La fata che intervistò l’unicorno: l’Intervista, parte 2

[continua da La fata che intervistò l’unicorno  ,  L’Incontro e L’intervista-parte 1]

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-Beh adesso allora capisco che tipo di spasimanti hai! Senti un po’… Tu sei un unicorno social. In particolare utilizzi Instagram. Perché? Insomma, perché la gente dovrebbe seguire un unicorno?

-Non ti passi neanche un secondo per la testa, mia dolce bipede, che possa fare la fine di quegli stramaledetti fenicotteri rosa di questa estate. Io non sono una moda!
Sono social solo perché i tempi lo richiedono. Non dimentichiamoci che sono portatore di verità e non conta il mezzo quanto il messaggio. Ma quanti riescono ad accedere a quest’ultimo? Potrei sembrare schivo , saccente, permaloso, superbo, presuntuoso…
Ma così disse anche la volpe che non era riuscita a raggiungere l’uva.

Gaetano accavalla –si può dire, sì? Anche se è un unicorno?– le gambe e posa il suo bicchiere vuoto sul tavolino. Io mi alzo e a grandi passi giro per il grande salone poco ammobiliato guardandomi intorno.

-Senti Gaetano, secondo me qualcuno lì fuori scuote ancora la testa. Facciamo così. Io di solito quando devo convincere qualcuno che credo davvero in una cosa, ne parlo male. Eh si. Parlo dei suoi difetti. Niente di più reale. Chi ti vende la perfezione di solito vuole imbrogliarti. Dicci il tuo difetto più grande e un motivo per cui le persone non dovrebbero seguirti affatto. 

-Non dovrebbero seguirmi e non lo fanno perché hanno paura di guardarsi dentro. Di abbandonare la grotta delle loro illusioni… Difetti? Che significa?

-Giustamente. Dai, proponimi un viaggio. Qui su due piedi, adesso.

-Penso lei non sappia volare signorina… Oppure si? Perché in tal caso le proporrei un viaggio sul lato oscuro della Luna…

-Mmh ho capito che ti piacciono le citazioni. Vin Diesel in The Fast and the Furious dice che vive la sua vita un quarto di miglia alla volta. E tu? Quanto vai veloce?

-Spazio e tempo sono assiomi creati dall’uomo. Io non ho vincoli. Non dico di essere immortale, non fraintenda… Semplicemente non sento scorrere su di me il tempo…saprebbe dirmi quanti anni ho?

-A occhio e croce diciamo…  Beh, no. No. Effettivamente non saprei.

La smetto di gironzolare e mi siedo di nuovo sul pouf. Con la coda dell’occhio vedo che il bicchiere di Gaetano è di nuovo pieno. M.. Ma come ha fatto? Se io sono sempre stata qui e lui.. Vabé. Osservo i suoi occhi. Ad un tratto è come se fossi anni luce lontana da lui e allo stesso tempo praticamente tra le sue braccia. E’ questo l’effetto che fa il mito infuso nella realtà? Sprigiona un profumo familiare ed estraneo insieme e mi accorgo solo ora che quello di bagnoschiuma ormai è svanito. Come il Bourbon dal mio bicchiere. Ops.

-Quand’è che invece rallenti, ti fermi..? 

-Mi fermo quando vedo violenza. Violenza gratuita. L’uomo è capace di troppo male. Non è come gli altri animali che se attaccano lo fanno per necessità o autodifesa…
Tutto assume dei contorni troppo sanguinolenti. Lì mi fermo e piango. Si dice che le nostre lacrime bevute dalla terra abbiano il potere di far rinascere a vita nuova.

-Sono d’accordo. Ti è mai capitato che fosse la vita a fermarti? E come hai reagito quella volta? 

-Quando ho perso mio padre. Centinaia di anni fa… Provi a fare un salto al Metropolitan di New York. Mia madre ha tessuto col suo crine gli arazzi che voi umani definite “La caccia dell’unicorno”. Beh… Quello era mio padre… E mia madre è morta di crepacuore…Serve aggiunga altro?

