Ad osservare le formiche.

picture by Yaoyao

Osservo la formica che zampetta concentrata sul pavimento del bagno dell’ufficio. Una distesa grigia interrotta poche volte dalle fughe sottilissime dei tasselli che lo compongono. Cerco d’istinto di immaginare il pavimento dal suo punto di vista. Una distesa interminabile, monotona, vuota, un orizzonte sempre uguale per centimetri e centimetri che però a lei devono sembrare chilometri.

Una delle cose che mi spaventa di più al mondo è l’avere una prospettiva soltanto su qualsiasi cosa. Mi terrorizza l’idea che possa aver conosciuto un solo punto di fuga e che lì muoiano, o nascano, tutte le linee che compongono la mia realtà. Certo, ogni tanto mi manca un punto fisso, il famoso centro di gravità permanente, ma poi mi dico sarebbe molto più pericoloso averne uno e affezionarsi troppo. E’ vero pure che senza un punto fisso la realtà rischia di diventare un ingarbuglio di linee simile a quelle autostrade americane che si snodano a più livelli attraverso viadotti di altezze diverse. Queste linee ovviamente non possono coesistere tutte, però ecco, ogni tanto sbirciare in un altro punto di vista, imparare un altro modo di fare qualcosa, può avere il potere addirittura di espandere la realtà.

La formica intanto l’ho persa. Il suo mondo gigante a me sembra piccolo eppure non lo conosco affatto. Quando torno alla mia postazione il mondo che mi sembrava piccolo è tornato ad essere gigante e in quella prospettiva ho l’impressione che ogni pezzo stia tornando al suo posto comodo e spazioso, scollandosi dalla mia ansia.

Poi penso a quante cose sappiamo fare invece in un modo soltanto. Il caffé. Immaginare il futuro. Amare. Perché in qualche modo te l’hanno insegnato quando ricevevi attenzioni solo quando rendevi felice qualcuno, l’hai appreso a scuola quando i prof ti mettevano puntualmente vicino il compagno di classe più disastrato come se avessi il potere di calmare e trasformare chiunque, e magari è anche sbagliato, ma conosci soltanto quello. Sarebbe un disastro prendere decisioni sulla base di quel solo punto di vista! Io voglio impararne altri, dovessi metterci anche tutta la vita. Sarebbe molto più sprecato un tempo infelice che uno trascorso ad osservare le formiche.

Diario al contrario

hossein-zare upside down gravity

picture by by Hossein Zare

Questa mattina mi sono svegliata con la voglia fortissima di iniziare uno di quei diari alla Bridget Jones, con tanto di data ad inizio pagina, annotazioni sul numero di chili di peso corporeo, quello di bicchieri di bevande alcoliche consumati -troppi pochi ultimamente, a dire il vero- e una crocetta sui vari single, fidanzata, impegnata, confusa/stato sentimentale non pervenuto. Sigarette no, troppo sporadiche per fare testo.

Lì per lì ho pensato di prendere davvero un quadernino e iniziarne uno, ma mi ha fermata il timore di non essere costante nel tenere traccia di tutte le mie vicende personali, ma forse anche di più quello di esserlo sul serio, di incastrarmi con la mente in schemi troppo severi per quel burlone del caos che ama lanciare il bastoncino di legno sempre più lontano, non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Insomma, già è lunedì. Poi, c’è che ho dormito male perché ho sognato di persone che mi stanno sulle scatole.

Tra poco vado a preparare la moka per il secondo caffé della giornata.

Ho voglia di cambiare. Sentirmi diversa. Oggi è uno di quei giorni in cui sarei davvero capace di mettere tutto sottosopra, di capovolgere sedie, tavoli e persone, di scuotere libri per vedere se tra le pagine ho dimenticato qualcosa di poco importante, di chiudere porte e finestre, spalancare pavimenti e osservare la pioggia attraverso il soffitto.

Oggi potrei cacciar via tutti i fantasmi che abitano da anni ormai in ogni mio presente.

Potrei perfino sentirmi una persona nuova, una che ha imparato ed è pronta a ricominciare dalle parti più belle di se stessa per andare in posti diversi da quelli che la speranza aveva promesso in mesi e mesi di futili campagne elettorali.

Ho voglia di vivere l’amore dei miei film preferiti, finalmente, ammettendo che forse avevo completamente sbagliato i casting o addirittura i film.

Potrei esplodere, come la freccetta che non riesce a lasciare la mano del giocatore e si sente ingiustamente trattenuta mentre i bersagli si moltiplicano e si spostano tutto intorno a lui presi da una frenesia che è fatta solo di ansia, non di gioia.

E mentre aspetto che questa sensazione parta, lasciandomi finalmente libera, vado a cambiarmi prospettiva. Un attimo e torno.

Il tempo che esca il caffé.

Stato sentimentale non pervenuto. Chili da perdere: quattro. Drink: solo un paio di birre. Diciannove Febbraio 2018.

* . . . Il Drago Che Ti Adora . . . *

Bravo Max, che riesce a far di una canzone una poesia o in questo caso una storia. Volevo accompagnare le parole con un’immagine, ma credo che ne creino loro già tante… E visto che a cambiare prospettiva c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire,  mettiamo che la storia la racconti il drago…

La tua favola è un’incantesimo, non finisce mai. La racconto a chi non la conosce ancora…
Corri libera per le praterie col tuo principe, vivi nel castello fra l’oceano e il cielo, per mantello hai una cometa e ti riposi sopra un fiore, poi ti dondoli fra le lucciole per risplendere sulla tua altalena dell’arcobaleno. Se in questa favola ci fossi anch’io, ti vedrei una volta ancora bella come sei. Vorrei lottare contro il drago, così ti accorgeresti anche di me…
Ma non ho visto nessun drago…
Allora il drago forse sono io…
Ti addormenterai avvolgendoti nelle nuvole e ti cullano le onde le farfalle. Senza lacrime e paura senza inverno e buio, senza lacrime e paura senza inverno e buio. Se in questa favola ci fossi anch’io, ti vedrei ancora una volta bella come sei.
Forse riuscirei a sfiorarti ma senza farti accorgere di me…
Sono un drago che ti adora e non può non farti male,
sono un drago che ti adora e non può non farti male.
Ora posso solo raccontarti che raccontando m’innamoro…