ComeDiari #10: A Tutti Voi Che Ve Ne Siete Andati

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I legami non si spezzano. Per loro natura è impossibile.

Se lo sembrano allora vuol dire che non sono mai esistiti.

Perché chi AMA non sparisce. Chi AMA non distrugge. Chi AMA si informa, chiede, spiega.

Chi SE NE VA lo fa per disinteresse. Perché ha di meglio da fare. Perché si sente in colpa o fuori posto. L’amore non concepisce il disagio, anzi.

Io mi sono accanita su delle cause perse. Ho difeso quelli che credevo fossero legami veri. Legami tra “esseri umani”. Ogni volta sono rimasta a difendere una cosa che non esisteva.
Pensavo -Vai, vai tu, qui ci penso io-.
Riattaccavo insieme i pezzi con la comprensione e l’accettazione di quel che non potevo capire delle vostre vite mentre della mia fiducia ne avete fatto macerie usando semplicemente l’indifferenza.

Adesso mi sento libera. Non ho nessun dovere, nessun tacito patto con la vita da rispettare. Non esiste un legame, quindi non esiste niente di cui prendersi cura, da custodire e amare.

E la LIBERTA’, sapete, ha un seducente profumo di futuro e di possibilità.

Grazie per esservene andati a fanculo senza aspettare che ve lo chiedessi io.

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ComeDiari #9: (S)Legati

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Mi ci vedevo già tra le tue braccia, più forti del vento, più sicure delle mie parole. 

E no, invece. Non si può spiegare. Vederti andar via per l’ennesima volta è buffo e straziante insieme. Come se ci fossimo sporcati le mani di ironia e adesso ogni singolo istante di tempo è fottuto, condannato a macchiarsi e ci guarderà di traverso non appena superato, perché poteva essere bello, bello davvero. 

Un legame se è vero resiste ad ogni cosa. Unisce parole spezzate e traduce silenzi infiniti. Credevo fossimo questo, che in equilibrio sul filo ti avrei raggiunto sempre e ci saremmo capiti con uno sguardo soltanto. Questa volta però non capisco se hanno mentito gli occhi o le parole. La bugia ha preso a morsi la fiducia mentre io urlavo. Ti ho difeso frapponendomi tra le semplici impressioni e gli altri, raccontando di profondità e sincerità, disegnando schizzi del tuo mondo che adoravo visitare ogni volta che potevo.  

Adesso non sento più niente. Le emozioni sono ferme, immobili. Una specie di morte apparente. Forse, sono morte davvero. Forse aspettano solo che tu riprenda a contare voltandoti di nuovo verso il muro.

Cazzo, smettila di guardarmi in silenzio. 

ComeDiari #6 Legger(s)i Tra Le Nuvole

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Bisogna arrendersi all’evidenza, dicevo. Solo che poi dipende da cosa vedono i tuoi occhi.

Cosa fai quando i sentimenti ritrovano la strada che avevi chiuso per rabbia?

Niente.

Li lasci passare.

Scorrono sulle guance. 

Esplodono in coriandoli di parole.

Provvedi a rimetterle insieme in modo che formino un senso compiuto, almeno. 

Ti senti un po’ felice quando capisci che osservate entrambi la stessa nuvola, anche se siete sotto due cieli diversi. Che la stessa luna la vedono tutti, una ce n’è e non appartiene a nessuno, neanche a quelli che si fregiano di averla rubata o di averne comprato un pezzo. Per le nuvole è diverso, quelle cambiano forma, muoiono e rinascono, viaggiano, piangono o, qualche volta, ti confortano. Tutti ne abbiamo, sono quelle con cui giochiamo di notte, quando non riusciamo a prender sonno e sulla luna già non c’è più posto. Quindi, diventa una questione di comprendere fino in fondo chi c’è davanti a te, di imparare a riconoscere le sue nuvole. 

Magari non si riesce subito, o non si vuole, o non si può, o semplicemente non ne è il momento ancora.

Poi, però, non c’è niente di più evidente. Ed è così speciale che non si può descrivere. 

Finalmente puoi arrenderti. 

Puoi amare.

Puoi andare avanti.

 

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ComeDiari #5 Il Non-Inizio E La Non-Fine

In realtà il vero ComeDiari #5 è un altro e lo avevo scritto un po’ di tempo fa. E’ stato tra le Bozze da allora, in silenzio, in attesa che arrivasse il suo momento fino ad oggi, quando ha preso a protestare una volta capito che da lì non sarebbe più uscito. 