Rivolgo di nuovo lo sguardo all’arazzo alla sua sinistra. Allora l’unicorno raffigurato è… Cavolo. Avverto un brivido che mi ricorda la sensazione di spavento e incanto che l’immagine mi aveva suscitato all’inizio.

-Cos’è che ti ispira? 

-L’amore. L’amore è l’unica cosa che può donare vita eterna…

-Scopriti, Gaetano. Qual.. No! No, insomma… Oh! Dicevo… Mostraci come sei.. Dentro. Una paura, un incubo. Cosa turba i sogni di un unicorno?

-I miei sogni in realtà sono salti nel tempo. Rivivo le gesta dei miei antenati. Faccio mie le loro passioni e la mia paura è quella di morire della loro morte ad ogni risveglio.

-E invece qual è il tuo sogno?

-L’età avanza e sento la necessità di dover lasciare un segno del mio passaggio nel vostro mondo. Forse è il caso che inizi a cercare la mia futura ex moglie, madre dei miei… Dodici cuccioli? Pare che come numero abbia portato bene in passato…

-Gaetano e questo invece cos’è? E’ un sogno o è la realtà? 

Mi guarda negli occhi per un tempo che non so definire. Lo osservo anch’io. Ad un tratto mi accorgo che non sto aspettando una sua risposta, ma solo che quest’ultima pian piano affiori da me, stavolta.

Finiamo per ridere. Poi si congeda portando con sé il bicchiere di nuovo vuoto e sparisce alla destra del salone, nella penombra.

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Arazzo medioevale appartenente al ciclo “Caccia all’unicorno” – Metropolitan Museum of Art, New York

Se volete sapere di più su Gaetano, insomma conoscerlo meglio, lui è su Instagram come gaetanounicornonapoletano, OPPURE lo trovate QUI –> Gaetano Unicorno Napoletano
Per info e curiosità scrivete nei commenti 🙂 

 

La fata che intervistò l’unicorno: l’Intervista, parte 1

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[continua da La fata che intervistò l’unicorno  e  La fata che intervistò l’unicorno: L’Incontro]

Con la coda dell’occhio noto un altro arazzo alla sinistra della finta libreria. E’ in stile medioevale e raffigura un unicorno circondato da persone armate. Un tempo antico. La paura dell’uomo davanti a ciò che è diverso. Quell’immagine è spaventosa e attraente. Insomma fa un certo effetto. Come se non fosse già tutto abbastanza misterioso, oltre che fuori le righe. La voce di Gaetano riporta la mia attenzione su di lui.

-Bourbon anche per te.

Poggia un altro bicchiere di liquore ambrato sul tavolino. Ma che c’ha i bicchieri già pronti? 

-Io in realtà preferirei un caffè, ma pure l’acqua va ben..

-Solo liquore pregiato nel mio tempio. Sapori di paradiso. Profumo di… donna.

-Quella è di Al Pacino.

-No tesoro. Parlavo del tuo…

-GAETANO, dunque.

-Dai su, presentati come si deve. I miei lettori a questo punto o mi hanno presa per pazza o sono lì in attesa, curiosi di sapere chi sei.

-Io sono Gaetano, Unicorno Napoletano. Sono sempre esistito. Erano i vostri occhi non pronti ad accettarmi. Sono sempre stato al fianco dei miei bipedi preferiti.

Punta lo sguardo nel vuoto.

-Iscrizioni rupestri … Animali strani. Il nostro rapporto con la comunità umana è sempre stato molto.. stretto. In molti sensi. Purtroppo.

-Da dove vieni? Ti prego non dirmi seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino che ti mollo qua e…

-Non sei andata poi così tanto lontana…
In origine galoppavo nell’infinito spazio-tempo. Poi è nata la luce e il mio corpo ha preso forma. E’ nato il fuoco e mi è stata insufflata l’anima. E il suono …  mmh. Non era che il rumore dei miei zoccoli.
Sono la nota stonata dell’armonia originaria del cosmo, quella suonata dalle stelle quando collidono. Poi è stata la volta del corno… Su per giù quando si è formata la Terra.

