Dieci anni!

No dico, ma ci rendiamo conto?

Questo blog è un vecchietto del web! Dieci anni in rete non sono pochi…

Ma bisogna festeggiare!

Come festeggia un blog?

Mmm.

Ci devo pensare.

Intanto grazie grazie grazie di essere qui. È davvero un posto prezioso per me.

♥️

Tutto Daccapo

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Da spettatrice passiva e occasionale di Beautiful mi è capitato spesso di imbattermi in un concetto che non sono mai riuscita ad afferrare mai davvero del tutto, nonostante negli anni Brooke l’abbia usato per risolverci diversi disastri sentimentali e drammi familiari ed esistenziali a loro annessi.

Ogni volta che le sentivo pronunciare il suo fatidico penso sia arrivato per me il momento di voltare pagina io restavo allibita e con tutti i sensi all’erta nel tentativo di captare parole o gesti collaterali alla frase che in qualche modo potessero svelarne il mistero e soprattutto, stupidamente, appariva nella mia immaginazione un enorme libro dalle pagine pesantissime che aspettava pazientemente un’anima pia disposta a sfogliarlo.

Come si fa a voltare pagina? Fare tabula rasa del recente vissuto, gettare della candeggina sui ricordi per sbiadirli quel tanto che basta affinché l’indomani al risveglio non se ne sentano più le voci, mettere una scadenza agli effetti di ogni causa e ricominciare daccapo. Davvero si può?
Ho sempre pensato no. Ho sempre creduto che fosse un’esagerazione, un espediente da copione. Una cosa irrealizzabile nella realtà o almeno una di quelle frasi che si buttano lì quando ne hai troppo di tutto e di tutti e vorresti poter morire e rinascere in una notte soltanto per liberartene.

Ultimamente però mi è tornato in mente, nonostante la mia convinzione che nella vita è impossibile mettere un punto e andare a capo. Ci si può rialzare da una caduta o riemergere da abissi di negatività, certo, ma fa tutto parte dello stesso percorso, il tempo ci spinge inesorabilmente in avanti lungo la sua freccia che ancora non abbiamo imparato a governare. Forse in un’altra vita potremo sparire e apparire in un qui e adesso diverso a nostro piacimento, spezzare il percorso e ogni limite della nostra mente, come insegna un certo Jonathan. 

Eppure quel voltare pagina è rispuntato fuori dal nulla mentre pensavo a tutt’altro.

O meglio, ne ha approfittato per far capolino dalla scatola delle assurdità quando un sonoro basta è risuonato nella mia mente una sera in cui, ripensando a come sono scivolati via questi ultimi mesi in balia di decisioni, problemi e imprevisti altrui, mi sono spaventata non riconoscendomi in quei ricordi. C’era una me che non tratteneva le lacrime per la prima volta alla vigilia di un proprio compleanno e voleva davvero sparire nel nulla sentendo che nessun qui e adesso diverso da quello valeva lo sforzo di riapparire, perché in fondo l’avrebbe lasciato scorrere come tutti gli altri sperando di non provare alcuna colpa, pur sapendo che in realtà non vivere è la peggiore di tutte.

Un attimo dopo ho immaginato ancora quel libro. Stranamente non sembrava né pesante né stupido.

E se ricominciassi daccapo? Se avessi davvero la possibilità di cancellare, seppellire, distruggere un pezzo di percorso e riscriverlo questa volta essendo la me stessa che voglio essere, ‘che quella non mi piaceva per niente?

Che, magari, uno ne ha pure il diritto, voglio dire.

L’idea mi ha caricata. Se ci si accorge di aver preso una deviazione, imboccato un sentiero sbagliato non è vietato indietreggiare, fare mente locale e ripescare quel qui e adesso da cui poi non s’è capito più nulla, raccogliere un po’ di sassi e ammucchiarli lì dove non si vuole più tornare, voltare le spalle e riprendere il cammino in una direzione diversa. Ecco, insomma, si. Voltare pagina.

Una cosa che non sa né di assurdo né di sconfitta. Solo un altro modo per ritrovare se stessi.

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Ventisei

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“E così son passato davanti ai ragazzi a notte fonda

con le loro bottiglie sulle soglie delle porte

E son passato davanti a quegli uomini d’affari

che dormivano come bambini nelle loro auto

E ho pensato che davvero ci si può perdere in più di un modo,

ma ho come la sensazione che è molto più divertente

del sapere esattamente dov’è che si sta andando

Come una pietra portata sulla spiaggia

o una barca che attraversa il mare

Ecco, io continuerò a camminare

Finché troverò quel vecchio amore

O quel vecchio amore troverà me.”

 

Annotazioni: Di Muffin, Sogni E Treni Vari

E’ da questa mattina che ho la testa indolenzita, come se non mi fossi mai svegliata. Altro che ore piccole si, si ci sono state pure quelle ma piccole piuttosto sono state queste ultime giornate e io mi ci sono infilata dentro meglio che ho potuto cercando di non lasciare alcun lembo del vestito chiuso fuori. Nel frattempo prendevo nota mentalmente di un po’ di cose interessanti che vorrei non dimenticare.. Dunque.

Se tratti i muffin come dei cupcakes qualcuno lassù se la prende parecchio a male e la crema al formaggio per la copertura impazzisce senza alcun motivo apparente, come me sei-sette giorni prima di un esame, solo che io mi riprendo, o meglio trasformo il nervosismo in apatica rassegnazione alla mia sorte, la crema invece no. Per cui ho decorato i cupcakes muffin con la nutella e ne ho messi venticinque sull’alzatina, che gli anni non si contano per forza soltanto con le candeline.

