Esprimi un desiderio.

Artist Perfectly Captures The Intimate Magic Of Living Alone | HuffPost Life
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C’è un passaggio di Aladdin che nel vedere e rivedere il film mi è rimasto in testa, quello in cui il Genio della Lampada, quando Aladdin esprime il desiderio di diventare un principe per fare colpo sulla figlia del Sultano, lo ferma dal finire la frase, perché lo sta esprimendo male. Lì per lì Aladdin non capisce, ma il Genio gli spiega che in quel modo al massimo sarebbe sembrato un principe, ma non lo sarebbe stato, di fatto. Lo spinge quindi ad essere più preciso nell’esprimere il desiderio.

A volte penso che se all’improvviso un Genio magico mi chiedesse quali sono i miei desideri mi troverebbe del tutto impreparata. Un po’ come è sempre stato quando negli anni ho spento candeline di compleanno e qualcuno mi ha fermata prima di soffiare dicendo devi prima esprimere un desiderio! Momenti di panico. Così, in pochi secondi, su due piedi. Mille domande. Mi butto su un desiderio di amore universale e salute per tutti? Troppo generico. Un desiderio solo per me, per me e qualcun altro? E su cosa? Chiedere di far avverare qualcosa di quasi impossibile contando sul fatto che l’Universo sia benevolo con me in un giorno speciale o puntare su qualcosa di facile, solo un piccolo aiuto per qualcosa in cui potrei riuscire da sola? Bel dilemma.

In entrambi i casi mi sarebbe sfuggito il fatto che il problema dei desideri è che possono avverarsi e che se non si desidera bene si rischia di ritrovarsi in situazioni ben meno piacevoli di quelle immaginate. Un desiderio nasce da qualcosa che nella nostra realtà non ci soddisfa e ci fermiamo poco a calarlo in qualcosa che pur sempre realtà deve essere. Insomma, si tende a dimenticare i dettagli, il contorno, i contro, che ti sorprendono come i postumi di una sbornia ai quali non avevi pensato mentre cantavi e ridevi e volavi leggera su discorsi in realtà pesanti come macigni sul cuore.

In ogni caso oggi desiderare è diventato obsoleto e mentre lo scrivo il Genio scuote la testa deluso. Forse per i limiti che il desiderio si porta dietro, forse per i limiti di un mondo diventato insoddisfacente e privo di risposte e di punti di riferimento, senza scendere nei dettagli che nemmeno conosco bene di cose come la Legge di Attrazione e Legge di Assunzione, sembra che vada per la maggiore il manifestare. Non nel senso di protestare per dei diritti, (magari in senso lato si). Manifestare significa pensare a ciò che si desidera ardentemente, con tutti i dettagli, visualizzare la situazione nella quale ci si vorrebbe trovare, vedercisi dentro, provarne le emozioni come se stesse accadendo davvero, come se si avesse già ciò che in questo modo si starebbe chiedendo all’Universo. Poi, alla fine, lasciare andare il pensiero, non ossessionarsi, non attaccarcisi. L’idea alla base è che normalmente si attirano a sé cose, persone e circostanze che incosciamente provochiamo attraverso gesti, parole e pensieri, come se l’Universo (viene chiamata in gioco anche la fisica quantistica, il principio di indeterminazione della realtà) vibrasse intorno a noi in infinite possibili strade che ci si parano davanti giusto nel momento in cui le stiamo osservando.