-Facci capire. Sei un po’ come Tarzan al contrario? Sei finito nella giungla urbana mentre eri ancora in fasce e poi sei stato allevato da esseri decisamente diversi da te?

-Io sono un umano, ma con qualcosa in più. Tradizionale ed emblematico simbolo di saggezza, l’unicorno nell’immaginario cristiano poteva essere addomesticato solo da una vergine, simbolo di purezza … ma oggi non ci sono più le vergini di una volta!

-Beh ma un unicorno cos’è che fa tutto il santo giorno?

-Io divoro cultura e cammino spesso tra la gente. Mi avvicino alle anime in pena. Cerco di riportarle in vita prima che sia troppo tardi…

-E sei sicuro sicuro di essere l’ultimo unicorno sulla Terra? E se ce ne fossero altri oltre a te? Nemmeno una.. femmina?

-Sono l’ultimo esemplare di unicorno maschio italiano. Sono in contatto con alcune comunità di unicorni in giro per il mondo. Più volte mi hanno chiesto di raggiungerli ma il mio posto è qui…
Ahimé femmine no. Non in Italia. Al momento grazie ai social sono entrato in contatto con una unicorno inglese. Niente male, ma il suo british humor, credimi, fa appassire ogni mia velleità.

Ti è mai capitato di perdere la testa -di unicorno, ndr- per femmine di altre, ecco, diciamo così… Specie? 

Mediamente mi innamoro dalle quindici alle venticinque volte al giorno. La leggenda narra che i miei antenati, per quanto focosi e passionali, usavano addormentarsi sul grembo di una vergine.
Ecco, il problema è che io non riesco a prendere sonno… E non perché soffra di insonnia quanto piuttosto per il mio amore per la.. patata. In sincerità penso che sia quanto di peggio inventato dal vostro Dio. Mi spiego. Non è possibile starle lontano. Per quanto paffuta, barbuta essa sia, non si può fare a meno di venerare tanta perfezione.
Da lì nasciamo e… lì vogliamo far ritorno ogni qualvolta ci sentiamo soli. E indifesi…

-E al contrario? Mai avuto spasimanti? Del tipo tu sei l’ultimo unicorno italiano e io mi prenderò cura di te?

-Le femmine della razza umana sono una cosa incredibile. L’unica cosa al mondo che ancora non sono riuscito a decifrare. E’ capitato spesso che si proponessero di donarsi a me per la sopravvivenza della mia specie… Ma così, per spirito di sacrificio? Continuo a chiedermelo.

-Sinceramente anch’io. Parliamo di cose serie, Gaetano. Viviamo in un’epoca in cui gli uomini hanno paura delle donne e le donne hanno paura degli uomini. Emancipazione male interpretata da un lato, residui di maschilismo bieco ed ignorante dall’altro. Tu cosa ne pensi?

Le donne urlano all’emancipazione e quando ce l’hanno tutto quello che di meglio riescono a fare è risultare una copia sbiadita dei difetti degli uomini. Ma dico… Dove sono finite la dolcezza e l’amor cortese?
Dove è finito il maschio italiano? MI SI RIZZA IL PELO QUANDO li vedo più depilati di una lolita e poi si affannano a  mostrarsi violenti per farsi rispettare. Non concepisco l’idea di gelosia e possesso. Sembra una lotta alla sopravvivenza della loro specie ma non considerano che per riuscirci devono appunto smettere di lottare. Insomma, di cercare un modo per prevaricare sull’altro.

-Mi sembra interessante. Sai l’anno scorso la parola più cercata e di cui si è più discusso è stata “resilienza”. Quest’anno invece sembra sia “empatia”. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, cosa significano queste parole per te.

-Resilienza? Sono un essere superiore… La mia testa e il mio cuore sono di unicorno, il mio corpo, la mia carne, di umano. Ad ogni battito per me si accende una sfida di sopravvivenza tra le due specie. La lotta genera dolore…
Empatia… Deriva da ‘emo-pathos’ e per me è una maledizione. Gli uomini ci hanno sempre dato la caccia per i nostri corni, per il nostro latte e il nostro sangue, spingendoci ben oltre le soglie di estinzione. Mi sono sempre sempre sentito ospite. La mia diversità ha fortemente attratto ed altrettante volte allontanato. Le persone si avvicinano per curiosità senza mai fermarsi a chiedere cosa ho da raccontare…

-Sei un personaggio mitologico, epico. Con quale dio greco organizzeresti un party sul monte Olimpo?

