Qual è il Tuo Natale

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Ogni Natale per me nasce con una domanda. Ogni anno cerco di guardarmi bene intorno per sorprendere la risposta che si nasconde a volte in un dettaglio, altre in un sentimento o in un’idea bella e luminosa.

Negli ultimi anni ho parlato spesso di mancanze e ho deciso che farmi ancora delle domande a riguardo non sarebbe stato giusto. Ogni persona è solamente e semplicemente lì dove ha deciso di stare. Punto. Né più lontana, né più vicina. La felicità e l’equilibrio non dovrebbero dipendere da ciò, imparando ad accettare gli altri per ciò che sono e se stessi, pur sempre lavorando su ciò che ancora non siamo.

Quest’anno, come accennavo nel post precedente, mi chiedo se in realtà il Natale è una festa più individualista di quel che sembra o di quel che era un tempo. Vedo intorno a me poca voglia di festeggiare e tantissima, invece, di perfezione: l’addobbo giusto, il regalo perfetto, il selfie tra le luminarie più originali. Non parlo di semplice consumismo, ma del fatto che la soddisfazione personale nasce nel riuscire a mettere insieme il Natale così come uno se lo immagina e non nel ‘ok, non tutto è perfetto, ma basta che si sta insieme‘.

Forse è sempre stato tutto così e io me ne accorgo soltanto adesso, oppure c’è poco amore e troppa tristezza in giro. In ogni caso, mi sono chiesta qual è davvero il mio Natale. Senza dubbio, per me, il Natale è questa scena qui, tratta dal riadattamento Disney di A Christmas Carol di Dickens:

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E’ la vigilia di Natale e Scrooge è ancora al lavoro, sommerso dai conti e dalle pile di monete ancora da contabilizzare. Trattiene il suo dipendente che fisicamente è lì, ma con la testa è alla sua famiglia e alla notte di Natale che si avvicina. Vorrebbe solo poter scappare a casa e iniziare a festeggiare. Ad un tratto entra in ufficio il nipote di Scrooge felice, eccitato dall’atmosfera natalizia e chiede all’avaro zio un’offerta per la beneficenza e lo invita a partecipare alla cena della Vigilia che sta organizzando. Scrooge ovviamente lo manda via in malo modo e torna a lavorare più arrabbiato di prima.

Ecco, per me il Natale è questo. E’ il momento in cui ogni attività consueta si interrompe perché… E’ semplicemente Natale. Il fiato trattenuto per giorni, mesi, che si è intorbidito di preoccupazioni e tristezze esce finalmente fuori in un -seppur breve- sospiro di sollievo. E’ una gioia semplice che rappresentiamo in forme incredibilmente complesse. E’ una candela che sfida il buio e ti riscalda un po’ dentro.

Il mio augurio quest’anno è quello che riusciate a vivere il vostro Natale, o meglio, quel che per voi è Natale e che quel momento possa riempirvi dentro del calore necessario per tornare lì fuori, poi, e riprendere ogni piccola e grande battaglia che vi appartiene.

Il mio guestpost di dicembre per Principesse Colorate parla di Babbo Natale, che per me è sempre stato la personificazione dello spirito natalizio e nient’altro, cosa che ogni bambino dovrebbe capire prima ancora dei discorsi tristi sul fatto che esista o no per davvero. Se vi va potete leggerlo qui: Chi è davvero Babbo Natale?

Detto ciò.

Buon Natale bloggers ❤

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C’era una volta, forse domani, oggi no.

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La verità è che uno ci spera sempre.

Ho provato a non augurarmelo, a non immaginarne uno. Impossibile. Il lieto fine è già lì. Alla fine di ogni lunga e contorta successione di vorrei. Aspetta e non gli importa quanto puoi metterci ad arrivare.

Era vicino. Ad un tocco. L’energia aveva riempito la distanza e mi sentivo un tutt’uno con essa, solida, vera. Reale. Avrebbe dovuto portarmi via con sé in un abbraccio.

Le fiabe di una volta non avevano il lieto fine. Più che altro si trattava di una lezione. Ti veniva raccontata quella storia affinché potessi imparare a conoscere e riconoscere pericoli di cui nemmeno immaginavi l’esistenza. La gente non se ne faceva nulla del e vissero tutti felici e contenti. Meglio un insegnamento, un’opportunità per aprire gli occhi e non cadere negli errori costati cari a qualcun’altro.

Un finale, quello, davvero più utile a tutti. Migliore. Senza fronzoli, aspettative, delusioni.

