Quel che per una lacrima è soltanto coraggio

Fintanto che si trova alla fine della rima inferiore dell’occhio, come se ne fosse un’appendice fatta d’acqua, senza una vera forma, semplicemente incastrata tra le pieghe d’espressione del viso, è al sicuro. Si affaccia appena sullo zigomo tenendosi aggrappata con tutta se stessa a dei piccoli solchi nella pelle, accomodandosi in essi e nascondendosi all’ombra del ventaglio di ciglia che la sovrasta.

Guarda giù dal suo nascondiglio. Si ritira e poi si sporge di nuovo, questa volta però un po’ in meno. C’è una sommità e oltre quella non si riesce a vedere cosa c’è.

Pensa.

Cosa accadrebbe se scivolasse per sbaglio? Cosa c’è lì fuori? E se per caso un gioco di luci le facesse uno scherzo attraversandola, proprio mentre si lascia cadere giù, prendendo velocità per superare quel punto altissimo e se lei brillasse suo malgrado rivelandosi per qualche frazione di secondo e se qualcuno attratto da quel luccichio improvviso si voltasse per guardarla? Cristo! Come potrebbe spiegarsi? Non avrebbe scuse, nessun alibi, era lì, è passata ed è stata vista, certo che sì, non c’erano ombre a nasconderla, nessuno che la raccogliesse senza essere a sua volta scoperto!

Sarebbe sola. Nuda e trasparente. La forma data dall’aria che le fa resistenza mentre corre verso il basso sulla pelle. Chiunque, come quella stupida luce, potrebbe passarla da punto a punto con lo sguardo e lei non avrebbe alcun modo per difendersi. La libertà le costerebbe un tratto da percorrere senza veli, sotto ai riflettori, senza ombre che la proteggano. Non può essere se stessa senza esporsi e rischiare di essere riconosciuta e additata da sguardi annebbiati da accenni di stupore.

Perché?

Loro direbbero insicurezza.

Quel che per una lacrima invece è soltanto coraggio.

 

 

Jonathan Torna, l’Estate Va

foto personale

foto personale

-Ah e poi, la sapevi questa? La leggenda narra che durante l’esecuzione di Mentre dormi le persone si innamorano- dice la mia amica M. ammiccando, pochi minuti prima dell’inizio del nostro terzo concerto di Max Gazzè.

Se la mia estate all’insegna del nonsense si potesse rappresentare con un momento soltanto, ecco, penso che questo sarebbe decisamente il più adatto.

Le rispondo con uno sguardo perplesso. Non che le leggende non mi piacciano, anzi, però per definizione devono contenere almeno un po’ di verità e quella sera sembrava ce ne fosse, divisa in abbracci e baci sparsi un po’ in tutta la platea. La cosa non mi riguardava e amen. Intorno a me erano capitati solo altri sguardi persi più del mio. Tutto bene finché si tratta del solito far finta di niente e sperare per una sera di dimenticare le proprie disavventure sentimentali e divertirsi cheinrealtàbisognastarbenedasolieblablabla. 

Poi, però, la vita decide che in realtà è lei a volersi divertire con me e succede che una coppia chiede ai miei amici di far cambio posto durante Mentre dormi per stare più avanti. Succede che all’improvviso li vedo sparire dietro di me e nemmeno loro capiscono il perché di quella richiesta. Succede che dopo qualche secondo, mentre cerco di ignorare la borsa di lei che mi si conficca nel fianco ad ogni oscillazione del suo a tempo di musica, lui si inginocchia, M. urla, lei porta le mani alla bocca e poi sparisce nell’abbraccio del suo futuro sposo e io li guardo atterrita ripetendo nella mia testa che non è possibile, non proprio lì, in quel momento, affianco a me.

Proprio in un periodo che la mia vita sembra non avere un senso e accadono soltanto fatti come questo come a dimostrare che è proprio così e non posso che stare a guardare le vite degli altri prendere direzioni che nemmeno so se voglio sfiorino anche la mia. Vedo persone abbandonarsi totalmente ad esse e vorrei fermarle una ad una per chieder loro se sanno davvero cosa stanno facendo o “così è capitato” e basta. Vorrei sapere se all’improvviso si sono sentiti come illuminati da una luce che ha reso tutto più chiaro e li ha aiutati a prendere delle decisioni così importanti o si sono aiutati con una torcia e i loro sorrisi stanno lì come dei cerotti a nascondere i lividi che si son fatti camminando al buio.

Mi chiedo se sto sprecando tempo a farmi troppe domande mentre invece dovrei mettere del rossetto ai miei pensieri e lasciarli uscire con le risposte stropicciate e usurate da già troppi altri e che a me fanno solo tenerezza. Quando le incontro vorrei invitarle a sedersi e riprendersi ma non faccio in tempo che qualcun altro le ha già invitate al buffet che si terrà dopo la cerimonia in Chiesa a far fronte alle domande degli invitati, tra foto e pasticcini vari.