-Ancora credi a queste cazzate? Gli dei dell’Olimpo non esistono… Tutti sono potenzialmente esseri divini. Solo che pochi lo sanno.

-Ah beh mi hai stupita! Non mi aspettavo una risposta del genere. Una cosa che proprio ti fa girare i.., ehm, gli arcobaleni?

Le puttanelle sapientone. Loro mi fanno davvero girare gli arcobaleni.

-Allora adesso mi odierai… – mi viene da ridere, ma mi sforzo di rimaner seria. -Per dire che qualcosa è impossibile dico sempre una cosa tipo “Si guarda, sta passando un unicorno!”. Per un unicorno invece cosa è impossibile?!

-“Uh guarda. Una donna che dice una cosa sensata…”

-Adesso si spiega che spasimanti hai! Sei forte. Senti un po’… Tu sei un unicorno social. In particolare utilizzi Instagram. Perché? Insomma, perché la gente dovrebbe seguire un unicorno?

Continua …

 

Se vi va di seguirlo, Gaetano è su Instagram come gaetanounicornonapoletano, OPPURE lo trovate QUI –> Gaetano Unicorno Napoletano
Per info e curiosità scrivete nei commenti 🙂 

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La fata che intervistò l’unicorno: l’Incontro.

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[continua da La fata che intervistò l’unicorno]

Quasi quasi me ne vado.

Sarà pure l’ultimo unicorno maschio rimasto sulla faccia della Terra, ma non si fa aspettare così una donna. Tamburello con la penna sul ginocchio destro. Nella mano sinistra ho il foglio con le domande. Ci sono molti scarabocchi. In fondo cosa cavolo gli chiedi ad un unicorno? Che tempo fa tra gli arcobaleni? Se davvero iniziano in corrispondenza di una pentolaccia piena di monete d’oro lasciata lì da uno gnomo di passaggio? Bah.

So cosa state pensando. Cosa cavolo ci fai tu lì, Bloom. Tu hai messo su questa storia. Tu hai parlato di cose divertenti, un po’ folli, forse verosimili. Tra realtà e illusione, fantasia e verità. Adesso sta’ lì e non lamentarti. Lo so. E’ che sono curiosa e la curiosità mi ha portata fin qui. Insieme a voi.

Davanti a me c’è un tavolino basso di legno scuro e dietro un divano di pelle bordeaux. Io sono seduta su un pouf color crema. Scomodo. Appeso al muro, sopra al divano, c’è un arazzo che raffigura una libreria. Insomma, è una libreria finta, disegnata. Per carità, i gusti son gusti. Mi aspettavo profumi esotici. Incenso, vetiver, legno antico. Invece mi arriva al naso giusto una scia di note dolci. Sembra bagnoschiuma da donna. Seguita da una risata femminile. Leggermente stridula, pure. Da quel lato l’ambiente è illuminato ancora meno.

Un fruscio. Uno svolazzo di tessuto liscio, tipo seta. Mi ricompongo.

Eccolo qui! Alla buon’ora. Si siede sul divano bordeaux. Indossa un kimono blu scuro con dei draghi stampati all’altezza del petto. Nella mano sinistra stringe un bicchiere di un liquore ambrato. Scuoto la testa. Quasi quasi la cosa dello gnomo gliela chiedo davvero.

-Carissima Bloom!

-Gaetano…

Ci stringiamo la mano.

-Allora, cominciamo?

Guestpost su Principesse Colorate: di che Cronotipo sei?

 

Ovvero, racconto di quanto io sia in tutto e per tutto un gufo. Una di quelle persone che possono dire di essere davvero sveglie e nel pieno delle proprie capacità psico-fisiche più o meno intorno alle dieci e mezza. Di sera.

