La Notte di Natale

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Prima parte, La Notte di Halloween.

Ho fame. Ho le dita congelate. E questa dannata serratura si è bloccata.
Si sta facendo buio ed è saltata la luce. Mi guardo intorno per cercare qualcosa in camera mia che possa aiutarmi. Mannaggia tutto.
Prendo il cacciavite dal cassetto della scrivania e inizio a smontare la serratura. Sono entrata qui per incartare un po’ di regali di nascosto. Tra poco sarà la Mezzanotte. Questa porta raramente viene chiusa a chiave. Forse per questo si è bloccata. Butto un occhio al balcone. La luce naturale scarseggia. Non ricordo come fosse il tempo fuori quando sono entrata, ma adesso l’aria sembra spessa e bianca. Ho provato a chiamare aiuto quando ho scoperto di esser rimasta chiusa in camera mia, ma nessuno mi ha risposto. Non è possibile che non mi abbiano sentita. Quando la corrente elettrica è andata via è calato il silenzio. Porca miseria. Ho freddo e non riesco a fare forza, lo scrocco è a forma di uncino e si è incastrato. Tiro un calcio alla porta. Provo a bussare e a chiamare di nuovo. Solo il vento tenta una timida risposta.
Mi avvicino al balcone. Le lucine blu e rosse che decorano i balconi del palazzo di fronte sono sfocate. Vado a cercare il telefonino. Nessun messaggio. Per un attimo mi manca il respiro quando mi rendo conto che questa Vigilia lui non scriverà. Mi guardo intorno, ma stavolta cerco con gli occhi un appiglio. Non è colpa mia. In fondo non ci ha messo molto a dimenticarmi. Tra il poco e il niente, voleva che scegliessi per il niente, è evidente. Non posso vacillare adesso. Mi siedo sul ciglio del letto. Gli occhi finiscono di nuovo sulle luci di Natale oltre i vetri appannati della mia stanza. Le imploro di restare lì. Di non andarsene. Almeno loro. Solo un momento, ancora. Finisco automaticamente tra i messaggi di un anno fa. Questo però è rimasto senza mittente.
“C’era qualcosa che volevi stasera. Se ti sbrighi sei ancora in tempo. La notte è appena iniziata”. Qualsiasi persona sana di mente seguirebbe le indicazioni provenienti da messaggi anonimi ricevuti durante la notte di Halloween, come no. Non ricordo nulla di quella notte, solo che presi ad inseguire risate di bambini nella nebbia. Mi risvegliai il giorno dopo nel mio letto. Sul telefono trovai un suo buongiorno. È ancora lì. Era il suo solito modo di rispondere senza rispondere. Sbuffai, ma un calore piacevole come al solito si diffuse dalla mano al cuore. Eppure, chissà, quella volta svanì in fretta. Un po’ come la paura di guardare attraverso la nebbia. Il vento annuisce lasciando oscillare le luci sfocate. Mi alzo. Torno velocemente verso la porta. Tiro forte. La porta si apre. L’albero di Natale in corridoio è acceso. Sento rumori di bicchieri, risate, profumi dolci, una luce calda abbraccia tutto il salone. Questa volta penso che la ricorderò, la magia.

Short #5

Vorrei soffiare via la nebbia dalle mie risposte e dalla tua pelle e dalle mie mani che si allungano ma toccano ansie informi, oggi, invece che te.

*…Problemi Tecnici Di Trasmissione…*

“Una nube non sa perchè si muove in quella determinata direzione e a quella velocità.
Sembra un impulso… questo è il luogo in cui andare adesso.
Ma il cielo sa le ragioni e i disegni dietro tutte le nubi,
e anche tu lo saprai, quando ti eleverai così in alto da vedere oltre gli orizzonti.”
[Richard Bach-Illusioni]