14087620_10209216545882123_811011132_oNel dubbio ho aperto un libro, preoccupata ed emozionata allo stesso tempo. Preoccupata perché Il gabbiano Jonathan Livingston mi ha salvata già una volta dieci anni fa e non sapevo che effetto avrebbero avuto quelle parole lette ancora una volta. Emozionata perché Bach ne ha pubblicato un’edizione con un capitolo aggiuntivo, nel quale racconta cosa succede allo Stormo Buonappetito quando Jonathan vola via verso nuovi livelli di consapevolezza da esplorare. Sembra banale eppure… Tra le righe c’ero anch’io, di nuovo. C’erano le mie domande. C’è un gabbiano Anthony che rifugge le convenzioni sociali nate in seguito alla scomparsa di Jonathan, in un’epoca in cui la pigrizia mentale dilaga e la maggior parte dei gabbiani segue alla lettera regole e riti stabiliti dagli antenati, senza più porsi domande e accontentandosi delle risposte di comodo fornite dalla società costruita sulla venerazione di miti e sul potere di pochi. Nessun gabbiano più cerca di imparare a volare davvero ma crede che la salvezza si trovi nell’assecondare credenze che non hanno alcun fondamento, rinunciando alla libertà e alla possibilità di dare davvero un senso alla propria vita. Chi come Anthony rifiuta tutto ciò finisce in depressione, in assenza di veri stimoli, si tiene alla larga dalle imposizioni della società prive di logica e si ritrova solo e triste. Finché un giorno incontra Jonathan e il cerchio si chiude.

Allora penso che l’unica cosa da fare sia non arrendersi. Superare i propri limiti e cercare di migliorare se stessi, di imparare, di provare e sperimentare, anche se ci si ritrova a camminare in bilico sul confine delle cose, mai davvero al loro interno e si cade e ci si fa male sotto gli occhi indagatori di chi pensa sarebbe meglio invece rimettersi in fila con tutti gli altri che però, a furia di accodarsi hanno perso completamente di vista dov’è che si sta andando.

 

 

L’Uomo Dei Sogni (Non Miei)

Out in the fields - crilleb50 deviantart

Out in the fields – crilleb50 deviantart

Qualche notte fa ho sognato Brad Pitt.

Lo so, niente di eccezionale, specie se si pensa a quante donne capita di incontrare nei propri sogni l’uomo perfetto e che nella realtà non esiste o perlomeno è irraggiungibile. Non è niente di eccezionale in riferimento al fatto che in genere nei sogni vanno a realizzarsi cose altamente improbabili, che desideriamo o temiamo segretamente e che durante la notte si mettono in tiro, ripetono il copione e si mettono in scena, come se da qualche parte dietro ai nostri occhi ci fosse una casa cinematografica in crisi, in cui si riciclano battute da momenti vissuti davvero e gli attori si presentano in outfit dal dubbio gusto, risultanti da una mescolanza di stili e capi provenienti dagli armadi di tutta la gente che hai incontrato nella tua vita, mentre a te fanno indossare quella camicia orribile che avevi comprato a 13 anni e il cielo soltanto sa dove si trova adesso. Inside Out docet

Quindi il fatto non sarebbe eccezionale, se non fosse per un piccolo particolare: a me Brad Pitt non è mai piaciuto.

Eh no.

Per di più nel mio sogno si è presentato in versione piacione con almeno venticinque anni in meno, capelli tirati indietro con la gelatina a parte un ciuffo che gli ricadeva sulla fronte, sottogiacca con scollo a v e collana stile Marines. Insomma, un Brad Pitt anni ’90: potrei perfino ammettere che sia più attraente adesso. Per puro caso si trovava in vacanza in Italia nello stesso posto in cui da poco ero arrivata anch’io. Lui non conosceva bene l’italiano per cui mi aveva chiesto di accompagnarlo a fare delle commissioni, tra cui comprare dei fiori (!) per decorare il suo bungalow che gli sembrava un po’ triste e io, evidentemente, non avevo granché di meglio da fare. Immagino che a questo punto siate delusi perché dalle premesse sembrava si trattasse di ben altro tipo di sogno, ma credo che se non fosse stato proprio assurdo al mattino non lo avrei nemmeno ricordato.

Più delle immagini e delle parole, quel che resta di un sogno è la sensazione. Quella che nel frastuono creato da tutte le altre durante il giorno finisce per perdersi perché non è abbastanza limpida e forte da invaderti e costringerti a porti delle domande anche abbastanza serie. Sapersi fare le domande giuste è fondamentale. Condiziona fortemente quella che poi diventa la nostra personalissima ricerca delle relative risposte e la questione oggi è più delicata di quanto sembra. Intorno abbiamo mucchi di risposte. Centinaia di aforismi, perle di saggezza che ci scorrono dinanzi agli occhi ogni giorno aprendo facebook o qualsiasi altro social. Nei supermercati ci sono decine di risposte a bisogni che non sapevamo nemmeno di avere. Distinguere quelle che davvero ci servono dalle altre è difficile, la maggior parte delle risposte a nostra disposizione sta lì perché l’abbiamo trovata, ma non cercata.

