare Cremonini]

*… “No Words..” …*

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“Quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non ci basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più,vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Nella mia terra le persone che ami le chiami “ciatu miu”: “respiro mio”. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande.”
[Alessandro D’Avenia]

 

 

*… Vita Alla Vita …*

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“Un’anima gemella è chi ha serrature ove entrano le tue chiavi, e chiavi che aprono le tue serrature. La nostra anima gemella è chi condivide le nostre più profonde aspirazioni, chi ha il nostro stesso orientamento. Quando siamo due palloni, e la nostra aspirazione è salir su, insieme, allora è probabile che abbiamo bell’e trovata la persona adatta. La nostra anima gemella è chi dà vita alla vita.”

[Un Ponte Sull’Eternità – Richard Bach]

*… #Quotes …*

“Sei la finestra a volte

verso cui indirizzo parole

di notte, quando mi splende il cuore”

[Alda Merini]

*… Tieni In Vita Un Sogno …*

“Nel frattempo senti rumoreggiare e turbinare in un vortice vitale una folla di gente intorno a te, senti, vedi la gente vivere, – vivere nella realtà, vedi che la vita per loro non è proibita, che la loro vita non si dilegua come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova di continuo, è di continuo giovane e nessun suo momento è simile ad un altro, mentre è triste e monotona fino alla trivialità la timorosa fantasia, schiava dell’ombra, del pensiero, schiava della prima nuvola che d’improvviso vela il sole e colma di angoscia un autentico cuore pietroburghese, che tanto ha caro il proprio sole, – e quale fantasia c’è ormai nell’angoscia! Senti che alla fine si stanca, si esaurisce in un’eterna tensione, quella inesauribile fantasia, perché ti fai uomo, perdi i tuoi precedenti ideali: essi si frantumano in polvere, in pezzi; se non hai un’altra vita, allora ti tocca costruirla con quei pezzi.

Ma nel frattempo l’anima chiede e vuole qualcos’altro!

E il sognatore fruga invano, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere almeno una scintilla, per soffiarci sopra, per scaldare al fuoco rinnovato un cuore ormai freddo e ridestare in esso tutto ciò che prima gli era caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e ingannava tanto magnificamente!”

[tratto da Le Notti Bianche – F. Dostoevskij]