Primula.

foto personale

Nina scorge dietro al vetro del balcone della sua stanza lasciato nudo dalla tenda mai dritta e ferma al suo posto una macchia viola nel vaso rettangolare ormai abbandonato a se stesso. C’erano delle primule prima dell’estate che si erano seccate con il troppo caldo anche nel suo balcone più fresco e non ne era rimasto più nulla. Nina aveva visto crescere qualcosa nelle ultime settimane ma pensava fossero le solite erbacce. Si accovaccia vicino al vaso, silenziosa.
Nina altre volte si era tenuta tra le braccia rannicchiata sul divano per paura di perdersi dei pezzi come fosse fatta di sabbia, granelli che potevano scivolare via da ogni punto, irrecuperabili, inafferrabili. Poi si era stretta in un cappotto e si era fatta pietra aggredendo l’aria mentre passeggiava per le strade della cittadina a tratti familiari, altre volte estranee.
Guarda la primula intontita che non sa neanche lei come fa a trovarsi lì appena sbocciata. Ha ragione, pensa. Fa paura essere un fiore se nessuno te l’ha mai insegnato. Dove eravate, voi che adesso guardate, quando c’erano solo terreno e sassolini?
Io c’ero, le sussurra Nina, io c’ero.

ComeDiari #19: Il tempo dimenticato

Ci sono alcune cose che scrivo solo per me. Perché non le ritengo adatte al blog, perché non avrebbero alcun senso nel filo del discorso che uno cerca di mantenere. A volte non le scrivo nemmeno e allora rimangono come pensieri ingabbiati che a tratti diventano feroci, altre volte apatici e rassegnati. Altre volte mi nascondo dietro le metafore perché la realtà mi sembra priva di magia, ma è come far prendere a quel che ho dentro solo un’ora d’aria senza liberarlo davvero.
Vorrei poter riuscire a dire che ho paura.
Vorrei poter riuscire a dire che non credo più in un sacco di cose. E che a volte il mondo mi sembra irrimediabilmente un pericolo continuo, che mi piacerebbe vivere da sola, non sentire il rumore dell’insoddisfazione e del malessere degli altri, perché non lo voglio, non l’ho chiesto, perché mi distoglie da me stessa a tal punto che ancora non so chi sono e cosa voglio.
Non credo nella politica, non credo nella democrazia, la religione è perfino più inutilmente complicata. Gli unici progressi che la società può fare sono quelli che in qualche modo generano soldi. Ho paura di essere in difetto con qualche stupida regola burocratica, ho paura di perdere quello per cui ho lavorato. Ho paura di dimenticare di essere stata brava e di meritare quello che ho ottenuto. Ho paura di dimenticare di essere stata brava e che posso esserlo di nuovo e non per piacere a qualcuno, ma perché lo sono e basta.
Vorrei star qui e prendere ogni trauma, ogni automatismo e raccontarlo, smontarlo e renderlo innocuo, impotente e fare le cose con consapevolezza, perché così voglio essere. Voglio sapere chi sono. Non voglio diventare qualcosa che non mi piace. Non voglio più sentirmi in colpa, rimandare la mia vita a quando i problemi spariranno, solo una settimana, solo un’altra ancora e alla fine non ricordavo nemmeno più come se ne era andato il tempo. Ho passato giorni a ricostruire gli ultimi anni guardando le foto sul cellulare, perché a me sembrava solo di essermi risvegliata senza memoria dopo un viaggio attraverso un buco nero.
Vorrei riuscire a raccontare del panico, quando qualcosa mi ha ricordato un momento orribile e all’improvviso non c’era più l’aria e non c’era più il futuro.
Vorrei poter parlare di me senza avere paura di sembrare sbagliata o di star facendo qualcosa di sbagliato.
Voglio ricominciare da quello in cui credo, dai i ritmi della natura che un fiore mi ha insegnato, da quelli della Luna e delle stagioni. Dal profumo di una torta o del pane caldo. Voglio uscire dal gioco umano di creare drammi e poi perdere il doppio del tempo per trovarne le soluzioni, che se ci pensate è follia. Il corpo ha una sua intelligenza, ma nessuno lo ascolta perché la mente ci distrae continuamente cercando il piacere. Vorrei ricordare tutto, tutto, perché il tempo vola ma solo perché abbiamo poca memoria e dimentichiamo la maggior parte dei giorni che ci lasciamo alle spalle. Il tempo non è perso, è dimenticato.