Così il mio subconscio ha dovuto tirar fuori un personaggio di cui non mi è mai importato decisamente nulla e creare una situazione davvero assurda per attirare la mia attenzione nel caos emotivo in cui mi sono ritrovata ultimamente. Si perché la sensazione che ho provato, al mattino, è stata quella di aver trascorso del ‘tempo’ con una specie di amico, una persona piacevole e familiare, per cui, al di là di tutte le possibili interpretazioni che avrei potuto dare a questo sogno, la sua assurdità l’ho sentita forte come uno schiaffo in faccia. Un sogno mi ha riportata alla realtà, quella degli esami di coscienza e del silenzio, dell’ascoltarsi e del capire profondamente le proprie sensazioni e sentimenti, delle vere motivazioni che ci sono dietro a gesti e parole. Mi sono resa conto di quanto avessi bisogno di revisionare la mia rotta, perché il vento sembra a favore e le acque sono tranquille, eppure, per diverso tempo mi sono comportata soltanto come se mi trovassi in mezzo ad una terribile tempesta.

Anime Troppo Gemelle

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Avete presente quella strana sensazione di pace e familiarità quando osservate una persona e vi accorgete che … vi somiglia?

Tanto.

Troppo.

L’ho provata. Sul serio. Una sera, mentre tornavo a casa in metro. Ascoltavo la meravigliosa Bareilles, abbracciando come al solito il mio zaino e fantasticavo sulle note che risuonavano solo nelle mie orecchie, come non facevo da tempo. Sto pian piano facendo pace con la musica, finalmente. Osservavo persone e ombre notturne fuori al finestrino. A metà del viaggio un tipo prende posto di fronte a me. Carino, semplice. Sistema la sua borsa nera, semplice, sulle gambe. Prende delle cuffiette, le porta alle orecchie, come avevo fatto io poco prima. Collega l’estremità del filo al cellulare. Il mio stesso cellulare. Prende dei fogli dalla borsa, legge, scuote la testa, annuisce. Li posa e inizia a guardarsi intorno, come stavo facendo io. Intreccia le dita. Di riflesso guardo le mie dita, le tenevo già intrecciate da un po’. Io di qua, lui di là. Immersi in due mondi diversi, isolati e adiacenti.

Ho letto uno di quegli articoli che vanno tanto di moda sul web perché riportano le informazioni in elenchi numerati, per attirare l’attenzione ed essere di facile lettura, e tu apri quando non hai voglia di far niente e le 5 proprietà benefiche del rosmarino di cui nessuno ti aveva mai parlato sembrano più interessanti di qualsiasi altra cosa al mondo in quel momento. Questo qui parlava dell’anima gemella e dei 10 infallibili modi per riconoscerne una. Tra queste c’era “l’impressione di conoscervi da sempre”. Ci sta, effettivamente ed è importante, nonostante abbia più volte dovuto capire che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente, anzi, rende solo più difficile e doloroso dimenticare qualcuno quando ormai è tutto finito, proprio perché quell’impressione nasce dal profondo e vuol dire che quella persona era già lì da tempo e l’incontro l’ha solo materializzata lì davanti a te.

Cosa accade però se si incontra qualcuno che non solo da’ quell’impressione, ma sembra proprio te? Te, al maschile. Un’anima troppo gemella. Cercavo di immaginare a cosa stesse pensando, quale musica costruisse la bolla che lo circondava, mi chiedevo cosa ci fosse scritto di così importante su quei fogli, dove stesse andando. I miei pensieri però morivano non appena toccavano l’invisibile barriera che ci separava, come se fosse una linea di simmetria in corrispondenza della quale le immagini che si trovano ai suoi lati si annullano a vicenda.

Tra quei dieci punti nessuno spiega che per essere anime gemelle bisogna avere qualcosa di profondamente diverso e opposto che fa vibrare le bolle che ci portiamo intorno fino a creare delle crepe attraverso cui scorrere e toccarsi, per indagare e capire cos’ha l’altro che ci attira in maniera così forte, per risolvere il mistero che ci attrae e affascina come mai nient’altro prima. Insomma, ci si interessa a qualcuno quando si intravede in lui un qualcosa, una sfumatura, un lato che ci appartiene e non si conosce ancora e pur di raggiungerlo ci si avventura spesso, necessariamente, anche oltre i propri limiti. E’ un lavoro che fanno le anime -appunto- ancor prima che le bolle vadano in frantumi, le mani si stringano, i pensieri si intreccino in parole di cortesia. Che sia giusto chiamarle gemelle per quel di più che spinge a cercarsi vestito da desiderio, curiosità, tensione che di notte non fa prendere sonno poi non lo so, perché le anime che a primo impatto ci appaiono tali, in realtà, di gemelle hanno soltanto le domande che portano dentro sé.

