La Notte Della Zucca

Scese la sera e il vento prese ad insinuarsi nei vuoti della sua anima dannata. 

Soltanto la sua ombra sembrava davvero viva, danzante sul pavimento di pietra, freddo, come lo era il vento e il suo cuore.

Cuore di fiamma fredda.

Sentì il nulla invaderla, le fischiava tra gli intagli come il doloroso suono della sua condanna.

Festeggiava la dipartita della luce, tenendo lontano il calore imputridito di chi una volta fu, per accogliere il buio assordante della notte.

 

 

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Foto personale 31 ottobre 2015 – Lo so, il minion non è poi così terrificante.

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I(n)spirare

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Sicuramente esistono tanti altri modi di vivere. Spesso mi perdo ad osservarli nei gesti, nelle parole e nelle decisioni degli altri. Mi chiedo cos’è che li anima, cosa li spinge verso l’attimo successivo, cosa li fa sentire vivi.

Cosa li ispira.

In questo periodo mi sento come se volassi a vista, i comandi automatici dell’aereo sono tutti scassati e mi tocca regolare i parametri a mano, il che sarebbe pure divertente se non fosse per il fatto che avrei bisogno di concentrarmi su altro e posso solo immaginare come si possa star bene a qualche centinaia di metri più su, potendo osservare il mondo dall’alto, ma per davvero, con il cuore che sussulta ad ogni vuoto d’aria, come se fosse innamorato. Diciamo che non è tanto male in fondo, rispetto all’evenienza di dover affrontare un’altra avaria, però manca qualcosa.

L’ispirazione, appunto.

Uno spunto, un’idea folle, un amore, una scia di polvere luminosa che ti passa accanto chiedendoti di saltare a bordo senza pensarci troppo e senza osservarla con troppa attenzione perché finirebbe per spegnersi e depositarsi al suolo come tanta altra comunissima polvere. Mi son guardata indietro e mi sono resa conto che ho sempre viaggiato in avanti nel tempo così. Credo di non saperlo fare diversamente. Cerco un guizzo, un’idea sfuggita ad un incubo, una nuvola che attutisce i passi.

No, non la si può cercare, non consciamente. L’ispirazione capita. Si mette di traverso sulla tua strada all’improvviso e hai solo pochi istanti per decidere se seguirla o no e il punto non è tanto il come e il quando questo accade, ma è proprio la mancanza di voglia e di spirito da parte delle persone di prendere quello spunto e farlo proprio, metterlo negli ingranaggi della propria giornata e farlo funzionare. All’ispirazione non è che si può dire aspetta che c’ho da fare, magari più tardi. Quella s’offende. Se ne va. Torna a vagabondare tra i cuori persi, alla ricerca di quello giusto che possa accoglierla. Alla lunga finisce per sbiadirsi, come una passione pallida per l’insoddisfazione.

Così da un lato c’erano persone troppo impegnate a vivere, dall’altro osservavo quei fantasmi di creatività stanchi e davvero non sono riuscita a capire. Si fa più caso alle ispirazioni?

Io per il momento mi tengo stretta l’ultima che ho trovato, sperando che non si esaurisca troppo in fretta.

 

*… Caffè E Gocce Di Pioggia …*

La questione è che dovresti smetterla di drogarti di caffè e gocce di pioggia.

Che delle volte piove e non sai come far smettere. Ti guardi intorno e vedi che c’è chi riesce a far piovere su altre teste. C’è chi apre un ombrello sulla propria e poi soffia via le nuvole. Basta finiscano il più lontano possibile, solo questo conta. O chi la pioggia se la becca ma poi sceglie di trascinarci tutti lì sotto. Sembra sia meglio che far i conti soltanto con se stessi. Qualcuno è perfino capace di rubarti l’ombrello mentre stai lì camminando per fatti tuoi.

 E tu invece stupidamente pensi ancora che se in un cuore sta piovendo, non c’è alcun bisogno di aggiungerci anche la tua di pioggia. Per non parlare del fatto che ti sei sempre chiesta cosa si prova ad essere un temporale estivo, piuttosto. Uno di quelli violenti, che tirano giù il cielo e fanno danni e non fanno aspettare troppo il sole.

Già il sole.