La cosa che più mi ha colpita è il fatto che, secondo queste teorie, non è qualcosa che decidiamo di fare. Senza saperlo, manifestiamo in continuazione. Il dialogo con l’Universo sarebbe continuo, solo che con buona probabilità lo indirizziamo male attraverso la preoccupazione, l’ansia, la rabbia, le convinzioni, le credenze. In effetti è stato provato scientificamente che il nostro cervello stabilisce in base ai pensieri più ricorrenti delle connessioni più forti tra determinate aree del cervello a loro collegate e questo ci spingerebbe ad interpretare la realtà così come ce la aspettiamo, quindi condizionarla. Questo mi fa pensare. Ammetto che anni fa ero cintura nera di incosciente ottimismo, ero legata ad una sorta di fiducia interiore che qualsiasi cosa fosse successo, sarebbe andata bene. Questa fiducia è vacillata, morta, risorta, si è nascosta, si è buttata di testa, ha avuto slanci niente male, ma forse da sola non basta. Insomma che sia vero o no ho deciso che una volta per tutte devo imparare a esprimere dei desideri come si deve. Allenarmi per la prossima candelina, la prossima visita del Genio se nel frattempo non cambia lavoro, nel dubbio, lasciare qualche indicazione all’Universo su chi vorrei essere, con chi, dove, quando, fare la mia parte, che non si sa mai.

ComeDiari #15: Ti Sento

lontananza distanza amore

Non ti penso. No. E’ da un po’ che non lo faccio.
Ti ho già pensato tutto. Ogni punto. Ogni singola parte di te. Dentro e fuori. Presunto e vero. Realtà e fantasia, parole e idee, sogni e telefonate, baci e distanze. Non saprei cosa pensare ancora.

Poi capita che all’improvviso, ti sento.

Come se fossi una continuazione di me. E il mondo ti attraversa e mi arriva e la mia ombra oscilla per qualche istante sull’asfalto, come se cercasse di cogliere anche la tua figura insieme alla mia. Ti sento come se fossi un altro senso con cui scoprire la vita. Non è una cosa che parte dal cervello, ma arriva ad esso e non so da dove parte.
Non so da dove parti.
Ma i desideri e le sensazioni viaggiano, sai, anche se io e te non ci stiamo toccando.


[Questo post è nato un po’ di tempo fa, l’ho ritrovato tra le bozze da poco. Lo pubblico da lettrice, nel senso che avevo perfino dimenticato di averlo scritto. Lo pubblico quasi come se fossi io stessa ad aver bisogno di leggerlo, stasera.]  

 

Anime Troppo Gemelle

bolla 131009

Avete presente quella strana sensazione di pace e familiarità quando osservate una persona e vi accorgete che … vi somiglia?

Tanto.

Troppo.

L’ho provata. Sul serio. Una sera, mentre tornavo a casa in metro. Ascoltavo la meravigliosa Bareilles, abbracciando come al solito il mio zaino e fantasticavo sulle note che risuonavano solo nelle mie orecchie, come non facevo da tempo. Sto pian piano facendo pace con la musica, finalmente. Osservavo persone e ombre notturne fuori al finestrino. A metà del viaggio un tipo prende posto di fronte a me. Carino, semplice. Sistema la sua borsa nera, semplice, sulle gambe. Prende delle cuffiette, le porta alle orecchie, come avevo fatto io poco prima. Collega l’estremità del filo al cellulare. Il mio stesso cellulare. Prende dei fogli dalla borsa, legge, scuote la testa, annuisce. Li posa e inizia a guardarsi intorno, come stavo facendo io. Intreccia le dita. Di riflesso guardo le mie dita, le tenevo già intrecciate da un po’. Io di qua, lui di là. Immersi in due mondi diversi, isolati e adiacenti.

Ho letto uno di quegli articoli che vanno tanto di moda sul web perché riportano le informazioni in elenchi numerati, per attirare l’attenzione ed essere di facile lettura, e tu apri quando non hai voglia di far niente e le 5 proprietà benefiche del rosmarino di cui nessuno ti aveva mai parlato sembrano più interessanti di qualsiasi altra cosa al mondo in quel momento. Questo qui parlava dell’anima gemella e dei 10 infallibili modi per riconoscerne una. Tra queste c’era “l’impressione di conoscervi da sempre”. Ci sta, effettivamente ed è importante, nonostante abbia più volte dovuto capire che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente, anzi, rende solo più difficile e doloroso dimenticare qualcuno quando ormai è tutto finito, proprio perché quell’impressione nasce dal profondo e vuol dire che quella persona era già lì da tempo e l’incontro l’ha solo materializzata lì davanti a te.