Post Giocoso #3: Tag Whatsapp – Contatti Momentanei

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Grazie a scrittore55 per avermi scelta per questo tag un po’ diverso dal solito e intrigante, chissà quante volte è capitato di star lì ad immaginare situazioni del genere ed è l’occasione questa per giocarci un po’ su 🙂

Le regole sono:

– Utilizzare il logo

– menzionare chi ha creato il Tag (mi scusi il creatore/creatrice ma non ho capito chi è)

– inviare i “messaggi e/o immagini”

– nominare 10 blogger ed avvisarli della nomina

Tag: Come vi sentireste se, stasera, aprendo l’App di WhatsApp un insolito messaggio vi avvertisse della presenza di “Contatti Momentanei” a cui sono associati “nomi” e non numeri telefonici, ai quali (dalla mezzanotte al sorgere del sole) sarà possibile inviare un messaggio e/o immagine? Gli “intrusi” sono 10 e sono i seguenti:

1) Una persona di cui hai perso ogni traccia. Le direi che in fondo se ci siamo perse un motivo c’è e non si poteva far altrimenti. Le chiederei come sta, cosa sta facendo adesso e se le è capitato di incontrare qualcuno che abbia scombinato i programmi della sua vita costringendola a seguirlo attraverso strade che neanche immaginava esistessero. Le direi che a me è successo ed è stato rischioso e bellissimo, anche se è qualcosa che assolutamente non mi servirà in nessun curriculum.

2) Un’amica scomparsa. (o amico): Nessuno che sia scomparso in quel senso, quindi passo

3) Un/a parente stretto che non c’è più. Direi ai miei nonni che mi mancano.

4) Qualcuno che può svelarti un segreto del tuo futuro. Di non provarci nemmeno a farsi scappare qualcosa di bocca, mi metterebbe l’ansia.

5) Qualcuno a cui vuoi chiedere “scusa”. Chiederei scusa ad una persona che non sempre riesco a comprendere come vorrei e dovrei. Solo che è difficile e non servirebbe nemmeno whatsapp.  

6) Qualcuno a cui vuoi gridare una verità scomoda! Gli/le direi (si, ci vorrebbe più di una chat) di cercare la fonte del proprio malumore e insoddisfazione tra le proprie scelte di vita, piuttosto che tra quelle degli altri. In breve, di non rompere.

7) Un personaggio del “passato”.  Chiederei a qualche faraone se davvero avevano inventato qualcosa di simile ad una lampadina o se avevano ricevuto visite da navicelle spaziali. Così Giacobbo si metterebbe l’anima in pace e io con lui.

8) Un personaggio del “presente”. Chiederei alla Rowling di scriverci anche un libro sull’ottava storia di Harry Potter che verrà soltanto messa in scena a teatro. Sarebbe anche una bella esperienza, ma ci siamo innamorati di quel mondo attraverso i libri e sarebbe più giusto per i fan di tutto il mondo.

9) Un personaggio del “futuro”. Vorrei sapere da qualcuno se hanno inventato poi il monopattino a levitazione magnetica, così inizio a mettere da parte i soldi 😀

10) Il SIGNORE o il destinatario della tua FedeGli farei notare che, è vero, la divinità è da ricercare in ognuno di noi, solo che alcuni credono di essere davvero dei padreterni per cui, nel passare il messaggio deve esserci stato qualche errore di interpretazione. 

Per questo tag nomino:

gigifaggella

AncoraIo

Aida

Kikkakonekka

Stefan Riznic

PS. Mi sono iscritta da pochissimo su Pinterest e mi chiedevo se qualcuno di voi è anche lì. Sto cercando ancora di capire come funziona, ma sembra carino 🙂

I(n)spirare

ildubbio

Sicuramente esistono tanti altri modi di vivere. Spesso mi perdo ad osservarli nei gesti, nelle parole e nelle decisioni degli altri. Mi chiedo cos’è che li anima, cosa li spinge verso l’attimo successivo, cosa li fa sentire vivi.

Cosa li ispira.

In questo periodo mi sento come se volassi a vista, i comandi automatici dell’aereo sono tutti scassati e mi tocca regolare i parametri a mano, il che sarebbe pure divertente se non fosse per il fatto che avrei bisogno di concentrarmi su altro e posso solo immaginare come si possa star bene a qualche centinaia di metri più su, potendo osservare il mondo dall’alto, ma per davvero, con il cuore che sussulta ad ogni vuoto d’aria, come se fosse innamorato. Diciamo che non è tanto male in fondo, rispetto all’evenienza di dover affrontare un’altra avaria, però manca qualcosa.