“E ci riprovi ancora a muovermi il sole” porca miseria. Ti sei stufata di tutti quelli che lo fanno. Di tutti quelli che lo spostano, lo nascondono, passano distratti e te lo spintonano via come fanno i pendolari tra loro mentre si recano alla metro. Ti sei stufata di svegliarti, al mattino, e non trovarlo lì al suo posto. O di perdertelo un attimo prima di addormentarti. Non ne puoi più. Non ne puoi più di spostarti con lui, nasconderti con lui o lasciarti spintonare chissà dove da gente di cui ti importa poco o niente.

E no, non serve a niente cercarsene uno nuovo di zecca, con tanto di assicurazione e bolli e tagliandi in regola. No.

Basta stare alla larga da ciò che ce la mette tutta a farti star male. Basta smettere di drogarsi di caffè e gocce di pioggia.

No, vabbè, di caffè no. Quello serve.

La questione è che sul mio braccio c’è sempre un orologio, per chi mi chiede l’ora. Nella mia testa ancora la voglia di tante e tante cose da fare. E nel mio blog c’è sempre la mia vita e nella mia vita spazio per tutti quelli che amo. Per tutto ciò che amo.

*… Via, A Cercare Altri Pezzi Di Questo Cielo …*

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In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

[La Misura Del Mondo – Azzurra D’Agostino]

*… #Short …*

Pensò che fosse meraviglioso.

Si accorse, stupito, che di quel momento più dei propri ricordava alla perfezione i battiti di un altro cuore.

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*… #Quotes …*

“Sei la finestra a volte

verso cui indirizzo parole

di notte, quando mi splende il cuore”

[Alda Merini]

*… Prospero E Gerardo …*

Mi aveva puntata da lontano.
Non avevo per niente voglia di discutere o innervosirmi. Mi sono guardata intorno smarrita, cercando una via di fuga, rendendomi conto di essere su una panchina al margine di una piazza enorme, deserta. Ma quale via di fuga, pensai. Ormai l’avevo visto camminare nella mia direzione e qualsiasi tentativo di dribblare sarebbe sembrato come minimo scortese. Stranamente però aveva su un gran bel sorriso.

Piacere, io chiama Prospero, tu come chiama?

Gli sorrido a mia volta. Era partito bene in fondo. Anche se, in realtà, non avevo voglia di discutere o innervosirmi e ancor meno di chiacchierare con uno sconosciuto.

Mi chiamo Bianca, piacere mio!

Ahah! Bianca! Se tu chiama Bianca, allora io chiama ‘Nero’! Ahahah Vedi, io cambia nome subito, a come serve..

Scoppiai a ridere, mi aveva presa alla sprovvista. Andiamo bene, pensai, mi piglia pure in giro.

Da dove viene tu, Bianca?

Napoli..

Ah io viene da Africa. Vicino.. disse, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Se non fosse stato per la sua espressione seria, stavolta avrei giurato che mi stesse davvero prendendo in giro.

Eppure tu non parla come napoletani. Io conosce napoletani, tu non parla come loro. Non è vero tu prende in giro! Ahah! 

Aveva girato la frittata. Gli giurai in ogni modo che ero davvero napoletana. Non voleva credermi, finchè non osservò, serio, che in fondo ero anch’io lontana da casa. Non quanto te, pensai.

Io viene da Lampedusa. E’ davvero dura vivere. Dicono che qua è meglio, ma non è vero..

Scuoteva la testa, rassegnato. Disse che gli mancava tanto sua madre, suo fratello, suo padre che non c’era più. Erano rimasti in Africa. Riusciva a sentirli per telefono ed erano anni che non li vedeva. Andare a fargli visita è un casino, per i permessi di soggiorno e i costi. E doveva tirare avanti come meglio poteva. Notai che si sentiva terribilmente solo. Mi guardai un attimo intorno e mi resi conto che eravamo entrambi soli, lontani dalla famiglia, girovagando senza una meta ben precisa. Solo che io quella sera sarei tornata a casa, invece. Rimasi impressionata dalla sua voglia di parlare. Mi capita di vederne tante di persone nelle sue condizioni, eppure non mi era mai capitato di incrociare i miei passi con qualcuno di loro e capirne i sentimenti così da vicino. Le strade si incrociano in maniere imprevedibili, delle volte, e inevitabilmente ci si scambia qualcosa in quei pochi minuti di contatto. Non so cosa l’avesse spinto a parlare con me. Io di certo capii, mentre si allontanava, che non l’avrei più rivisto e che non l’avrei dimenticato facilmente. Se ne andò, si, non prima di aver provato a vendermi qualcosa.