Un finale così non ti chiede se sei d’accordo. Quel che conta è la lezione di vita e non hai modo di ribellarti. Decide per te il quando e il perché è finita. Intorno a te tutti applaudono e si congratulano, ti stringono la mano e ti dicono ancora un’altra dannatissima volta che è meglio così. 

Ti restano l’immaginazione e la speranza per renderti presentabile a qualche nuovo giorno che non smetterà di guardarti di traverso finché paradossalmente non avrai iniziato a raccontargli un altro lieto fine, ancora un’altra volta.

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Walt Disney in Saving Mr. Banks

(Guestpost di Novembre su Principesse Colorate, sul lieto fine, tra illusione e speranza, tra il Medioevo e l’era Disney che per fortuna ci ha salvati un po’.)

Di Delusione, Disinformazione e Disabilità da Singletudine

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Ero già pronta a scagliare anatemi e ad esprimere variopinte opinioni quasi da webete quando, ad una seconda più attenta rilettura di un articolo trovato oggi in rete, ho capito che c’era qualcosa che non andava nel modo in cui era stato espresso il concetto. Ovvero.

L’articolo è questo: Essere single potrebbe essere considerata una “disabilità” (ma per un’ottima ragione): etc. etc.. Già il titolo fa drizzare le orecchie. In breve, riporta la notizia riguardante una nuova definizione di “disabile” decisa dall’OMS per quanto riguarda la possibilità e il diritto, di chi ne ha bisogno, di ricorrere alla fecondazione in vitro. Nell’articolo si legge:

“Secondo l’attuale definizione elaborata dall’Oms, si considera disabile chiunque sia infertile o non sia riuscito ad avere una gravidanza dopo 12 mesi di sesso non protetto. Ma non solo: anche chi non ha o riesce a trovare un partner sessuale (e quindi non ha rapporti e, di conseguenza, non ha possibilità di concepire) può essere considerato disabile. Il dottor David Adamson, uno degli autori della nuova categorizzazione, ha spiegato che la definizione di infertilità è stata riscritta per essere più inclusiva e per dare a tutti gli individui il diritto di avere una famiglia.”

Come se non fosse bastata già la Lorenzin a farci sentire in colpa, questa sembra in tutto e per tutto un’altra mazzata sulla testa dei single che, non ci voleva un esperto per capirlo, in quanto tali risultano inabili a creare una famiglia. In particolare avrebbero un vero e proprio handicap rispetto a tutte le altre ‘persone normali’ che invece si trovano in una coppia, di qualsiasi tipo. Ad una prima lettura e secondo il punto di vista dell’articolo sembra proprio che, da oggi, tutti i single possono considerarsi disabili. 

A me sembra, però, che la questione sia stata tirata su apposta per creare la polemica. Sì perché un conto è dire che tutti i single in quanto tali sono disabili, inabili a procreare, un altro è dire che può considerarsi disabile anche chi è single e potrebbe voler ricorrere alla fecondazione in vitro per riuscire a creare una propria famiglia. Infatti, non è detto che tutti i single ne vogliano una ad ogni costo.

Porca miseria, c’è una differenza enorme tra le due frasi, no?!

La doppia implicazione, in un concetto del genere, è sbagliata. Non ci vuole un genio per capirlo e penso che l’articolo avrebbe messo molta meno rabbia e indignazione in giro per il web se semplicemente fosse stato scritto con più attenzione.
Io sono stata tra quelli che, ad una prima lettura, sono saltati dalla sedia. Non saprei dire, però, in quanti poi con buonsenso hanno pensato che l’OMS non poteva aver davvero detto una cosa del genere, con tutte le conseguenti implicazioni.

Questa cosa mi ha fatto riflettere. Quante altre volte la cattiva informazione fa leva sugli impulsi del momento per dare visibilità ad un argomento o ad un fatto accaduto scatenando reazioni che poi, abbiamo visto, causano danni irreparabili?

Tante. In realtà questa non è nemmeno più una novità.

Quel che davvero mi ha turbata, però, è un altro aspetto della questione. Quanto, ormai, ci aspettiamo, ogni giorno, di rimanere delusi, di arrabbiarci e indignarci sconvolti da una notizia qualsiasi, da una nuova scoperta, da una tendenza, dalle parole di un personaggio, insomma, dal mondo che ci circonda? In quanti aprono un social già pronti a scatenarsi contro qualcuno o qualcosa, soltanto perché ormai tutto fa schifo e ogni cosa è opinabile e attaccabile, che ormai l’umanità sta andando a rotoli e quindi meglio dire la propria, visto che si può?