L’ispirazione, appunto.

Uno spunto, un’idea folle, un amore, una scia di polvere luminosa che ti passa accanto chiedendoti di saltare a bordo senza pensarci troppo e senza osservarla con troppa attenzione perché finirebbe per spegnersi e depositarsi al suolo come tanta altra comunissima polvere. Mi son guardata indietro e mi sono resa conto che ho sempre viaggiato in avanti nel tempo così. Credo di non saperlo fare diversamente. Cerco un guizzo, un’idea sfuggita ad un incubo, una nuvola che attutisce i passi.

No, non la si può cercare, non consciamente. L’ispirazione capita. Si mette di traverso sulla tua strada all’improvviso e hai solo pochi istanti per decidere se seguirla o no e il punto non è tanto il come e il quando questo accade, ma è proprio la mancanza di voglia e di spirito da parte delle persone di prendere quello spunto e farlo proprio, metterlo negli ingranaggi della propria giornata e farlo funzionare. All’ispirazione non è che si può dire aspetta che c’ho da fare, magari più tardi. Quella s’offende. Se ne va. Torna a vagabondare tra i cuori persi, alla ricerca di quello giusto che possa accoglierla. Alla lunga finisce per sbiadirsi, come una passione pallida per l’insoddisfazione.

Così da un lato c’erano persone troppo impegnate a vivere, dall’altro osservavo quei fantasmi di creatività stanchi e davvero non sono riuscita a capire. Si fa più caso alle ispirazioni?

Io per il momento mi tengo stretta l’ultima che ho trovato, sperando che non si esaurisca troppo in fretta.

 

Mega Post ‘Giocoso’: Liebster Award 2015 E Leggi e Vivi Tag Di 25 Domande Sui Libri

Pensavo fossero due giochi diversi anche se si parla sempre di libri, poi ho letto meglio e mi sono accorta che in effetti non lo sono e avevo fatto confusione! Creo un unico post per rispondere a tutto comunque, visto che l’argomento è lo stesso e mi piace 🙂

Dunque, andando per ordine …

Grazie a Chiara di A zonzo fra le pagine per la nomina al Liebster Award 2015 🙂 Procedo a rispondere alle domande poste da lei:

1) Avete l’abitudine di leggere più volte un romanzo? Se si quale romanzo è stato oggetto di questa psicosi?

Abitudine no… Però mi è capitato con la saga di Harry Potter, follia allo stato puro, ho riletto 3 volte i primi due, due volte il terzo e il quarto, poi mi fermai lì causa altri impegni, ma il desiderio di riprendere la ri-lettura c’è ancora anche se è passato tanto tempo… Per quei libri ho un amore incondizionato!

2) Dovete regalare un libro sapendo che colui o colei che lo riceverà ama il genere drammatico, qual è la vostra scelta?

Mmm… Non saprei. Cercherei un thriller, però al momento, anche se è un giallo, mi viene in mente 10 Piccoli indiani di Agatha Christie che è pazzesco dal punto di vista della suspense e per il finale quello si privo di lieto fine!

3) Leggi perchè…..?

C’è un altro modo per vivere qualche ora in un mondo diverso da questo? 🙂

4) Come appuntate i brani dei libri che più vi piacciono?

Da qualche tempo ho preso a mettere orecchiette alle pagine che li contengono, promettendomi di tornarci e ricopiarli, ma spesso però torno solo a rileggerli quando mi ronzano in testa.

5) Kindle mania? Lo avete? Se si, avete registrato un aumento del numero di letture?

Ho l’app Kindle di Amazon, che è stata necessaria per qualche e-book …  Non la adoro comunque, anzi preferisco i libri di carta sempre xD

6) Programmazione dei post: quanto è importante per un blogger?

E’ importante se si vuole tenere un certo ritmo, indispensabile… Allo stesso tempo toglie spontaneità e visto che non sono un giornale non programmo niente, al massimo prendo nota mentalmente dell’ultima volta che ho scritto e di quando vorrei farlo di nuovo … e poi capita di scrivere due post in un giorno o tre in due mesi 😀

7) Quale particolare ti affascina più delle librerie?

Mi piacciono le persone che vagano in religioso silenzio e rispetto degli altri. Quasi non accade più nemmeno nei luoghi sacri… L’atteggiamento di riverenza nei confronti di scaffali e libri fa si che ognuno possa sentirsi a proprio agio qualunque sia il genere che preferisce ed è bello secondo me.

8) Avete a disposizione un coupon di 50 euro: per quali romanzi opteresti?

