ComeDiari #16: Sensi vietati

foglia autunno pioggia

Com’è che aveva detto quella tipa alla tv? Ah si. La vita ad un certo punto ti mette davanti ad un bivio: devi decidere se restare nel passato o andare avanti.

Pure Paolo Fox mi ripete da settimane qualcosa del genere. Non sarà facile, dice. L’ambiente, le insidie. Venere opposta, tanto per cambiare. Una certa malinconia che ti fa sentire tutto più profondamente, ma sulla superficie di ricordi e sensazioni che stanno ancora più giù, ancora più indietro. Nel passato, appunto.

L’odore di nuovo mi piace e mi fa paura allo stesso tempo. Non so se è perché la vita è una zuppa, mentre io sono una forchetta, come recitava una massima letta da qualche parte su Facebook, per cui percepisco sbagliate le cose giuste e mi affeziono alle versioni obsolete di me stessa.

Non contenta sono andata a leggermi pure Brezny. Dice di immaginarmi come un essere che rompe un guscio, un germoglio che sboccia da un seme. Una cosa che in autunno va  un po’ controsenso.

E forse, sapete, è proprio questo ciò che non voglio. Scontrarmi con le gocce di pioggia che cercano il suolo per riposare abbracciate.

Allora va bene, dite, se risalgo la strada del nuovo e poi ogni tanto mi lascio andare su una foglia che volteggia nel senso opposto, anche solo per seguirla nel suo futuro che è il mio passato e vedere dove va e sentire che profumo ha e poi risalire ancora e ricominciare il giro daccapo senza che nessun guardiano del tempo mi multi per aver infranto l’ordine delle cose? Che poi non facevo nulla di male agente, sa, tolgo qualche virgola qua e là ma il mio pensiero non andava nemmeno così veloce.

 

ComeDiari #11: Vuoto

Chissà cosa si prova quando qualcuno ti ama e non è il motivo per cui se ne va. 

ComeDiari #6 Legger(s)i Tra Le Nuvole

Daniela-Volpari-Con-la-testa-fra-le-nuvole

Bisogna arrendersi all’evidenza, dicevo. Solo che poi dipende da cosa vedono i tuoi occhi.

Cosa fai quando i sentimenti ritrovano la strada che avevi chiuso per rabbia?

Niente.

Li lasci passare.

Scorrono sulle guance. 

Esplodono in coriandoli di parole.

Provvedi a rimetterle insieme in modo che formino un senso compiuto, almeno. 

Ti senti un po’ felice quando capisci che osservate entrambi la stessa nuvola, anche se siete sotto due cieli diversi. Che la stessa luna la vedono tutti, una ce n’è e non appartiene a nessuno, neanche a quelli che si fregiano di averla rubata o di averne comprato un pezzo. Per le nuvole è diverso, quelle cambiano forma, muoiono e rinascono, viaggiano, piangono o, qualche volta, ti confortano. Tutti ne abbiamo, sono quelle con cui giochiamo di notte, quando non riusciamo a prender sonno e sulla luna già non c’è più posto. Quindi, diventa una questione di comprendere fino in fondo chi c’è davanti a te, di imparare a riconoscere le sue nuvole. 

Magari non si riesce subito, o non si vuole, o non si può, o semplicemente non ne è il momento ancora.

Poi, però, non c’è niente di più evidente. Ed è così speciale che non si può descrivere. 

Finalmente puoi arrenderti. 

Puoi amare.

Puoi andare avanti.

 