Scherzo dai. Anche prima. Diciamo intorno alle 18.

In generale il fatto è che di solito faccio molta fatica ad alzarmi molto presto al mattino e dopo anni e anni di bestemmie rivolte alla sveglia, ho capito che sono fatta proprio così. Sono più produttiva nelle ore serali che in quelle diurne. E’ proprio una cosa assodata. Si tratta del mio cronotipo. 

Con l’inizio della primavera il problema si fa ancora più marcato a causa dell’ora legale che, nonostante i suoi diversi vantaggi, per me significa che si dorme un’ora in meno e basta.

Parlo di questo nel mio guestpost di aprile su Principesse Colorate, se vi va di darci un’occhiata è a questo link: Ti sei mai chiesta di che Cronotipo sei?

GuestPost di Febbraio su Principesse Colorate: di Faccende Domestiche e Matematica

Bloggers!

Breve, brevissimo, un post iper-concentrato.

Giusto il tempo di metter la testa fuori da pesanti impegni universitari.

E’ online il mio Guestpost di Febbraio per Principesse Colorate. Ho provato a mettere insieme due cose che di solito vengono considerate noiose per vedere cosa ne usciva fuori. In realtà una cosa simile l’avevo già scritta anche qui. Parlo delle faccende domestiche e della matematica e di una cosa che in realtà vale in tutti i casi un gruppo di persone può lavorare in sinergia per far funzionare qualcosa.

Come?

Beh, agendo nel modo che è il migliore non solo per se stessi, ma anche per gli altri componenti del gruppo. Che siano i membri di una famiglia, dei coinquilini, colleghi di lavoro… Il matematico John Nash sosteneva che non ostacolandosi a vicenda e cooperando si raggiunge l’obiettivo comune più in fretta e ottenendo i benefici migliori.

L’articolo è Le pulizie di casa non sono un’opinione, proprio come la matematica.

A presto!

Spero.

CronacheDalCondominio #2: Gli Altri

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Gli altri.

Si.

In un condominio, ovviamente, ci sono gli altri. Quando arrivai qui ero talmente indaffarata e incasinata che a stento facevo caso perfino ai membri della mia famiglia. Ora che la mia vita è tornata alla normalità, ho iniziato a farci l’orecchio, riguardo tutti quei ‘segni sonori’ e non che in qualche modo ti indicano la presenza di altre persone, famiglie, intorno a te. Visto che adoro ascoltare e guardarmi intorno in tutte le circostanze è impossibile, anche in questo caso, che io resista dall’appuntare mentalmente considerazioni, osservazioni su quelli che in qualche modo condividono con me uno stesso spazio, anche in senso molto largo.

Tutto iniziò dal mistero del sacchetto nero.

Quel sacchetto che compariva sul pianerottolo intorno alle dieci di sera nonostante non mi fosse capitato ancora di incontrare vicini di casa, beh, ne rivelò la presenza e in maniera abbastanza ingombrante. La spazzatura va portata fuori al cancello di ingresso nell’apposito contenitore, di sera, per cui mi sembrava strano che qualcuno lasciasse il proprio sacchetto fuori alla porta, in attesa che… Che? C’era forse una persona che raccoglieva i sacchetti per tutti ed evitare il via vai e la scocciatura? Qualche famiglia si era organizzata affinché a turno qualcuno facesse il lavoro per tutti gli altri? Forse, semplicemente, il vicino metteva il sacchetto fuori alla porta per non tenerlo in casa, per poi scendere più tardi. Chissà. Da buona fan di Sherlock mi ero messa in testa di risolvere il mistero, ma i tentativi di spiare il pianerottolo dallo spioncino fallirono e poi la cosa non accadde più.

Quel che invece ti fa davvero capire che non sei sola sono i piccoli-grandi rumori quotidiani. Fastidiosi e familiari, tanto che se per una volta mancano all’appuntamento ti viene quasi da preoccuparti e andare a controllare se è tutto a posto. C’è la sedia trascinata sul pavimento del piano di sopra delle 21:45 -alle volte 21:48-, le urla delle 20 che esortano i bambini ormai ingestibili dalla stanchezza a cambiarsi o cenare, i ticchettii delle scarpe di chi torna da lavoro, le imprecazioni dei ragazzi che giocano alla playstation ovviamente mentre tu stai studiando.