Il vero ComeDiari #5 parlava ancora di mancanze. Parlava ancora delle sue mani e della sua voce, dei sentimenti, delle idee, del suo sguardo e delle mille parole -solo parole- e delle intenzioni, dei non-fatti, dei -ci sarò- e dei fantasmi che avevo minacciato a gran voce quando mi sentivo forte in quelle promesse e che poi mi hanno assalita e sconfitta quando nell’agguato a lungo pianificato mi hanno trovata sola, che non servivo nemmeno a me stessa. Raccontava di sintonie e freddezze, di attrazioni e buchi neri, di follie e possibilità. Descriveva il tramonto triste di un giorno che non era iniziato. Parlava di tutto questo e della mia incapacità di lasciar andare il sole, che tenevo ben stretto per i raggi ormai rossi pur bruciandomi le mani. Ero accecata e tuttavia non riuscivo a distogliere lo sguardo.

Ad un certo punto però si interrompeva. Non aveva una fine. Non ricordo nemmeno come volevo che finisse. E’ rimasto lì e basta. 

Oggi rileggendolo mi sono detta che se può finire un non-inizio, si può anche ricominciare da una non-fine. 

Si può ricominciare scrivendo di come poi ho capito che esiste una distinzione tra una mancanza creativa e una distruttiva. La prima è propulsiva e … non c’è bisogno di spiegare altro. La seconda invece la chiamano anche delusione, ma di solito soltanto dopo averci sbattuto la testa più e più volte. Si può partire dalla voglia appena rinata di star bene ed essere finalmente consapevoli: niente più rabbia, tristezza e dolore. Basta struggimenti e lacrime, basta trappole emotive. Le distanze sono fittizie e in fondo nessuno lotta per ciò che non sente valga la pena farlo. Inutile girarci intorno. Si può risalire sul confine delle cose e riprendere il racconto passeggiando in bilico con una penna in una mano e della carta nell’altra, saltando giù di tanto in tanto per guardarne alcune più da vicino, se ce n’è bisogno. I sentimenti sono legati a tutto ciò che è potenziale: ho scoperto di aver paura che le cose finiscano e non della fine stessa. Così quando il sole se ne è andato davvero si è fatto buio, ma a quel punto, banalmente, era già cominciato un nuovo giorno.

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ComeDiari #4 Prendendo Appunti

-Appunti per evitare altri disastri sentimentali (si spera)-

Dunque: quando un uomo, tra cose varie, ti dice che sei la sua donna ideale, ecco, bisogna prenderlo alla lettera. Sisi, alla lettera proprio. Non sei la donna che sperava di incontrare, non è che stava cercando una come te.
Ideale significa proprio… ideale: che sei un’idea e che resterai tale per sempre. Sei una teoria, una fantasia, una storia non scritta, un film mai girato. Sei eterna nuvola grigia, che non diventerà mai pioggia. Sei inconsistente ed evanescente, quasi non esisti, come non esiste uno stupido piccolo spazio della sua vita nel quale puoi restare. Non ti ha scelta, ma soltanto messo un bel bollo in fronte con su scritto “Attenzione, fragile, maneggiare con cura, anzi se possibile, non maneggiare affatto”. Non sei reale e questo ti fa soffrire e sperare che un giorno al posto di quel bollo ti stampi un bel bacio, passandoti una mano nei capelli e stringendoti poi forte a sé. Invece sei elio racchiuso da un involucro di plastica colorata che si libra nel cielo, ma legato ad un’intenzione che non sarà mai realtà, a parte sporadici momenti.
Io però
 esisto davvero. Non sono né ideale, né perfetta, io sono vera. 