Guarda, davvero, qualsiasi cosa possa prendere non saprei dove metterla. Piuttosto ti offro qualcosa..

Ci salutammo e mi augurò buon viaggio. Di nuovo sorridente, vivace, come se nonostante le difficoltà riuscisse ancora a guardarsi intorno e scorgere qualcosa di bello.

Probabilmente a qualcuno doveva esser sembrato davvero indecente il fatto di volermene stare un po’ per conto mio, quel giorno. Lo pensai nel momento in cui piombò uno straniero nella mia cabina del treno. Anche stavolta ero sola, tutta la carrozza quasi deserta, e per questo lottavo contro il sonno. La stanchezza m’avrebbe anche presa, ma ero sola e non potevo per niente abbassare la guardia. E infatti quando ‘Gerardo’ si piazzò di fronte a me, sveglio e allegro come se avesse appena vinto alla lotteria ebbi anche un po’ paura. Dove me ne sarei mai potuta scappare, poi. Tanto per cambiare. Iniziammo a parlare del ritardo del treno, ci presentammo e iniziò a raccontarmi della sua vita. Rigorosamente in inglese. Già, perchè se quella mattina avevo avuto la fortuna che Prospero sapesse qualche parola di italiano, Gerardo invece mi mise duramente alla prova, costringendomi a parlare in una lingua che non uso quasi mai. Dopo un po’ mi disse che ero brava. Superai perfino la mia convinzione di non resistere per più di 5 minuti in una conversazione del genere. Quando si dice convincersi dei propri limiti.

Gerardo aveva una storia incredibile. Nato in Messico, cresciuto a Los Angeles, era nell’esercito americano, in una base a Catania. Il suo lavoro lo costringeva a girare il mondo. Provò a convincermi di visitare il Giappone, dove l’ingegneria ha un futuro pazzesco, facendomi un corso accelerato sulle somiglianze tra l’inglese e il giapponese.

Once you speak English, it’s easy to learn it.

E che ci vuole, pensai.

Gli mancava la sua famiglia, molto allargata, visto che entrambi i genitori si erano risposati e nonostante ciò erano tutti molto uniti. Suo padre era venuto dall’America in quei giorni per stare con lui. L’avrebbe portato a Firenze, poi Roma e infine Napoli, prima di restare un po’ a Catania. Mi sembrò giusto che, avendo fatto tanti chilometri per arrivare da lì, girare l’Italia come se fosse un paesino di montagna per loro fosse normale. Mi fece un sacco di domande su di me e la mia vita. In un batter d’occhio passarono due ore quasi, tra i treni giapponesi a levitazione magnetica, alle pizzerie più famose di Napoli, a quanti possibili modi ci sono di dire il mio nome in altre lingue, passando per le assicurazioni auto e relazioni sentimentali. Sembrava che qualsiasi cosa gli passasse per la testa fosse uno spunto per chiacchierare. Ad un certo punto, stanco, disse che sarebbe tornato nella cabina da suo padre per dormire un po’. Ci tenne a precisare che per qualsiasi problema avrei potuto comunque chiamarlo.

If somebody tries to get in, you just – mimò una faccia spaventata gesticolando – and I come here. 

Fu così buffo che mi misi a ridere e lo ringraziai. Lo rividi soltanto all’arrivo. Non glielo dissi, ma in fondo gli ero grata per avermi fatto compagnia. Mi aveva fatto sbirciare per un po’ dal punto di vista da cui lui osserva il mondo e lo ricorderò a lungo.

Ogni tanto ripenso ad entrambi. Prospero e Gerardo. A quanto sia stato assurdo incrociare i loro percorsi. Partiti da continenti diversi, incontrati lo stesso giorno, tutti e tre in viaggio attraverso conti da fare con se stessi. Ripenso ai loro sorrisi che allontanarono per un po’ qualche ombra dal mio viso. Mi è sembrato quasi fossero stati lì solo per quello. Per ricordarmi qualcosa. Per ricordarmi cos’è che stavo dimenticando di fare. Perchè ad allontanarle dal cuore, appunto, avrei dovuto pensarci io.

*… Sulla soglia di.. …*

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A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.

Io certo so dove sono,
la mia città, la strada, il nome
con cui tutti mi chiamano.
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.
Come potevo imparare il cammino
se non guardavo altro che te,
se il cammino erano i tuoi passi,
e il suo termine
l’istante che tu ti fermasti?
Cosa ancora poteva esserci
oltre a te che mi guardavi?