Cosa accade però se si incontra qualcuno che non solo da’ quell’impressione, ma sembra proprio te? Te, al maschile. Un’anima troppo gemella. Cercavo di immaginare a cosa stesse pensando, quale musica costruisse la bolla che lo circondava, mi chiedevo cosa ci fosse scritto di così importante su quei fogli, dove stesse andando. I miei pensieri però morivano non appena toccavano l’invisibile barriera che ci separava, come se fosse una linea di simmetria in corrispondenza della quale le immagini che si trovano ai suoi lati si annullano a vicenda.

Tra quei dieci punti nessuno spiega che per essere anime gemelle bisogna avere qualcosa di profondamente diverso e opposto che fa vibrare le bolle che ci portiamo intorno fino a creare delle crepe attraverso cui scorrere e toccarsi, per indagare e capire cos’ha l’altro che ci attira in maniera così forte, per risolvere il mistero che ci attrae e affascina come mai nient’altro prima. Insomma, ci si interessa a qualcuno quando si intravede in lui un qualcosa, una sfumatura, un lato che ci appartiene e non si conosce ancora e pur di raggiungerlo ci si avventura spesso, necessariamente, anche oltre i propri limiti. E’ un lavoro che fanno le anime -appunto- ancor prima che le bolle vadano in frantumi, le mani si stringano, i pensieri si intreccino in parole di cortesia. Che sia giusto chiamarle gemelle per quel di più che spinge a cercarsi vestito da desiderio, curiosità, tensione che di notte non fa prendere sonno poi non lo so, perché le anime che a primo impatto ci appaiono tali, in realtà, di gemelle hanno soltanto le domande che portano dentro sé.

Giuro Solennemente Di Non Avere Buone Intenzioni

A me la storia che in WordPress ci lavorino i folletti all’inizio non è che mi aveva convinta tanto, poi mi sono ricordata che il mio nick non è altro che il nome di una fata e diciamo ci ho ripensato su. Anzi, mi sono sentita quasi in famiglia. Ah proposito di famiglia, sempre WordPress dice che i due post più letti quest’anno sono stati quelli scritti l’anno scorso. No, no, lo so, non è normale, per niente. Ohana, che parla appunto di famiglia e Una Cosa Bella E’ Una Gioia Per Sempre che parla d’amore. E giusto poi per mettere il dito nella piaga suggerisce di scrivere di più su questi argomenti, hai visto mai che alla fine del 2015 i folletti troveranno che i post più letti sono quelli scritti proprio nel 2015. Divertente cari folletti, davvero divertente, ha-ha.

Famiglia e amore. Che poi non credo conti tanto ciò che scrivo io quanto ciò che cerca chi ha voglia di leggere. O chi va su google per soddisfare qualche curiosità su Keats. In ogni caso il suggerimento me lo tengo, anche perché sono temi in cui finisco spesso. Quest’anno poi si può dire ci sia più che altro inciampata, caduta e rotolata su, forse affinché capissi che ho la testa più dura di quanto pensavo, ma anche per imparare a rompermi, credo. Si perché avete presente i crash test delle auto? Si è dimostrato che più è rigida la carrozzeria, più chi è all’interno rischia di farsi male davvero. Se invece riesce ad assorbire gli urti deformandosi, distruggendosi, entro un certo limite ovvio, allora è più sicura. Forse siamo fatti anche noi così. E’ sempre una questione di equilibrio. Devi cascare per rialzarti, circondarti di buio prima di far caso anche alla luce. Il restare in bilico, il grigio non è fatto per chi ha voglia di comprendere e di vivere e soprattutto tracciare la propria personalissima strada. Non ricalcare quella di qualcun’altro, non scopiazzarla dai discorsi sentiti in metro. La propria e basta.
E così se penso alla parola famiglia adesso associo quella cambiamenti. Quelli nelle persone. Cambierà anche la casa, la città. Si aggiungerà ancora qualcuno, si sentiranno un po’ più lontani altri. Io dovrò trovare il mio spazio vitale in tutto questo. E’ una sfida che mi guarda dritta negli occhi e il mio viso non nasconde un po’ di timore non appena distolgo lo sguardo. E’ normale forse. Sono certa almeno del fatto che per star bene con gli altri devo star bene con me stessa prima.
Riguardo l’amore mi viene in mente silenzio. Credo si sia messo buono buono in un angolo, al caldo, che sta perfino nevicando qui, che se nevica qui è davvero un fatto straordinario credetemi, ha finito le parole ed è pure abbastanza confuso. Ogni tanto abbraccia un cuscino e si perde a pensare. Vorrebbe trovare la propria briciola di mondo da cui brillare liberamente e nel frattempo si accontenta delle luci natalizie. Desidera specchiarsi di nuovo negli occhi che hanno saputo guardarlo davvero o anche soltanto farsi saggio, come piacerebbe ad Hesse.