Ho una wishlist proprio sul desktop del pc…! Ovviamente poi vengo presa da qualcos’altro e quella resta lì ad ingigantirsi. Penso che se avessi un coupon del genere prenderei tutti i libri di Richard Bach che mi mancano comunque 😀

9) Quale libro consiglieresti al tuo peggior nemico?

Qualcuno dei miei libri preferiti ovviamente 😀

10) Hai 2 minuti per convincere una persona che leggere è vita. Cosa le diresti?

Le direi che potrebbe lasciarsi incuriosire da un genere o da un titolo, farsi un giro in una libreria e immaginare che qualcuno di quei libri potrebbe avere risposte ad alcune delle domande che la tormentano. Potrebbe avere un colpo di fulmine con qualcuno di loro così come potrebbe non accadere proprio niente. Le direi di darsi l’opportunità di scoprire un mondo in cui ognuno di noi può trovare una propria dimensione, personalissima, soltanto.

REGOLE DEL GIOCO:

Ringraziare il blog che ti ha nominato.

· Rispondere alle 10 domande.

· Nominare altri 10 blog.

· Porre 10 domande.

· Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Perdonatemi se ne scelgo solo 5 perché ho delle nomine da fare anche per l’altro gioco e giro le stesse domande alle quali ho risposto io… Ecco i blog, spero vi faccia piacere partecipare sempre così per divertirci a conoscerci meglio 🙂

crisnelpaesedeilibri

antoniodileta

elenagozzer

ilperdilibri

lazonafrank

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Il secondo gioco a cui sono stata invitata a partecipare è Leggi e Vivi Tag di 25 domande sui libri creato da raccontidalpassato e ringrazio Erik di Occhi al futuro per avermi nominata 🙂 Ecco le domande:

1) Come scegli i libri da leggere?

Di solito hanno un’attinenza con un mio stato d’animo o qualcosa che mi ronza in testa. In genere comunque mi guida la curiosità o certe volte dei veri e propri colpi di fulmine!

2) Dove compri i libri: in libreria o online?

Principalmente in libreria, online se quel libro lì non è presente.

3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

No, mi capita di acquistarne anche mentre ne sto leggendo un altro. Se me ne capita tra le mani uno che cercavo non me lo lascio scappare!

4) Di solito quando leggi?

La sera prima di andare a dormire, o al massimo di pomeriggio se ho del tempo libero. Non mi piace leggere di mattina, ho questa fissa quasi da sempre!

5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

No, se voglio quel libro non importa quante pagine abbia… nel caso ci metto solo più tempo a finirlo xD

6) Genere preferito?

Non ne ho uno in particolare, un tempo avrei detto i gialli, ma adesso romanzi più in genere.

7) Hai un autore preferito?

Si, ed è Richard Bach *_*

8) Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

I libri mi hanno incuriosita e affascinata da sempre, per quel che ricordo, anche se non sono una lettrice assidua come vorrei comunque…

9) Presti i libri?

Eeeehm. Nota dolente! Sono gelosissima dei miei libri, li presto se so che quella persona ne avrà cura come farei io xD

10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Assolutamente uno per volta. Non riesco proprio a lasciare le cose in sospeso…

11) I tuoi amici/famigliari leggono?

Si, i familiari meno, i miei amici sicuramente.

12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Non penso di poter fare una media… alcuni libri sono rimasti sulla mia scrivania per mesi, altri solo pochi giorni… dipende da un milione di variabili!

13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Ehm, si. Solo che sono un po’ cecata e spesso lascio perdere per non sembrare fissata!

14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?

Tra quelli che ho letto e conosco senza dubbio il Gabbiano Jonathan Livingston di Bach. Lui ha salvato la vita a me, non potrei non ricambiare.

15) Perché ti piace leggere?

Domanda simile a quella dell’altro gioco… Semplicemente non c’è altro modo per vivere esperienze e avventure che mai e poi mai potrebbero capitare nella realtà. Inoltre quando si legge ci si trasferisce temporaneamente altrove e quando si torna, come da ogni viaggio, casa propria sembra un posto diverso, più stimolante, con altre opportunità e si vive guardando le cose con occhi nuovi.

16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Si anche in prestito. E’ stato sempre un modo per fare scoperte interessanti visto che di mio quel libro per milioni di motivi non lo avrei mai preso. Inoltre una volta letto e restituito devo comprarlo… Non riesco a non avere libri che ho letto xD

17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

Ebbene… questa è una grave macchia nella mia carriera da lettrice. Non ho mai finito Uno, nessuno e centomila di Pirandello. Anzi, lo cominciai appena e lo abbandonai perché non riuscivo a concentrarmici su. Era più forte di me. Per mia difesa forse posso dire che ero troppo piccola per una lettura del genere, però ho intenzione di riprenderlo!

18) Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?