Per di più questo modo di fare non appartiene nemmeno solo al virtuale. Si sta diffondendo l’idea che lasciarsi guidare dagli impulsi, in una società così frenetica e vuota, sia la cosa più saggia, l’unica possibilità che si ha per sopravvivere al suo interno. L’impulso spinge a cercare gratificazioni e se queste mancano allora si passa all’attacco per difendere quel poco di sé non ancora macchiato dalla delusione.

Ci si aspetta così tanto di esser delusi che si fa una fatica bestiale a fidarsi di chiunque, mentre magari si potrebbe cercare la verità sotto le ceneri delle parole scritte apposta per bruciare fin troppo in fretta. A questo proposito vi lascio una citazione del film Disney ‘Saving Mr. Banks’,  che racconta la storia della nascita del film su Mary Poppins e della tenacia che Walt Disney ha impiegato per convincere l’inventrice della storia della famosissima tata a fidarsi di lui, parole che da giorni mi girano per la testa e che forse un po’ hanno salvato anche me.

“Sig.ra Travers: E’ venuto per farmi cambiare idea, vero? Perché io mi sottometta…
Walt: No. No. Sono venuto… perché lei mi ha giudicato male.
– In che senso l’ho giudicata male?
– Lei guarda me, e vede una sorta di Re Mida Hollywoodiano. Crede che io abbia costruito un impero, e voglia la sua Mary Poppins per aggiungere un mattone al mio regno.
– E non è così?
– Beh, se fosse soltanto questo avrei inseguito una donna scontrosa e testarda come lei per vent’anni? No, mi sarei risparmiato un’ulcera. No, lei si aspettava che io la deludessi…e ha fatto in modo che accadesse. Beh, io credo che sia la vita a deluderla, signora Travers. Credo lo abbia fatto spesso, e credo che Mary Poppins sia l’unica persona nella sua vita a non averlo fatto.”

Gioiosissimo Me!

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No, quello era un altro film. Comunque…

Bloggers! A onor di cronaca riporto che l’emozione che ha ricevuto più voti nel sondaggio proposto la settimana scorsa ‘Di che emozione sei?’ è … Gioia!

Applausi in sottofondo.

Sembrerà banale dirlo, ma, ecco, non me l’aspettavo. Ho deciso di proporre il sondaggio per pura curiosità, per cercare di cogliere un mood e, certo, non si possono ricavare chissà quali considerazioni da un campione così piccolo, ma mi ha sorpresa il fatto che la maggioranza si sia espressa a favore dell’essere positivi e propositivi, nonostante tutto.

A parte questo volevo approfittare del post per mettere in evidenza due o tre riflessioni interessanti che mi avete proposto proprio voi nei commenti.

Prima di tutto, mi ha colpita molto il fatto che diversi di voi hanno davvero scelto Gioia, pur riconoscendo che in fondo non aveva un gran margine su Tristezza, di cui avete comunque riconosciuto il valore. Ovvio che le due emozioni si accompagnano e coesistono, eppure qualcosa ha fatto pendere l’ago della bilancia più a favore della prima. Quel qualcosa non ho capito cos’è. Abbiamo provato a rifletterci e ne è uscito fuori che, forse, si tratta del modo in cui ci si percepisce e basta. Inoltre Tristezza è stata accostata alla saggezza, trattandosi di un sentimento profondo che non si ferma all’apparenza delle cose, ma le indaga e le studia; mi lascia perplessa però identificare lo studio come un’attività ‘triste’. Non credo che lo sia.

Qualcuno di voi ha fatto notare che in effetti non dovrebbe esserci un’emozione predominante, in quanto tutte possono susseguirsi anche nel corso della stessa giornata e quindi sceglierne una è impossibile. In realtà non sarebbe nemmeno ‘giusto’ perché si finirebbe per appiccicarsi addosso uno stato d’animo rifugio, che fungerebbe da alibi per i nostri comportamenti e decisioni. Come a dire io son fatto/a così e amen. Purtroppo questa è una cosa che riscontro spesso, le persone si nascondono dietro un modo d’essere nato o causato da chissà-chi o chissà-cosa per cui tu, che ti ritrovi a tiro, devi pagarne le conseguenze. Nonostante io non sia in uno dei miei periodi migliori continuo a pensare che le persone, specie quelle amate, meritano il meglio di ciò che si è. A nessuno va rifilata la brutta copia sgualcita del nostro modo d’essere perché decisamente non c’entra niente. E’ difficile e sono la prima che davvero non riesce a fare i conti con tutto ciò, al momento, eppure dentro di me so che è così.