Gli altri qualche volta chiudono per te la porta dell’ascensore se hai le mani troppo occupate dalle borse della spesa, ti ricordano che è quasi Pasqua quando un mattino esci sul balcone e senti profumi meravigliosi provenire da ogni direzione, ti lasciano messaggi sulla macchina per farti gentilmente notare che hai parcheggiato male l’auto e vorresti replicare con un proprio tu che hai trovato la patente nella busta delle patatine poi però lasci stare perché sei arrivata da un mese e non vuoi già litigare con mister-messaggio-anonimo.

Il prestare attenzione a rumori, silenzi, profumi e voci ti pone nel contesto, fa viaggiare la mente tra ipotesi e supposizioni, ma la verità è che si tratta di un modo per far giocare l’intuito, tralasciando ben altri discorsi su tolleranza e rispetto necessari comunque se si condividono spazi comuni con chicchessia.

Infatti gli altri sono quelli che poi incontri davvero per la prima volta proprio la sera di Carnevale mentre stai mettendo piede fuori casa con il volto dipinto da carte francesi e quelli di cui, tuttavia, dimentichi totalmente l’esistenza quando aspetti ospiti e ti bussano alla porta e la apri con un sorriso smagliante ed entusiasta e… Niente, capisci che non importa quanto fino ad allora tu ti sia impegnata per comprenderli, di certo saprai che se la volta precedente t’avevano presa per pazza, questa almeno sarai sembrata per giunta immotivatamente felice.

Sul Filo Del Rasoio (Di Occam)

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.”

Questa è la formulazione più nota e famosa del principio del Rasoio di Occam. William of Ockham era un frate e filosofo inglese che nel XIV secolo pensò ci fosse da frenare l’entusiasmo di troppi pensatori che tiravano fuori troppe teorie con troppe ipotesi con conseguenti troppe conclusioni che poi tra loro di diverso avevano ben poco.
In pratica senza questo principio a scuola avremmo dovuto imparare teoremi inutilmente complessi e lunghi, infatti, per fortuna, adesso si trova alla base del moderno pensiero scientifico. Si parte da ipotesi e si arriva con deduzioni che sono giusto quelle strettamente necessarie, alla tesi. Niente di più e niente di meno, il che è anche confortante, perché vuol dire che non si è forzata la mano per giungere ad un risultato, né che questo ultimo sia vago e campato in aria.

Diciamo che a me è venuto in mente il signor Occam perché se potesse mi manderebbe al diavolo in questo momento senza darmi nemmeno il tempo di replicare. Più in generale, infatti, la questione è che complicarsi la vita è inutile. E lo so, non ci voleva lui per ricordarlo. Per tenerlo a mente, tuttavia, lo trovo abbastanza efficace.

Complicarsi la vita significa perdersi nel labirinto delle supposizioni quando si cerca a tutti i costi di darsi una spiegazione per un qualcosa che è avvenuto e non si è ben capito come. Si pensa e ripensa sempre alle stesse cose, si rimurgina, si rimanda indietro il film centinaia di volte con il rischio di consumarsi la testa, se ne analizza ogni dettaglio al microscopio del tempo che si spreca in un lavoro che alla fine, puntualmente, fa che si arrivi ai titoli di coda senza aver trovato ancora un senso abbastanza soddisfacente da darci un taglio con quella storia, per sempre. Ci si chiede dei perché assurdi, si tirano in ballo eventi causali che non finiscono mai per affluire naturalmente tra quelli realmente accaduti ma fanno si che oltre al film nella nostra testa si inizino a girare i remake, che poi si sa, non sono mai belli come l’originale a cui sono ispirati. Bisognerebbe smettere di pensarci e andare avanti, come se nulla fosse accaduto, è vero, ma sarebbe davvero possibile se almeno le domande la finissero di tendere agguati ogni volta che si prova seriamente a distrarsi e dedicarsi ad altro. Di una spiegazione si ha bisogno ed è impossibile far finta di niente. Cosa avrei potuto fare o dire affinché andasse diversamente? In quale limbo finiscono i ci sarò? Come si può non prendersi cura di qualcosa di bello? E così via.