No anzi è raro che trovi una copertina che mi piaccia, nonostante adoro il libro. Infatti quando da piccola ebbi in regalo il primo libro di Harry Potter lo lasciai sullo scaffale per settimane prima di iniziarlo. La copertina davvero non mi ispirava xD

19) C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?

Nessuna, però grazie al mondo di wordpress ho avuto la possibilità di conoscere qualche casa editrice indipendente, di quelle fuori dai grandi marchi ma valide e professionali e con titoli interessanti.

20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?

Si, specie se si tratta di un viaggio lungo. E’ bello sapere di avere con sé sempre quella porticina che ti fa fuggire dal mondo per un po’.

21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

La saga di Harry Potter decisamente…

22) Come scegli un libro da regalare?

Beh prima di tutto deve essere un libro che ho già letto. Secondo cerco di capire se è nelle corde della persona a cui vorrei regalarlo, se potrebbe apprezzarlo e ha qualche attinenza con lei.. Un libro è il regalo più bello che si possa fare, ma si tratta anche di una scelta delicata perché è un po’ come regalare anche un pezzetto di se stessi all’altro.

23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

Si è ordinata per autori preferiti. Ho intenzione però di cambiare, non so ancora come 🙂

24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

Le leggo anche se non le adoro. Interrompono la lettura, ma delle volte sono necessarie per capire cosa si sta leggendo.

25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?

Una volta le leggevo, così per andare in ordine, ma mi sono resa conto che mi annoiavano troppo e non vedevo mai l’ora di iniziare il libro vero e proprio… Adesso le salto alla grande, ci torno quando finisco di leggere il libro di cui ho già un’idea personale.

 

Eccoci alle regole, che sono praticamente le stesse:

-nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
-cita sempre il blog che ha creato il tag
– ringraziare con un articolo il blog che ti ha taggato
– avvisare i blog che hai taggato

lo stesso vale per i blog che nomino qui, sarebbe divertente conoscervi meglio partecipando al gioco, se vi fa piacere 🙂

laurarosa3892

raffaelepetrillo

lasteledirosetta

zzzorro

lucia250

 

 

Sul Filo Del Rasoio (Di Occam)

“A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.”

Questa è la formulazione più nota e famosa del principio del Rasoio di Occam. William of Ockham era un frate e filosofo inglese che nel XIV secolo pensò ci fosse da frenare l’entusiasmo di troppi pensatori che tiravano fuori troppe teorie con troppe ipotesi con conseguenti troppe conclusioni che poi tra loro di diverso avevano ben poco.
In pratica senza questo principio a scuola avremmo dovuto imparare teoremi inutilmente complessi e lunghi, infatti, per fortuna, adesso si trova alla base del moderno pensiero scientifico. Si parte da ipotesi e si arriva con deduzioni che sono giusto quelle strettamente necessarie, alla tesi. Niente di più e niente di meno, il che è anche confortante, perché vuol dire che non si è forzata la mano per giungere ad un risultato, né che questo ultimo sia vago e campato in aria.

Diciamo che a me è venuto in mente il signor Occam perché se potesse mi manderebbe al diavolo in questo momento senza darmi nemmeno il tempo di replicare. Più in generale, infatti, la questione è che complicarsi la vita è inutile. E lo so, non ci voleva lui per ricordarlo. Per tenerlo a mente, tuttavia, lo trovo abbastanza efficace.

Complicarsi la vita significa perdersi nel labirinto delle supposizioni quando si cerca a tutti i costi di darsi una spiegazione per un qualcosa che è avvenuto e non si è ben capito come. Si pensa e ripensa sempre alle stesse cose, si rimurgina, si rimanda indietro il film centinaia di volte con il rischio di consumarsi la testa, se ne analizza ogni dettaglio al microscopio del tempo che si spreca in un lavoro che alla fine, puntualmente, fa che si arrivi ai titoli di coda senza aver trovato ancora un senso abbastanza soddisfacente da darci un taglio con quella storia, per sempre. Ci si chiede dei perché assurdi, si tirano in ballo eventi causali che non finiscono mai per affluire naturalmente tra quelli realmente accaduti ma fanno si che oltre al film nella nostra testa si inizino a girare i remake, che poi si sa, non sono mai belli come l’originale a cui sono ispirati. Bisognerebbe smettere di pensarci e andare avanti, come se nulla fosse accaduto, è vero, ma sarebbe davvero possibile se almeno le domande la finissero di tendere agguati ogni volta che si prova seriamente a distrarsi e dedicarsi ad altro. Di una spiegazione si ha bisogno ed è impossibile far finta di niente. Cosa avrei potuto fare o dire affinché andasse diversamente? In quale limbo finiscono i ci sarò? Come si può non prendersi cura di qualcosa di bello? E così via.