L’ultima considerazione riguarda la Rabbia come sentimento esplosivo e propulsivo che non ci rende cattivi ma soltanto, e per fortuna, capaci di reagire a ciò che non va, serve a tirarci fuori dalla pigrizia mentale e fisica. Vederla in questo senso è stata una sorta di scoperta 🙂

Grazie a tutti voi per aver partecipato 😉

 

Inside Out: Tu Di Che ‘Emozione’ Sei?

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In molti ne hanno già scritto, il nuovo film della Disney Pixar Inside Out ha fatto fiorire decine e decine di opinioni e riflessioni, critiche e osservazioni, credo perché in fondo parla di noi e di come siamo fatti dentro e ci sono riusciti attraverso delle idee secondo me geniali, trasformando in immagini quel mondo complesso che c’è nella nostra testa.

Così anch’io, reduce dalla febbre da Minions, mi sono lasciata coinvolgere. L’altro giorno i miei amici ed io abbiamo provato ad identificarci in una delle cinque emozioni base, Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto in base a quella che in qualche modo prevale nel nostro modo di rapportarci con il mondo.

A me è toccata… Tristezza 😀

No, non vi spaventate, non sono davvero una palla di quelle proporzioni (ok, a volte si) però diciamo che un po’ mi somiglia. Più che altro si tratta di un modo d’essere, di percepire le situazioni e le persone, è un qualcosa che ha a che fare con il cercare di capire cosa c’è oltre la superficie, con il fissarsi sui dettagli e sulle parole non dette, sugli angoli evitati dagli sguardi e sui segreti che cela la pioggia osservata dietro a un vetro, in silenzio. La tristezza è quell’emozione di cui pare ci si debba vergognare perché sinonimo di fragilità, la tristezza mette a disagio e peggio ancora è il piangere. Ci insegnano che chi è forte non lo fa, così quelle lacrime clandestine di solito escono fuori di notte, al buio, lontano da altri occhi che potrebbero giudicare, non capire, nel mondo del ‘va tutto bene, grazie’, che a nessuno interessa davvero sapere cos’hai dentro.
Quello che accade nel film è proprio questo poi: le altre emozioni fanno in modo che Tristezza sia sempre il più lontano possibile dai ricordi e dalla vita di Riley, la allontanano. Così accade una cosa che è capitata anche a me qualche tempo fa. Quando Riley ne ha davvero troppo del trasloco e dei cambiamenti accade che la Rabbia non fa che peggiorare la situazione, l’effetto di Disgusto dura poco. La Gioia si da’ proprio alla macchia, perché ovviamente non riesce a trovare nemmeno un motivo, un buon ricordo, per farla sorridere. Accade che Railey non prova più niente. Diventa apatica. Non reagisce. A me capitava di sentire l’eco di quella tristezza che voleva uscir fuori e più lo reprimevo, più faceva male, ma davvero, fisicamente.

Come ho letto in qualche recensione più critica, la Tristezza diventa solo un mezzo per liberarsi, sfogarsi al fine di star meglio e non viene mostrato come la si può accettare, ma usare. Da un lato è vero, dall’altro penso che nessuno riuscirebbe a scoppiare in lacrime se prima dentro di sé non accettasse quello stato d’animo, smettendo di reprimerlo.

Comunque, ecco, vorrei proporvi un sondaggio. Il nostro personalissimo Inside Out. Di seguito troverete le cinque emozioni di base di cui sopra. Di certo ce n’è una ‘predominante’ dentro di voi o che sentite affine al vostro modo di essere. Indicatela, poi potete confermare la vostra scelta con un commento o con un post (racconto, poesia, riflessione) a tema. Poi…

Poi non so. Vediamo cosa ne esce 😀

Mega Post ‘Giocoso’ #2

Un secondo mega post ‘giocoso’ per partecipare ad un po’ di tag in cui mi avete nominata, tardi ma… ci sono 🙂 Farò meno nomine di quelle previste, purtroppo, per mancanza di tempo. Dunque…

THE CLASSIC BOOK TAG

Grazie a Libri Di. Cioccolato per avermi nominata al The classic book Tag che consiste nel rispondere alle seguenti domande, premetto che ho già parlato molto in passato dei miei libri preferiti per cui perdonate, nel caso, qualche ripetizione:

  • An overhyped classic you really didn’t like
    Un classico celebre sopravvalutato che proprio non ti è piaciuto

Forse Robinson Crusoe … Non ne ho un gran ricordo, anche se più che per il libro potrebbe essere per il fatto che l’ho letto da piccola.