Ma ora,
quale esilio, che assenza
essere dove si è!
Aspetto, passano i treni,
il caso, gli sguardi.
Mi condurrebbero forse
dove mai sono stato.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te tornare.
Quale immensa novità
tornare ancora,
ripetere, mai uguale,
quello stupore infinito!

E finchè tu non verrai
io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni,
delle scie, immobile.

Perchè so che là dove sono stato
nè ali, nè ruote, nè vele
conducono.
Hanno tutte smarrito il cammino.
Perchè so che là dove sono stato
si giunge solo
con te, attraverso di te.

[Pedro Salinas]

*. . . Principe Azzurro…Vendesi . . .*

L’altro giorno su facebook mi si ripresentò davanti per l’ennesima volta quel link che fa più o meno così: “Incolpo la Disney per le mie aspettativa troppo alte sugli uomini!”. Al quale seguono più o meno lunghe invettive contro gli uomini incontrati nella propria vita. Io son cresciuta a pane e Disney (ma anche a pane e polizieschi, gialli e fantascienza però) e ancora oggi, quando la mia amica che è in pratica la Treccani dei classici del caro Walt scopre che me ne son persa uno, mi costringe a colmare le mie lacune e non mi da’ pace finchè non lo faccio. Ho visto Pocahontas per la prima volta l’anno scorso, per dire. Per cui quando sento queste cose scatta dentro me un moto di ribellione. Il fatto è che stare a discutere su facebook è come lottare contro i mulini a vento, praticamente una causa persa, perchè alla fine vale la legge del “guarda e passa” quando non sei d’accordo su qualcosa e poi ci si potrebbe dedicare una vita intera a contestare tutti i link che vengono pubblicati. Magari pur perdendo un po’ di tempo con uno di essi, ce ne sono già almeno un altro centinaio pronti a ripresentarsi sulla tua bacheca e quindi qualche volta le mie idee restano in un angolo della testa, finchè non decidono di mettersi a manifestare e lì non c’è scampo, vogliono il loro spazio.

Il famoso principe azzurro. Bello, alto, intelligente, con la fortuna sfacciata di trovarsi al momento giusto nel posto giusto, futuro re, gli riesce qualunque sport e tecnica di combattimento, un po’ poeta, amante dell’arte, sensibile, dolce, che conosce l’etichetta e le donne, un po’ meno la moda. E’ praticamente perfetto. Mi sembra alquanto ovvio che un uomo con tutte queste caratteristiche messe insieme non sia verosimile. E non tanto perchè non l’ho mai visto con i miei occhi, ma semplicemente perchè il concetto di perfezione è intrinseco ad altre cose e non alla natura umana. Quindi già il fatto di aspettarsi che da qualche parte esista un essere così fatto è discutibile. Lo è però anche un altro aspetto. Mettiamo pure che esista un uomo del genere, quello delle favole, tu che te la prendi tanto con il povero Walt nemmeno sei la reicarnazione di Biancaneve però. E scusa. Se per assurdo dovesse presentarsi nella realtà una situazione come quella e da un lato ci fosse un principe azzurro qualsiasi, dall’altro perchè non ci si dovrebbe aspettare una vera, stupenda, angelica principessa? La grazia e la dolcezza fatte persona, un animo puro, gentile, premuroso, roba che nemmeno gli stilnovisti l’hanno mai immaginata così.

Perchè pretendere un uomo da favola e poi non sforzarsi nemmeno un pochino a credere ancora nell’amore? Ecco il vero problema qual è. Si da’ sempre la colpa ad un’infanzia trascorsa a sognare ad occhi aperti, la si maledice, si rinnega il tempo trascorso allegramente in compagnia di quei personaggi fantastici, tutto perchè dentro si ha un cuore ferito, malmenato che non batte più come quando si era donato completamente a quell’amore. Il tempo si passa a lamentarsi, a trovare mille e più modi per screditare l’intero universo maschile e a dare la colpa a Walt Disney nemmeno fosse un criminale. E invece a me non sembra abbia mai detto che la sofferenza non esista. Ha detto che esiste l’amore. Non capisco perchè le due vengono prese per affermazioni interscambiabili.

