Questioni mattutine

Inizi a percepire che la giornata sarà dura se già nel breve tratto che fai da casa a lavoro cambi dieci stazioni radio con il desiderio di beccare una canzone quantomeno decente e tutte e dieci sono inesorabilmente in pubblicità.

Osservi poi che la giornata in quel mare di durezza, non contenta o forse annoiata, si è messa pure a lanciare lenze a tristezze fresche e di ottima qualità quando nel parcheggio sotterraneo finalmente inizia una canzone, ma è Elisa che si chiede “.. se piovesse il tuo nome“.

E poi capisci che forse non è tutto perduto, che la giornata potrà pure sorprenderti, in qualche modo, quando lo speaker sovrapponendosi alle ultime note della canzone racconta quanto quella canzone gli sia rimasta in testa e della volta in cui canticchiandola da ogni angolo della casa suo figlio ormai stufo lo interruppe e disse:
-Sì papà, ma basta che non si chiami cacca!!-.

* . . . Safe To Shore . . . *

Ieri pomeriggio ho risentito alla radio questa canzone che mi piacque tantissimo l’estate scorsa, un gruppo emergente…
E c’è questa strofa che ho amato molto:


“Some days I don’t know if I am wrong or right

Your mind is playing tricks on you, my dear
‘Cause though the truth may vary
This ship will carry our bodies safe to shore

 

 

Perchè mi piace tanto?
E’ una sorta di promessa.
Nonostante la mente possa giocare brutti scherzi. Nonostante a volte ci si possa chiudere nella trappola mentale che si stia sbagliando tutto. Nonostante si possa aver paura di ciò che sarà, o non sarà.
La barca, sulla quale ciascuno di noi sta viaggiando, spesso facendo più o meno lunghi tratti insieme o a volte incrociandoci soltanto, ci porterà al sicuro, sulla spiaggia, anche se le carte in tavola cambiano e se le certezze vanno a farsi fottere, con buona pace dei propri equilibri.
Al sicuro.

Certo che una promessa non è che appare dal nulla, non si regge da sola. Qualcuno deve pur farla. E non una persona qualsiasi, nemmeno la più importante della propria vita. Ognuno dovrebbe farla a se stesso. Anche nel silenzio, o nel troppo rumore, dei propri pensieri. Anche senza ammetterlo con gli altri. Non importa quanto sia burrascoso il viaggio e ingarbugliato il percorso, l’importante è sapere che stiamo andando esattamente verso … noi stessi.

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