Di liste e propositi per i nuovi anni non ne ho mai fatti. Al massimo mi dico quali sono gli obiettivi da raggiungere volta per volta. Siccome l’anno scorso è cominciato male come non mai e qualche obiettivo è rimasto in coda nonostante le buone prospettive, quest’ultimo giorno di dicembre ho deciso di cambiare strategia per il nuovo anno e rifacendomi al motto che serviva nel terzo libro di Harry Potter per svelare la Mappa del Malandrino che serviva a cavarsela in circostanze spinose,  giuro solennemente di non avere buone intenzioni.  

Ecco.

Che poi è un po’ come augurarsi di avere coraggio e spirito di intraprendenza, voglia di fare e di rischiare.

Grazie bloggers che ancora mi sopportate (si, sempre i folletti me l’hanno riferito) e auguri affinché possiate avere il coraggio che vi occorre per essere semplicemente e straordinariamente voi stessi.

Ps: numeri a parte cari folletti vorrei sapere perché in tutti i blog nevica e nel mio fanno vere e proprie bufere. Bah.

As Long As You Love Me So, Let It Snow, Let It Snow, Let It Snow

L’armonia è fatta di una serie di logiche che più non comprendi e meglio si intrecciano e sopravvivono perfino a ciò che le ha create. Per rendere l’idea, secondo me, è un po’ come accade per l’amore.

L’altra sera sono rimasta immobile, in contemplazione davanti tutte quelle piccolissime lucine colorate, i loro riflessi, il loro accendersi e spegnersi apparentemente a casaccio, come orchestranti che prendono a suonare in una sequenza ignota a chi ascolta, ma che loro conoscono alla perfezione. Da unica spettatrice pensai di fermarmi ancora qualche minuto, che in fondo l’albero lo si addobba anche un po’ per se stessi.

Se ti resta dentro è difficile che niente o nessuno prima o poi non arrivi a risvegliarla mai. Si lega a quella parte di te che può restare in astinenza per un po’di tempo ma non riuscirebbe mai a viverne senza. Così la ricerca ovunque. Come quando di un discorso ricordi un dettaglio insignificante o fotografi una foglia tra le altre cadute in terra. Come quando ti innamori o sorridi per altri motivi, come quando ti dici posso crederci ancora.

Si, si anche lì ogni casa, albero, piazza era addobbato a festa. Sarà che fa più freddo così a nord o che Babbo Natale qui è quasi a casa, ma l’atmosfera natalizia è davvero coinvolgente. Mi è rimasta dentro e l’ho portata a casa con me. Come un regalo.

Cosa accade poi? Che i ricordi si facciano sensazioni. Lo strano fenomeno per cui quando ti ritrovi vicino qualcosa che ti ricorda l’altra che ha generato il ricordo, riesci a star bene. O comunque riprovi quella sensazione. Pensavo allora a quanto sia importante collezionare un buon numero di belle sensazioni. È possibile che così il mondo sembri un po’ meno buio, e brutto.

Non me l’aspettavo, le strade profumavano di dolce. Dovevano essere le chocolaterie o i waffles venduti per strada. Ho trovato città calde, accoglienti come non avrei creduto che fossero. Mi sarebbe piaciuto puntare il dito verso decine e decine di cose perché qualcuno, una persona speciale che immaginavo al mio fianco, potesse notarle. 