  • Favorite time period to read about
    Epoca storica preferita

Sono indecisa… Credo che mi sarebbe piaciuto vivere nel periodo del secondo dopoguerra, magari negli USA, tra le splendide pubblicità che ora chiamiamo vintage della Coca-Cola e la speranza che da lì non si poteva che migliorare in termini di benessere e aspettative sul futuro.

  • Favorite fairy-tale
    Favola preferita

Indecisa pure su questa… Forse sono più affezionata a Biancaneve perché quando avevo otto anni la interpretai in una sfilata di Carnevale… Ce la vedete voi una Biancaneve bionda e con gli occhi chiari? 😀 No, ecco, eppure fui scelta e mi fidanzai (per 15 giorni) con il Principe Azzurro, che poi mi lasciò per un’altra…

  • What is the most embarrassed classic you haven’t read yet
    Qual è il classico che ti vergogni di non aver ancora letto

Uno, nessuno e centomila di Pirandello. Ne parlai già, arrivai a pagina dieci e lo richiusi, non ero nel mood adatto xD

  • Top 5 classics you would like to read (soon)
    Top 5 dei classici che vorresti leggere (prossimamente)

Cinque?! Uno sconticino?

Diciamo che vorrei leggere qualcosa di Calvino e di letteratura inglese, ancora non ho scelto però…

  • Favorite modern book/series based on a classic
    Serie o libro preferito basato su un classico

Ehm… Posso indicare una serie tv? Direi Once Upon A Time, la serie basata sui classici… Disney.

Ok, vabé ho stravolto la domanda, però datemela per buona!

  • Favorite movie version/tv-series based on a classic
    Adattamento televisivo / cinematografico preferito basato su un classico

La fabbrica di cioccolato, film tratto dall’omonimo libro. Indico sia quello con Johnny Depp che il più vecchio, mi sono piaciuti entrambi…

  • Worst classic to movie
    Peggior adattamento televisivo / cinematografico

Il racconto dei racconti, tratto da Lo cunto de li cunti di Basile, ho già abbondantemente espresso il mio parere a riguardo in un post!

  • Favorite edition(s) you’d like to collect more classics from
    Edizioni preferite di classici che vorresti collezionare

Non mi sono mai fatta problemi sulle edizioni dei libri, ho sempre scelto dalla copertina che mi piaceva di più al momento, per cui non saprei dire…

  • An underhyped classic you’d recommend to everyone
    Un classico sottovalutato che consiglieresti

Direi che si dovrebbe riscoprire lo Sherlock Holmes dei libri e mettere un po’ da parte quei pazzoidi a lui ispirati su cui stanno girando serie su serie di telefilm… Ve lo assicuro, è tutta un’altra cosa.

Per questo tag nomino:

ilperdilibri

Anubi

Dora Buonfino

IL TAG DEI DESIDERI

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Le regole sono:

  • Usa l’immagine del Tag e esprimi tre desideri
  • Cita il creatore del tag: Racconti dal passato
  • Ringrazia chi ti ha nominato
  • Nomina almeno 5 o più blog

Grazie a rossellasindona per la nomina al Tag dei desideri, ideato dal blog Racconti dal passato.

E’ difficile scegliere tre desideri, forse sono troppi o troppo pochi, ci sono quelli realizzabili e quelli assolutamente fantasiosi… Ci provo:

  1. Ehm.. Trovare il mio equilibrio. Uno stabile, che regge ai carichi imprevisti, che ha bisogno di una revisione ogni tanto, ma che non mi abbandoni, ecco.
  2. Imparare a riconoscere le stelle.
  3. Viaggiare, tanto.

Lo sapevo io che ne veniva fuori la lista dei buoni propositi per il nuovo anno, ma niente, più di così non riesco 😀 Passiamo alle nomine:

avvocatolo

il cielo è blu sopra le nuvole

On Rainy Days

 

BLOGGER RECOGNITION AWARD

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Grazie a Violeta Dyli per la nomina al Blogger Recognition Award, le cui regole sono:

  • Nominare 15 blog e avvisarli
  • Scrivere un post per mostrare il vostro premio! Scrivere una breve storia di come è cominciato il tuo blog, e dare uno o più consigli ai nuovi blogger.
  • Ringraziare la persona che ti ha nominato.