-Tutti i personaggi dei cartoni e delle favole devono essere esagerati, quasi caricaturali. E' la vera natura della fantasia e delle favole.-

-Tutti i personaggi dei cartoni e delle favole devono essere esagerati, quasi caricaturali. E’ la vera natura della fantasia e delle favole.- Walt Disney

Su questa cosa ebbi modo di riflettere parecchio circa un anno fa e arrivai ad una conclusione che non dimenticherò facilmente. Avevo avuto anch’io da poco dei momenti di sconforto a causa di persone che capii nella mia vita non ci sarebberò più state, a danno dei miei sentimenti. Mi chiedevo se il mio cuore sarebbe rimasto così ferito da non voler mettersi più in gioco, mai più, per paura di soffrire ancora, di non essere ricambiato, di altre delusioni. Se valeva la pena credere ancora nell’amore. Avevo in braccio la mia baby-cugina, che ha due anni ora e già cambiato un paio di volte il proprio idolo, da Minnie a Peppa Pig. Non oso immaginare quando sarà grande di cosa sarà capace. Adesso ha pure imparato a dire “C’era una volta una principessa…” e un pezzo alla volta inventiamo qualche favola un po’ sgangherata, ma divertente.
Accadde una sera che era stanca, sfinita (in realtà aveva sfinito già prima me, ma sorvoliamo), venne in braccio e si sistemò sulla mia spalla, parlavo con altre persone e poco dopo mi accorsi che si era addormentata. Il che non è usuale, perchè di solito lotta per non far finire mai la giornata. La guardai e mi venne un brivido. Una bimba che si fidava di me a tal punto da cedere agli occhi che le si chiudevano per perdersi nel mondo dei sogni. Come per dire che era al sicuro con me come nella sua amata culla. La guardai, con quelle questioni in testa che mi tormentavano. Chissà cosa c’era dietro ai suoi occhi, mi chiedevo. Continuavo a guardarla come se sapessi già che era lei, in quel momento, la mia risposta. Qualcosa alla gola mi dava un fastidio tremendo. E poi pensai, scandendo le parole come se gliele stessi sussurrando davvero: sai, non posso raccontarti che l’amore non esiste. Come faccio a dirti che un giorno, forse, arriverà qualcuno, che non ti amerà mai abbastanza perchè è ferito, deluso da qualcun’altra che prima di te gli ha fatto del male e che tu non avrai mai l’amore, l’attenzione, la felicità che meriti. Qualcuno che si farà le domande che mi faccio io. E’ come se già adesso, in questo momento, ti svegliassi per dirti che la vita è triste. Non posso raccontarti una storia così. E allora non posso raccontarla nemmeno a me stessa. In fondo, ero anche io una bimba come te.
Chi viene dopo non può aver colpa per ciò che è successo prima. Non posso essere così ingiusta.

Decisi che l’amore va difeso. Non è una questione di principi e principesse. Quelli sono personaggi, come quelli di un film qualsiasi. La vita non è una sceneggiatura già scritta e se pure lo fosse non ci è dato leggerla prima. Quel film, quella favola ti lascia però qualcosa in più di una trama. Ti lascia un sentimento. Ed è quello che bisogna portare con sè, non una stupida aspettativa o l’identikit dell’uomo perfetto. E mentre eviti di chiudere la porta in faccia ai tuoi sentimenti è possibile che qualcuno, lì dietro, magari, si risparmi un naso rotto.

*…A Volte Mi Sento Solo (Un Sognatore)…*

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Sono un alichimista, un ingegnere, fantasista, forse sognatore…
Sono un uomo che possiede solo un’anima e non chiede
Ma cosa può importare? In un paese forse troppo diverso che non sa ascoltare;
in un paese dove sono diverso ed è diverso l’amore.

Con la mano sopra il cuore, sorrido e ti ringrazio ancora…

Basterà quest’acqua per ricchezza, che scorre e che piove,
che scorre e che piove, mi specchia.
Basterà l’odore della notte.

E posso dare un nome a tutte le stelle,
che riaccendono i miei occhi quando sono troppo tristi,
ma sempre così innamorati che sono sempre così… ancora così innamorati

Ho scoperto il freddo ed il rumore, tra l’indifferenza e una ragione
Guarda come scende questa neve: la porterò a mia madre per fargliela toccare
A volte io mi sento molto solo, a volte io mi sento meno vivo.
A volte io mi sento molto solo, a volte meno vivo

Con la mano sopra il cuore, sorrido e ti ringrazio ancora…


a volte mi sento solo (un sognatore)

 

[Il Nome Delle Stelle – Max Gazzè]