Avril di anni ne ha compiuti trenta e ha festeggiato con un cupcake gigante. Un giorno potrei provarci.

Un mattino fresco che sapeva di caffè estraneo voleva suggerirmi che spesso le persone non sono cattive, ma sole. Ciò non significa che possano comunque farti del male o per forza accettare un sorriso. E nemmeno che io riesca a capirle completamente.

Capita che qualcuno ricordi cose che per te sono importanti e sorridi all’idea che davvero siano i gesti a contare, più delle parole, mentre tante volte ti sei convinta che fosse vero il contrario.

Se riesci ad essere più tosta di un pensiero negativo ti scopri capace di fregarlo. Sssth, è un segreto però. Se ne può sempre accorgere. E come quando si dice che il pessimista vede il buio nel tunnel, l’ottimista scorge una luce e il realista si rende conto che quella in effetti appartiene al treno. Si direbbe che il realista sia il più saggio dei tre. Eppure ho sempre creduto che il più saggio sia l’ottimista. E’ vero, scorge solo una luce. Eppure nessuno hai mai detto che prima d’allora non gli sia capitato già di trovarsi seriamente in difficoltà e sia sfuggito ad un qualche altro treno di guai e poi abbia deciso che valga la pena sorridere, se non altro perché ha imparato più degli altri due cosa vuol dire davvero.

foto personale, settembre 2014

foto personale, settembre 2014

 

*… Non Diventare Grande Mai …*

Se l’avessi vista arrivare prima mi sarei nascosta dietro il palloncino gigante di Peppa Pig. Quello che l’altro giorno fedelmente attaccato al polso di mia cugina ha rischiato di far scoppiare diversi incidenti diplomatici tra noi e i passanti.
E invece no, mi è piombata alle spalle, a tradimento. In tutto sarà stata la seconda volta che l’ho beccata dai tempi del liceo.

Ciaoooo Biancaaaaa!

Ciao! Ma da quanto tempo!

“Eeh! Tutto bene? Che stai facendo?”  ha risposto, anche se dal sorriso mi è sembrato di capire che la sua testa fosse già altrove e stava preparando la rappresaglia vera e propria.

Beh sai sono vicina alla laurea e…

Ma lo sai che ho iniziato dei nuovissimi corsi di danza e zumba proprio dove abiti tu?? Mi raccomando non puoi mancare, ci tengo, devi venire assolutamente, ovviamente per te tutto gratis, ti troverai benissimo… Ci tengo davvero, vieni a trovarmi, fatti vedere, ti aspetto!

“… la tesi sperimentale è faticosa ma è davvero un’esperienza interessante, il campo ferroviario è affascinante, è dura avere a che fare con il simulatore di traffico ferroviario che m’impalla il pc perchè è troppo vecchio, ma dovevi vedermi come sono saltata di gioia dalla sedia quando ho trovato i ritardi che inceppavano tutte le corse e i treni restavano fermi alle stazioni per minuti e minuti e… si lo so, non l’avrei mai detto neanch’io, esultare per un treno che ritarda. E poi finalmente c’è da mettere in moto la testa, cercare una soluzione ad un problema, mettersi al tavolo con i ricercatori e porre domande, proposte, obiezioni. E l’atmosfera che si prova in un ufficio vero, invece che in un’aula, è così diversa…”

Mi raccomando, ti aspetto, vieni a provare una volta, mi farebbe tanto piacere!

Ma certo, è bello che tu faccia una cosa che ti piace…

Sisisi, ci vediamo allora, ciaooo!

Ciao. Son rimasta lì impalata con Peppa che mi svolazzava affianco. Un mare di parole bloccato da qualche parte più giù della gola. Alla faccia di quel “70% ascoltare e 30% parlare” che lessi da qualche parte riguardo alla comunicazione verbale.

Che poi solo la zumba ci manca. Ci pensavo questa sera mentre tornavo a casa. Al tramonto, la stessa strada che oggi avevo già percorso alla luce dell’alba. Mi son ricordata di quando questa era la routine, di quando non ne potevo più di orari impossibili e alzatacce. Della dicitura “pendolare” sui documenti per la borsa di studio.

E pensavo che, in fondo, non mi dispiace che tutto sia ricominciato. Sotto una prospettiva diversa, però. Una prospettiva nuova. Stimolante. Con un altro tipo di forza e un’altra testa. Con qualche esperienza in più e tanto altro da progettare e scoprire. E sognare, lavorare.

Ops, e comprare una torta. Tra un “-are” e l’altro stavo per dimenticarlo.

Si dice che si chiami l’anno d’oro. Quello in cui capita che il numero degli anni compiuti e quello del giorno di nascita coincidono. Coincidenza che dovrebbe rendere l’anno particolarmente straordinario. Un concetto attaccabile su tanti di quei fronti che per me vale, diciamo, quasi quanto quella canzone “I migliori anni della nostra vita” che proprio non sopporto, per il semplice motivo che è come se affermassi a priori, predicendo il futuro, che tutti gli altri anni della mia vita (non un intervallo di tempo qualsiasi, la vita eh..) faranno schifo. La stessa cosa più o meno sarebbe quest’anno d’oro.

Io invece l’intervallo me lo riduco. Faccio di testa mia. Ci saranno giorni all’interno di mesi più gratificanti, ore più felici in un giorno e istanti in un minuto indimenticabili. Questi si. Questi valgono tantissimo. E ci saranno.

Me lo auguro… (:

E d’accordo Finardi, ma il tocco d’allegria al post mi serve ed Avril resta sempre Avril 😀