La ‘storia’ del mio blog molti di voi la sanno già a memoria, per cui abbrevio dicendo che questo spazio virtuale nasce otto anni fa con l’intento di ‘collezionare’ tutto ciò che più mi piaceva, cose viste e sentite, immaginate e sperate. Pian piano ho fatto sempre più posto alle mie idee, ai miei sentimenti iniziando a scrivere di mio pugno e descrivendo il mondo così come lo vedo io.

Infatti io credo che un blogger sia… Un blogger. Non è uno scrittore, un giornalista, non si possono attribuire altri appellativi a meno che quella persona non abbia scritto un libro, o lavori per un giornale (troppo generico si, ma avete capito il senso). Il blog è una cosa a parte, che poi può essere usato per scopi letterari, giornalistici o altri ancora, è un altro conto. Qui su questi spazi virtuali siamo bloggers e parliamo del mondo, quello interiore, quello che ci circonda, oppure confondiamo l’uno nell’altro e inventiamo nuovi modi per definire i confini tra i due. La mia esperienza qui mi ha insegnato un sacco di cose su di me e alle volte qualcuno si è ritrovato nelle mie parole, scoprendo qualcosa di sé. Poi per quanto un blog somigli al ‘padrone’ bisogna ricordarsi che siamo anche un altro milione di cose al di fuori di esso, per quanto mettiamo noi stessi qui dentro è sbagliato credere che sia tutto qui e dimenticare di mettersi in discussione, provare qualcosa di nuovo, scrivere qualcosa di diverso ogni tanto. Il blog da’ la possibilità unica di mettere nero su bianco cose di cui non potremo parlare con nessun altro e di esprimere se stessi nel modo che si trova più congeniale alla propria natura. Il blog per me è tutto questo e ho di certo molto altro da scoprire ancora…

Per questo tag nomino:

Laura

Un caffè sotto il mare

Erik

 

Di Restyling, Snoopy e … Feast

Decisamente il blog aveva bisogno di una rinfrescata e nonostante non sia ancora primavera, che si sa è una stagione di gran lunga migliore di questa per lavori e tinteggi vari, mi son data da fare con colori e pennelli (virtuali s’intende) et …. voilà ho portato a termine il restilying. Un look più semplice, chiaro e che (finalmente) non dovrebbe far problemi su schermi più grandi o più piccoli del mio, che avevo sempre preso come unico riferimento prima.

Insieme all’aspetto ho aggiornato anche le categorie e ne ho aggiunta una nuova, Best Damn Snoopy Things per dare una “casa” ad un paio di post che nacquero prendendo spunto da fatti di scienza, esperimenti mentali e curiosità. Cose un po’ snoopy appunto. No, non snoopy il fumetto. In realtà sta ad indicare anche ciò che è curioso, intrigante e mi piacerebbe divertirmi ancora a scrivere in maniera leggera di cose che spesso a prima vista sembrano più noiose che stuzzicanti.
Vediamo cosa ne esce 🙂

Approfitto di questo post di chiacchiere per segnalarvi il cortometraggio Disney che ha vinto l’Oscar qualche sera fa, si chiama Feast ed è il racconto di una storia d’amore attraverso gli occhi, ma soprattutto le fauci, di un cane trovatello e buongustaio, che si ritrova all’improvviso a dover mangiare improponibili cavoletti di Bruxelles alla comparsa nella vita del suo padrone di una graziosa ragazza dalle scarpe verdi, che ha rubato il suo cuore. Come al solito la sensibilità e la magia che in Disney sanno mettere in ogni lavoro coinvolge e diverte, sono riusciti a dare a Winston, il cane, un’espressività pazzesca e per questo vi lascio il link (cliccate sull’immagine) al video, ne vale la pena, buona visione!

 

*… The Blue Umbrella …*

L’atmosfera è quella giusta, visto che non smette di piovere da non so più quanti giorni.

Lì alla Disney-Pixar sono sempre dei geni, perchè tra tante domande assurde cosa in effetti un ombrello pensa della pioggia non me l’ero mai chiesto prima.

O cosa un ombrello può pensare mai in generale, diciamo.