Una volta una mia amica disse che le persone che amiamo possono anche avere prospettive diverse dalle nostre e che non è nostro compito convincerli della validità dei percorsi che preferiremmo per loro… Nel caso loro ne scelgano altri che non ci convincono del tutto. Non ci sarebbe alcun motivo, infatti, della loro presenza nelle nostre vite. Convincere qualcuno a percorrere una strada che noi riteniamo sia più giusta per loro significa abbandonare il proprio sentiero, fare una deviazione ritrovandoci sul sentiero di qualcun altro, creando un ibrido, un sentiero che non è più né il nostro, né il loro, ma una sorta di zig-zag confuso e senza senso che molto probabilmente non porta da nessuna parte, se non ad un furioso litigio con annesso faticoso ritorno sui propri passi…
Un po’ come un passeggero in auto che improvvisamente piazza le proprie mani sul volante tentando di cambiar direzione. Si finisce contro un albero, o un palo, quasi certamente. Già. Intanto mi chiedo, e se il passeggero piazzasse le mani sul volante per impedire che ci si vada a schiantare da qualche parte? Non sarebbe quasi un dovere intervenire? Direi di si. Ma capita che, mettendomi io stessa in questa situazione, non appena tento di avvicinarmi mi sento dire cose del tipo –Grazie mille del consiglio, ma adesso sono io che guido, finchè non sarai tu a guidare non potrai mai capire fino in fondo, apprezzo lo sforzo comunque.- E più la mia testardaggine mi dice di insistere e più vengon risparmiate parole, fino a concentrare il concetto principale in una specie di –Lascia stare, non puoi capire!-. Addirittura, invece di ascoltare le tue ragioni, i tuoi fiumi di parole assolutamente inutili (non sempre, delle volte ho riscontrato che qualcuna di quelle parole come pecore smarrite sono riuscite a rifugiarsi nella testa di qualcun altro, le riconosco quando escono anche un po’ rielaborate ed inserite in altri contesti dalle labbra in questione) si arriva pure a mettere in dubbio la tua presenza, lì, da passeggero. Quasi che inizio a pensare chi me l’ha fatto fare di salire! Qualche altra persona più gentilmente invece ti chiede di lasciar stare, di non preoccuparti, di badare ai fatti tuoi, mentre allegramente prosegue da sola, lungo le sue strade piene di fossi.
E mentre sei lì a prendere la decisione più sensata tra lo schianto suicida o un abbandono della nave all’ultimo momento, scende pian piano una nebbia fitta e subdola che rende tutto intorno a te uniforme e imperscrutabile in una maniera talmente irritante che ti senti ancora più confusa, arrabbiata e terribilmente incompresa. Già perchè la cosa è reciproca. Non solo non riesci a capire, ma non sei nemmeno capita. La nebbia ci isola tutti, ognuno in quei 4 o 5 metri di visibilità scarsa in cui a stento distingui qualche contorno e le luci delle auto che vengono dall’altra corsia.  E’ una situazione estremamente fastidiosa perchè quella coltre impalpabile che copre ogni cosa con quel suo grigiore pesante e misterioso ti costringe a degli enormi sforzi di memoria, per ricordare dov’è che stavano le cose prima che tutto venisse ricoperto perchè non puoi far altro che muoverti un po’ alla cieca, camminando allargando le braccia giusto per evitare di sbattere di tuo contro qualcosa… Non sai più con esattezza dove stai mettendo i piedi, in che direzione stai andando, cerchi soltanto di non cadere, di non colpire qualcosa, di non far troppi danni e nello stesso tempo la tua testa lavora affannosamente per ricordare, per cercare qualcosa, anche un minimo elemento a cui aggrapparsi, una certezza, un riferimento che ti riporti sul tuo percorso, proprio all’ultimo tratto prima che accadesse tutto quel casino. Intanto sei ancora lì e non sai che fare. Sembra che il non capire cosa accade intorno a te stia minando le tue stesse sicurezze. E’ un controsenso, perchè in effetti il problema non l’hai nemmeno creato tu. E il peggio arriva in quei momenti in cui avresti bisogno delle tue migliori facoltà mentali mentre tutto ciò che arriva dalla tua testa è quella voce che ti dice -Ma cosa diavolo stai combinando? Questa non sei tu … Non sei tu … Tu sai fare di meglio …-  Ma allora cos’è che non funziona? Perchè il tuo mondo all’improvviso viene sconvolto così?

Perchè quello non è il tuo mondo. Per questo non funziona nulla. Per questo le tue regole non valgono ed è per questo che le tue sicurezze svaniscono. Perchè non è sul tuo sentiero che stai camminando. Non ti trovi nella tua radura seduta affianco a quel bel fuoco da campo di cui si parlava qualche post fa (Il fuoco da campo) che hai lasciato lì a scoppiettare da solo, la cui fiamma, trascurata, si è affievolita ed è così distante da te che il tuo cuore non ne sente più il calore e non ne trae più la sua forza! Il tuo punto di vista si è spostato, ti sei distratta e tutto crolla… Non ti stai occupando di te e non stai guardando a chi ti sta intorno mettendo te stessa in primo piano. E’ come la luce che passa in un prisma, scomponendosi nelle sue tantissime sfumature: tu stai cercando di cogliere quelle sfumature senza prima far passare la luce nel prisma. Stai osservando la luce così come appare, bianca, con l’unico risultato di abbagliare i tuoi occhi trasmettendo alla tua mente immagini e pensieri confusi. E se i tuoi occhi sono abbagliati da quella luce, in un certo senso ingannatrice perchè ti rende soltanto l’apparenza delle cose e non la loro essenza, è normale che non capisci più nulla. Il prisma sei tu. Le cose in senso assoluto non hanno mai un significato intrinseco, è attraverso i tuoi occhi che tutte quelle disordinate masse di energia prendono forma assumendo significato e importanza, per te. Già perchè è tutto estremamente relativo, attraverso gli occhi di qualcun altro le cose appaiono in maniera diversa. Questa è una verità che troppo spesso si tende a dimenticare e si cerca sicurezza nell’uniformare le visioni in maniera che sembrino più vere, più reali. Non si può cercare la tranquillità dell’animo in altre anime. La tua felicità non può dipendere da ciò che fanno gli altri delle loro vite.

-Fermati un secondo, per favore, accosta- dici, ad un tratto, quando finalmente ti rendi conto di cosa sta accadendo.

La mia amica, infine, disse che è del proprio percorso che bisogna prendersi cura, perchè non è altro che il nostro vero spirito, è un sentiero che porta verso la conoscenza di se stessi, e ciò avviene anche conoscendo gli altri, riconoscendo il loro ruolo nella nostra vita (che si tratti anche di andar via o di restare, o di allontanarsi per un po’ prima di tornare, senza aver paura), creando delle connessioni attraverso cui si trasmette e si riceve di continuo energia, insegnamenti, idee, ispirazioni … E credo che il segreto sia non abbandonare mai la propria postazione radio e aggrapparsi ad essa, soprattutto, in situazioni di emergenza 🙂