Il respiro incontra il vetro freddo che separa da ciò che si vorrebbe poter rimettere in sesto, ma che ormai è perso. Perciò se prima almeno era possibile ancora guardare, pur senza toccare o intervenire in qualche modo, adesso pian piano le immagini iniziano a sfocarsi e confondersi. L’unica e sola rimasta nitida è quella al di qua del vetro. Il risultato dell’evento è quel che si è e si ha intorno a sé. La soluzione più semplice, sempre a detta di Occam, non è la più superficiale, ma quella che sembra vera, che coincide perfettamente con quell’unica immagine che ci racconta com’è che è andata, nel modo più lineare possibile. Questo discorso, in fondo, ha molto a che fare con l’essere consapevoli e la capacità di vedere le cose per quelle che sono.

Messa così pare addirittura facile. Lo sarebbe davvero, in realtà, soltanto se il vero problema non fosse in fondo la paura di dimenticare.

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Questione Di Principio (Di Indeterminazione)

” […] se il mondo sub-atomico vive in una realtà indeterminata finché non c’è un osservatore esterno che la fa collassare in uno stato determinato, allora – volando (ma nemmeno tanto) con la fantasia – potremmo sostenere che l’intero universo vivrebbe in uno stato di indeterminazione quantistica se non ci fossero osservatori intelligenti che lo osservano. Il che, detto in maniera più rude, vuol dire che, se non ci fossimo, l’universo non sarebbe quello che è. I filosofi si divertono molto con queste domande che imbarazzano tremendamente i fisici, e rappresentano questi paradossi con un esempio: “Che rumore fa un albero che cade nella foresta, se non c’è nessuno in ascolto?”

Non è il campo della fisica che studio questo, ma per quanto non ne sappia tantissimo la quantistica mi ha sempre affascinata, così come ogni cosa che ha a che fare con paradossi, esperimenti e tentativi di spiegare cos’è questo strano tutto che ci circonda, che chiamiamo realtà. Non mi dilungo in troppe spiegazioni, per approfondire c’è il link in basso dell’articolo da cui ho tratto anche la citazione. Il fatto è che quando l’ho letto ho fatto un salto dalla sedia per quanto mi è sembrato interessante e spero di incuriosirvi un po’.

Il succo della questione è che nel mondo sub-atomico certe cose non funzionano come in quello macroscopico. Lì regna l’indeterminazione. Vabè, si, anche qui. Ma non in quel senso. Indeterminazione intesa come se cerco un elettrone che gira intorno al nucleo di un atomo quello appare davanti ai miei occhi nel punto esatto in cui sto guardando. Tipo, pensate che vi siete persi il vostro maglioncino preferito. Voi aprite l’armadio, finché è chiuso voi non sapete dove cavolo si sia cacciato, è uno stato di indeterminazione, e puff quello appare davanti a voi. Il maglioncino stava vibrando insieme a tutti gli altri capi del vostro guardaroba in una realtà indefinita che è andata a determinarsi a causa del fatto che l’avete osservata.

Indubbiamente spostare dal micro al macro-mondo certi meccanismi è un lavoro in cui (per adesso) si impiega più fantasia che scienza. Allo stesso tempo ci si chiede perché mai dovrebbe essere diverso. E’ possibile che man mano ci si occupi di particelle di dimensioni maggiori, meno queste sono sensibili allo stato di indeterminazione. Esagerando nel ragionamento i fisici addirittura sono arrivati ad ipotizzare che la Terra stessa, al pari dell’elettrone, potrebbe esistere e non esistere in qualsiasi punto della sua orbita intorno al Sole in mancanza di noi osservatori intelligenti.