O quante volte la stessa stupenda e mai banale storia può emozionare ancora e ancora…

*… The Moon …*

Io preparo macchina fotografica e cavalletto. I mezzi non sono chissà che, ma già una volta i risultati sono stati buoni.
Basta anche solo tenere gli occhi ben aperti e prepararsi alla meraviglia di una luna, stasera e domani sera, più grande del solito. Non è un evento tanto raro o eccezionale, ma quando si può godere della bellezza di certe cose, meglio esserci!
Sul web si litiga tanto sul colore che dovrebbe assumere… Si dice sarà rosa, però immagini troppo ritoccate stanno facendo rabbrividire gli scienziati che ci tengono a specificare che non sarà di nessun colore diverso dal solito. Solo più grande.

L’anno scorso però riuscii ad immortalare un evento del genere e la luna era effettivamente di riflessi violacei. Un po’ come quella sullo sfondo di questo blog! Poi non dite che la realtà non possa superare la fantasia qualche volta, eh…
Per cui potrebbe davvero essere colorata, anche se non di quel rosa confetto/Barbie che stanno facendo girare sui siti.
In ogni caso la luna esercita sempre il suo gran fascino e mi ricorda sempre quella frase del genere ‘se guardiamo tutti la stessa luna non siamo poi così lontani’ (che poi ho scoperto essere di Baglioni, e vabbè…), che a ben pensarci è una cosa stupenda, e un po’ da capogiro, perchè se velocemente si pensa a quanto sia immenso l’universo, quanti altri pianeti ci sono, ognuno con le proprie lune e poi si volge lo sguardo alla nostra, ci si sente all’improvviso piccoli e confinati in un angolo di spazio infinito.
Ancora di più se la luna si trova alla minima distanza dalla Terra, quest’effetto si amplifica… Il mondo sembra davvero più piccolo.

Riporto anche l’articolo del Corriere:

Il weekend in arrivo, quello del 22 e 23 giugno, non sarà solo il primo finesettimana di estate, ma anche quello della «superluna». Fra sabato e domenica il mondo potrà osservare la luna piena più luminosa dell’anno, perchè il nostro satellite si troverà al perigeo, la sua distanza minima dalla Terra. La Luna apparirà del 14% più grande del normale e la maggior parte degli osservatori potrà notare la differenza. A ogni perigeo lunare si registra un lieve aumento delle maree.

Inoltre mi sono ricordata del cortometraggio Disney-Pixar “La Luna” del 2011, diretto scritto e sceneggiato da un italiano, Enrico Casarosa. Tenero, magico e significativo, come sempre quando si tratta di questi geni dell’animazione, che sanno sempre come far sognare ad occhi aperti… Un po’ di magia non guasta mai, per cui, buona visione (:

 

* . . . Ohana . . . *

~ ‘Ohana’ significa ‘famiglia’,
      e famiglia significa che nessuno
     viene abbandonato o dimenticato ~

     [Lilo – Lilo e Stitch, Disney Pixar]

 Credo che “Lilo e Stitch” sia uno dei prodotti migliori della Disney e di sicuro uno di quelli che non mi stancherei mai di rivedere. Adoro Lilo. E’ una bimba intelligente, furba, con delle idee tutte sue, anche più avanti della sua età,  ribelle e piena di risorse. Le altre della sua età non riescono a capirla e lei non capisce loro, anche se prova a farlo. Nonostante senta la loro mancanza e quella dei suoi genitori che non ci sono più, vive solo con la sorella maggiore, lei è presa da mille attività, dalla travolgente marea di idee e di cose da fare che la portano a conoscere Stitch, un alieno che viene da chissà-dove ma che lei prende a far parte della sua famiglia, piccola e disastrata, ma bella, come lei stessa dice. Se ne prende cura perchè è quello il suo punto fermo, ciò che ama di più al mondo. Per lei è famiglia anche il pesciolino al quale va a dare il panino al burro d’arachidi tuffandosi tra le onde dell’oceano ogni giovedì.

~ ‘Ohana’ significa famiglia. Famiglia significa che nessuno viene abbandonato, ma se vuoi andartene puoi farlo. Io mi ricorderò di te. Io ricordo tutti quelli che se ne vanno.~