*… Chissà Dove Aspetta.. Un Fiore …*

“Di che cosa sono fatte tutte le emozioni
e dove piano aspettano distratte
che una scusa di bufera o terremoto
le sprigioni da quell’angolo remoto
di ogni stupida paura? 
Così accade negli incontri casuali
che due amanti chiusi
com’è chiuso il pugno dei più soli,
si ritrovino le braccia come ali
che il destino consapevolmente
faccia verità di un sogno
dove sboccia un fiore sopra la neve … “

[Buon Compleanno – Max Gazzè]

* …Grazie Max ღ… *

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Ieri pomeriggio Max Pezzali è stato al centro commerciale qui vicino per una sessione di incontro con i fan/firma autografi, riservata esclusivamente a chi aveva già comprato il nuovo cd, celebrativo dei suoi 20 anni di carriera. Esclusivamente, già, purtroppo, perchè mi trovavo solo di passaggio e il servizio di sicurezza spropositato rispetto alle effettive presenze non ha fatto sconti.

Allora sono stata per un po’ dietro le transenne a guardare e ascoltare le canzoni del nuovo cd, le più belle di questi anni in duetto con altri cantanti italiani insieme ad altre nuove.

E non potevo crederci di averlo lì.

Ci sono praticamente cresciuta. Quando avevo 10 anni e mi chiedevano chi fosse il mio cantante preferito rispondevo senza ombra di dubbio Max Pezzali. Che poi erano gli 883. Ovviamente piacevano ai miei ed è per questo che li conoscevo. Ma son sempre stata innamorata della sua voce e la primissima canzone che ho imparato a memoria in vita mia è Come mai.

Me ne sono ricordata ieri pomeriggio. Quando con delle perfette sconosciute, mentre scattavo foto, mi son ritrovata a cantare sulla base del cd. Meravigliandomi che le conoscevo ancora tutte. Strofe intere, imparate quando lui era l’unico. Poi ultimamente l’ho perso un po’ di vista e tra i miei preferiti ne sono arrivati tanti altri. A lui però voglio bene, come se fosse un fratello, che potrebbe cantare qualsiasi cosa, la sua voce mi emozionerebbe comunque.

E mentre la guardia più vicina a me potrebbe davvero sottoscrivere ogni parola, giacchè me ne sono accorta che ogni tanto mi guardava incredulo, io avevo l’aria un po’ trasognata, mentre parole che non ascoltavo da tanto tempo mi riportavano indietro tra emozioni e ricordi. Parole di amori bellissimi, amicizie, aspettative e opportunità, delusioni e dolori.

E nel frattempo pensavo alle persone che ti prendono in giro, promettono, trattano male, sempre pronte dietro l’angolo a trascinarti in situazioni assurde. Tu non puoi far altro che trovare un appiglio e tenerti più forte che puoi. Sembra che le cose capitino e non le scegli più. Sembra che stiano parlando nel tuo interesse, ma in realtà non c’entri nulla. Credo che il segreto sia tenere la testa quanto più fuori dall’acqua, per non affogare insieme a loro. Solo che è faticoso, ma sempre meglio che non avere proprio scelta.

Perchè è la solita storia…

Io
di risposte non ne ho
mai avute mai ne avrò
di domande ne ho quante ne vuoi

e tu
neanche tu mi fermerai
neanche tu ci riuscirai
io non sono
quel tipo di uomo e non lo sarò mai

Non so se la rotta è giusta o se

mi sono perduto ed è
troppo tardi
per tornare indietro

così meglio che io vada via
non pensarci, è colpa mia
questo mondo
non sarà mio

Non so
se è soltanto fantasia
o se è solo una follia
quella stella lontana laggiù

Però


io la seguo e anche se so

che non la raggiungerò
potrò dire
ci sono anch’io…

Non è
stato facile perchè
nessun’ altro a parte me
ha creduto

però ora so

che tu
vedi quel che vedo io
il tuo mondo è come il mio
e hai guardato
nell’uomo che sono e sarò

Ti potranno dire che
non può esistere
niente che non si tocca o si conta o si compra perchè
chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te

E so
che non è una fantasia
Non è stata una follia
quella stella
la vedi anche tu

perciò

io la seguo ed adesso so
che io la raggiungerò
perchè al mondo
ci sono anch’io…