Che poi per star bene in fondo il segreto è avere la possibilità di dare, più che ricevere. Fare un regalo, offrire ascolto o comprensione. Dare amore. Una grande grandissima fortuna credo sia trovare una persona che riesca a lasciarsi amare da te. Che non respinga le tue attenzioni, che non ti escluda per un motivo o un altro dalla propria vita. Qualcuno che non veda l’ora di incontrarti di nuovo, che ti chieda di restare o di tornare. Qualcuno che abbia voglia di conoscerti, che ti chieda di trascorrere del tempo insieme o di chiacchierare un po’. Cose semplici. Invece ultimamente mi è toccato solo correr dietro le persone a cui tengo mentre andavano a rintanarsi chissà dove. Non che non voglia star loro vicino, ma sono stufa. Ve la immaginate Alice che continua a cadere nel pozzo a furia di lasciarsi trascinare da chi non si degna di fermarsi a dirle dove diavolo sta andando? Io no. Perfino lei sono certa che un bel giorno si fermerebbe in un posto e direbbe che quello è il suo paese delle meraviglie e chi c’è bene, chi no fatti suoi.

Qualche giorno dopo ho visto le luminarie nella mia città. Non avevo ancora avuto occasione di farlo. Sono stata felice di vederla vivere e coccolarsi nello spirito natalizio. Era tutto un dare e ricevere tra lei e la gente che passeggiava tra le sue strade. Io ho incontrato degli amici speciali. Persone che conoscevo ma di cui mi mancavano gli sguardi, i sorrisi. Anche in Belgio ne ho trovata una. Dal sito web del nostro scrittore preferito alle strade di Bruxelles. Tremo ancora dall’emozione a pensarci. Anche loro sono state un regalo per me, senza che lo sapessero. 

Diciamo che adesso più che Alice sembro Scrooge. Lo so. Il fatto è che adoro pure lui, è un personaggio affascinante, come lo è l’atmosfera che sa creare quel racconto. Non è Natale per me senza pensare mai una volta a A Christmas Carol.

Guardavo le vetrine dei negozi alla stazione della metro. Mi piacciono da morire i giorni prima di Natale. Sono carichi di atmosfera. Sono tesi, quasi scoppiano per i milioni di cose che le persone hanno da fare e da dire o che hanno per la testa e non credono di realizzare ancora, ma si perdono a fantasticarci su. Sperano e maledicono, si emozionano, si concentrano nei preparativi o brontolano soltanto. Nessuno, proprio nessuno resta indifferente dinanzi al Natale. Nel bene e nel male. 

L’atmosfera è una forma di armonia. Allo stesso modo, esiste e non riesci a spiegarla. C’è e basta. Prima parlavo del fatto che quando manca la si finisce per ricercare ovunque. Io l’ho fatto in quest’ultimo periodo e qualcosa l’ho trovato. Qualcosina. Forse le parole per esprimere quello che ho dentro, che ho vissuto. Magari per parlare anche di ciò che vorrei fare. La cosa più importante è che tra tutto, mi pare di aver trovato anche la voglia di cercare ancora. Quella è fondamentale davvero. Come ho sentito distrattamente dire da Benigni qualche sera fa è il desiderio che muove il mondo. Il desiderio è energia potenziale, e mi piace pensare sia futura entropia. E se il segreto fosse andare, sempre e comunque, verso tutto ciò che ci attrae di più, pur senza una ragione e tante spiegazioni? Finiremmo per diventare noi stessi parte di un’armonia?

E così osservando l’albero la mente è volata a tutto questo. Semplicemente, per associazione di idee, di emozioni. Chissà cos’è che hanno davvero in comune. Pare siano intrecciate, tipo da una logica nascosta. Boh. Credo che ci penserò su. 

When we finally say good night, how I’ll hate going out in the storm; but if you really hold me tight, all the way home I’ll be warm. The fire is slowly dying, and, my dear, we’re still good-bye-ing, but as long as you love me so, let it snow, let it snow, let it snow.

foto personale, Brugge, Belgio

foto personale, Brugge, Belgio