E’ da ieri che penso a questa parola. Ohana. Famiglia. Da quando ho visto la giovane vicina di casa agitatissima, ieri mattina. Suo marito è un carabiniere che spesso è assegnato a Palazzo Chigi e poteva essere uno dei feriti. Ho provato ad immaginare il suo spavento. Poi ho visto il viso dell’uomo che è stato arrestato. Anche lui ha una famiglia. Anche loro si saranno spaventati. Non voglio parlare di politica o di crisi o di ciò che è successo. So solo che la violenza non risolve mai niente e che non è per niente giusto che una persona si svegli una mattina con l’idea di uccidere qualcuno solo perchè la propria vita è andata a rotoli. La cosa peggiore e che mi ha colpita, a parte il niente-lavoro niente-soldi, è che abbia detto di essere solo e disperato. E’ la cosa più triste. Tutti ci affanniamo per costruire un futuro, per il lavoro, per sopravvivere alla crisi. Però, a meno che star soli piaccia e delle volte magari è anche necessario, una famiglia, una qualunque, dovrebbe esserci. Non posso assolutamente capire cosa significhi divorziare, anche se persone a me vicine l’hanno fatto, o perdere componenti importanti che non siano dei nonni. Però so che una famiglia non è mai destinata a restare uguale a se stessa per troppo tempo. Ed è una cosa che ho dovuto imparare. E’ un sistema dinamico dal quale entrano ed escono persone, idee, sentimenti. E’ inesorabilmente soggetta a cambiamenti. E poi, il punto al quale volevo arrivare, finalmente, è che “famiglia” può avere tantissimi significati diversi. Il che vuol dire che è rara la possibilità che non se ne abbia una, pure piccola e disastrata.

Cosa significa “Ohana”?

Chiedetelo ad una signora anziana, che ha deciso di non sposarsi, non ha figli e che magari vive con 15 gatti. Vi dirà che la sua famiglia sono loro, quei furfantelli che le danno tanto da fare. Un giocoliere che gira da anni il mondo con carovane, animali e attrezzature direbbe che la sua famiglia è il circo. Quelle persone (e non solo) con cui si condivide la propria quotidianità e i propri sentimenti. Di cui ci si prende cura. E che quando se ne vanno, per scelta o per forza di cose, non si possono dimenticare, nel bene e nel male.
Allora ho ripensato a “solo e disperato”. Si può essere anche “soli e in santa pace”. Ma disperati no. E allora credo che l’unica cosa che salva dalla disperazione sia una famiglia. Crearne una qualsiasi e magari chiamarla con un altro nome, ma almeno darsi da fare, coltivare un rapporto, perchè poi è anche nel cuore di qualcun altro che possiamo trovare il nostro, quando non sappiamo più che fine abbia fatto. Perso, distrutto. Quando a battere batte pure, ma fa soltanto male.

Poi l’Orient Express delle idee che correva nella mia testa (lo so, non è l’ultimo ritrovato della tecnologia, avrei preferito pure un Italo o un Freccia Rossa, ma vorrei vedere con 38 di febbre come non assomigliare ad una vecchia locomotiva che sbuffa vapore, anche se ha il suo fascino però…) mi ha portata a ricordare questo:

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto.

[Illusioni – Richard Bach]

 

Richard Bach circa un anno e mezzo fa aprì un sito web dove pubblicava riflessioni ed esperienze quasi ogni giorno creando un contatto più diretto con i suoi lettori. Aveva voglia, dopo tanti anni, di conoscere, almeno virtualmente, le persone sparse per il mondo che lo seguono e apprezzano. In poco tempo si creò quella che lui chiamava “family of spirit” che distingueva dalla “family of blood” per ovvi motivi e che sentiva come la famiglia che in qualche modo aveva creato, persone diverse per età, cultura, nazionalità e ci si capiva in inglese. Ovviamente non c’erano tutte le migliaia di persone che hanno letto i suoi libri, contando i più assidui c’erano meno di 50 persone circa. Il bello era che la cosa funzionava anche senza di lui, sono nate amicizie, come la mia con una simpaticissima signora belga che un giorno magari incontrerò…
Questa storia della famiglia la capimmo davvero quando Richard ebbe l’incidente con il suo biplano… Era in fin di vita (lui direbbe in esplorazione di nuovi livelli di coscienza)  ed eravamo tutti molto preoccupati e in ansia e allora la family of spirit si unì di più, creando un gruppo su facebook in sostituzione del sito che fu chiuso e continuando a crescere e a sostenere Richard.  Un legame semplice di rispetto e di gioia per le reciproche vite. I mezzi saranno pure virtuali, ma i sentimenti sono veri, sempre.

“Illusioni” fu scritto circa 40 anni fa… Nessuno potè fare a meno di notare che quella concezione forse fantasiosa e astratta di famiglia alla fine aveva avuto davvero un riscontro. “Famiglia” può avere tanti significati diversi. Ma almeno uno, secondo me, vale sempre la pena di trovarlo.