Allora è partita la mia fantasia. Il fatto che ogni cosa può esistere e non esistere nello stesso istante non è un’idea così nuova. Mi viene in mente la filosofia, la cultura orientale. Affermano cose molto simili. Il mondo è quello che appare ai nostri occhi. Il giorno non esiste senza la notte, il coraggio si accompagna alla paura, lo yin allo yang, gli opposti si riuniscono nel tutto. Nulla esiste senza il proprio contrario. Addirittura, pensavo a cosa si dice a proposito delle maschere, che cambiano in base a chi o a cosa ci relazioniamo. Immaginate di essere l’unica persona in vita sulla Terra. A parte il fatto che sia di una tristezza unica, cosa o chi pensate potreste essere in mancanza di osservatori esterni?

A questo punto mi spingo ancora un po’ oltre in questo volo della mente e mi ricollego all’articolo che ho letto, che fa l’esempio di una mano di un gioco di carte.

Vi trovate davanti ad un bivio, una scelta. Due strade. Intuite i risvolti e le conseguenze dell’incamminarsi verso l’una o l’altra. Non sapete con certezza cosa vi aspetta alla fine di entrambe. Dovete scegliere però. Anzi, addirittura le scelte sono tre. Esiste quello che si chiama lo “scenario zero”, ovvero la “non scelta” che è pur sempre una scelta e comporta delle conseguenze. La realtà davanti a voi è in uno stato di indeterminazione. Può essere così come la immaginate o diversa, di molto, di poco. Poco più avanti dei vostri piedi coesistono la vittoria e la sconfitta, così come il non partecipare affatto. C’è la buona riuscita di un vostro progetto così come il suo fallimento, c’è il bacio a fine serata così come lo schiaffo. Ogni cosa è possibile e non lo è nello stesso momento.

La questione, da decenni resta sempre una e una soltanto. Non ci si gira intorno. Non c’è modo di saperlo in anticipo. Finché non aprite la scatola il gatto, nonostante ci si scervelli e si consultino indovini e carte, oroscopi e lanci di monete, che ci si affidi alla statistica o all’esoterismo, alla religione o al pensiero razionale, è sia vivo che morto. E questo è l’unico punto fermo da cui non si scappa.

Il resto vi ronza intorno come se fosse una lucciola impazzita. A voi soltanto, il compito di provare ad afferrarla.

Scienza.fanpage.it – Infinite realtà? Una scoperta conferma i paradossi della fisica quantistica

Rispondi Con Un Libro: Test Fantasia

Mi sono cimentata anch’io nel gioco-test proposto da SognidiRnR, a sua volta preso da http://liveeread.wordpress.com/ che consiste nel rispondere a 15 domande riguardo se stessi con i titoli di libri letti. Il risultato in qualche modo dovrebbe rispecchiare la propria personalità, e in verità mi sono molto divertita anche a fare un po’ di ironia 🙂

Avanti il prossimo, spero di vedere qualcun altro tra voi provare a rispondere e a raccontarsi un po’!

 

1) Sei maschio o femmina?
Carmilla, la fanciulla vampiro, LeFanu
2) Descriviti
Il gabbiano Jonathan Livingston, Bach
3) Cosa provano le persone quando stanno con te?
Sulla Felicità, Seneca
4) Descrivi la tua relazione precedente
Che pasticcio, Bridget Jones!, H.Fielding
5) Descrivi la tua relazione attuale
L’ABC della relatività, B. Russell
6) Dove vorresti trovarti?
Il giro del mondo in 80 giorni, J.Verne
7) Come ti senti nei riguardi dell’amore?
Le notti bianche, Dostoevskij
8) Come descriveresti la tua vita?
Le avventure di Sherlock Holmes, Doyle
9) Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
Un ponte sull’eternità, R. Bach
10) Dì qualcosa di saggio.
Fermate il boia, A. Christie
11) Una musica.
Bolle di sapone, G. Rodari
12) Chi o cosa temi?
I promessi sposi, A. Manzoni
13) Un rimpianto
La verità del ghiaccio, D. Brown
14) Un consiglio per chi è più giovane
Il cielo ti cerca, R. Bach 
15) Da evitare accuratamente
10 piccoli indiani, A. Christie