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ComeDiari #3 Caro Mondo

Mondo, aspetti mai il semaforo verde un passo giù dal marciapiede e uno appena dietro il primo del gruppo, mentre le auto passano e sai di dover correre perché la tua moby dick ti ha già preceduto, una diversa da quella di ieri, che poi penso chissà quante ce ne saranno, mondo, di moby dick, lo immagini? Una per ogni persona e per ogni giorno dell’anno. Male che vada, s’intende. Uno può rincorrerne anche una soltanto per tutta la vita o cambiarle ad intervalli regolari. Mettiamoci nel caso peggiore e pensiamo ad uno spazio abbastanza grande che le possa contenere tutte, mondo. Con tutto il rispetto eh, ma nemmeno tu basti, mi sa. Forse, nell’universo ci stanno, anche se un po’ strette.
Ce l’hai un sogno, mondo? Io si, l’altra sera profumava di biscotti al burro, ero appena scesa dall’auto e pioveva, tanto per cambiare ed era buio, un lampione mandava luce fioca nel cortile e le gocce d’acqua si vedevano un po’ di più attraverso quell’angolo di luce e proprio lì, in trasversale credo, è passato quel profumo e m’è sembrato di essere felice. Questo week-end penso farò dei biscotti al burro. Ho una tisana che profuma di cannella, adesso qui, vicino a me. Non so perché, mondo, ma ultimamente i miei sogni hanno dei profumi. Di solito avevano un suono. Tenevano stretta una canzone e non la mollavano più finché non ne trovavano un’altra che si incastrava meglio nei loro abbracci. Adesso, profumi. Ho una teoria, mondo. Secondo me si son stufati delle parole. E basta, si, li capisco. Diciamo che ogni canzone riesce a combaciare con il mio cuore all’ottanta percento tipo, salto di gioia, mi segno le frasi migliori sull’agenda, la canticchio o la canto ad alta voce in auto mentre torno a casa di notte e non c’è nessuno neanche per strada, per cui potrei anche aprire i finestrini e urlarti contro, mondo, gridare, sempre più forte, sempre di più e dirti anche che non mi va bene, per niente affatto il modo impertinente con cui mi poni domande o il fatto che se non ti gira non mi rispondi affatto, c’è l’altro venti percento che resta vuoto e diventa asilo di fortuna per pensieri clandestini, quelli che non vuole nessuno perché tu, mondo, hai detto a tutti gli altri di guardarsene bene perché sono pericolosi come ombre affezionate al grigio chiaro dell’asfalto consumato. Allora le persone li cacciano sul fondo di bottiglie di qualunque cosa, purché una volta chiusi lì dentro non diano più fastidio. Ci ho provato, mondo, ma dicono che sia tutta un’illusione. Così alla fine ne ho lasciata metà piena e son rimasta a guardarla, pare c’entri qualcosa con l’ottimismo. E l’ottimismo sembra aver a che fare a sua volta con i sogni.
Ho venticinque anni, mondo, e tu di semafori verdi non me ne mostri quasi mai. Li lasci a lampeggiare come a dire fai te, nel caso fermati e accertati di attraversare nel modo più sicuro possibile, ma non ti assicuro che nessuno ti investirà. E ora che sei una serie di regole infrante mi dici come faccio io ad infrangerne altre per trovare un posto che sia quello giusto? Ti manca una dimensione, mondo. Anzi te ne mancano tante, una per ogni dubbio per ogni uomo per ogni giorno nuovo che inizia. Sei terreno che manca sotto ad un passo incerto e persone che non si voltano più indietro per guardarti ancora una volta. Ti ho chiesto se hai un sogno, mondo. Non mi hai risposto. Eppure son certa che uno ne avevi, da piccolo. Forse sognavi di diventar anima. Sognavi di diventare uomo.

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ComeDiari #2 “F” Di Fine. “F” Di Forse.

Quando si prende una decisione con la testa e non con il cuore, è probabile che sia razionale e forse anche giusta. Se è giusta, ogni cosa torna al proprio posto. Allora ti sembra di vederle, le vite di due persone rientrare nei binari dai quali erano fuoriuscite per un po’, ogni pezzo che va al suo posto, tutti indaffarati a far funzionare giornate, attività, relazioni così come erano sempre esistite, prima. Nessuno ti spiega però dei tuoi sentimenti cosa diavolo ne devi fare. Li metti in stand-by, li chiudi in un cassetto o in una poesia, provi a scriverne, a lasciarli liberi di correre su fogli bianchi ogni volta che ne hanno voglia e poi nascondi quelle frasi in milioni di scuse a cui tutti crederanno sempre, che in fondo non gliene frega niente. Li intrattieni con qualcosa di diverso ogni giorno, come se fossero bambini troppo entusiasti. Si resta innamorati ai due capi estremi di una scelta, incapaci di raggiungersi, perché quella filtra e taglia qualunque tentativo di sfiorarsi ancora, censurando pensieri e labbra. E poi mi manchi e non posso farci niente, perché manchi apposta. Allora mi sento sparire anch’io.
E’ vero che siamo strani. Abbiamo dei mondi dentro che non abbiamo mai visitato. Siamo migliori di quel che crediamo, poi ci teniamo al sicuro in un cassetto come tovaglie da grandi occasioni, quasi per evitare di consumarci troppo. Capita che arriva qualcuno, da un giorno all’altro, che ci tira fuori da quel cassetto. Opponiamo pure resistenza, si strani è dir poco. Andiamo a guardarci allo specchio. E’ così in fondo che si fa quando si ha una vita nuova addosso. Ci piacciamo, tantissimo. Andiamo in giro fieri di sentirci finalmente noi stessi. Sorridiamo e le persone, cavolo accade un fatto proprio strano, ci sorridono di rimando. Magari gli viene in mente di dare un’occhiata nel propri cassetti, hai visto mai. Sei ancora la persona che avevo sempre sperato di incontrare, anche quando un po’ alla volta mi metti via.
E adesso? Adesso non so neanch’io cosa sto facendo. Forse sto cercando un modo di lasciar cadere una di quelle estremità, che l’altra è così lontana che non so proprio se è ancora nelle mani di qualcuno o no. Forse provo ad aggirare tutta questa distanza e invece mi trovo davanti un abisso, come altri che ho già visto. Forse sei meno lontano, o stringi già altre mani.
Forse è una fine, o forse no. Scrivo come se potessi leggermi, mentre invece mi osservo, tra le righe, che parlano di te.

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