picture by danielavolpari.blogspot.it

ComeDiari #3 Caro Mondo

Mondo, aspetti mai il semaforo verde un passo giù dal marciapiede e uno appena dietro il primo del gruppo, mentre le auto passano e sai di dover correre perché la tua moby dick ti ha già preceduto, una diversa da quella di ieri, che poi penso chissà quante ce ne saranno, mondo, di moby dick, lo immagini? Una per ogni persona e per ogni giorno dell’anno. Male che vada, s’intende. Uno può rincorrerne anche una soltanto per tutta la vita o cambiarle ad intervalli regolari. Mettiamoci nel caso peggiore e pensiamo ad uno spazio abbastanza grande che le possa contenere tutte, mondo. Con tutto il rispetto eh, ma nemmeno tu basti, mi sa. Forse, nell’universo ci stanno, anche se un po’ strette.
Ce l’hai un sogno, mondo? Io si, l’altra sera profumava di biscotti al burro, ero appena scesa dall’auto e pioveva, tanto per cambiare ed era buio, un lampione mandava luce fioca nel cortile e le gocce d’acqua si vedevano un po’ di più attraverso quell’angolo di luce e proprio lì, in trasversale credo, è passato quel profumo e m’è sembrato di essere felice. Questo week-end penso farò dei biscotti al burro. Ho una tisana che profuma di cannella, adesso qui, vicino a me. Non so perché, mondo, ma ultimamente i miei sogni hanno dei profumi. Di solito avevano un suono. Tenevano stretta una canzone e non la mollavano più finché non ne trovavano un’altra che si incastrava meglio nei loro abbracci. Adesso, profumi. Ho una teoria, mondo. Secondo me si son stufati delle parole. E basta, si, li capisco. Diciamo che ogni canzone riesce a combaciare con il mio cuore all’ottanta percento tipo, salto di gioia, mi segno le frasi migliori sull’agenda, la canticchio o la canto ad alta voce in auto mentre torno a casa di notte e non c’è nessuno neanche per strada, per cui potrei anche aprire i finestrini e urlarti contro, mondo, gridare, sempre più forte, sempre di più e dirti anche che non mi va bene, per niente affatto il modo impertinente con cui mi poni domande o il fatto che se non ti gira non mi rispondi affatto, c’è l’altro venti percento che resta vuoto e diventa asilo di fortuna per pensieri clandestini, quelli che non vuole nessuno perché tu, mondo, hai detto a tutti gli altri di guardarsene bene perché sono pericolosi come ombre affezionate al grigio chiaro dell’asfalto consumato. Allora le persone li cacciano sul fondo di bottiglie di qualunque cosa, purché una volta chiusi lì dentro non diano più fastidio. Ci ho provato, mondo, ma dicono che sia tutta un’illusione. Così alla fine ne ho lasciata metà piena e son rimasta a guardarla, pare c’entri qualcosa con l’ottimismo. E l’ottimismo sembra aver a che fare a sua volta con i sogni.
Ho venticinque anni, mondo, e tu di semafori verdi non me ne mostri quasi mai. Li lasci a lampeggiare come a dire fai te, nel caso fermati e accertati di attraversare nel modo più sicuro possibile, ma non ti assicuro che nessuno ti investirà. E ora che sei una serie di regole infrante mi dici come faccio io ad infrangerne altre per trovare un posto che sia quello giusto? Ti manca una dimensione, mondo. Anzi te ne mancano tante, una per ogni dubbio per ogni uomo per ogni giorno nuovo che inizia. Sei terreno che manca sotto ad un passo incerto e persone che non si voltano più indietro per guardarti ancora una volta. Ti ho chiesto se hai un sogno, mondo. Non mi hai risposto. Eppure son certa che uno ne avevi, da piccolo. Forse sognavi di diventar anima. Sognavi di diventare uomo.

tumblr_me1xw4o1re1ru11c5o1_500

ComeDiari #2 “F” Di Fine. “F” Di Forse.

Quando si prende una decisione con la testa e non con il cuore, è probabile che sia razionale e forse anche giusta. Se è giusta, ogni cosa torna al proprio posto. Allora ti sembra di vederle, le vite di due persone rientrare nei binari dai quali erano fuoriuscite per un po’, ogni pezzo che va al suo posto, tutti indaffarati a far funzionare giornate, attività, relazioni così come erano sempre esistite, prima. Nessuno ti spiega però dei tuoi sentimenti cosa diavolo ne devi fare. Li metti in stand-by, li chiudi in un cassetto o in una poesia, provi a scriverne, a lasciarli liberi di correre su fogli bianchi ogni volta che ne hanno voglia e poi nascondi quelle frasi in milioni di scuse a cui tutti crederanno sempre, che in fondo non gliene frega niente. Li intrattieni con qualcosa di diverso ogni giorno, come se fossero bambini troppo entusiasti. Si resta innamorati ai due capi estremi di una scelta, incapaci di raggiungersi, perché quella filtra e taglia qualunque tentativo di sfiorarsi ancora, censurando pensieri e labbra. E poi mi manchi e non posso farci niente, perché manchi apposta. Allora mi sento sparire anch’io.
E’ vero che siamo strani. Abbiamo dei mondi dentro che non abbiamo mai visitato. Siamo migliori di quel che crediamo, poi ci teniamo al sicuro in un cassetto come tovaglie da grandi occasioni, quasi per evitare di consumarci troppo. Capita che arriva qualcuno, da un giorno all’altro, che ci tira fuori da quel cassetto. Opponiamo pure resistenza, si strani è dir poco. Andiamo a guardarci allo specchio. E’ così in fondo che si fa quando si ha una vita nuova addosso. Ci piacciamo, tantissimo. Andiamo in giro fieri di sentirci finalmente noi stessi. Sorridiamo e le persone, cavolo accade un fatto proprio strano, ci sorridono di rimando. Magari gli viene in mente di dare un’occhiata nel propri cassetti, hai visto mai. Sei ancora la persona che avevo sempre sperato di incontrare, anche quando un po’ alla volta mi metti via.
E adesso? Adesso non so neanch’io cosa sto facendo. Forse sto cercando un modo di lasciar cadere una di quelle estremità, che l’altra è così lontana che non so proprio se è ancora nelle mani di qualcuno o no. Forse provo ad aggirare tutta questa distanza e invece mi trovo davanti un abisso, come altri che ho già visto. Forse sei meno lontano, o stringi già altre mani.
Forse è una fine, o forse no. Scrivo come se potessi leggermi, mentre invece mi osservo, tra le righe, che parlano di te.

beautiful-cute-girl-photo-writing-Favim.com-64174