Il respiro incontra il vetro freddo che separa da ciò che si vorrebbe poter rimettere in sesto, ma che ormai è perso. Perciò se prima almeno era possibile ancora guardare, pur senza toccare o intervenire in qualche modo, adesso pian piano le immagini iniziano a sfocarsi e confondersi. L’unica e sola rimasta nitida è quella al di qua del vetro. Il risultato dell’evento è quel che si è e si ha intorno a sé. La soluzione più semplice, sempre a detta di Occam, non è la più superficiale, ma quella che sembra vera, che coincide perfettamente con quell’unica immagine che ci racconta com’è che è andata, nel modo più lineare possibile. Questo discorso, in fondo, ha molto a che fare con l’essere consapevoli e la capacità di vedere le cose per quelle che sono.

Messa così pare addirittura facile. Lo sarebbe davvero, in realtà, soltanto se il vero problema non fosse in fondo la paura di dimenticare.

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Io Mi Chiedo Questo

I giornalisti e tutti quelli che si occupano di media danno risposte in genere e, soprattutto, cercano domande. Le cercano negli sguardi delle persone, nella loro rabbia, nei gesti. Colgono impressioni e sguardi. Dei più, il cui sguardo cupo è riflesso, rimbalzato dagli occhi di altri e le cui parole sono copiate, riassunte e rimescolate con qualche emozione del momento, ma propria. Allora senza badare a troppi particolari dal tutto se ne cava una sola domanda più grande. Ed una sola, si spera abbastanza esaustiva, risposta. Anzi no, due. Due campane. Due aspetti contrapposti, due schieramenti, due punti di vista, due persone, due ragazzi, due esseri umani, due famiglie, due dolori, due silenzi urlati senza troppo rispetto, due età entrambe minori della mia. E poi, le stesse paure. E la reale possibilità che diventino fatti sui quali combattere con le parole battaglie davvero molto più lunghe di quelle che invece in pochi istanti si decidono e decretano un sopravvissuto, da una parte o dall’altra, in un tempo insufficiente per pensare.

Questa mattina ho sentito uno di quelli che si occupano di media dire che la mia è una città particolarmente difficile. In un moto di rabbia ho iniziato a pensare alle parole che ho scritto prima e poi alle mie domande.

Perché deve esistere per forza nell’immaginario collettivo una città più difficile di altre, il che non è assolutamente vero?

Perché deve esistere una sola grande domanda e non tante altre sfaccettature che meriterebbero e tanto di essere svelate e urlate un po’ allo stesso modo?

Perché devono esistere dei mostri e non qualche esame di coscienza in più, pesi e misure sfalsati e non umanità per chi, quando capita si trovi dall’altro lato, non suscita nemmeno un minimo di emozione in tutte quelle persone che dimostrano così platealmente di averlo davvero un cuore?

Perché c’è il bisogno impellente di generalizzare sempre su tutto e tutti? Che poi da qui nasce infine la necessità di difendere il lavoro di tutti per il gesto di uno, o la serietà di una città per gli errori di un altro, un out-out così stretto che non lascia spiraglio alla difesa di una cosa ancora più importante, per me, il diritto di tutti a non dover più sentire soltanto tutta una serie di piagnistei e ad una ricerca molto più seria, concreta e razionale della verità.

Rispondi Con Un Libro: Test Fantasia

Mi sono cimentata anch’io nel gioco-test proposto da SognidiRnR, a sua volta preso da http://liveeread.wordpress.com/ che consiste nel rispondere a 15 domande riguardo se stessi con i titoli di libri letti. Il risultato in qualche modo dovrebbe rispecchiare la propria personalità, e in verità mi sono molto divertita anche a fare un po’ di ironia 🙂

Avanti il prossimo, spero di vedere qualcun altro tra voi provare a rispondere e a raccontarsi un po’!

 

1) Sei maschio o femmina?
Carmilla, la fanciulla vampiro, LeFanu
2) Descriviti
Il gabbiano Jonathan Livingston, Bach
3) Cosa provano le persone quando stanno con te?
Sulla Felicità, Seneca
4) Descrivi la tua relazione precedente
Che pasticcio, Bridget Jones!, H.Fielding
5) Descrivi la tua relazione attuale
L’ABC della relatività, B. Russell
6) Dove vorresti trovarti?
Il giro del mondo in 80 giorni, J.Verne
7) Come ti senti nei riguardi dell’amore?
Le notti bianche, Dostoevskij
8) Come descriveresti la tua vita?
Le avventure di Sherlock Holmes, Doyle
9) Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
Un ponte sull’eternità, R. Bach
10) Dì qualcosa di saggio.
Fermate il boia, A. Christie
11) Una musica.
Bolle di sapone, G. Rodari
12) Chi o cosa temi?
I promessi sposi, A. Manzoni
13) Un rimpianto
La verità del ghiaccio, D. Brown
14) Un consiglio per chi è più giovane
Il cielo ti cerca, R. Bach 
15) Da evitare accuratamente
10 piccoli indiani, A. Christie